Sostegno autentico e disinteressato alla riconciliazione

Sostegno autentico e disinteressato alla riconciliazione

 

Gianmarco Pisa

 

Sembra costituire fatto di estremo rilievo, sebbene ampiamente snobbato dai media del cosiddetto mainstreaming, l’impegno di tanti e tante, cittadini del nostro Paese dei più vari orientamenti ideologici e retroterra personali, a sostegno di percorsi di giustizia, pace, nonviolenza, dialogo e riconciliazione in Siria.

Ha cominciato la rete degli attivisti che anima la mail-list di Peacelink, insieme con il coraggioso lavoro documentario e analitico di reporter ed attivisti contro la guerra (tra cui, per quello che riguarda il piccolo frammento rappresentato da questo sito): con l’offrire uno spaccato non omologato e più veritiero della vicenda siriana, con l’animare la mobilitazione a partire dalle reti no-war nelle principali città (almeno Roma, Napoli e Milano) e col fare conoscere in Italia, attraverso le agenzie di stampa cristiane, l’azione coraggiosa di Mussalaha (Riconciliazione) in Siria. Hanno proseguito le reti cosiddette organizzate, a partire dalla stessa rete no-war, di cui si ricordano almeno le mobilitazioni sotto l’ambasciata USA (liberoquotidiano.it/news/cronaca/1064877/Siria–Rete-NoWar–il-31-luglio-sit-in-a-Roma-davanti-ambasciata-Usa.html) e la rassegna, patrocinata dal Sindaco di Napoli, della “Sette Giorni per la Siria” (napolinowar.wordpress.com/2012/07/22/napoli-sette-giorni-per-la-siria-3) che per una settimana ha richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica sulla tragedia di una guerra civile e per procura che non solo minaccia l’equilibrio della convivenza e della stessa esistenza di una Siria unitaria ed inter-confessionale, ma costituisce in particolare un focolaio drammatico di destabilizzazione per l’intera regione medio-orientale. Stanno proseguendo in queste ore la IPRI (Istituto Italiano di Ricerca per la Pace) – Rete CCP (Corpi Civili di Pace) e il movimento italiano di “Pax Christi”, sull’onda del convegno e della festa nazionale organizzata a Vicenza (“Un’Altra Festa”) per il rilancio del movimento italiano e una soluzione concreta per i Corpi Civili di Pace (25 – 26 Agosto 2012), che aveva lanciato l’idea di un “digiuno a staffetta”, della durata da uno a tre giorni, che, a partire dalla Città di Vicenza (dove è in corso l’ipotesi di progettazione, nell’area “liberata” dell’ex base militare “Dal Molin”, di un Centro di Prevenzione dei Conflitti Armati e di Formazione dei Corpi Civili di Pace: siamovicenza.blogspot.it), collegasse attivisti, in forma individuale ed associata, in una testimonianza diretta, attraverso il digiuno, la riflessione e l’iniziativa, contro la guerra e la militarizzazione del conflitto, per una soluzione politica e negoziale contro ogni ipotesi di intervento militare straniero e in particolare a sostegno degli attori siriani della pace e della riconciliazione, impegnati da mesi in percorsi di riconciliazione e di “mediazione di pace” dal basso (appunto, in arabo, Mussalaha).

Sono decine gli attivisti e le attiviste sino a questo momento coinvolti in questa “staffetta” (www.reteccp.org/primepage/2012/ccp12/ccp12.html) e diverse decine si stanno aggiungendo proprio in queste ore, grazie al nuovo appello lanciato da “Pax Christi”, appunto, che fa proprio l’invito di Papa Ratzinger a “non rassegnarsi alla violenza”, “cessare le forniture di armi” e “operare insieme, cristiani e musulmani, per la pace”, e decide di “accompagnare” il suo viaggio missionario in Libano (14 – 16 Settembre) con un “digiuno” a staffetta (www.paxchristi.it/?p=5099), esplicitamente collegato alla proposta lanciata dalla Rete dei Corpi Civili di Pace e all’iniziativa del gesuita Paolo Dall’Oglio, analoga per le forme (digiuno come momento di testimonianza, riflessione e iniziativa), meno per i contenuti.

Non va dimenticato infatti che Dall’Oglio, artefice di un lungo lavoro per il dialogo inter-confessionale dal suo monastero di Deir Mar Musa sin dal 1982, non ha esitato, in tempi più recenti, a unire la sua voce al coro degli “interventisti umanitari”, di quanti cioè dipingono il governo siriano come “regime genocida”, rappresentano Bashar e la sua cerchia colpevoli (pressoché unici) di “versare sangue siriano” e invocano “intervento occidentale” e no-fly zone (www.reteccp.org/primepage/2012/syria12/dalloglio13.html), senza troppa memoria del precedente libico e senza alcuna considerazione del fatto che ciò rappresenterebbe (ancora la Libia, e non solo, insegna) il primo passo verso una nuova escalation militare ed una ennesima aggressione imperialista.

La gran parte di quanti, proprio in questi giorni ed in queste ore, stanno animando la staffetta per il digiuno e a sostegno di una autentica iniziativa di pace, che contribuisca a fermare la violenza e riapra spazio alla soluzione politica in linea con il diritto e la giustizia internazionale (vale la pena ricordare, per l’ennesima volta, almeno i principi-guida dell’auto-determinazione, della sovranità e dell’integrità territoriale e della non-ingerenza), sono, chiaramente, lontani da queste posizioni. Il messaggio di questa mobilitazione, potenzialmente (se non di massa) di largo seguito, è questo: richiamare anche la diplomazia italiana a un ruolo meno subalterno ai voleri dell’imperialismo euro-atlantico e rappresentare la percorribilità dell’ipotesi politica e negoziale, animata da volontà autentica di confronto e dialogo. 

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