Siria, le notizie della settimana dal 23 al 29 settembre 2012

Siria, le notizie della settimana dal 23 al 29 settembre 2012

 A cura di Marco Palombo

 

IN ATTESA DEL PIANO DI PACE DI BRAIHMI

Ludhkar Braihmi, negoziatore per la crisi siriana su incarico di ONU e Lega Araba, aveva preannunciato la presentazione di un suo piano di pace dopo i colloqui che avrebbe avuto in settimana in occasione della inaugurazione della sessione della Assemblea Generale dell’ONU. Lunedi’al Consiglio di Sicurezza ha riferito sul lavoro compiuto fino a quel momento, mentre non sono stati resi noti altri colloqui che probabilmente sono avvenuti nei giorni successivi. Non ci sono stati comunicati ufficiali su quanto e’ stato detto al CdS e sappiamo solo quello che e’ trapelato da fonti diplomatiche. Braihmi avrebbe dichiarato che la situazione siriana e’ sempre piu’ critica, teme che Assad non voglia in questo momento una soluzione negoziata e che,secondo il governo, sono presenti nelle file dell’ opposizione almeno 5.000 combattenti stranieri. Quindi avrebbe espresso pessimismo sulla mediazione. Metto tutto al condizionale perche’non conosco quali fonti abbiamo riferito queste posizioni e diffondere pessimismo sulle possibilita’ del negoziato e’ un comportamento abituale di chi non  vuole una mediazione ma solo una soluzione militare.

 

INTANTO L’ITALIA LAVORA AD ALTRE SOLUZIONI IN MODO SEMI-CLANDESTINO

In settimana ero venuto a conoscenza, tramite il sito del giornale francese Liberation, di un incontro venerdi’ 28 settembre fra i paesi cosiddetti “Amici della Siria”. Nei giorni successivi non avevo letto piu’ niente su questo appuntamento ed anche un piccola ricerca con Google non aveva dato risultati. Ho trovato solo sabato sull’ edizione cartacea de La Stampa poche righe che riferivano su questo incontro, avvenuto ieri a New York e guidato dalla Clinton. Come annunciato il tema e’ stato “la riunificazione dell’ opposizione siriana” e per l’Italia ha partecipato il ministro degli Esteri Terzi.

Altre due riunioni di questo gruppo di paesi sono avvenute il 29 agosto a Roma e il 20 settembre in Olanda. L’ impegno del nostro paese coincide con le attivita’degli altri paesi Nato e delle petromonarchie e su questo percorso non vengono fornite molte informazioni.

 

DIFFICOLTA’ PER IL GRUPPO DI CONTATTO REGIONALE PROPOSTO DA MORSI

Battuta d’ arresto invece per il gruppo di contatto regionale che su proposta del presidente egiziano Morsi comprende Egitto, Iran, Arabia Saudita e Turchia. Dopo un primo incontro al Cairo, ce n’e’ stato un secondo, sempre in Egitto, ma con l’ assenza dell’Arabia Saudita, mentre un nuovo vertice previsto a New York e’ saltato per l’assenza del presidente turco Erdogan.

Se consideriamo che, prima dell’intervento del presidente iraniano all’Assemblea ONU, i rappresentanti USA sono usciti dall’aula, arriviamo facilmente alla conclusione che questa strada non e’ gradita a Washington e quindi non potra’ contare su un impegno convinto di Ankara e Riad.

Morsi nell’ intervento all’Assemblea si e’ dichiarato contrario a un intervento militare straniero, non seguendo quanto detto dall’Emiro del Qatar, ed ha indicato il piano di Braihmi come la strada principale per arrivare alla pace, obiettivo secondo il presidente egiziano che dovrebbe coincidere con una transizione politica a Damasco. Quindi Morsi condivide con i paesi occidentali e del Golfo l’ impegno per cambiare il governo siriano ma ha idee diverse sulla strada da percorrere.

 

GLI INTERVENTI ALL’ASSEMBLEA GENERALE

Sorvolo sugli interventi che hanno confermato le posizioni gia’ note. Segnalo un certo disinteresse di Obama al tema Siria, piu’ preoccupato di quanto possa incidere sulla campagna presidenziale la questione aperta tra Israele ed Iran, e l’ intervento del Qatar che ha parlato esplicitamente di possibile intervento militare dei paesi arabi. Questa dichiarazione e’ stata ridimensionata pero’ dal discorso di Morsi, contrario ad ogni intervento militare straniero, ed anche dall’ intervento della Giordania, paese confinante con la Siria, che ha definito la soluzione politica l’ unica strada da percorrere. Hollande ha confermato le sue posizioni, verbalmente piu’ aggressive degli altri paesi occidentali, ma anche la Francia e’ distratta da un’ altra crisi, quella del Mali, che in questo momento la interessa maggiormente.

 

VOTO AL CONSIGLIO ONU PER I DIRITTI UMANI E CARLA DEL PONTE ENTRA NELLA COMMISSIONE PINHEIRO.

Venerdi’ c’e’ stato il previsto voto sul rapporto della commissione CoI sui diritti umani in Siria. Su 47 paesi membri hanno votato contro Cuba, Cina e Russia e si sono astenuti India, Filippine e Uganda. A meta’ agosto la pubblicazione di questo rapporto aveva avuto un grande impatto mediatico, complice probabilmente anche il momento povero di notizie. La presentazione del rapporto e il voto del consiglio non hanno avuto lo stesso effetto ed hanno occupato meno spazio sui media. Il documento e’ stato criticato da piu’ ambienti perche’ contenente accuse non supportate da prove convincenti e l’ entrata nella commissione di Carla del Ponte, magistrata svizzera conosciuta per i suoi precedenti impegni ’nelle guerre della ex Jugoslavia, sembra confermare la necessita’ di aumentare l’ autorevolezza del lavoro della commisione.

 

NOTIZIE CONTRADDITTORIE SUGLI SCONTRI ARMATI

Negli ultimi giorni sono state segnalate centinaia di persone uccise negli scontri. Lo schema narrato, in gran parte da fonti dell’ opposizione, e’ sempre il solito: l’ esercito cerca di colpire gli insediamenti ribelli attaccando spesso con armi pesanti, ci sono attacchi improvvisi dei gruppi armati dell’ opposizione e atrocita’ da entrambe le parti. Da parte governativa ogni tanto trapela un certo ottimismo che fa temere a qualcuno che Assad speri sempre in una vittoria solo militare. Da mercoledi’ e’ in corso un attacco dell’ opposizione, prima a Damasco e poi ad Aleppo, una combinazione evidentemente programmata. A Damasco un attentato suicida, con l’esplosione di un furgone, ha causato qualche vittima. E’ avvenuto in una zona centrale, ben protetta, vicino ad obiettivi simbolici. Nella stessa giornata di mercoledi’e’ stato ucciso da un cecchino un giornalista televisivo iraniano mentre stava intervenendo sull’ episodio. Giovedi’ l’ attacco ad Aleppo, annunciato da un proclama diffuso da molti grandi media occidentali: “ Stasera Aleppo sara’ nostra “. Ci sono stati scontri durissimi ma gia’ venerdi’ l’ intensita’ dei combattimenti si era ridotta. A Rableh 280 cristiani sono stati sequestrati per 48 ore da gruppi armati dell’ opposizione, sono stati liberati dopo una trattativa e il quotidiano dei vescovi italiani Avvenire ha riportato vistosamente l’ episodio nella prima pagina. Non e’ il primo momento drammatico a Rableh dove vivono alcune migliaia di cristiani.

Ci sono stati segnali di difficolta’ dei ribelli.

Ne ha riferito il Tg3 (che non ha certo simpatia per Assad) e lo stesso attacco ad Aleppo e’ stato annunciato con la frase “Stasera Aleppo sara’ nostra o saremo sconfitti “, un tono diverso dagli abituali proclami di sicura vittoria. Inoltre e’ stata data notizia della defezione di 10 ex militari, tra i quali alcuni ufficiali, che combattevano con l’ESL e a Rableh alcuni sequestratori dei 280 cristiani, dopo le trattative per la liberazione degli ostaggi, sarebbero entrati tra i volontari di Mussalaha.

Non so quanto questi segnali siano casuali o indichino un momento di reale sbandamento delle forze di opposizione armata, comunque credo giusto parlarne perche’sono episodi tutti degli ultimi giorni.

 

INCONTRO A DAMASCO DI UNA CORRENTE DELL OPPOSIZIONE

Circa 20 partiti e forze di opposizione si sono riunite il 23 settembre a Damasco, in presenza degli ambasciatori di Cina, Russia, e Iran e alcuni rappresentanti, egiziani, algerini e di altri pasesi, nonostante l’ assenza dei tre leader del Comitato di Coordinamento delle Forze di Cambiamento Democratico Nazionale, sequesratati due giorni prima sulla strada dell’ aeroporto di Damasco di ritorno da un viaggio in Cina. A questo congresso hanno preso parte 200 membri dei movimenti di opposizione.

Le richieste:1)cambiamento politico verso la democrazia, deciso dai siriani, con i siriani e per gli interessi dei siriani. 2)stop alla violenza da tutte le parti. 3)Sara’ carico di Braihmi organizzare una Conferenza Internazionale per un trasferimento di potere politico senza interferenza straniera. 4)Dialogo con l’altra opposizione ma negoziando solo con il regime per un trasferimento di potere.

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