Siria: la verità su Madaya

Dilaga su tutti i media main stream la “notizia” dei bambini che muoiono di fame a Madaya, in Siria, assediata dall’esercito di Assad che impedisce l’invio di viveri. Ma quali sono le fonti di questa “notizia”? Sostanzialmente, una foto nella quale quelli che appaiono “ribelli”, per nulla denutriti, invocano con uno striscione il Papa per far cessare l’assedio a Madaya, alcune foto  risalenti ad anni fa e buone per tutte le occasioni,  e – ça va sans dire – l'Osservatorio siriano per i diritti umani.

Ma perché mai il governo di Damasco dovrebbe volere la morte di cittadini siriani ostaggio dei terroristi di al-Nusra? Ce lo chiedevamo già davanti alla “notizia” del “bombardamento russo sul mercato di Idlib”. E anche per Madaya una risposta può essere data consultando siti solitamente bene informati – in questo caso,  Al Manar,  attivisti presenti in Medio Oriente – come Vanessa Beeley della Rete No Syria Intervention – e la Croce Rossa Internazionale. E il quadro che, così, ne esce fuori è completamente diverso da quello descritto dai media main-stream (che sono arrivati a pubblicare – ovviamente Repubblica – “notizie” come questa).

La strategia dei miliziani jihadisti, per sfuggire ai rastrellamenti dell’esercito siriano  – e, da qualche mese, ai bombardamenti russi – è asserragliarsi in centri urbani facendosi scudo delle popolazioni. Una situazione che comporta assedi che, comunque, il governo siriano per evitare si trasformassero in una ecatombe ha accettato fossero mitigati. Nel caso di Madaya (ma stesso discorso potrebbe essere fatto per altri villaggi), ad esempio, già l’anno scorso (non certo da oggi)  il governo di Damasco ha permesso a colonne di soccorso della Croce Rossa Internazionale di entrare in questo centro, posto a 1400 metri di altitudine, per portare aiuti umanitari. Aiuti umanitari  requisiti, per lo più, dai miliziani jihadisti. Probabile che questa situazione abbia comportato casi di inedia, tra l’altro diffusissimi in tutta la Siria.

Anche per scongiurare l’aggravamento della situazione, il governo di Damasco, già nell’agosto 2015, aderiva ad una proposta della Croce Rossa Internazionale di un “cessate il fuoco” e di un salvacondotto che prevedeva l’allontanamento da Madaya di miliziani jihadisti feriti. L’ultimo trasbordo di miliziani feriti è avvenuto nel dicembre 2015 tramite autoveicoli della Croce Rossa Internazionale entrati a Madaya con aiuti umanitari.

Ci sarebbe da domandarsi – per fare nostre le parole di Vanessa Beeley – perché mai la Croce Rossa Internazionale non avrebbe portato in salvo, oltre ai miliziani feriti, anche i bambini e le persone di Madaya che stavano morendo di fame.

 

La Redazione di Sibialiria

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