Siria, le notizie della settimana dal 2 all’8 settembre 2012.

Siria, le notizie della settimana dal 2 all'8 settembre 2012.

 

di Marco Paolombo

 

Siria,le notizie della settimana dal 2 all’8 settembre 2012.

 

GLI SCONTRI

Sabato e domenica della scorsa settimana i media hanno dedicato molto spazio ad una dichiarazione dell’opposizione siriana che annunciava attacchi ai principali aeroporti, in primo luogo Aleppo e Damasco, perche’ usati anche dall’ aviazione militare e dava 72 ore di tempo alle compagnie aeree che ancora collegano la Siria per interrompere le proprie attivita’. Passati questi tre giorni gli aeroporti si sarebbero trasformati in campi di battaglia.

Si temeva l’ inizio di una nuova escalation militare dei ribelli ma dopo sette giorni non si e’ verificato niente di quanto annunciato sabato sera e non c’ e’ stato nessun commento o ricordo di questo minaccioso ultimatum svanito nel nulla.

Nella settimana il tema ricorrente e’ stato l’attacco dell’ esercito governativo alle postazioni dei ribelli portato dall’ aviazione o con altre armi pesanti. Anche in questi giorni il cuore dello scontro militare e’ stata Aleppo e qui e’ avvenuto l’ episodio piu’ grave. Un bombardamento ha colpito la casa dove abitavano 7 bambini che sono tutti morti. Una troupe della CNN si e’ trovata sul luogo al momento del ritrovamento dei corpi ed ha divulgato la notizia in tutto il mondo, cosi’ ai poveri bambini uccisi in questa occasione sono stati subito aggiunti i numeri di altri bambini uccisi nella giornata e nei periodi precedenti, dando il pretesto al presidente turco Erdogan di dichiarare che:” La Siria ha instaurato uno stato terrorista”.

Intanto alcuni comitati di opposizione locali sono intervenuti di nuovo sulle centinaia di uccisi a Daraya, contestando la versione riportata dal giornalista inglese Fisk. L’ articolo su Daraya di quest’ ultimo, firma assai conosciuta, ha evidentemente disturbato molto l’ opposizione che aveva visto la propria versione divulgata con pochissimi dubbi dai media occidentali.

Nel frattempo in Libano continuano ad arrivare profughi cristiani in fuga dalle province di Homs e Hama controllate dai ribelli. Il ministro degli esteri francese Fabius aveva proposto le zone controllate dall’ opposizione come rifugio per i profughi in alternativa all’ espatrio, anche queste dichiarazioni si sono rivelate assolutamente fuori dalla realta’.

 

CONFERMATA PER IL MOMENTO LA VISITA DI BENEDETTO XVI IN LIBANO.

Nelle scorse settimane nel paese dei cedri si erano verificati scontri tra gruppi favorevoli e contrari ad Assad, con piu’ di 10 morti e alcune decine di rapimenti, in quei giorni la visita del papa a Beirut sembrava destinata a saltare. Ma ad oggi non e’ giunta nessuna notizia di rinuncia al viaggio ed e’ stato pubblicato il programma dei due giorni, 15 e 16 settembre, nei quali Benedetto XVI sara’ a Beirut. A fine settimana vedremo quale impatto avra’ questa visita in un paese molto coinvolto nella guerra civile siriana.

 

L’ASSEMBLEA DELL’ ONU PARLA DI SIRIA MA SENZA ALCUNA NOVITA’

Il 4 settembre all’Assemblea Generale dell’ ONU e’ stato presentato il nuovo incaricato per la crisi siriana Ladkar Braihmi. E’ intervenuto il segretario generale Ban Ki moon che ha affermato la necessita’ di  convincere le parti che la soluzione non e’ nelle armi ma nel dialogo e nel rispetto dei diritti universali e della liberta’ di tutti i siriani.

Braihmi, il cui incarico e’ partito ufficialmente il 1 settembre, iniziera’ il suo lavoro al Cairo incontrando la Lega Araba e vorrebbe svolgere gran parte della sua attivita’ senza muoversi da Damasco dove e’ stato aperto un ufficio delle Nazioni Unite. E’ intervenuto anche il presidente, uscente, dell’ Assemblea generale, al-Nasser, ricordando l’ impegno dell’ Assemblea per arginare le violenze e per il rispetto dei diritti.

Il 18 settembre iniziera’ la 67 sessione dell’ Assemblea generale, sara’ eletto il nuovo Presidente e saranno discusse le principali questioni trattate in questa sede. Sara’ un occasione importante, con molte presenze ad altissimo livello.

 

OPPOSIZIONI

Il 12 settembre a Damasco e’ convocata una “Conferenza per la salvare la Siria “,rivolta a tutte le anime dell’ opposizione in patria ed all’ estero. E’ indetta del Comitato di Coordinamento nazionale (CNN), dissidenti storici ed esponenti curdi che rifiutano l’ aiuto della Turchia. Viene proposto un piano comprendente una tregua militare e uno scambio totale dei prigionieri, stimati dal Coordinamento in decine di migliaia nelle mani del governo e centinaia reclusi dall’ opposizione. In questo modo potranno essere soccorsi tutti gli sfollati e tutti siriani che sono stati colpiti dalla violenza della guerra.

A Berlino invece un summit dell’ opposizione sostenuta dalla Ue, con la presenza anche di rappresentanti dei governi europei. L’ obiettivo e’ prepararsi al dopo Assad, la cui fine viene data per imminente.

Segnalo dal Corriere della Sera un’ interessante risposta dell’ esperto di politica estera Sergio Romano ad una lettera sulla guerra siriana. L’ ex ambasciatore ha fatto un parallelo tra la guerra civile siriana e la guerra civile spagnola del 1936. Fra le varie analogie ha indicato anche la divisione del paese in due schieramenti contrapposti e la natura dello scontro in atto che minaccia di escludere dal futuro del paese lo schieramento sconfitto.

E’ questa una descrizione della realta’ siriana diversa da quella data da Usa e Unione Europea che continuano a raccontare la storia di un dittatore che massacra l’ intero suo popolo e che deve essere sconfitto militarmente per riportare la pace nel paese.

 

L’ ATTIVISMO DEL PRESIDENTE EGIZIANO MORSI

Nelle ultimissime settimane Morsi e’ intervenuto piu’ volte sulla crisi siriana. In settimana ha incontrato al Cairo la ministra degli esteri cipriota Erato Kozakuo Marcullis, il nostro Terzi e il ministro degli esteri di Malta. L’incontro e’ stato a porte chiuse e Morsi avrebbe detto che Assad non ha molto futuro come Presidente siriano e potrebbe andare in esilio in un paese arabo che gia’ si e’ detto disposto ad ospitarlo. Il presidente egiziano che ha iniziato il suo mandato con molto decisionismo e protagonismo su tutti i fronti, si e’ proposto di fatto come riferimento dell’ opposizione piu’ decisa ad Assad. A Tehran ha fatto saltare il piano di pace iraniano che proponeva una troika (Iran,Egitto e Venezuela) per avviare il dialogo tra le parti. Mentre anche in quest’ ultimo incontro con i ministri degli esteri europei ha proposto un gruppo di contatto regionale compredente Arabia Saudita, Turchia, Egitto ed Iran, differenziandosi dai paesi occidentali che non vogliono assolutamente Tehran come interlocutore in questa crisi.

Ma la divergenza tra Egitto e Occidente sul ruolo dell’ Iran sembra poter avere piu’ conseguenze nelle tensioni tra Israele ed Iran che in questa guerra civile siriana.

Al Cairo Terzi ha annunciato che i fondi dell’ Unione europea per il vicinato nei prossimi sette anni saranno divisi riservando ai paesi mediterranei i due terzi e ai paesi dell’ est europa un solo terzo, finora le percentuali erano invertite.

 

TERZI: “IN SIRIA LINEA ROSSA GIA’ PASSATA, FAR CESSARE I MASSACRI”

Dieci giorni intensissimi per il ministro degli esteri italiano. Il 29 agosto alla Farnesina ha ospitato un incontro del nucleo piu’ importante dei paesi amici della Siria, nei giorni successivi si e’ svolto un tavolo interministeriale-che ha discusso del ruolo italiano nella ricostruzione, ha inviato poi una lettera, firmata insieme al ministro francese Fabius, alla commissaria eurpea per gli esteri Aston dove segnala la necessita’ di prepararsi al dopo Assad e alla ricostruzione, essendo imminente la sconfitta di quest’ ultimo. Infine l’ incontro al Cairo con Morsi e a Cipro con gli altri ministri degli esteri europei.

Il 7 settembre un comunicato sulla home page del sito del ministero degli esteri era titolato, in modo molto vistoso,: “Siria, la linea rossa e’ stata superata, far cessare i massacri”, il testo del pezzo non diceva invece niente di particolarmente nuovo.

Il filo conduttore del suo attivismo e’ che Assad deve e puo’ cadere molto presto e quindi occorre pensare al dopo.e alla ricostruzione.

Noi pero’ conosciamo solo i comunicati ufficiali relativi a questi incontri e ignoriamo i reali contenuti dei colloqui. La valutazione sull’ imminente sconfitta di Assad per il momento non appare giustificata da quanto viene raccontato dalla Siria, mentre non e’ escluso che si voglia dare una svolta alla situazione portando come pretesto l’ emergenza umanitaria. La Francia preme da tempo per zone cuscinetto ed ha fatto questa richiesta insieme alla Gran Bretagna nel Consiglio di Sicurezza. Purtroppo su questo dibattito si sa molto poco. Questa insistenza sull’ imminente sconfitta di Assad e sulla necessita’ di pensare alla ricostruzione potrebbe anche servire a proporre per il dopo Assad una aspettativa piu’ appetibile per i siriani che vedono spesso l’ alternativa all’ attuale governo impersonificata dai gruppi armati piu’ integralisti. Prospettare un grande aiuto economico occidentale potrebbe essere utile.

Le forze politiche italiane non commentano le mosse di Terzi e l’ unico intervento sull’ azione del governo l’ hanno fatto 36 ONG che operano nel Medio Oriente. C’e’ stato un comunicato molto critico che chiedeva una separazione tra gli aiuti umanitari delle ONG e l’ attivita’ italiana nel campo militare o comunque schierata al fianco di una sola delle parti in conflitto.

 

COMMENTO FINALE

Dal 18 settembre, all’inaugurazione della 67° sessione dell’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite saranno discussi tutti i principali temi dell’ attivita’ dell’ ONU. Avverra’ qui probabilmente un dibattito importante sul futuro della Siria, temo che in quei giorni si verifiichi una nuova campagna mediatica magari ripresentando alla stampa, per l’ ennesima volta, il rapporto Col sulla Siria che riporta e classifica, in modo molto discutibile, le violenze avvenute in questi mesi di cruenta crisi.

 

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