Goutha 21 agosto 2013: la Madre di tutte le menzogne

Fu solo per il determinato intervento di Putin e di Papa Francesco che l’annuncio di Obama (“Assad ha oltrepassato la linea rossa”) e l’ordine di imminente attacco proclamato da Hollande, non si tradussero in un bombardamento generalizzato della Siria e, forse, in una terza Guerra mondiale.

Il pretesto erano i “360 inermi civili siriani” (o 1.400 secondo altre “autorevoli” fonti) sterminati il 21 agosto con gas Sarin a Goutha (alla periferia di Damasco) dai missili di Assad. Una menzogna immediatamente avvalorata dai vertici dell’ organizzazione Médecins Sans Frontières (che non si sono mai scusati di questo con l’opinione pubblica e con gli stessi attivisti di MSF) e che, troneggiando su tutti i media del mondo, avrebbe dovuto servire a spianare la strada alla guerra. A peggiorare le cose intervenne, il 26 agosto, una davvero sbalorditiva “indagine” condotta da ispettori dell’ONU che, ipocritamente, pur senza indicare apertamente il mandante della strage, metteva su un “quadro probatorio” che inchiodava il governo di Damasco.

Ma cosa è veramente successo a Goutha il 21 agosto 2013? Al di là di una chiarificatrice corrispondenza subito realizzata dall’unico reporter italiano presente sul posto, il primo approfondito reportage su Goutha (di Sharmine Narwan e Radwan Mortada), numerosi post pubblicati sul sito Syriatruth (peraltro composto da giornalisti non certo teneri con il governo di Assad) e, soprattutto, il RapportoThe chemical attacks on east Ghouta to justify military right to protect interventi in Syria” realizzato da ISTEAMS (International Support Team for Mussalaha in Syria) delineano una realtà che per mesi fu rigettata dai media mainstream. Comincerà ad essere accettata solo ai primi del 2014 dopo che il MIT (forse il più prestigioso istituto universitario statunitense) pubblicherà il RapportoPossible Implications of Faulty US Technical Intelligence in the Damascus Nerve Agent Attack of August 21, 2013” e Seymour Hersh, l’icona del giornalismo investigativo mondiale, la sua oramai celebre inchiesta “Whose Sarin?”

Assemblando queste inchieste ne esce fuori uno scenario coerente. Ordigni carichi di gas tossico (forniti dai servizi segreti turchi a una delle tante bande di “ribelli” al soldo dell’Occidente e delle Petromonarchie), stipati malamente in un tunnel sotto Goutha, si erano rotti accidentalmente uccidendo qualche decina di persone (alcune tra queste raggiunte dal gas fuori del tunnel). Per coprire l’incidente fu architettata la menzogna dei “missili al Sarin di Assad” supportata anche da video girati dagli stessi “ribelli” in alcuni locali che ospitavano le salme e/o i corpi degli intossicati. Ed era stato proprio analizzando questi video che noi di Sibialiria avevamo evidenziato delle (peraltro evidentissime) incongruenze che solo una opinione pubblica intossicata dal mito dell’ennesimo “Stato canaglia in possesso di Armi di Distruzione di Massa” e dal davvero sporco lavoro di tutti i media mainstream, poteva non vedere.

Video nei quali, tra “ribelli” più o meno rantolanti si notano non pochi bambini, alcuni morti. Tutti senza l’assistenza dei genitori. Chi sono questi bambini? E qui si apre una pagina veramente spaventosa dell’incidente di Ghouta. È stato ipotizzato che si tratti di bambini rapiti (nella zona di Latakia in Siria, ai confini della Turchia) dai “ribelli”, a scopo di riscatto; e per convalidare questa tesi si era tentato di contattare di contattare i familiari dei bambini. Ricerca vana, considerando il caos e il fiume di profughi che costella da quattro anni la Siria. La verità si saprà – se mai si saprà – quando questa guerra sarà finita. Ma già oggi non è da escludere, anzi appare probabile, che quei bambini (vivi o morti) siano stati messi lì, sulla scena dei video, proprio per rendere più “convincente” l’esigenza di un’altra guerra umanitaria

 

La Redazione di Sibialiria

 

 

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