Il piano segreto per i drusi siriani

Lo scorso 10 giugno si è diffusa la notizia di un nuovo massacro nella provincia di Idleb, perpetrato per mano di Jabhat al-Nusra contro 40 civili – 20, secondo altre testimonianze- tutti appartenenti alla minoranza drusa.

Fonti locali, parlando a condizione di anonimato al quotidiano libanese al-Akhbar, hanno confermato le uccisioni anche degli anziani leader locali appena fuori dalle loro abitazioni e di fronte al resto della popolazione nel villaggio di Qalb Loze, situato a circa 35 km a ovest di Aleppo. Le fonti hanno aggiunto che le vittime sono state uccise perché si erano rifiutate di costringere i loro figli (alcuni di appena 10-14 anni) a unirsi ai ranghi della rete terroristica. Un comandante militante locale, conosciuto con il nome di battaglia Abu Abdulrahman al-Tunisi, infatti, una settimana prima aveva ordinato agli abitanti dei villaggi di costringere i loro figli maschi a lottare per al-Nusra. I ragazzini avrebbero dovuto ricevere addestramento al combattimento e lezioni su come utilizzare le armi nei campi di al-Qaeda per due mesi prima di essere spediti in prima linea.

Le fonti siriane hanno aggiunto che le famiglie in Qalb Loze vengono anche costrette a far sposare le loro figlie a membri del gruppo e che le case appartenenti a soldati dell'esercito siriano uccisi sono state occupate dai terroristi, che hanno costretto i familiari dei militari a lasciare le loro abitazioni.

Non appena la notizia ha iniziato a circolare, in molti sono corsi con il pensiero alle recenti dichiarazioni del leader del gruppo, Abu Mohammad al-Joulani, che, intervistato dalla rete qatariota al-Jazeera esattamente due settimane prima, il 27 maggio, si era prodigato a mostrarsi quanto più possibile equilibrato e moderato seguendo una sorta di volontà tacitamente concordata da più parti volta a ripulire l'immagine di al-Nusra (inserito sulla lista nera dei terroristi persino dagli Stati Uniti dal 2012 e dalle Nazioni Unite nel 2014 e riconosciuto universalmente come ramo di al-Qaeda in Siria).

Nell'intervista esclusiva, al-Joulani, pur rivendicando l'affiliazione con al-Qaeda, faceva di tutto per mostrare il gruppo come una non- minaccia, sottolineando come al-Nusra non avesse desiderio di attaccare l'occidente né di colpire le minoranze, ma che il suo unico scopo era quello di abbattere il presidente siriano Bashar al-Assad. Un intento, questo, che avvicina in qualche modo il gruppo con le bande dei primi mesi della "rivolta" armata, quando i nostri media raccontavano di "ribelli" spinti a combattere dai nobili ideali di democrazia e libertà contro un dittatore sanguinario. Salvo poi venire smentiti nei fatti sul terreno. E, anche in questa circostanza, la farsa di un'al-Qaeda moderata e tollerante è durata il tempo di un'intervista montata ad arte.

Persino gli Stati Uniti, con una tempistica che non si era mai vista prima nella situazione siriana (tranne quando dovevano lanciare false accuse contro il governo in carica), non hanno perso tempo ad accusare il gruppo terrorista: "Noi (Stati Uniti) condanniamo l'attacco di al-Nusra del 10 giugno contro un villaggio druso di Idleb. Contrariamente alle recenti affermazioni del leader di al-Nusra al-Joulani, che al-Nusra non pregiudica le minoranze religiose, il gruppo terroristico ha dimostrato ancora una volta che continua a commettere una serie di crimini contro il popolo siriano".

Sembra che a nulla siano valse le dichiarazioni arrivate qualche giorno più tardi che limitavano il massacro a una "chiusura di conti" interna e che gli autori erano unicamente un gruppuscolo di facinorosi di nessun conto. In realtà, quanto accaduto ad Idleb, sembrerebbe piuttosto parte di un piano più ampio e, in prima istanza, un messaggio a sheikh e notabili di Sweida: un invito a rimanere neutrali e chiedere il ritiro dell'esercito siriano da Djebel el-Arab per essere risparmiati.

Una garanzia confermata anche da Walid Jumblatt e Israele, che da sempre gioca molto sulla presenza di minoranze nella regione. Basti pensare a quanto scritto dal giornalista libanese Nasser Qandil che collega questo massacro al contenuto del libro dello storico israeliano Shimon Avivi, pubblicato qualche anno fa e che racconta di documenti top secret israeliani miranti alla creazione di uno stato druso "cuscinetto" lungo il confine con Libano e Siria, comprendente la Bekaa occidentale, le alture del Golan e Jabal al-Arab.

Secondo Shimon Avivi è dalla guerra del 1948 che l'Ufficio del Ministero israeliano degli Affari Esteri per il Medio Oriente aveva suggerito la creazione di una "Regione Autonoma Drusa" in Galilea, lavorando con i leader di questa comunità al fine destabilizzare i regimi arabi vicini e alleggerire la pressione militare sul IDF. Il progetto è stato poi, momentaneamente, respinto dal ministro degli Esteri, Moshe Sharett, e dal primo ministro, David Ben-Gurion, a causa dei costi elevati.

Il progetto di uno "stato druso" è stato avanzato anche dopo la guerra del 1967 da Yigal Allon (ministro dell'integrazione degli immigrati e il vice primo ministro) ed si presenta in linea con i progetti geopolitici statunitensi di revisione dei confini disegnati da Sykes-Picot all'inizio del secolo scorso, in particolare a quello dello storico Bernard Lewis, basato sulla trasformazione del "mondo musulmano" attraverso la creazione di 30 nuove entità politiche su basi etniche e religiose.

Qandil sostiene che sia questa strada quella scelta da Israele in questo momento con i drusi.

In effetti, gli israeliani non avrebbero la capacità politica, militare e strategica per dare vita a uno "stato druso", tuttavia godono di una grande influenza sia su Al-Nosra, che è il principale gruppo armato nella zona del Golan che combatte l'esercito siriano, che sui leader drusi apertamente ostili alla Siria, guidati da Walid Jumblatt. Pertanto, se i drusi di Sweida decidessero di dissociarsi dallo stato siriano, si creerebbe un vuoto subito riempito da Al-Nusra e automaticamente la zona andrebbe a finire sotto l'ombrello di sicurezza di Israele. In base a questa strategia, probabilmente, al messaggio del massacro di drusi ne seguiranno altri simili.

Non è un caso, del resto, se il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, si è affrettato per la prima volta a emettere una velata minaccia di intervenire direttamente nella guerra siriana, proprio dopo che era stato circondato il villaggio druso di Khadr vicino al confine. Il quotidiano The Guardian, infatti, ha raccontato che i leader drusi in Israele si sono detti pronti ad assaltare la frontiera per salvare i loro fratelli d'oltreconfine, temendo un massacro settario e Netanyahu, dal canto suo,con un altruismo quantomeno sospetto, ha confermato di aver dato "istruzioni per fare quanto è necessario" per aiutare i drusi della Siria. I media locali hanno aggiunto che gli israeliani stavano prendendo in considerazione anche l'istituzione di una zona cuscinetto sul lato siriano del confine per i rifugiati drusi: primo passo per dare origine a una zona abitata dai drusi tra Israele e Siria.

I drusi siriani però hanno scelto un'altra via, contrariamente ai piani israeliani, hanno preferito arruolarsi da volontari nell'esercito siriano. La rete iraniana Press TV ha dato, infatti, notizia di centinaia di volontari in fila a Sweida pronti a unirsi all'esercito nella lotta contro i terroristi intrusi: "Siamo venuti a difendere al-Sweida, e a Dio piacendo, saremo vittoriosi. La patria ha bisogno di noi. Questa terra è nostra e noi la difenderemo ", ha detto uno dei volontari intervistati.

Tra i volontari figurano un certo numero di ex soldati dell'esercito, che avevano lasciato i combattimenti a causa delle minacce terroristiche subite dai loro familiari, che hanno deciso di tornare in servizio: "Sono venuto qui per effettuare il mio servizio e il mio dovere nazionale in difesa della mia città, Sweida, e tutto il mio paese, la Siria. Sono un soldato dell'esercito. Ho combattuto ad Aleppo, sono stato rapito e le cose si sono complicate. Ma quando la mia città è stata attaccata, ha deciso di tornare al mio dovere", ha detto un altro volontario. Anche un anziano locale ha elogiato l'elevato numero di persone che si sono offerte di unirsi alle battaglie anti-terrorismo dell'esercito siriano.

Per il momento, dunque, i piani israeliani sembrano non essere stati fruttuosi.

Pierangela Zanzottera

 

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