«Non erano quello che credevamo»: le altre «fabbriche di armi biologiche e chimiche» (Iraq 1991 e Sudan 1998 ) bombardate dagli Usa.

Marinella Correggia

 

Constatava Antonio Gramsci che «la storia è una buona maestra, ma non ha allievi». Peccato. A ricordare, forse ci si mobiliterebbe per evitare le prossime guerre di aggressione, impunito «crimine internazionale supremo».

Pensiamo ai «bombardamenti di fabbriche di armi vietate», confrontando tre casi: Siria nel 2018, Sudan nel 1998 e Iraq nel 1991.

 

Siria 2018

A Berzeh, Robert Fisk dell’Independent ha visitato quello che secondo l’Asse delle guerre Usa/Francia/Regno unito era «il cuore del programma di armi chimiche siriano», distrutto da 13 missili alcuni giorni dopo il presunto attacco chimico a Douma (ormai sbugiardato dagli stessi testimoni).

Dopo aver camminato fra la polvere (non chimica) delle macerie in quello che era il «Dipartimento per la ricerca farmaceutica e chimica», Fisk ricorda che il centro era stato visitato per l’ultima volta nel novembre 2017 dagli ispettori dell’Opcw (Organizzazione dell’Onu sulle armi chimiche) i quali non avevano trovato nulla. Oltre a riferire le spiegazioni del direttore (il centro si occupava di desalinizzazione delle acque e di produzione di farmaci contro leucemia e cancro), Fisk fa notare l’estrema vicinanza del centro al fronte di guerra. I gruppi armati avrebbero potuto facilmente catturarlo…

                                                                                                                                 

Sudan 1998

Ad al Shifa in Sudan c’era una delle tre fabbriche di farmaci in Sudan, l’unica che produceva rimedi anti-tubercolosi. Nel 1998 – nel quadro della lotta contro l’ex amico degli Usa, Osama Bin Laden -, il presidente Bill Clinton bombardò la fabbrica spacciandola per laboratorio di produzione di gas nervino (e pazienza per l’inquinamento e le morti che le esalazioni avrebbero provocato). Menzogna smascherata subito dopo l’attacco: ancor prima che la prima troupe televisiva arrivasse con abiti protettivi!

 

Iraq 1991

Il 21 gennaio 1991, nei primi giorni di Desert Storm, la coalizione guidata dagli Usa bombardò e distrusse una fabbrica di latte per neonati ad Abu Ghraib. Il generale Colin Powell, già all’epoca sicuro di sé in tema di bufale, sottolineò: «Non si tratta di una fabbrica di latte per neonati. Era un impianto per la produzione di armi biologiche. Ne siamo sicuri.» Invece, l’Iraq diceva la verità. Nel 1995 Hussein Kamel, genero di Saddam Hussein, disertò in Giordania e, pur avendo tutto l’interesse a demonizzare il regime dal quale si era allontanato e che sperava di far defenestrare, disse alla Cnn che in quel sito non c’era « alcuna produzione di tipo militare. Solo, appunto, latte in polvere..»

E del resto, in seguito  la stessa indagine della Cia (Central Intelligence Agency) concluse che il sito era stato bombardato «nella convinzione erronea che si trattasse di una struttura per la produzione di armi biologiche.» Eppure, grazie alla distrazione del mondo, l’amministrazione di Bush figlio, nel 2003, mentre costruiva fra fiale e dichiarazioni i pretesti «necessari» a invadere l’Iraq, citò fra l’altro la fabbrica di Abu Ghraib come esempio della perversione degli iracheni!

…a proposito di perversi: cosa fecero i militari e le soldatesse yankee nel carcere di Abu Ghraib negli anni dell’occupazione?

 

Marinella Correggia

Nella foto di copertina: attuale arsenale di armi chimiche (Sarin, VX, Tabun, Soman..) a Edgewood – Aberdeen, Maryland, USA

 

 

 

 

 

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