Siria, le notizie della settimana dal 30 settembre al 6 ottobre 2012

Siria, le notizie della settimana dal 30 settembre al 6 ottobre 2012

a cura di Marco Palombo

PARLAMENTO TURCO AUTORIZZA OPERAZIONI MILITARI ALL’ESTERO

Giovedi’ ad Ankara i deputati turchi hanno approvato una mozione che autorizza per un anno operazioni militari in territorio estero. La votazione ha visto 320 voti favorevoli e 129 contrari. Ha votato contro il documento l’ opposizione composta dal Partito Repubblicano del Popolo e dal curdo Partito per la Pace e la Democrazia.

Sul Corriere della Sera Lorenzo Cremonesi ha scritto che il provvedimento era stato pensato per i curdi dell’ Irak ma, dopo le 5 persone uccise da un colpo di mortaio proveniente dalla Siria, si e’ giunti alla stesura finale che non pone limiti geografici ad eventuali operazioni militari anche se fa un riferimento esplicito alla crisi siriana.

Questo voto parlamentare, descritto solo come un monito alla Siria, potrebbe quindi essere sfruttato anche in altre occasioni, magari per bombardare con l’ aviazione basi curde in Iraq o in Siria.

 

LE MOLTE TENSIONI IN TURCHIA, TROPPO COINVOLTA NELLA CRISI SIRIANA

Il vero problema della Turchia e’ il suo eccessivo coinvolgimento nella crisi siriana che ha pesato su Ankara piu’del previsto. La conseguenza piu’ grave e’ l’ intensificazione della guerriglia curda. L’appoggio della Turchia ai gruppi armati contro Assad ha provocato in risposta l’aiuto siriano ai ribelli del Kurdistan. Erdogan ha parlato di centinaia di combattenti curdi uccisi negli ultimi mesi ed ha cercato un dialogo con Ocalan, leader del  PKK in carcere dal 1999, per limitare gli attacchi armati. Nei territori turchi vicini alla Siria si sono verificate anche tensioni tra i residenti alauiti e i rifugiati siriani sunniti, alcune migliaia, tanto che i profughi sono stati trasferiti in una zona a 200 km dal confine. Anche la politica interna preoccupa  Erdogan. Il suo partito raccoglie al momento circa il 50% dei consensi ma la popolarita’ del capo del governo e’ in calo e l’opposizione lo accusa di limitare la liberta’ di stampa e i diritti civili in generale. Oltre a migliaia di curdi sono detenuti nelle carceri turche circa 2.800 giovani accusati quasi tutti solo di aver partecipato ad attivita’ politiche. Alcune settimane fa il governo e’ stato attaccato anche per le torture a cui sono state sottoposte due musiciste molto conosciute, mentre sono stati condannati a pesanti pene 3 generali dell’ esercito e 200 ufficiali per un golpe ideato nel 2003 e fermato appena iniziato. Forte e’ anche l’ opposizione alla partecipazione turca, diretta o indiretta, alla guerra contro Assad. Questo schieramento comprende minoranze, soprattutto alauiti e curdi, la sinistra e pacifisti. Nelle settimane scorse c’erano state manifestazioni con una buona partecipazione nelle zone vicino alla Siria e mobilitazioni contro la guerra sono arrivate puntuali anche in occasione della crisi attuale: la prima, piccola ad Ankara sotto il parlamento durante il voto della mozione sulle operazioni militari, e’ stata dispersa dalla polizia con gas lacrimogeni, mentre a Istanbul nella serata dello stesso giorno alcune migliaia di persone hanno sfilato in maniera pacifica.

 

LE VIOLENZE E GLI SCONTRI  ARMATI

La settimana era iniziata con violenti combattimenti ad Aleppo dopo il nuovo attacco dei ribelli alla citta’ iniziato il giovedi’ precedente. Gli scontri erano e sono tuttora molto cruenti. Grande spazio sui media e’ stato dato alle devastazioni nello storico suq di Aleppo, del tredicesimo secolo, dove, soprattutto a causa di incendi, sono andate distrutte 500 attivita’ commerciali. Un incendio doloso attribuito all’ Esercito Libero Siriano ha devastato anche il convento francescano di Sant’ Antonio da Padova dove erano ospitati un ambulatorio medico e un reparto di maternita’. Il mercoledi’ mattina sempre ad Aleppo quattro attentati rivendicati da Al Qaeda hanno causato decine di vittime e venerdi’ c’e’ stata una condanna del Consiglio di Sicurezza ONU a questi ultimi episodi, notizia che io ho letto solamente sul sito delle Nazioni Unite e non ho trovato su altri mezzi di informazione. In questo clima violentissimo mercoledi’ e’ giunta la notizia delle cinque persone, tra le quali tre bambini, uccise in territorio turco da un colpo di mortaio sparato dalla Siria. Ankara ha risposto subito con bombardamenti uccidendo a sua volta 5 militari siriani e ferendone 15. Questo primo attacco in territorio siriano secondo l’ Unita’ ed altri media e’ stato effettuato dall’ aviazione turca. Altre scaramucce si sono verificate nel fine settima. Giovedi’sera e’ stato votato un documento di condanna dal Consiglio di Sicurezza. La risoluzione approvata scrive di un colpo di mortaio proveniente dal territorio siriano, invita il governo di Damasco a rispettare la sovranita’ territoriale dei paesi vicini e nell’ occasione Ban Ki moon ha chiesto moderazione a entrambi i paesi coinvolti nella crisi.

La Russia aveva bocciato una prima stesura di condanna dell’ episodio dove era scritto  “..crisi siriana…. minaccia per la pace mondiale..”. Mentre ha accettato una seconda scrittura dove la guerra in Siria viene definita un pericolo per la pace della regione mediorientale.

 

INTANTO PROSEGUE LA RICERCA DI UNA SOLUZIONE POLITICA

Le ultime settimane erano state caratterizzate dagli eventi nel mondo islamico dopo l’ assalto all’ambasciata USA di Bengasi e dal dibattito generale all’Assemblea  ONU .

La guerra siriana era cosi’ passata in secondo piano, ma in questo periodo di minore attenzione mediatica si e’ cercato ugualmente di tessere rapporti per costruire un uscita politica alla guerra .

Ci sono stati i colloqui di Brahimi, gli incontri del gruppo di contatto regionale proposto dall’Egitto, i movimenti dell’ opposizione interna e all’ Assemblea dell’ ONU tutti i principali paesi hanno espresso la loro posizione sulla crisi. .

Molti di questi eventi sono stati raccontati dai media, anche se non in maniera sufficiente. Io segnalo qualcosa che ritengo interessante ma poco approfondito dall’ informazione.

 

EGITTO, CENTRALE NEL FRONTE ANTI-ASSAD MA CON UNA POSIZIONE AUTONOMA

L’ Egitto ha una posizione apertamente ostile ad Assad. A fine agosto, all’ Assemblea dei paesi non allineati di Tehran, Morsi ha fermato la proposta iraniana di una mediazione di paesi appartenenti ai nonallineati e nel suo intervento ha definito il governo di Assad un regime oppressivo, provocando l’ uscita dei delegati siriani dall’ aula della assemblea.

Il Cairo ha pero’ differenze rilevanti rispetto ad altri paesi del fronte anti Assad. Morsi inoltre , prima di essere eletto Presidente dell’ Egitto, era leader dei Fratelli Musulmani Egiziani, gruppo affine e di dimensioni piu’ grandi dei Fratelli Musulmani Siriani, perno del CNS, potrebbe avere di conseguenza piu’ influenza sulla crisi di quanto avvenuto finora, essendosi insediato nel suo ruolo di presidente quando il conflitto a Damasco era iniziato ormai da mesi.

 

LE DIFFERENZE PIU’ IMPORTANTI TRA MORSI E I PAESI OCCIDENTALI E DEL GOLFO.

Finora Morsi si e’ pronunciato in modo netto contro ogni intervento militare straniero. Questa posizione potrebbe essere giudicata di facciata. Ma la dichiarazione egiziana all’ assemblea ONU contro questa eventualita’ e’ arrivata dopo il discorso dell’Emiro del Qatar  che aveva sostenuto la legittimita’ di un intervento militare arabo in Siria ed e’ suonata come una bocciatura, almeno momentanea, dell’ ipotesi qatariota.

Inoltre l’ Egitto ha organizzato al Cairo gli incontri del gruppo di contatto regionale comprendente Egitto, Iran, Arabia Saudita e Turchia. Questo tentativo e’ attualmente in difficolta’ per le assenze ripetute di Turchia ed Arabia Saudita. Ma la presenza, voluta da Morsi,  dell’ Iran in questo gruppo e’ un segnale di autonomia dagli Stati Uniti che in precedenza avevano impedito a Kofi Annan di invitare Tehran alla Conferenza di Pace a Ginevra  e insieme ad Israele avevano abbandonato l’assemblea delle Nazioni Unite prima dell’ intervento del presidente iraniano Ahmadinejad.

Infine Morsi appoggia , verbalmente ma all’ apparenza con sincerita’, il tentativo di mediazione di Brahimi. I paesi occidentali e arabi invece parlano dell’ atteso piano di pace del diplomatico algerino come se questo fosse gia’ fallito con l’inconfessata intenzione di fermarlo sul nascere.

 

LE MONDE SUL RAPIMENTO DELL’ OPPOSITORE COMUNISTA ABDELAZIZ

Il  20 settembre Abdelaziz Al-Khayer, rappresentante del piccolo Partito d’ Azione Comunista, e’ stato rapito con Ahyah e Tahhan, anch’essi esponenti del CNCCD, nei pressi dell’ aeroporto di Damasco al ritorno da un viaggio a Pechino. Secondo ambienti filogovernativi gli autori del rapimento apparterrebbero all’ opposizione. Ma un articolo di Le Monde da un’ altra versione. Abdelaziz sarebbe stato arrestato dai servizi segreti dell’ aviazione siriana e questo atto avrebbe provocato delle crepe nei rapporti tra Mosca e Damasco.

Abdelaziz aveva incontrato in Cina, insieme a Manna , leader del Coordinamento arrivato da Parigi, il ministro degli esteri cinese Yiechi per chiedere il sostegno di Pechino alla Conferenza per la salvezza della Siria, organizzata dall’ opposizione interna e in programma a Damasco per il 24 settembre.

Questa’ iniziativa era stata annunciata una prima volta per il 14 settembre ma il governo aveva ostacolato l’ evento finche’ la sala di un Hotel di Damasco non e’ stata prenotata direttamente da diplomatici russi che hanno aiutato a tenere la riunione dopo un incontro parigino tra Manna, Abdelaziz e  Bogdanov, viceministro degli esteri di Mosca.

La Conferenza rimaneva poco gradita ad una parte consistente dell’ opposizione e ad alcuni ambienti vicini al governo. Quindi il rapimento dei tre esponenti dell’ opposizione, episodio ancora non concluso e non chiarito. Comunque la Conferenza ha avuto luogo il 29 settembre, con la presenza anche di rappresentanti egiziani, algerini, iraniani, cinesi e russi, e si e’ espressa contro ogni intervento straniero, per un processo politico tra siriani che porti alla fine del potere di Assad e per un pieno appoggio al lavoro di Brahimi.

 

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