Siria: alcune domande sulle attiviste italiane rapite

Anche noi, come tanti, siamo preoccupati per la sorte di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due ragazze rapite in Siria, che – verosimilmente, anche questa volta, come per il rapimento dei giornalisti RAI o di Quirico – saranno liberate dopo un ennesimo pagamento ad una delle tante bande di “ribelli” già finanziati – insieme alla UE e alla NATO – dal nostro governo.

 

1.    Come sottolinea il comunicato del Coordinamento per la pace in Siria, “le due ragazze sono entrate dalla Turchia senza un regolare visto, attraverso un confine presidiato da gruppi armati e da bande criminali. Entrate nel paese, si sono recate in una delle zone più pericolose della Siria, in un’aria controllata da gruppi jihadisti, responsabili di numerose atrocità e crimini contro l’umanità. Si apprende, inoltre, che le due ragazze fossero “protette” da uomini del Fronte islamico, fazione radicale attiva nell'area”. Anche noi, come il Coordinamento, chiediamo: perché le due ragazze si accompagnavano a questo gruppo armato? È vero che la sede del loro progetto umanitario era l’abitazione del capo dei cosiddetti ribelli della zona dalla quale sono state prelevate?

2.    Le due da più parti vengono definite "cooperanti". L’organizzazione che hanno alle spalle (vedi oltre) non sarà giudicata responsabile di aver permesso a due ragazzine di andare allo sbaraglio?

3.    Il loro progetto si chiama Hurryaty ed è finanziato fra gli altri dalla comunità siriana araba in Italia (che sostiene l’opposizione) e dalla onlus lombarda Rose di Damasco. La Farnesina spiega che le due si trovavano nel paese per “seguire progetti umanitari nel settore sanitario e idrico”. Altrove si scrive delle due ragazze che non fanno politica ma solo aiuti sul campo . In realtà le due ragazze si distinguono, ben più che per competenze nel campo umanitario, per l’attivismo a favore dell’opposizione siriana. A questo link l’intervista che Asmae Dachan faceva alla Marzullo (avvolta nella bandiera verde bianca e nera dell’opposizione armata) nell’ambito del Comitato 17 novembre ? Sui gruppi facebook del progetto Hurryaty le bandiere dell’opposizione armata sono onnipresenti così come i link alla “rivoluzione”. Asmae Dachan è figlia di Noor Dachan, esponente in Italia del Consiglio nazionale siriano Cns, organizzazione ora un po’ emarginata, ma per anni in prima linea nel chiedere interventi armati occidentali “contro Assad”, e a suo tempo riconosciuto come “unico rappresentante del popolo siriano” dai “rivoluzionari” libici che hanno ridotto in poltiglia la ex Jamahirya. Intorno alle due ragazze dunque ruotano i supporter italiani della cosiddetta “rivoluzione” siriana. Si può allora parlare di aiuti umanitari quando ci si intreccia così strettamente con gruppi armati estremisti? Una cosa è l’aiuto, l’altra l’attivismo a fianco di gruppi che partecipano alla guerra.

4.    Non sarebbe stato più opportuno, per aiutare la popolazione siriana, favorire, invece, le – purtroppo poche organizzazioni o i tanti istituti missionari da sempre presenti in Siria anche ad Aleppo (per esempio i Padri Maristi) che distribuiscono aiuti in modo competente e imparziale alla popolazione?

5.    Non sarebbe più opportuno, per aiutare la popolazione siriana, togliere l’embargo e le sanzioni che, insieme alla guerra, hanno gettato la popolazione siriana nella fame e nella disperazione? E perché gli aiuti anche da parte italiana sono indirizzati solo verso le aree controllate dall’opposizione armata e verso i campi profughi nei paesi limitrofi mentre niente va apparentemente agli sfollati interni?

6.    Si continuerà a sostenere – così come fu anche per il rapimento dei giornalisti RAI e di Quirico – che i rapitori siano “gruppi di criminali comuni” quando è (ed era) evidente la responsabilità di gruppi armati dell’opposizione? Il Governo intende chiarire questo punto o – come fu nel caso dei giornalisti RAI rapiti – pretenderà che venga rispettato in Italia un altro “silenzio stampa”?

7.    Non ritiene il Governo italiano (tuttora facente parte del gruppo degli “Amici della Siria” – ora “Gruppo di Londra”- undici Stati fra i quali i principali supporter dei gruppi islamisti in Siria) che la tragedia che ha avvinto la Siria di questi tre anni, non sarebbe divampata se, appunto, non avesse sostenuto, in molti modi, le bande armate dei cosiddetti “rivoluzionari siriani”?

8.    Il baratro nel quale è oggi precipitata la Libia, ”liberata” – oltre che dai nostri bombardamenti – dai ribelli foraggiati anche dall’Italia non ha nulla da insegnare su quali dinamiche rischia di comportare il perpetuarsi dell’appoggio italiano ai “ribelli siriani”?

 

La Redazione di Sibialiria

P.S. L'immagine che correda questo articolo – come è già avvenuto per molti altri di Sibialiria – è un evidentissimo fotomontaggio.

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Pitocco scrive:

Ottime osservazioni. Chissà se qualche politico, moralmente pulito, leggerà questo blo e cominci a ragionare in termini meno prosaici e più umanitari.