Siria. Betty Williams, Premio Nobel per la Pace, appoggia il movimento Mussalaha

di  Marinella Correggia

(aggiornamento del precedente articolo)

Come una rosa (di Damasco) sbocciata nel sangue e nelle macerie di un paese che potrebbe sfasciarsi, ci arriva la notizia vera di un tentativo di riconciliazione dal basso, un’ iniziativa popolare e nonviolenta iniziata addirittura a Homs – città simbolo degli scontri – ma che prevede di espandersi in altre città e villaggi. Per dire no a una guerra confessionale in Siria e no a un intervento armato esterno genere Libia (e un destino analogo). Ci stanno lavorando siriane e siriani, laici ma soprattutto appartenenti alle diverse religioni e comunità che fino al 2011 convivevano in pace. Forse sono un buon riferimento per chi dai nostri paesi vuole evitare in Siria un copione simile a quello applicato in Libia o a quello che dal 2003 tormenta l’Iraq.

Si chiama Mussahala: “riconciliazione” in arabo. Ne riferisce la Radio vaticana sulla base delle notizie dell’agenzia cattolica Fides. Sarebbe un miracolo, in un contesto di scontri sanguinosi fra esercito e gruppi armati, e atroci violenze settarie, che va avanti da mesi grazie alle determinanti ingerenze di paesi occidentali e del Golfo. Mussahala tiene a essere un tentativo del tutto siriano, senza manipolazioni esterne.  Ma è utile e sarebbe doveroso appoggiarlo.

L’idea di base è: “siamo martoriati da mesi e mesi, non vogliamo la guerra e dobbiamo fare la pace”. Come scrive la Radio vaticana e come confermano fonti all’interno della Siria, Mussahala è “la dimostrazione, e anche la speranza, di una terza via, alternativa al conflitto armato e a un possibile intervento militare dall’estero, invocato dal Consiglio Nazionale Siriano”. L’agenzia cattolica  Fides spiega che Mussahala “nasce spontaneamente dal basso, dalla società civile, da tutti quei cittadini, parlamentari, notabili, sacerdoti, membri di tutte le comunità etniche e religiose, che sono stanchi della guerra”.

Fra i promotori e i maggiori sostenitori dell’iniziativa vi sono i cristiani di Homs, di tutte le confessioni. Si sono esposti personalmente soprattutto due preti greco-cattolici, padre Michel e padre Abdallah, il siro-cattolico padre Iyad, il maronita padre Alaa, il siro-ortodosso padre Khazal.

Nei giorni scorsi a Homs si sono svolti due incontri  con straordinaria partecipazione popolare. Membri di tutte le comunità che compongono la società siriana: alawiti, sunniti, drusi, cristiani, sciiti, arabi sono arrivati a dichiarazioni comuni, con abbracci e impegni solenni, per la riconciliazione fra gruppi, famiglie e comunità alawite e sunnite – protagonisti principali del conflitto in corso – che si sono pubblicamente

impegnate a “costruire una Siria riconciliata e pacifica”, in nome del rispetto reciproco. Mussalaha si appella a tutte le parti in lotta e a tutti i leader in campo per restituire “pace e sicurezza al paese e alla popolazione”.

Il tutto avviene in un clima mediatico intossicato ai massimi livelli e che come già in passato (Libia, Iraw, Jugoslavia) vede i media mainstream  e perfino rapporti dell’Onu (fuori dalla Siria) e di organizzazioni umanitarie riferirsi a “fonti” di parte. Così, i massacri e le violenze vengono invariabilmente attribuiti a una delle due parti, accelerando la costruzione del consenso necessario a un’altra azione militare stile Libia oppure ad accentuare lo scenario di guerra per procura già in atto. Il contrario di quel che occorrerebbe per un vero negoziato di pace.

Mentre l’integralismo religioso e le divisioni settarie giocano un ruolo di propulsore bellico nella tragedia siriana, ecco che altri gruppi religiosi operano per la pace.  Occorrerebbe sostenerli, in particolare in Italia, fronteggiando le dichiarazioni bellicose del ministro degli Esteri. E il coro assordante dei media. E dei “nuovi media”.

Qualcuno oserà boicottare anche Mussahala?

 

——————————

 

Damasco (Agenzia Fides) – Nuovi incontri e nuove iniziative per il movimento  popolare interreligioso “Mussalaha” (“Riconciliazione”), che propone una  “riconciliazione dal basso” a partire dalle famiglie, dai clan, dalle  diverse comunità della società civile siriana, stanca del conflitto.

Mentre  il paese è dilaniato dal conflitto, iniziative e incontri di pace si stanno  moltiplicando, nascendo in modo del tutto spontaneo e indipendente: nei  giorni scorsi un nuovo incontro che ha visto coinvolti leader civili, leader  religiosi moderati, cristiani e musulmani, leader tribali, cittadini sunniti  e alawiti del mosaico che compone la società siriana, si è tenuto a Deir  Ezzor, nella provincia di Djazirah (Siria orientale), nei pressi  dell’Eufrate.

Il movimento, notano fonti di Fides, intende dire “No” alla  guerra civile e rimarca che “non si può continuare con un bilancio che si  attesta fra 40 e 100 vittime al giorno. La nazione viene dissanguata, perde  i giovani e le sue forze migliori”. Per questo urge una iniziativa nuova che viene dal “genio popolare”,  da persone “che desiderano una vita dignitosa, che rifiutano la violenza  settaria e il conflitto confessionale, come le contrapposizioni ideologiche  e politiche precostituite”.

In molte città siriane, dove da un lato vi sono  scontri e vittime – riferiscono fonti di Fides – “crescono gesti di amicizia  e di riconciliazione, offerti da leader civili moderati verso rappresentanti  di comunità considerate ostili (accade fra alawiti e sunniti), nello spirito  di garantire sicurezza e pace grazie alla società civile”. Il movimento  spera di trovare un riferimento istituzionale nel Ministro per la  Riconciliazione, il socialista Ali Haider, nominato nel nuovo esecutivo  siriano e proveniente dal partito di opposizione “People’s Will Party”.

Ma intanto sta trovando sostegno anche all’estero: l’irlandese Mairead  Maguire, Premio Nobel per la pace nel 1976 con Betty Williams e leader del  movimento “The Peace People”, in un comunicato inviato a Fides dice “No alla  guerra in Siria”, e afferma: “Dobbiamo metterci nei panni del popolo siriano  e trovare vie pacifiche per fermare questa folle corsa verso una guerra che  le madri, i padri e figli della Siria non vogliono e non meritano”. Il testo  aggiunge: “Urge sostenere quanti lavorano per la pace in Siria e che cercano  un modo di aiutare i 22 milioni di siriani a risolvere il loro conflitto,  senza promuovere il caos o la violenza”.

La Premio Nobel invita le Nazioni  Unite ad “essere un forum dove tali voci siriane siano ascoltate”, le voci  di “persone che hanno lavorato duro per la Siria, per l’idea della Siria  come paese laico, pacifico e moderno”. (PA) (Agenzia Fides 27/6/2012)

Da: www.peacelink.it

Potrebbero interessarti anche...