Libia/Siria, Siria/Libia: la spola dei jihadisti (grazie ai loro padrini)

Marinella Correggia

Notizia di fine 2019: un alto funzionario del governo di Tripoli ha dichiarato che gruppi di ribelli siriani, proxy della Turchia, saranno impiegati in Libia a sostegno del cosiddetto governo di accordo nazionale (Gna) di Fayez Fayez al-Sarraj contro le forze del generale Khalifa Haftar. Un’esportazione di jestremisti armati nel contesto dell’appoggio militare diretto ormai deciso dal sultano atlantico (Erdogan) a favore del governo insediato a Tripoli. La diplomazia turca delle cannoniere è contestuale alla firma da parte di Ankara di un accordo marittimo con la petrolifera Libia.

Nel 2012 invece, dopo la caduta della Jamahiriya libica, erano stati i «ribelli» libici, vincitori grazie ai bombardamenti dell’alleata Nato, a partire verso la Siria per aiutare i loro fratelli che combattevano contro l’esercito siriano. Esplosivi fanti di potenze esterne, intente a sfasciare i due paesi. Davvero, per parafrasare Ugo Foscolo in tutt’altro contesto, si può parlare di una corrispondenza di amorosi sensi jihadisti.

Il piccolo sito www.sibialiria.org nasce proprio nel 2012. Poco dopo la guerra Nato/Golfo contro la Jamahiriya, e nel pieno dell’offensiva jihadista (sostenuta da paesi della Nato e del Golfo) contro la Siria. Il nome stesso del nostro sito indica il multiforme intreccio fra le situazioni e gli attori in campo nei due paesi. Il monito era anche: cerchiamo di impegnarci perché la Siria non diventi un’altra Libia.

Come riepilogavamo nell’articolo “Ribelle ‘buono’, ribelle ‘cattivo’”, «Lo Stato islamico, al Qaeda, gli Stati Nato/Golfo e i “ribelli moderati” in Siria e Libia»), citando numerose ammissioni, «dall’inizio del 2012 arrivano in Siria dalla Libia milizie jihadiste di dottrina sunnita, finanziate soprattutto dai paesi del Golfo Persico, quali Arabia Saudita e Qatar».

E nell’articolo «I cosiddetti paesi Amici della Siria, costruttori di guerra.» scrivevamo: «Armi libiche furono inviate dagli ex “ribelli” libici ai loro omologhi siriani, grazie alla collaborazione del Qatar (per i finanziamenti e il trasporto aereo) e della Turchia (per l’ingresso nel paese mediorientale». L’emirato qatariota del resto aveva rifornito di armi i libici nel 2011, in violazione della risoluzione Onu sull’embargo di armi verso il paese nordafricano (il che, surrealmente, non impedì alla Nato, e prima ancora a Francia-Usa-Regno unito, di bombardare quel paese per quasi sette mesi. Forse con caramelle.

Insomma, sultani ed emiri, alleati di ferro dell’Alleanza atlantica, non perdono il vizio.

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