Risposta all’appello di sedicenti ricercatori indipendenti

di Marinella Correggia

L’appello "Siria – Basta con il sostegno alla repressione" (http://www.fanpage.it/siria-un-appello-per-dire-basta-al-sostegno-alla-repressione/ )  , è firmato fra gli altri da Enrico De Angelis, ricercatore al Cedej (Cairo), centro studi pagato dal Ministero degli Affari Esteri francese come risulta dal sito.

L’appello è in realtà un pesante e presuntuoso attacco (“la verità la conosciamo noi”)  che persone che studiano a vario titolo questo o quel paese arabo o del mondo arabo nel suo insieme rivolgono a chiunque – e son pochi – si sottragga per iscritto al coro mediatico unanime sulla Siria.

Come vedrete da una frase in grassetto,  in un messaggio di De Angelis alla lista “pace”, che copio al fondo, è proprio la sottoscritta la destinataria principale dell’appello stesso.

E’ quindi d’obbligo rispondergli.

Enrico De Angelis, è incredibile quel che Lei scrive. Sarei tentata di risponderLe con una frase, visto che un'amica di Telesur mi scrive che pare imminente un attacco Nato-petromonarchico alla Siria.

1)     Ma come fa a dire che gli anglostatunitensi sono praticamente estranei alla rivolta, se hanno catturato loro uomini d'intelligence sul campo? E come mai non nomina la Turchia? E come può pensare che Israele non abbia interessi, visti gli ultradocumentati rapporti fra Israele e Arabia Saudita, Qatar, Giordania?

2)     Come fa a negare le efferatezze dei gruppi armati? Come fa a essere così sicuro di tutto, visto che non è lì? Le fonti sono varie e Lei ascolta quelle che Le convengono. Io ne ho altre e altri anche. E non sono l’agenzia Sana (che comunque riporta nomi e cognomi di uccisi dai gruppi armati).

3)     Le fonti dell’opposizione, e tutto il coro mediatico, sono smentite a ripetizione e in episodi non certo marginali.

4)     Sotto la Sua firma risulta il fatto che Lei lavora per il Cedej, Cairo, http://www.cedej-eg.org/spip.php?rubrique69; il Suo datore di lavoro è sotto la tutela del Ministero francese degli Affari Esteri ed europei del servizio culturale dell'ambasciata francese. Nessun problema, se non fosse che poi dà dell’embedded a me.

5)     Le preciso che a differenza di quel che Lei scrive io non sono mai stata embedded da nessuna parte e in nessun periodo a differenza di tanti altri. E' un'offesa enorme per me che dalle guerre ricavo solo tristezze, danni materiali e adesso anche morali. Non sono nemmeno una inviata di guerra. Nella fattispecie sono andata in Siria – e Lei avrebbe fatto bene a informarsi prima – pagandomi il viaggio nell'ambito di una delegazione internazionale che vedeva cubani, venezuelani, sudafricani, indiani, belgi, inglesi, brasiliani, nepalesi, turchi, vicini a movimenti pacifisti e di sinistra (fuori dall'Occidente questo termine vale ancora qualcosa). A differenza degli inviati di guerra (loro sì che ci guadagnano, e ne ho incontrati…loro e il loro cinismo), nelle zone di conflitto sono sempre andata come pacifista con delegazioni internazionali. Gratis, e pagandomi le spese (gli articoli del manifesto o altri media poveri, quando vengono pagati, lo sono così poco, e comunque il viaggio non è pagato ai collaboratori esterni – come sono sempre stata io). Anche il resto della mia attività antiguerra è sempre stato gratuito e ha sottratto tempo al lavoro nel campo della ecologia di giustizia e ad altro attivismo.

6)      Come militante da sempre per l'eguaglianza fra i popoli, l'ecologia sociale e il rispetto dei viventi trovo intollerabile che il "mio" paese butti bombe e faccia sconquassi pretestuando legalità e diritti umani. Per questo durante i bombardamenti in Iraq, Jugoslavia e Libia (condotti da forze occidentali e petromonarchiche, e certo non avversati dai due) mi sono recata a condividere lo strazio e a cercare se possibile di informare, con delegazioni pacifiste internazionali, per settimane, per sottrarmi alla vergogna di appartenere a un paese – l'Italia – che continua a buttare bombe sulle teste altrui anziché proporsi come ponte di pace.Visto che Lei parla del libro che ha scritto, Le potrei mandare l'elenco dei miei e delle mie attività. (Fra parentesi, un altro firmatario del vostro appello di "arabisti", da una mia parziale biografia presa su internet mi chiede come mai io mi occupi di Siria visto che in genere mi occupo di ecologia).

7)     Per Lei il mondo arabo è un lavoro. Scrive che il ministero dell'informazione siriano era la Sua seconda casa. Io invece non traggo alcuno stipendio dal mio impegno in merito a quell'area. Però – ma Lei non lo sa – dal 1991 me ne occupo obtorto collo, a causa delle guerre occidentali che si sono susseguite e che ho sentito il dovere di contrastare in molti modi (non solo scrivendo). Ho condotto per anni attività anche contro l'embargo all'Iraq (Loretta diglielo tu). Ho sempre cercato di praticare un po' di "giornalismo di pace": ad esempio anche sottolineando le possibilità di soluzione senza guerra. Cosa che il giornalismo di guerra non fa.

8)     E' pazzesco ignorare che ci sia una disinformazione "one-sided" totale, nel caso della Siria ancor più che nelle situazioni che hanno provocato le guerre occidentali (e petromomonarchiche) precedenti. Ci sono stati e ci sono così tanti casi di menzogne (venute fuori dopo), notizie non confermate e manipolazioni che chiunque confronti con attenzione (ma ci vuole tempo) gli stessi media ufficiali se ne può accorgere. Le manipolazioni vengono fuori troppo tardi. E non viene qualche sospetto di fronte a un coro mediatico così imponente?

9)     Lei scrive che "la rivolta in Siria è una rivolta contro tutti: contro il regime prima di tutto, ma anche contro intromissioni dall'esterno, dalla Russia al Qatar, dall'Arabia Saudita all'Iran". Surreale, visto che Qatar e Arabia Saudita e Usa finanziano apertamente la rivolta e che al Qaeda la guida o quasi. Non lo dico io. Peccato che non Lei abbia ascoltato un intervento della coordinatrice scientifica di Limes; fra gli altri

10) 7) Non sono siriana e non sono tenuta a parlare bene né del governo né dell'opposizione (nelle sue diverse anime). Dovrebbero essere i siriani a decidere. Né io né Lei. Come ho spesso scritto le violenze avvengono da entrambe le parti (lo schematismo "un dittatore che uccide manifestanti disarmati" ha lasciato da tempo spazio a scontri fra armati); ma nessuno, compreso voi, attira l'attenzione su quelle anche efferate commesse dall'opposizione armata grazie a pesanti interferenze esterne.

11) Per è me incredibile che non vi preoccupi la main mise di Qatar, Arabia Saudita, Usa, accaniti sostenitori e finanziatori della rivoluzione siriana e di quella libica. Oppure questa contraddizione vi fa diventare così virulenti, per cercare di nasconderla

12) Fa parte della disinformazione anche ignorare quella parte rilevante di siriani che non sta con l'opposizione. Le Sue fonti, i Suoi amici, sono una delle voci. Sono anche stupita del fatto che le pesanti ingerenze esterne siano tollerate da quella parte dell'opposizione che dice di richiamarsi al comunismo. Io personalmente ho incontrato vari comunisti che invece propongono il dialogo e non certo la lotta armata o peggio e che trovano appunto intollerabili e indicative le ingerenze esterne. Per Sua informazione, in Siria finita la delegazione sono andata in giro da sola, su bus e pulmini.

 

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ECCO QUI DI SEGUITO QUANTO AVEVA SCRITTO IL SIGNOR DE ANGELIS
vi rispondo solo a nome mio e non a nome dei firmatari dell'appello (semmai potreste mettere la mail dell'appello in cc cos anche gli altri sono al corrente del dibattito).

(…)Mi fa strano che decidiate di usare dei post di Marinella Correggia, i cui scritti rappresentano esattamente il bersaglio del nostro appello e di cui penso tutto il male possibile. Una persona che non conosce niente di Siria, usa qualsiasi pretesto per sostenere la natura fabbricata della rivolta, e che andata a Damasco come giornalista embedded (con tanto di visa) come un giornalista della Fox al seguito delle truppe americane in Iraq. Lo so perch ho molti amici giornalisti che mi chiedono contatti quando vanno in Siria e mi raccontano esattamente come funziona quando ci vai con il visa del governo, seguito dai minders del regime. Questo lei dovrebbe dirlo ma non lo fa, vorrei vedere se volesse avere accesso a differenti fonti di informazione: veri oppositori. Quando contatto per conto di giornalisti i molti attivisti siriani dentro e fuori la Siria, la prima domanda che mi fanno"entra con il visa o no?" perch a seconda della risposta cambiano i contatti che sono disposti a darmi….Questo per dirvi quanto possa essere limitata la visione di un reporter che va a lavorare in queste condizioni. I reportage di Marinella Correggia dalla Siria sono per quanto mi riguarda quanto di peggio c' in circolazione, lo dico senza problemi. E sono tra quelli che ci hanno spinto, dopo mesi di mal di pancia a leggere le falsit che contengono, a decidere di unirci in questo appello.
Con queste persone qua, che non parlano l'arabo, non hanno reali contatti con la gente di l prima della rivolta, non conoscono la storia della Siria, e che decidono sulla base delle poche e spesso falsissime informazioni che hanno che si tratti di un complotto, onestamente non vorrei sprecare il mio tempo a parlare. Perch so che completamente inutile. una scelta ideologica e frutto di pregiudizi, che no'entra nulla con quello che realmente accade.

ìDetto questo, il dialogo con chi vuole ascoltare continuer e sono contento di questo. Quando Loretta afferma: "Noi, penso, dobbiamo cercare i modi per svelare di pi questo disegno e batterci contro di esso, supportando le forze che vogliono realmente un cambiamento", ecco, questo esattamente il nostro punto. Ma il disegno, cara Loretta, non occidentale. Ci sono tanti disegni in corso, perch in una zona come la SIria chiaro che ognuno vuole dire il suo. Quindi si, il vostro compito sarebbe di individuare questi attori, e puntare su questi. Io li conosco gi e gi lo faccio. Non che sono con USA ed Europa, che se parlano lo fanno perch costretti dalla pressione mediatica o per i propri interessi, n con Qatar e Arabia Saudita, di cui penso anche tutto il male possibile. Ma certo sono anche e ancora di pi contro il regime, Russia e Iran, che giocano in questa situazione il ruolo che Stati Uniti giocavano e giocano in America L
Quindi ripartire da questo e non certo dalle idee di Marinella Correggia, che queste forze spontanee, popolari e autentiche sembra non conoscerle proprio e di rifiutarne la legittimit (come il regime siriano, vedi ultimo discorso di Bashar).

Dato che mi avete coinvolto in questo dialogo, ne approfitto per raccontarvi perch sono divenuto cos coinvolto in questa situazione, cos ci capiamo meglio

La Siria per me una seconda patria e per tutti gli anni che ci ho passato non ho mai avuto problemi con il regime. Ci conoscevamo bene, mi lasciavano libert di azione e di organizzazione di attivit anche su temi delicati, perch sapevano che non andavano oltre circoli di elite culturali e accademiche nel paese. Il ministero d'informazione per me era una seconda casa, ho diversi amici l (alcuni ora sono stati in prigione perch hanno aderito alla rivolta).
Non sono un interventista, e per me la Siria era un paradiso: paese povero ma sicuro, economico, bellissimo. Il paradiso del ricercatore credetemi. Non ho nessun vantaggio dalla rivoluzione, che non mi consente pi di andarci (ora sanno da che parte sto) e che anche se la svolta democratica avvenisse presenter problemi per molti anni, dato che ormai le infiltrazioni di al-qaeda sono divenute una realt.
E tuttavia la mia opposizione al regime nasce, prima ancora che dalla mia conoscenza diretta e accademica di quello che avviene nel paese e fuori di esso, da questioni personali. Mi spiego. Quando la rivolta cominciata (ero tornato in Italia dalla Siria da appena un mese) i miei amici, perfino i pi insospettabili e apolitici, hanno aderito alla rivolta, a volte sinceramente sorprendendomi (inutile dirvi quante persone conosca in Siria: tantissime con tantissime idee diverse e discuto ancora con molti pro-regime, anche se pi difficilmente di prima). Queste persone sono state immediatamente arrestate, torturate e cos via (alcuni di loro sono morti, di altri non ho pi notizie da mesi). Inutile dire che i pro-regime stanno tutti benissimo.
La rivolta nata autentica. I miei carissimi amici del giornale Qasiun, un giornale comunista semi-legale, tutti anti-americani e anti-israeliani fino al midollo, ne fanno parte. Sono pi anti-americani e anti-israeliani di chiunque di noi, eppure sono con la rivolta e pagano, a volte con la vita, questa scelta.

Chiunque non abbia questa conoscenza pre-rivolta della Siria, non pu ricostruire le cose per bene, ed il caso di gente come Marinella Correggia.

E mi tocca leggere dai reportage di queste persone che i miei amici non esistono! Per loro tutto organizzato dall'esterno, c' una campagna mediatica contro il regime.
Sono tutte cose assolutamente non vere, punto. Non c' da discutere su questo.

Io ho scritto un libro per Carocci su guerra e mass media. il mio lavoro, mi occupo di comunicazione politica internazionale da dieci anni. Chi dice che c' una campagna mediatica in corso contro la Siria, non conosce nulla di questi argomenti. Una campagna mediatica ben altra cosa, e il caso dell'Iraq 1991 e 2003 ne sono degli esempi. La Libia ancora un altro caso, c' stata ma non altrettanto preparata.
Sulla Siria possiamo parlare del ruolo ambiguo di media come Al-Jazeera, e siamo d'accordo. Possiamo parlare di tanti errori e imprecisioni nella copertura degli eventi, e siamo ancora d'accordo. Ma la copertura mediatica sulla Siria riflette pienamente l'indecisione che a livello decisionale contraddistingue l'Occidente in questo momento. Il 15 marzo scorso, anniversario dell'inizio della rivolta, i giornali italiani non hanno dedicato niente alla Siria, se non qualche trafiletto. Ambienti vicini a Israele dipingono la rivolta come guidata da al-Qaeda, perch Israele ha paura dell'instabilit. Magdi Allam e Fiamma Nirenstein, signori miei, scrivono le stesse identiche cose della Correggia, vi rendete conto? L'attenzione per la SIria, considerato il numero di morti e la sua importanza strategica, non nulla. Ma sapete veramente cosa una campagna mediatica e come viene realizzata? Una campagna mediatica si fa con quotidiane affermazioni contro i dittatori e tanti altri, ormai elaboratissimi, mezzi. Ma se andate a rivedere le dichiarazioni di Obama e della Clinton dal'inizio della rivolta (io le conosco tutte a memoria), resterete sbalorditi dal vedere come Bashar dipinto come un riformatore, come uno che se ne deve andare ma di sua volont, come uno che pu condurre la SIria verso la democrazia e gli deve essere dato tempo. Ma di che stiamo parlando? Guardate che qui' veramente un abbaglio collettivo se pensate che ci sia una campagna mediatica.
Le esagerazioni mediatiche ci sono, certo, ma sono errori giornalistici, anche dovuti al fatto che gli attivisti ovviamente esagerano. Ho scritto articoli accademici su questo, perch esattamente il mio campo di indagine e sono molto critico verso la copertura mediatica della rivolta e il ruolo eccessivo di alcuni attivisti, ma ci sono ragioni precise dietro questi problemi, non sono il frutto di una campagna mediatica gi disegnata. come il gioco dei numeri della questura in Italia. Il regime dice che non ci sono stati morti, gli attivisti dicono che erano 100, ma non ci sono fotografie e video, non abbastanza, per verificare la realt. Forse i morti erano 50, forse 70 forse 30. Io ci parlo con gli attivisti di questi problemi, so come pensano e come agiscono. Mi dicono: dobbiamo esagerare, perch altrimenti nessuno si occupa di noi, e anche perch devi esagerare perch altrimenti non riesci a trasmettere la gravit di quello che suc

Ma quello che a noi importa che i morti ci sono stati e l'abbondanza di prove c', per chi segue da vicino la questione e ha accesso a fonti in arabo e alla gente che questa rivolta la fa, ogni giorno su fb c' la foto di un citizen journalist che muore in Siria per fare quello che fa, la foto con nome e cognome.
Io questa operazione di ricostruzione posso farla e la faccio e vi dico qual' la situazione. Il regime poteva autorizzare giornalisti embedded fin dall'inizio: un giornalista della BBC camera alla mano avrebbe sicuramente filmato questi fantomatici terroristi che secondo il regime gi un anno fa guidavano la rivolta. Ma non lo ha fatto, perch sapeva benissimo che questi terroristi erano a quel tempo un'invenzione e che i giornalisti avrebbero filmato al contrario tutta un'altra realt.
La rivolta in Siria una rivolta contro tutti: contro il regime prima di tutto, ma anche contro intromissioni dall'esterno, dalla Russia al Qatar, dall'Arabia Saudita all'Iran. Ma noi dobbiamo stare dalla parte della gente che questa rivolta la fa sul campo. Non scegliere tra questi schieramenti.

Se poi non vi volete fidare di quello che vi racconto, naturalmente vostro diritto. Ma per favore non portatemi Marinella Correggia come una che pu dire qualcosa di sensato sulla Siria. Per me tra lei e Fiamma Nirenstein' poca differenza. So che si offender ma la verit: d'altra parte scrivono le stesse cose, solo la Nirenstein accusa Qatar e Arabia Saudita e Marinella Correggia ci aggiunge gli Stati Uniti. Poca differenza.

10 Comments

  • Aglieglie Bratsorf scrive:

    Cara Signora Correggia, leggo tutti i suoi articoli sulla Siria: trovo che lei sia una giornalista attenta e in buona fede, anche se di parte. Che questa “parte”, quella sostanzialmente antimperialista e antiamericana, sia anche la mia non mi impedisce di rilevare che talvolta i suoi reportage appaiano tendenziosi, ma certamente in essi si trovano – al di là dell’impegno politico – informazioni aderenti ai fatti che in tanti articoli di media ufficiali o sostenitori dei “diritti umani”.
    Leggendo molti articoli in rete sulla questione siriana, la più importante e delicata oggi al mondo perché ancora una volta, e ancor di più, potenzialmente foriera di una guerra di aggressione, ho notato che lei è il bersaglio preferito delle aggressioni verbali, ricche di insulti e dileggi, di cosiddetti esperti di politica mediorientale.
    Se dovesse replicare a tutti – e penso che sappia quali sono – lei dovrebbe passare il suo tempo a rispondere a polemiche invece che cercare di descrivere i fatti.
    Per questo preferisco lasciarla al suo lavoro, importante, che la esorto a continuare a svolgere, con la mia solidarietà, sperando che questo ci aiuti ad evitare un altro Afghanistan, un altro Iraq, un’altra Somalia, un’altra Serbia, una altro Congo, un altro Sudan, un’altra Costa d’Avorio, un altro Yemen, un altro Pakistan, un’altra Libia.
    Cose che per gli esperti mediorientali cultori dei diritti umani non sembra siano mai avvenute.

  • astabada scrive:

    Grazie di cuore Marinella

  • marco p. scrive:

    Il lavoro svolto da Marinella in questo anno e mezzo, almeno dall’ inizio della vicenda libica nel febbraio 2011,e’stato eccezionale. Gli effetti e’ impossibile misurarli. Sono state contestate molte manipolazioni, e quando leggo che l’ ultima presunta strage al Qubeir ha avuto un grande risalto negli USA e nel mondo, mentre in Italia non ho,almeno io, visto per questa una grande evidenza, mi convinco che il il lavoro continuo di attenzione alle notizie non e’ stato inutile. Non fermera’ la guerra, ma quando questa arrivera’ tutto quello che e’ stato fatto in questi mesi aiutera’ a contestarla meglio. Di questo ne sono sicuro.

  • Ivana Ferrari scrive:

    veramente grazie Marinella per la divulgazione di notizie vere da questo paese e per la passione che ci mette… leggere i suoi scritti rincuora quelli come me che non credono alle falsità che continuano a propinarci.

  • Andrea scrive:

    Grazie Marinella per tutto il tuo lavoro, le voci oneste sono poche e perciò ancora più di valore.

  • maria gabriella guidetti scrive:

    Cara Marinella, grazie per tutto quello che fai e che scrivi. Qualcuno si e forse dimenticato di quello che si chiama “Falsa coscienza”. E poi i famosi “arabisti”, pagati per farlo, credono di essere i soli.. anch’io conosco l’arabo, mi interesso di quello che succende in questi paesi di cui conosco la storia e la cultura e che amo, ma non mi viene in mente di sapere tutto, mi sento molto umile e cerco di capire! In questo mi sei straordinariamente utile. Grazie

  • alberto savioli scrive:

    Solo due commenti vorrei fare:
    1) tra i firmatari c’è quel Padre Paolo Dall’Oglio, fondatore della comunità monastica di Mar Musa, che certo embedded non è.
    2) lei signora Correggia, parla di embedded…scrive su syrian free press assieme a quell’Ouday Ramadan ospite del regime un mese fa a Damasco (assieme al gestore del sito syrian free press) e promotore della manifestazione pro-Assad di ieri a Roma.
    Nei sui articoli le notizie vengono spesso capovolte, nel condannare gli imperialisti e scongiurare l’attacco Nato non fa chiudere gli occhi su quanto il regime sta facendo.
    Lei che attacca spesso l’esercito libero (e qui potremmo essere anche d’accordo), non attacca mai le truppe di Assad, non cita mai gli 8 mesi di rivolta pacifica e non si chiede perchè si sia formato l’esercito libero, forse non c’era un esercito di Assad che sparava sulla gente?
    Lei è molto più colpevole di altri, perchè in Siria ci è andata, ma non ha voluto vedere molte cose…lei l’arabo non lo legge e forse molte cose le sfuggono, ma da lei sempre parole sui salafiti, mai sugli studenti laici di Damasco arrestati e torturati, lei ha mai sentito nominare Yara Shammas, cristiana, arrestata dal regime, Rima ad-Dali arrestata all’Università perchè sfilava con un drappo rosso con su scritto “fermiamo la violenza in Siria”, conosce Mazen Derwish e Yara Badr….ha letto i rapporti di Human right watch sulle violenze sessuali sui minori compiute dall’esercito: http://www.hrw.org/news/2012/06/11/syria-stop-grave-abuses-children, e ancora http://www.hrw.org/news/2012/06/15/syria-sexual-assault-detention, o li considera troppo filogovernativi? (Perchè quando questi rapporti accusavano l’America ad Abu Graib li considerava affidabili)
    La prego non dica che non sa, sarebbe molto più colpevole.
    Si può condannare un aspetto della rivolta e i suoi pericoli, senza glorificare l’altra parte.

  • alberto savioli scrive:

    Ah però non dica che lei conosce questo paese ed altri no, io in Siria ci ho vissuto 15 anni e sarei ancora li, se non fosse per questa rivolta. Se lei pensa di avere più voce in capitolo rispetto a “persone che studiano a vario titolo questo paese”, sappia che io allora ho più titolo di lei, sapevo già cos’era la Siria mentre lei scriveva di botanica.

  • laura operti scrive:

    cara mariella
    ti ho sentita al sereno regis qualche giorno fa parlare di libia e siria e ti ho apprezzato moltissimo
    sono esterefatta per quello che ti sta accadendo
    sono con te e ti sono vicina con affetto , anche se la nostra conoscenza è molto recente. La sensibilità che esprimi è indiscutibile
    laura operti

  • Gengiss scrive:

    Per Alberto Savioli:

    se hai vissuto in Siria per 15 anni, rispondi a questa semplice domanda: dopo questa guerra civile (che si concluderà verosimilmente con un attacco Nato per porre fine al "regime"), i cittadini siriani si troveranno meglio o peggio di prima?

    Se hai qualche dubbio, puoi chiedere un parere agli abitanti di Afganistan, Iraq, Libia… e ovunque l'Occidente sia intervenuto con il pretesto dei diritti umani e della democrazia. Prima erano paesi indipendenti, se vogliamo "problematici", ma ora non sono più nulla: regna l'anarchia e la violenza settaria, hanno governi fantoccio controllati dall'esterno, le risorse naturali sono state svendute, l'economia è allo sbando ecc.

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