LA STRAGE SILENZIOSA DI ISHTIBRAQ

Ishtibraq è un tranquillo villaggio della provincia di Idleb, pochi chilometri a ovest di Jirs al-Shougur. Lo scorso 28 aprile, i terroristi di Jabhat al-Nusra, il ramo di al-Qaeda in Siria, approfittando di un allontanamento dell'esercito siriano dal posto di blocco all'ingresso della zona abitata, sono riusciti ad intrufolarsi nottetempo nel villaggio e hanno commesso un'altra terribile strage. Le prime ricostruzioni hanno parlato di circa 200 vittime o poco meno, ma poche ore dopo già si parlava di 300 morti. Il centinaio di sopravvissuti, che è riuscito a rifugiarsi nella vicina cittadina di Jourin, ha testimoniato delle esecuzioni raccapriccianti di uomini, donne e bambini.

I terroristi, seguendo un copione tristemente noto alle cittadine siriane, hanno approfittato della notte per sorprendere gli abitanti del villaggio alawita: alcuni dei pochi testimoni sopravvissuti hanno poi raccontato di essere stati svegliati dalle grida strazianti di donne e bambini che stavano venendo torturati o assassinati. La maggior parte ha lottato in ogni modo fino all'ultimo per difendere la propria abitazione, altri in preda al panico e alla disperazione hanno cercato di darsi alla fuga o rifugiarsi sotto uno dei molti ponti del villaggio, quelli che sono stati scoperti sono stati immediatamente processati da un improvvisato "tribunale islamico" e uccisi. Dramma nel dramma gli assassini hanno scelto di uccidere i genitori davanti allo sguardo sconvolto dei bambini e i giovani sotto gli occhi dei genitori. In molti hanno denunciato la presenza di aerei turchi a coprire la vile operazione.

Tamer Masri, un abitante del villaggio che ha confidato ad al-Akhbar di aver perso il fratello e otto membri della sua famiglia, ha raccontato che i residenti in preda al panico hanno cercato inizialmente di sfuggire all'assalto attraverso i campi verso il vicino villaggio di Ziyarat e sono stati uccisi nella fuga dal gran numero di terroristi accorso da più parti nel centro abitato armati di mitragliatrici pesanti e lanciarazzi.

Un anziano testimone ha paragonato l'eccidio al massacro di Deir Yassin del 1948, dove era stata annullata anche la memoria storica del villaggio palestinese, accusando i regimi saudita, qarariota, giordano e turco di complicità. Sulla stessa linea, altri hanno raccontato della caduta di centinaia di razzi, contenenti sostanze chimiche (cloro) che hanno reso ai residenti difficoltosa la respirazione e la possibilità di reagire.

Mohammed Youssef Hammoud, uno dei residenti che ha cercato di difendere il villaggio, ha perso madre e sorella che si trovavano su un'auto attaccata dai terroristi con razzi, mentre il suo destino rimane ancora sconosciuto. Aiham Ibrahim, un altro sopravvissuto ferito nell'attacco, racconta di aver assistito a un dialogo tra un branco di questi terroristi intento a rapire alcune giovani di Ishtibraq: "le donne sono nelle nostre mani … poi ce le divideremo… trascinate gli uomini al tribunale della shaaria… sono della setta alawita, dovevano essere uccisi 40 anni fa…". Poi aggiunge di aver visto con i suoi occhi morire diversi familiari e di aver nascosto tra l'erba il corpo di un parente ormai senza vita per sottrarlo alla loro furia sanguinaria. Un'anziana donna aggiunge di aver dovuto percorrere 16 km a piedi per raggiungere la salvezza in una cittadina poco distante.

Solo una settantina di vittime, tra cui 15 bambini, sono state al momento identificate con certezza. Ma molte risultano anche le famiglie alawite disperse, trascinate dai terroristi verso una località sconosciuta. Nel complesso sono circa 700 le persone coinvolte in questa nuova tragedia completamente sottaciuta dai media internazionali.

Come già accaduto troppe volte in stragi con alawiti come protagonisti, infatti, queste morti silenziose non fanno notizia. Si era visto il 2 dicembre 2012 con la tragedia di Aqrab, il 29 gennaio 2013 con la strage di Amiriyah in provincia di Homs e ancora nell'agosto del 2013 con i 10 villaggi attaccati dai terroristi in provincia di Hama o le oltre 350 persone assassinate a Khan al-Asal, con la strage di Adra dell'11 dicembre 2013 o con il massacro di Ma'an del 9 febbraio 2014. Gli alawiti sono il gruppo religioso con più martiri nel Paese, ma si tratta di vittime costantemente ignorate dal punto di vista mediatico.

Sempre il 29 aprile, poco distante da Ishtibraq, si è consumato un altro crimine che ha scosso la popolazione, protagonista un terrorista che i media occidentali definirebbero "moderato" e il suo prigioniero, Hamzi Mustafa 'Alian. Alla dichiarazione, da parte del prigioniero, di essere alawita, il terrorista gli spara a sangue freddo, promettendo di uccidere tutti gli alawiti uno a uno.

Quello che non hanno fatto i media, tuttavia questa volta è riuscito a farlo il popolo: nei giorni successivi al diffondersi di queste notizie, in diverse cittadine turche gli aleviti sono scesi in piazza per far sentire il proprio dissenso verso questi feroci massacri settari che continuano ad insanguinare la Siria, 20 milioni di aleviti turchi hanno manifestato la loro solidarietà con i 3 milioni di fratelli alawiti siriani, ma non sembrano degni di destare lo sdegno internazionale.

Pierangela Zanzottera

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