Charlie Hebdo: la guerra e la guerra santa

Sembra un copione già scritto quello che detta le reazioni al massacro della redazione di Charlie Hebdo: un coro di indignazione contro chi minaccia la nostra “democrazia” e la nostra “libertà di espressione” e che minaccia un “giro di vite” e/o l’imposizione, più o meno coatta, ai milioni di lavoratori di fede mussulmana  costretti a lavorare in Occidente dei nostri “valori”. Si direbbe che quasi a nessuno venga in mente che se il fondamentalismo islamico ha attecchito in Europa  e se i peggiori banditi di questo vi hanno trovato ospitalità questo è conseguenza principalmente degli alleati che i nostri governanti si sono scelti per condurre le loro guerre. Una strategia già cominciata in Afghanistan con Bin Laden, continuata in Libia e poi in Siria e rafforzata dalla privatizzazione-svendita di interi settori del nostro comparto economico – vedi il caso Alitalia  – a stati che il terrorismo finanziano ormai alla luce del sole.

E tutto questo mentre l’Occidente scatena i suoi bombardieri dichiarando una farlocca “guerra santa”  contro l’ISIS e altri suoi burattini. Ma per continuare questa guerra c’è bisogno di una opinione pubblica che – Goebbels insegna – si senta minacciata. E cosa c’è di meglio dell’omicidio di un gruppo di giornalisti come quelli di Charlie Hebdo) “colpevoli” di ferire la religione islamica? Per molti sono già “martiri della libertà” ai quali consacrare nuove guerre. Per sempre più persone dei giusti obiettivi.

Guerre e guerre sante

Francesco Santoianni  

P.S. Ovviamente, anche a nome della Redazione di Sibialiria, esprimo il cordoglio per i giornalisti di Charlie Hebdo 

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