Il falso dei video falsi dell’ISIS

Ovviamente, ci saremmo sentiti rincuorati se avessimo scoperto che il video del pilota giordano bruciato vivo dall’ISIS fosse stato un falso. Ma purtroppo, non è così; nonostante le, davvero insolite, affermazioni di blasonati mass media.

Già sei mesi fa, il video di James Foley, decapitato dall’ISIS, era considerato un falso. Ma ad affermarlo erano i cosiddetti  “screditati complottisti” che si aggrappavano a insignificanti dettagli. Ora, invece, a mettere in dubbio gli snuff  movie  prodotti dall’ISIS scendono in campo media come Huffington Post, ANSA, Il Giornale, e, addirittura il Corriere della Sera, per la penna di quel Guido Olimpio che pure non aveva avuto remore a fare sua almeno una, tra le tante, evidentissime bufale . Perché questa inversione di rotta? Intanto, soffermiamoci su cosa si baserebbe lo smascheramento di questi supposti falsi.

Nel caso di Foley, era il sangue che non sgorgava immediatamente dal collo e il parere di un “esperto del Cremlino”; (il sangue, in realtà, sgorga immediatamente solo se per prima viene tranciata la carotide, mentre l’esperto del Cremlino era una bufala). “Prove” inesistenti, dunque, come quelle alle quali si affidano oggi tanti giornalisti mainstream. Guido Olimpio, ad esempio, per smascherare video dell’ISIS si affida a quanto scriverebbe sul web tale Abu Ibrahim Raqqawi, “attivista che segue gli eventi a Raqqa, cittadina siriana in mano all’Isis”. Come faccia questo blogger a condurre, pubblicare e firmare le sue investigazioni contro l’ISIS vivendo sotto il tallone dell’ISIS, Olimpio non lo spiega. Limitiamoci, quindi, ad analizzare le sue osservazioni. Intanto, quelle sulla barba posticcia del militare giordano Muad Kasasbeah, così come raffigurata sulla foto tenuta in mano da un’altro ostaggio, il giapponese Kenji Goto.

Ma, perché sarebbe posticcia (“potrebbe essere l’esito di un ritocco al computer”) la folta barba lì raffigurata? L’ingrandimento della barba, che, seppure sgranato, riporta la stessa illuminazione del resto della faccia, non conferma questa affermazione. Si direbbe la stessa svista che ha addebitato ad un videomontaggio l’anomalia delle ombre sul corpo di due ostaggi dell’ISIS (che, se si osserva attentamente il video ci si renderà conto che è dettata dall’ombra proiettata su uno dei due ostaggi dal corpo del miliziano dell’ISIS.) Ma torniamo alla barba di Muad Kasasbeah. Per Olimpio è dirimente che questa nella foto sia più lunga di quanto appare in un’altra dell’ostaggio sempre in gabbia. E perché, considerato che Il povero Kasasbeah, sempre in gabbia, nel video della sua esecuzione appare quasi sbarbato? Perché Kasasbeah non avrebbe potuto restare per giorni in quella gabbia (o anche in un’altra gabbia: lo sfondo sfocato della foto non conferma nulla) ed essere ripetutamente fotografato? Olimpio non lo spiega preferendo affidare la credibilità del suo articolo linkando ad uno strampalato articolo del Corriere della Sera che ci racconta di un inverosimile sondaggio su Twitter per decidere le modalità dell’esecuzione del pilota.

Ma, perché questa strana campagna stampa che si direbbe finalizzata a stemperare l’indignazione generale in un mare di inutili congetture? Al momento non troviamo convincenti risposte. Speriamo, comunque, che quello che potrebbe essere un miracoloso risveglio della capacità investigativa dei giornalisti mainstream ci eviti nel futuro il fiume di menzogne che finora ci hanno propinato.

Redazione di Sibialiria

Potrebbero interessarti anche...