Giù le mani dalla Siria!

 

Giù le mani dalla siria

No alla guerra contro la Siria e contro il popolo siriano

per adesioni: controleguerre@gmail.com

 

 

Il movimento contro la guerra e la situazione in Siria. Un documento collettivo mette i piedi nel piatto sulla funzione di una coerente opposizione alla guerra, anche quella “umanitaria”.

La grave situazione in Siria, pone i movimenti che in questi anni si sono battuti contro la guerra di fronte a nuovi e vecchi problemi che producono lacerazioni, immobilismo e un vuoto di iniziativa.

Siamo attivi in reti, realtà politiche e movimenti che in questi anni – ed anche in questi mesi – non hanno esitato a schierarsi contro l’escalation della guerra umanitaria con cui l’alleanza tra potenze della Nato e petromonarchie del Golfo, sta cercando di ridisegnare la mappa del Medio Oriente.

a) Interessi convergenti e prospettive divergenti al momento convivono dentro questa alleanza tra le maggiori potenze della Nato e le potenze che governano “l’islam politico”. E’ difficile non vedere il nesso tra l’invasione/disgregazione della Libia, l’escalation in Siria, la repressione saudita in Barhein e Yemen e i tentativi di normalizzazione delle rivolte arabe lì dove sono state più impetuose (Tunisia, Egitto). La dottrina del Dipartimento di Stato Usa “Evolution but not Revolution” aveva decretato quello che abbiamo sotto gli occhi come l'unico sbocco consentito della Primavera Araba. Da queste gravi responsabilità è impossibile tenere fuori le potenze dell'Unione Europea, in particolare Francia, Gran Bretagna e Italia, che hanno prima condiviso l’aggressione alla Libia, hanno mantenuto intatto il loro sostegno politico e militare ad Israele ed oggi condividono la stessa politica di destabilizzazione per la Siria.

b) I movimenti che si oppongono alla guerra, in questi ultimi anni hanno dovuto fare i conti con diverse difficoltà. La prima è stata la rimozione della guerra dall’agenda politica dei movimenti e delle forze della sinistra o, peggio ancora, una complice inerzia verso le aggressioni militari come quella in Libia. Dalla “operazione di polizia internazionale in Iraq” del 1991 alla “guerra umanitaria in Jugoslavia” nel 1999 per finire con le “guerre per la democrazia” del XXI Secolo, le guerre asimmetriche scatenate dai primi anni Novanta in poi dalle coalizioni di grandi potenze contro paesi più deboli (Iraq, Somalia, Afghanistan, Jugoslavia, Costa d'Avorio, Libia), hanno sempre cercato una legittimazione morale che poco a poco sembra essere penetrata anche nella elaborazione e nel posizionamento di settori dei movimenti pacifisti e contro la guerra. I sostenitori della “guerra umanitaria” statunitensi ma non solo, stanno cercando di definire una cornice legale agli interventi militari attraverso la dottrina del “Rights to Protect” (R2P). Gli obiettivi di queste guerre sono stati sempre presentati come la inevitabile rimozione di capi di stato o di governi relativamente isolati o addirittura resi invisi alla cosiddetta “comunità internazionale” sia per loro responsabilità che per le martellanti campagne di demonizzazione mediatiche e diplomatiche.

c) Saddam Hussein, Aydid, Milosevic, il mullah Omar, Gbagbo, Gheddafi e adesso Assad, sono stati al centro di una vasta operazione di cambiamento di regime che è passata attraverso gli embarghi, i bombardamenti e le invasioni militari da parte delle maggiori potenze della Nato e i loro alleati regionali, operazioni su vasta scala che hanno disgregato paesi immensamente più deboli perseguendo la “stabilità” degli interessi occidentali attraverso la destabilizzazione violenta di governi o regimi dissonanti. A prescindere dalle maggiori o minori responsabilità di questi leader verso il benessere e la democrazia dei loro popoli, le maggiori potenze hanno agito sistematicamente per la loro rimozione violenta attraverso aggressioni militari e imposizione al potere di nuovi gruppi dirigenti subordinati agli interessi occidentali.

d) Seppure negli anni precedenti la consapevolezza che la divisione tra “buoni e cattivi” non sia mai stata una categoria limpida e definita – anzi è servita a occultare le vere motivazioni delle guerre – nel nostro paese ci sono stati movimenti di protesta che si sono opposti alla guerra prescindendo dai soggetti in campo e che si sono posizionati sulla base di una priorità: quel no alla guerra senza se e senza ma che in alcuni momenti ha saputo essere elemento di identità e mobilitazione straordinario. Sembra però che la coerenza con questa impostazione si stia sempre più affievolendo e in alcuni casi ribaltando. La macchina del consenso alle guerre ha visto infatti crescere gli elementi di trasversalità. Prima erano solo personalità della destra a sostenere gli interventi militari, adesso vi si arruolano anche uomini e donne della sinistra. Questa difficoltà era già emersa nel caso dell'aggressione militare alla Libia ed oggi si rivela ancora più lacerante rispetto alla possibile escalation in Siria.

e) Le iniziative contro la guerra che ci sono state in questi mesi, seppur minoritarie, sono riuscite a ostacolare l’arruolamento attivo di alcuni settori pacifisti nella logica della guerra umanitaria, hanno creato una polarizzazione che in qualche modo ha esercitato un punto di tenuta di fronte alla capito lazione politica, culturale del pacifismo e dell'internazionalismo. Ma la realtà sta incalzando tutte e tutti, ragione per cui è necessario affrontare una discussione nel merito dei problemi che la crisi in Siria ci porrà davanti nei prossimi mesi.

Nel merito della situazione in Siria

In tutte le guerre asimmetriche – che di fatto sono aggressioni unilaterali – le potenze occidentali hanno sempre lavorato per acutizzare le contraddizioni e i contrasti esistenti nei paesi aggrediti. La questione semmai è che l'ingerenza esterna da parte delle potenze della Nato e dei loro alleati ha agito sistematicamente per una deflagrazione violenta dei contrasti interni che consentisse poi l'intervento militare e servisse a legittimare la “guerra umanitaria”. La guerra mediatica ha bisogno sempre di sangue, orrori, cadaveri, stragi da gettare nella mischia e negli occhi dell'opinione pubblica. Di solito le notizie su questo vengono martellate nei primi venti giorni. Smentirle o dimostrarne la falsità o la maggiore o minore manipolazione, diventa poi difficile se non impossibile. Ciò significa che tutto viene inventato o manipolato? No. Ma un conflitto interno senza ingerenze esterne può trovare una soluzione negoziata, se le ingerenze esterne lavorano sistematicamente per impedirla si arriva sempre ai massacri e poi all'intervento militare “stabilizzatore”. Chiediamoci perchè tutti i piani e gli accordi di pace in questi venti anni sono stati fallire (ultimo in ordine di tempo quello di Kofi Annan sulla Siria). Il loro fallimento è funzionale al fatto che l'unico negoziato accettabile per le potenze occidentali è solo quello che prevede la resa o l'uscita di scena – anche violenta – della componente dissonante. Questo è quanto accaduto ed è facilmente verificabile da tutti.

Le soluzioni avanzate dalle sedi della concertazione internazionale (Consiglio di Sicurezza dell’Onu, organizzazioni regionali come Unione Africana, Lega Araba e Alba), non state capaci di opporsi alle politiche di “cambiamento di regimi” decise dagli Usa o dalla Ue. I leader dei regimi o dei governi rimossi, hanno cercato in più occasioni di arrivare a compromessi con gli Usa o la Nato. Per un verso è stata la loro perdizione, per un altro era una strada sbarrata già dall'inizio. Più cercavano un compromesso e maggiori diventavano le sanzioni adottate negli embarghi. Più si concretizzavano le condizioni per una ricomposizione dei contrasti interni e più esplodevano autobombe o omicidi mirati che riaprivano il conflitto. Se l'unica soluzione proposta diventa il suicidio politico o materiale di un leader o lo sgretolamento degli Stati, qualsiasi negoziato diventa irrilevante.

Dalla storia della Siria non sono rimovibili le modalità autoritarie con cui in varie tappe è stata affrontata la domanda di cambiamento di una parte della popolazione siriana. Non è possibile ritenere che la leadership siriana sia l’unica a aver gestito in modo autoritario le contraddizioni e le aspettative nel mondo arabo. Questa caratteristica è comune a tutti i paesi del Medio Oriente ed è una conseguenza dell'imposizione dello Stato di Israele nella regione e un retaggio del colonialismo. Ciò non giustifica la leadership siriana ma ci indica anche chiaramente come la sua sostituzione non corrisponderebbe affatto ad un avanzamento democratico o rivoluzionario per il popolo siriano. E’ sufficiente guardare quale tipo di leadership si è impossessata del potere una volta cacciati Mubarak in Egitto, Ben Alì in Tunisia, Gheddafi in Libia o chi sta imponendo il tallone di ferro su Barhein, Yemen, Oman. Sono paesi in cui c’è gente che ha lottato seriamente per maggiore democrazia e diritti sociali più avanzati, ma chi ne sta gestendo le aspettative sono le potenze della Nato, le petromonarchie del Golfo e le componenti più reazionarie dell’islam politico. Le componenti progressiste della Primavera Araba sono state – al momento – isolate e sconfitte da questa alleanza tra potenze occidentali e le varie correnti dell’islam politico.

Dentro la crisi in corso in Siria, la leadership di Bashar El Assad ha conosciuto due fasi: una prima in cui ha prevalso la consuetudine autoritaria, una seconda in cui è cresciuto il peso politico delle forze che spingono verso la democratizzazione. I risultati delle ultime elezioni legislative non sono irrilevanti: ha votato il 59% della popolazione nonostante la guerra civile in corso in diverse parti del paese (in Francia, in condizioni completamente diverse, alle ultime elezioni ha votato il 53%, in Grecia nelle elezioni più importanti degli ultimi decenni ha votato il 62%); per la prima volta si è rotto il monopolio politico del partito di governo, il Baath, e nuove forze sono entrate in Parlamento indicando questa rottura come obiettivo pubblico e dichiarato, si è creato cioè l'embrione di uno spazio politico reale per un processo di democratizzazione del paese; le forze che si oppongono alla leadership di Assad vedono prevalere le componenti armate e settarie, un dato che si evidenzia nei massacri e attentati che vengono acriticamente e sistematicamente addossati alle truppe siriane mentre più fonti rivelano che così non è. Le forze di opposizione con una visione progressista sono ridotte a ben poca cosa e non potranno che essere stritolate dall’escalation in corso; infine, ma non per importanza, l’ingerenza esterna è quella che sta facendo la differenza. Non è più un mistero per nessuno che le forze principali dell’opposizione ad Assad siano sostenute, armate e finanziate dall’alleanza tra le potenze della Nato (Turchia inclusa) e i petromonarchi di Arabia Saudita e Qatar. E’ un’alleanza già sperimentata in passato sia in Afghanistan che nei Balcani e nel Caucaso, un’alleanza che si è rotta alla fine degli anni Novanta e poi ricomposta dopo il discorso di Obama al Cairo che annunciava e auspicava gli sconvolgimenti nel mondo arabo. Queste forze e l’alleanza internazionale che li sostiene puntano apertamente ad una guerra civile permanente e diffusa per destabilizzare la Siria. I corridoi umanitari a ridosso del confine con Turchia e Libano e la No fly zone, saranno il primo passo per dotare di retrovie sicure i miliziani dell’Esercito Libero Siriano, spezzare i collegamenti tra la Siria e i suoi alleati in Libano (Hezbollah soprattutto), destabilizzare nuovamente il Libano e rompere il Fronte della Resistenza anti-israeliana. Se il logoramento e la destabilizzazione tramite la guerra civile permanente non dovesse dare i risultati desiderati, è prevedibile un aumento delle pressioni sulla Russia per arrivare ad un intervento militare diretto delle potenze riunite nella coalizione ad hoc dei “Friends of Syria” guidata dagli Usa ma con molti volonterosi partecipanti come la Francia di Hollande o l’Italia di Monti e del ministro Terzi.

In questi anni, nelle mobilitazioni in Italia contro la guerra o per la Palestina, abbiamo registrato ripetuti tentativi di gruppi e personaggi della vecchia e nuova destra di aderire e partecipare alle nostre manifestazioni. Un tentativo agevolato dall’abbassamento di molte difese immunitarie nella sinistra e nei movimenti sul piano dell’antifascismo ma anche dalla voragine politica lasciata aperta dall’arruolamento di molta parte della sinistra dentro la logica eurocentrista, dalla subalternità all’atlantismo e dalla complicità – o al massimo dall’equidistanza – tra diritti dei palestinesi e la politica di Israele. Se la sinistra e una parte dei movimenti hanno liberato le piazze dalla mobilitazione contro la guerra, dal sostegno alla resistenza palestinese e araba ed hanno smarrito per strada la loro identità, è diventato molto più facile l’affermazione di alcuni gruppi marginali della destra e della loro chiave di lettura esclusivamente geopolitica ed eurasiatica della crisi, dei conflitti e delle relazioni sociali intesi come lotta tra potenze. I gruppi della destra veicolano un antiamericanismo erede della sconfitta subita dal nazifascismo nella seconda guerra mondiale e completamente avulso da ogni capacità di lettura dell’egemonia imperialista sia nel suo versante statunitense che in quello europeo. Una chiave di lettura sciovinista e reazionaria che nulla a che vedere con una identità coerentemente anticapitalista ed internazionalista. Non solo. La paura di gran parte della sinistra di declinare la solidarietà con i palestinesi come antisionista e anticolonialista, ha regalato a questa destra e alla sua declinazione razzista e antiebraica uno spazio di iniziativa, cultura e solidarietà che storicamente ha sempre appartenuto alle forze progressiste. Se si cede su un punto decisivo si rischia di capitolare poi su tutto lo scenario mediorientale. Se questo è già visibile anche negli altri ambiti dell’agenda politica e sociale nel nostro paese, è difficile immaginare che non avvenga anche sul piano della mobilitazione contro la guerra e sui problemi internazionali. Sulla Palestina e nella mobilitazione contro la guerra abbiamo sempre respinto ogni tentativo di connivenza con i gruppi della destra. Intendiamo continuare a farlo ma vogliamo anche segnalare che – come sul piano sociale o giovanile – è l’assenza di iniziative e la debole identità della sinistra a facilitare il compito ai fascisti, non viceversa. E’ necessario dunque che alla coerenza con le posizioni e il ruolo svolto dalle nostre reti, associazioni, organizzazioni in questi venti anni e che ha visto schierarci sempre contro la guerra senza se e senza ma, si affianchi un recupero di identità e di contenuti.

f) La seconda difficoltà che abbiamo dovuto registrare è stata quella di una lettura superficiale del nesso tra la crisi che attanaglia le maggiori economie capitaliste del mondo (Stati Uniti ed Unione Europea soprattutto) e il ricorso alla guerra come strumento naturale della concertazione e della competizione tra le varie potenze e i loro interessi strategici. Una concertazione evidente quando si tratta di attaccare e disgregare gli stati deboli (Libia, Jugoslavia, Afghanistan) , una competizione quando si tratta di capitalizzare a proprio favore i risultati delle aggressioni militari (Georgia, Iraq. Libia). Se il colonialismo classico è andato all’assalto del Sud del mondo per accaparrarsi le risorse, il neocolonialismo è andato a caccia di forza lavoro a basso costo. Ma dentro la crisi di sistema che attanaglia le maggiori economie capitaliste del mondo, queste due dimensioni oggi si sono ricomposte nella loro sintesi più alta e aggressiva. Alcuni di noi la definiscono come imperialismo, altri come mondializzazione, comunque la si chiami oggi si è riaperta una competizione a tutto campo per accaparrarsi il controllo di risorse, forza lavoro, mercati e flussi finanziari. Questa conquista ha come obiettivo soprattutto l'economia dei paesi emergenti e quelli in via di sviluppo che molti ritengono poter essere l’unica via d’uscita e valvola di sfogo per la crisi di civilizzazione capitalistica che sta indebolendo Stati Uniti ed Unione Europea. In tale contesto, la guerra come strumento della politica e dell’economia è all’ordine del giorno. Se pensiamo di aver visto il massimo degli orrori in questi anni, rischiamo di doverci abituare a spettacoli ben peggiori. L’alleanza – non certo inedita – tra potenze occidentali, petromonarchie e movimenti islamici ha rimesso in discussione molti schemi, a conferma che il processo storico è in continua mutazione e che limitarsi a fotografare la realtà senza coglierne le tendenze è un errore che rischia di paralizzare l’analisi e l’azione politica.

I firmatari di questo documento declinano in modo diverso categorie come imperialismo, mondializzazione, militarismo, disarmo, antisionismo, anticapitalismo, pacifismo, solidarietà internazionale e internazionalismo, ma convergono su un denominatore comune sufficientemente chiaro nella lotta contro la guerra e le aggressioni militari.

Per queste ragioni condividiamo l'idea di promuovere:

Il percorso comune di riflessione che ha portato a questo documento

La costituzione di un patto di emergenza per essere pronti a scendere in piazza se e quando ci sarà una escalation della Nato e dei suoi alleati contro la Siria al quale chiediamo a tutti di partecipare

l’impegno ad un lavoro di informazione e controinformazione coordinato che contrasti colpo su colpo e con ogni mezzo a disposizione la manipolazione mediatica che spiana la strada a nuove “guerre umanitarie”, anche in Siria

 

Sottoscrivono per ora questo documento:
Rete Romana No War
Rete Disarmiamoli
Militant
Rete dei Comunisti
Partito dei Comunisti Italiani
Forum contro le guerre
Comitato Palestina, Bologna
Comitato Palestina nel Cuore, Roma
Gruppo d'Azione per la Palestina, Parma
Collettivo Autorganizzato Universitario, Napoli
Csa Vittoria, Milano
Alternativa
Federazione Giovani Comunisti
Forum Palestina
Associazione Oltre Confine
Associazione amici dei prigionieri palestinesi, Italia
Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella
Brigate di Solidarietà e per la Pace-Brisop- Toscana

Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia – onlus

Collettivo G. Tanas

Tifiamo Rivolta

"Gruppo Siria: No ad un'altra Libia"

Federazione Napoletana del Partito della Rifondazione Comunista

Redazione ALBAinFormazione

SLAI COBAS per il sindacato di classe coordinamento nazionale

Federazione  Giovani Comunisti Italiani  Torino

Sinistra Critica Sarda

Circolo culturale " Il minatore rosso "

Brindisi per Gaza

Coordinamento II Policlinico Napoli

'Ass.ne "La Casa Rossa"  Milano

Associazione Ita-Nica circolo C.Fonseca  Livorno
Rete Antifascista di Brescia

UDAP Unione Democratica Arabo palestinese

Partito dei CARC

Redazione di Marx21.it

Lotta e Unità

Laboratorio Politico Iskra

Partito Comunista del Canton Ticino (Partito Svizzero del Lavoro)

per le adesioni: controleguerre@gmail.com

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marco p. ha detto:

Tutti giustificano le proprie guerre, ma secondo me non esistono guerre giuste.

Massimo Vaj ha detto:

— Io sono contro la guerra!— questa dichiarazione non ha lo stesso significato quando è pronunciata di fronte a un dittatore oppure in faccia a un partigiano.

mogol_gr ha detto:

Giù le mani dalla Siria+che non é la Libia.

MARCO P. ha detto:

Per la Siria e’ una settimana cruciale, probabilmente il 18 luglio sara’ discussa una nuova risoluzione ONU e i paesi Nato vorrebbero che imponesse delle condizioni ,solo ad Assad, e delle sanzioni nel caso che le condizioni non fossero rispettate. Qualsiasi sanzione venga proposta,uso dei mezzi militari per imporre le condizioni o sanzioni diplomatiche e economiche,sarebbe solo un passo verso una guerra devastante.

E’ necessario un vero negoziato e non ultimatum.

Dobbiamo dirlo, arriveremo dove e’ possibile arrivare ma dobbiamo provarci

CARMINE PAOLO BARBARO ha detto:

DETTO QUESTO,L’APPETITO DI QUESTE FAMELICHE LOBBY,NON SI FERMA E ALLORA SI ALLEANO PER SPARTIRSI LE MATERIE PRIME AGGREDENDO PAESI MILITARMENTE PIU’ DEBOLI PER SOTTRARGLIELE.VEDI IRAQ,AFGANISTAN,LIBIA,ORA IRAN E SIRIA.IN SIRIA HANNO MANDATO UN ESERCITO MERCENARIO CHE CON GLI AVVERSARI DI ASSAD STANNO MASSACRANDO LA POPOLAZIONE PER INDURRE LA DIPLOMAZIA MONDIALE A CHIEDERE L’INTERVENTO DELLE TRUPPE NATO PER FERMARE L’ECCIDIO(PROVOCATO DA LORO).

CARMINE PAOLO BARBARO ha detto:

SE NON SI CAPISCE CHI E’ IL VERO NEMICO DEL POPOLO,SI SPARA AL BERSAGLIO SBAGLIATO.IL NEMICO NON SONO LA CASTA,LE BANCHE,BERLUSCONI,LA MAFIA,SI TUTTI DA COMBATTERE E DISTRUGGERE,MA NON SONO IL VERO POTERE,IL VERO NEMICO.IL VERO NEMICO E’ L’E’LITE CHE FA CAPO AL GRUPPO BILDERBERG,ALLA TRILATERALE USA -GIAPPONE-EUROPA,ALLA TRANSATLANTIC BUSINESS DIALOGUE,ECC..ECC…PRESENTI NELLA COMMISSIONE EUROPEA(DA LORO VOLUTA)ATTRAVERSO UN ESERCITO DI LOBBYSTI CHE LI ISTRUISCE SU TUTTO:POLITICA ECONOMIA MERCATI,SCELTE CC..ECC…IN ITALIA IL VERO NEMICO DEGLI ITALIANI E STATO ED E’ IL CENTRO-SINISTRA DEI D’ALEMA: COSTUI E’ QUELLO CHE HA MESSO IL DEBITO ITALIANO NELLE MANI DEGLI SPECULATORI INTERNAZIONALI,SENZA CHE CE NE FOSSE IL BISOGNO E HA RINNOVATO LA CONCESSIONE PER ALTRI 25 ANNI ALLE AUTOSTRADE ITALIANE DI RIELLO,BENETTON E COMPANY,CHE CONTINUIAMO A PAGARE,QUANDO POTEVANO ESSERE LIBERE E NOI NON PAGARE I PEDAGGI CHE PAGHIAMO.DEI PRODI CHE E’ QUELLO CHE CI HA PORTATO VIA LA LIRA PER SOSTITUIRLA CON L’EURO,UNA MONETA STRANIERA,PER LA QUALE PER AVERLA DOBBIAMO PAGARE DEGLI INTERESSI,E’ COLUI CHE HA FIRMATO IL TRATTATO DI LISBONA CHE CI TOGLIE SOVRANITA’ E COSTITUZIONE.IL CENTRO SINISTRA DEI BERSANI,FINOCCHIARO,BINDI,AMATO,LETTA,FASSINO RUTELLI,ECC..ECC..TUTTI INFAMI CHE HANNO PERMESSO IL CRIMINE CONTRO IL POPOLO ITALIANO.IN BUONE MANI CI ERAVAMO MESSI!BERLUSCONI AL CONFRONTO,E’ UN PIRLA!!!

CARMINE PAOLO BARBARO ha detto:

le differenze nelle analisi dei vari aderenti,non sono differenze sostanziali,ma solo di analisi.se l’analisi e’ giusta il risultato rispecchia la realta’,viceversa non la rispecchia totalmente,ma solo parzialmente.ora per il momento mi interessa che il movimento nel suo insieme,vada avanti e si mobiliti in forze.le contraddizioni in seno al popolo,sono contraddizioni risolvibili,non sono antagoniste,come quelle tra noi e quelli che combattiamo:capitalismo,IMPERIALISMO,LOBBY,FONDAZIONI,ECC…ECC…IL CARATTERE DELLE LOTTE ATTUALI E’ DI ESTREMA DIFESA,PRIMO PERCHE’ IL SINDACATO E’ SULLA STRADA DELLA CONCERTAZIONE E NON SU QUELLA DELLA LOTTA E DIFESA DEI LAVOTATORI,SECONDO PERCHE’ NON C’E’ UN PARTITO DELLA CLASSE OPERAIA E QUELLO CHE NOMINALMENTE DOVREBBE RIFONDARLO E’ PERCORSO DA MILLE CONTRADDIZIONI!PRIMA FRA TUTTE LA TESTARDAGGINE DI VOLER DEMOCRATICIZZARE L’EUROPA DELLE LOBBY.ERRORE GRAVE!L’EUROPA E’ STATA VOLUTA PER, CHIAMIAMOLE FRIZIONI,TRA LA GRANDE INDUSTRIA E FINANZA FRANCO – TEDESCA,DI MODO CHE,CI SIA UNA EQUA RIPARTIZIONE DEI SAGGI DI PROFITTO TRA QUESTE DUE POTENZE.GLI ALTRI CONTANO POCO.LO DIMOSTRA IL FATTO CHE,NOI,LA SPAGNA,LA GRECIA,IL PORTOGALLO,L’IRLANDA,SIAMO NEL BEL MEZZO DI UN PERCORSO DI SOLA ANDATA,GERMANIA E FRANCIA,NO!ABBIAMO UNA MONETA L’EURO CHE NON E’ MONETA DEGLI STATI UNITI D’EUROPA,MA MONETA DELLE GRANDI BANCHE PRIVATE CHE LA STAMPANO PER CONTO DELLA BCE E DELLA QUALE PAGHIAMO GLI INTERESSI PER OGNI SINGOLO EURO.ABBIAMO UN PARLAMENTO EUROPEO ELETTO CHE,NON PUO’ LEGGIFERARE(COME UNA MUCCA CHE NON POSSA FARE IL LATTE)E NON CONTA QUASI NIENTE,E UNA COMMISSIONE EUROPEA CHE HA POTERI SOVRANAZIONALI E LEGGIFERA,FIRMA CONTRATTI INTERNAZIONALI E DETTA LEGGE IN EUROPA,MA QUESTA COMMISSIONE NON L’HA ELETTA NESSUNO DEI VOTANTI EUROPEI.CHI L’HA VOTATA E INSEDIATA?LE LOBBY FACENTI CAPO AL GRUPPO BILDERBERG,ALLA TRILATERALE,ALLE RISPETTIVE FONDAZIONI ECC..ECC… ABBIAMO UN TRATTATO DI LISBONA CHE IL CRIMINALE PRODI HA FIRMATO (08/08/2008)E CHE COMPRENDE SOLO LE ISTANZE DELLA GRANDE INDUSTRIA,DELLE GRANDI FINANZE,DEL COMMERCIO MONDIALE,NULLA O QUASI PER I POPOLI EUROPEI.COSTORO HANNO FATTO UN GOLPE BIANCO,PRIMA IN GRECIA CON PAPADEMUS,POI IN ITALIA CON MONTI COMPLICE NAPOLITANO,UN FASCISTA PRESTATO AL PCI,PER PILOTARE I PAESI VERSO LA DISTRUZIONE DELLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA,DEL LAVORO,STRUMENTO ESSENZIALE PER LA VITA DEI POPOLI,DEI DIRITTI CIVILI;ALLA DISTRUZIONE DEL SOCIALE PRIVATIZZANDO TUTTI I SERVIZI ESSENZIALI ALLA VITA DEI POPOLI,SANITA,ACQUA,SCUOLE UNIVERSITA’,ISTITUZIONI,PRECARIZZAZIONE DEL LAVORO ECC..ECC..ALLORA COSA FARE?PER PRIMA COSA FAR CADERE IL GOVERNO MONTI SERVO DELLE MULTINAZIONALI E ESPONENTE DELLA BILDERBERG E REFERENTE EUROPEO DELLA TRILATERALE USA-GIAPPONE-EUROPA,ATTRAVERSO UNA OPPOSIZIONE CONTINUA NELLE PIAZZE E LA DICHIARAZIONE DI UNO SCIOPERO POLITICO GENERALE CON IL QUALE CHIEDERE LE SUE IRREVOCABILI DIMISSIONI.CHIEDERE ELEZIONI DOPO UN SERRATO DIBATTITO SULLA MODIFICA DEL SISTEMA ELETTORALE :UN VOTO UNA TESTA,UNA TESTA UN VOTO.QUESTA E’ L’ANALISI GIUSTA!!!

rosanna ha detto:

condivido parola per parola il documento, ho appena mandato mail ..non credo a queste forme di protesta ma non ne abbiamo altre purtroppo…aderisco anche a quanto scritto da Mauro.provo un senso di vergogna sconfinata.non è solo per le guerre, ma per tutto, compreso il sistema schiavi e migranti che queste producono per altri effetti di accumulo sulle “nostre” economie (economie criminali ..claro).

Mauro Murta ha detto:

Il primo passo che un occidentale deve fare per cercare di essere una persona decente è vergognarsi di essere occidentale.