Usa/Golfo “contro l’Isis” in Siria; e l’Italia che fa?

Stati uniti e cinque paesi del Golfo (fra i quali Qatar e Arabia saudita) iniziano attacchi aerei in Siria contro i terroristi dello Stato islamico dei quali sono stati padrini in tutti i modi diretti e indiretti fino a poco tempo fa (vedi il dossier e, in inglese, questo utile documento). Se bombardano la Siria senza il consenso di Damasco violano la sovranità del paese (dunque il diritto internazionale). Del resto per Mosca occorre agire nel quadro del diritto internazionale e non basta certo informare Damasco ma occorre un accordo esplicito del governo oppure un pronunciamento del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Intanto Israele compie l’ennesima aggressione abbattendo un aereo siriano .

Al tempo stesso Usa/Nato/Golfo accentuano gli aiuti militari e formazione dei cosiddetti combattenti «moderati», come strategia di lungo periodo contro l’Isis e contro il governo siriano in carica; e questa è di sicuro una violazione del diritto internazionale (come ha detto tempo fa il giurista Curtis Doebbler ).

L’Italia fa parte degli undici membri del «Gruppo di Londra», già «Amici della Siria» (nel loro alveo ci sono i sei che stanno bombardando in Siria), responsabile di aver fomentato il conflitto e la crescita dei qaedisti sin dal 2012, sostenendo gruppi armati di varia tendenza  Il nostro paese continua a schierarsi con i costruttori di guerra, che perpetuano la tragedia siriana e alla fine aiutano questo o quel gruppo jihadista: per la proprietà transitiva delle alleanze in un filo rosso che collega Nato/Golfo, armati «moderati», al Qaeda/Nusra, Isis.

Infatti l’opposizione siriana «moderata» del cosiddetto Esercito siriano libero praticamente non esiste più (lo dice perfino il New York Times); le porte girevoli fra laici e jihadisti sono una realtà ammessa o rivendicata dagli stessi capi dei «moderata»: e comunque chi si definisce Esercito siriano libero (Esl) è alleato sul campo del Fronte al Nusra (sempre da auto-dichiarazioni).  

Lo riconferma un’intervista su La stampa del 22 settembre (pag. 8) ad Abdel Basset Sayda, esponente della cosiddetta Coalizione nazionale delle forse di opposizione e della rivoluzione (Cnfor), detta anche Coalizione nazionale siriana – il braccio politico dell’Esl. L’uomo, da tempo residente in Scandinavia e molto apprezzato in Occidente, chiede una no-fly zone sulle aree siriane in mano all’opposizione armata non-Isis, e ritiene che i bombardamenti aerei occidentali in Siria aiuterebbero Assad (il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius sembra della stessa idea e li ha esclusi). Spiega: «L’Esercito siriano libero vuole anzitutto una Siria senza Assad (…) e siamo disposti ad allearci con chiunque a tal fine»; lo stesso articolista precisa che il riferimento è al Fronte Al Nusra, aderente ad al Qaeda, protagonista di una faida sanguinosa con l’Isis; e del resto, in Giordania, precisa l’articolo, il governo ha reclutato imam al qaedisti per isolare l’Isis nelle moschee.

Il Fronte al Nusra, alleato dell’Esl, fa parte della rete al Qaeda di Ayman al Zawahiri, come da dichiarazione del suo capo Abu Mohammed al-Jawlani . Del resto le sue tecniche, compresi attacchi suicidi rivendicati, sono un marchio di fabbrica.

Il Fronte al Nusra condivideva la scatola al Qaeda con l’Isis finché quest’ultimo non è stato sconfessato. Ma qualche giorno fa, come riportato dal manifesto, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani i «moderati», hanno stretto un patto di non belligeranza con l’Isis in funzione anti-Assad.

Del resto il sottosegretario italiano Marco Minniti, sulla stessa pagina de La Stampa, a domanda risponde che fra al Qaeda e Isis «sono in corso tentativi di convergenza», «su alcuni teatri non si combattono più e hanno ripreso ad agire insieme» (sanno che se l’Isis viene sconfitto sarà negativo anche per loro). E non è finita:  un comunicato congiunto delle branche di al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) e al Qaeda nella Penisola arabica (Aqpa) chiede ai «fratelli» in Iraq e Siria di unire le forze contro la minaccia degli Usa, smettendo di farsi la guerra.

En passant segnaliamo il documento di intenti e richieste Passi di pace, dell'incontro delle grosse organizzazioni pacifiste il 21 settembre a Firenze.

In questo testo, oltre a non essere nominata la Libia, nelle pagine dedicate alla guerra in Siria:

  • non è commentata l' alleanza dell' Italia nel gruppo Amici della Siria con le petromonarchie del Golfo e i gruppi armati, anche jihadisti, che combattono contro il governo di Damasco (in sostanza un silenzio assenso).
  •  non c'è alcun accenno alla presenza di jihadisti stranieri che da almeno due anni e mezzo combattono in Siria nelle file di al Nusra, Isis e gruppi terroristi minori.
  • non è considerata l' eventualità, concretizzatasi questa notte, di attacchi contro l'Isis nel territorio siriano da parte dell' alleanza guidata dagli Stati uniti e comprendente  l' Italia, anche se non partecipa ai bombardamenti con propri mezzi. Un' azione militare che Obama nelle ultime settimane aveva più volte presentata come sicura.
  • si falsifica la natura del Fronte al Nusra, compreso dai “pacifisti” italiani tra “le forze ribelli”, presentando questo gruppo armato genericamente come salafita mentre al Nusra è, per ammissione dei suoi capi e di quelli di al Qaeda, appartenente alla rete fondata da Bin Laden.

 

Marinella Correggia, Marco Palombo

 

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