La Nato: un aiuto per le locuste in Sahel

La Nato: un aiuto per le locuste in Sahel

Marinella Correggia

 

Gli eventi libici del 2011 hanno regalato una grande libertà di movimento alle locuste del deserto, che stanno scendendo a fare terra bruciata in paesi saheliani già attanagliati dalla penuria alimentare e dai conflitti. Dopo il cambio di regime e l’attuale caos, nessuno più in Libia si occupa di controllare questa piaga come avveniva prima. Ecco un altro dei danni collaterali che la guerra Nato in Libia ha procurato ai paesi dell’Africa occidentale, i quali hanno oltretutto visto rientrare in patria dalla Libia centinaia di migliaia di lavoratori.

Ma che cosa succede? Ce lo spiega il funzionario della Fao Keith Cressman, che si occupa proprio del monitoraggio e della prevenzione relativo alle locuste. Il cui luogo d’origine è localizzato nelle aree meridionali dell’Algeria e della Libia (dalle parti di Ghat); una volta adulte migrano grazie ai venti verso il nord del Niger (Arlit, Agadez, montagne Air, pianure Tamesna e altipiani Djada), ed eventualmente verso il nord del Mali (Kidal e Gao), verso il nord-ovest del Ciad (Borkou, Ennedi, Tibesti) e verso la Mauritania.  Possono anche spostarsi nella parte meridionale di quei paesi, viaggiando a una velocità di 100-200 chilometri al giorno…Solo i venti contrari arrestano queste legioni mortali impedendo loro di arrivare ancora più a sud.

La loro presenza era già segnalata in Libia e in Algeria dopo le inusuali piogge di ottobre e novembre 2011, che le avevano aiutate a crescere in fretta. Adesso sono arrivate nel nord del Niger e del Sahel, nelle zone dove si sono verificate piogge precoci e dove dunque c’è già vegetazione sufficiente ai loro bisogni e alla loro riproduzione. Sciami di giovani e voracissime locuste possono azzerare la stagione della semina che si apre in Sahel. Se le (pur auspicabili) piogge continuano e le locuste non sono fermate, potrebbero avere una seconda generazione nei prossimi mesi; in ogni generazione il loro numero si moltiplica per sedici. E procederebbero verso sud, verso aree ben più coltivate.

Nel nord del Niger sono già segnalati danni alle palme da datteri e a piccole aree coltivate. Le locuste sono pronte a deporre le uova, che dopo quindici  giorni si schiuderanno.

La Fao ha lanciato un appello ai donatori ottenendo flebili risposte per ora. I paesi colpiti hanno in realtà team esperti in grado di fermare le locuste. Però, oltre ai finanziamenti, debbono poter ottenere rapidamente le segnalazioni dalle popolazioni locali, e poi accedere alle aree. Il governo del Niger ha squadre attrezzate le quali, certo con pochi mezzi, possono andare sul posto (ma con scorta armata…) e intervenire distruggendo uova e adulti. Il problema è che occorre far presto. Ma in Mali non si potrà. Perché proprio in quell’area ci sono scontri (post-guerra libica anch’essi) e le squadre di Bamako né possono andare né possono avere informazioni…Operare là è difficile da qualche anno ma ora appare impossibile.

Oltre alle (peraltro auspicabili) precoci piogge e al conflitto in Mali , qual è il fattore che ha tanto aiutato le locuste? Come dicevamo, la guerra Nato alla Libia; anche se la Fao parla solo di “recenti eventi in Libia”. Perché in anni normali, Algeria e Libia sarebbero state capaci di controllare le popolazioni di locuste sui loro territori impedendo loro di muoversi verso Sud. In particolare la Libia destinava squadre di tecnici formati, macchine e parecchio denaro al monitoraggio e al trattamento. Mandava anche squadre e denaro ad altri paesi africani a questo scopo, precisa il funzionario della Fao. Adesso è tutto smantellato, nessuno se ne occupa, e i team e i loro mezzi sono spariti da qualche parte.

Le locuste dalle ali d’acciaio aiutano le locuste con le zampe

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