Ancora sangue in Siria

siria_2949506_555128Deir ez-Zor, Ras al-Ain, Hassaké, Salamya, Damasco, Aleppo. Cos'hanno in comune queste cittadine siriane?

Negli ultimi giorni le famiglie che abitano queste località sono state colpite dalle bande alqaediste che popolano la Siria. Bambini, giovani, anziani, donne, nessuno sembra trovare scampo nei loro attacchi criminali insensati.

Solo il 28 maggio scorso è emersa una terribile vicenda avvenuta il 20 aprile 2013 nella cittadina di Jadida al-Fadl, in provincia di Damasco, dove viveva la famiglia di Umm Adnan, madre siriana di 5 figli.
Mentre il più grande si trovava a Quneitra, al confine con i territori occupati da Israele, per difenderla dagli attacchi delle bande armate, un gruppo estremista è entrato nel villaggio e ha invaso la casa della famiglia alla ricerca di armi o di prove in grado di accusarli di essere sostenitori del governo siriano.
Pur non trovando nessun possibile “capo d'accusa”, hanno deciso di sfogare comunque (o forse proprio per questo) la loro folle ira sulla povera famiglia.
Trovati i figli di Umm Adnan rifugiati sul tetto dell'abitazione, hanno prima legato i genitori e violentato ripetutamente la figlia minorenne di fronte a loro fino a farla sanguinare.
Hanno poi preso i tre figli maschi, di 18, 12 e 8 anni e sgozzato prima il padre e poi i ragazzi in ordine d'età.
Compiuta la strage hanno costretto la madre a stendersi nel sangue dei suoi cari, quasi nuotando, mentre la figlia, ancora dolorante, cercava di fuggire per cercare aiuto.
Solo dopo giorni di disperazione la banda ha lasciato l'abitazione.
La madre è impazzita dal dolore e la giovane figlia, che solo ora ha trovato la forza per raccontare la tragedia che li ha colpiti, vivrà per sempre con le immagini indelebili di quell'agghiacciante giornata.

 

Il giorno seguente, il 29 maggio, viene diffuso in rete un nuovo video che testimonia l'ultimo crimine degli alqaedisti dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante.

Dopo le immagini di crocifissioni, decapitazioni, lapidazioni, torture inaudite commesse soprattutto nella cittadina di Raqqa, questa volta il filmato mostra un bambino accusato di furto giustiziato con due colpi di pistola a Deir ez-Zor.

E' la prima volta che un minore viene ucciso tanto freddamente da queste bande criminali.

Nello stesso giorno, a Tililia, un villaggio poco distante da Hassaké e a 40 chilometri da Ras el-Ain, 15 persone, tra cui 7 bambini e 4 donne, sono state uccise.

Le milizie si sono infiltrate nel villaggio, con indosso uniformi militari simili a quelle degli elementi della UPP (i curdi dell'Unità di Protezione Popolare) e hanno aperto il fuoco sugli abitanti", racconta un testimone al sito libanese di informazione al-Hadath News.

“Non sono musulmani, sono criminali” grida in uno dei video diffusi in rete un uomo che tiene tra le braccia il corpo senza vita della figlioletta, vittima di quella che a detta delle testimonianza è stata una vera e propria esecuzione di gruppo.

Le persone colpite sono tutti curdi originari di Sfira (a est di Aleppo) e residenti a Tililia da quasi 11 anni.

Era sempre il 29 maggio ed erano ancora curdi i 200 rapiti, di età compresa tra i 17 ei 77 anni, nella città di Kabbasin in località Al-Bab, nella provincia di Aleppo.

Secondo alcune fonti dell'opposizione questi attacchi potrebbero essere una forma di vendetta verso il gruppo curdo Ypg, accusato di aver innescato un'autobomba a Raqqa, ormai sede del califfato di Daash, che tuttavia ha sempre smentito di aver compiuto simili “gesti criminali”.

Infine, nello stesso giorno, nel vllaggio di Znobh, poco distante da Salamya, in provincia di Hama, è stata sterminata un'intera famiglia.

La notizia dell'assassinio di Muammar, di ben 102 anni, del figlio, del nipote, della moglie del nipote e della figlia è stata diffusa solo qualche giorno dopo, l'1 giugno.

Dalle ricostruzioni è emerso che i 5 sono stati uccisi nella notte, alcuni nel sonno, altri arsi vivi dal gruppo islamista dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante, che ha attaccato il villaggio, circondato da campagne e terreni agricoli e poco distante dalla zona occupata dal gruppo alqaedista.

Ma è sicuramente Aleppo la città in queste ore più vessata.

Dopo le privazioni che hanno dovuto subire gli abitanti all'inizio di maggio, quando per 13 giorni oltre 2 milioni di persone sono state espropriate della possibilità di approvvigionarsi d'acqua potabile a causa degli islamisti che avevano chiuso le condotte della stazione di pompaggio nel quartiere periferico di Sulaiman al-Halabi che rifornisce l'intera città, dallo scorso venerdì 30 maggio diversi quartieri cittadini sono sotto costanti attacchi.

Mortai, granate, bombole di gas usate come esplosivi rudimentali stanno cadendo senza sosta, in particolare sul quartiere di al-Midan, la zona con gli affitti più economici dove si sono rifugiate le famiglie povere e gli sfollati di Djabal Al-Sayde, nonché zona di confine tra la parte della città occupata dalle bande armate e quella sotto il controllo dell'esercito arabo siriano, quindi la fascia in qualche modo più esposta.  

Le famiglie che vivono in questa parte della città già avevano subito danni alle proprietà, ferite, morti, ma in questi ultimi giorni la situazione si è resa del tutto inostenibile e molti hanno preferito fuggire.

“Fuggono le loro case, ci telefonano, ci chiedendo di trovare loro un rifugio, anche se solo temporaneo. Sono in preda al panico, alla paura. Mentre scrivo queste parole, le sirene delle ambulanze fanno un frastuono assordante”, ha scritto il 30 maggio Nabil Antaki dei Maristi Blu.

Solo negli ultimi due giorni sarebbero stati uccisi più di 50 aleppini, tra cui 9 bambini, e quasi 200 feriti nelle zone a ovest di Aleppo.  

Al tempo stesso, diversi gruppi armati hanno emesso avvisi agli abitanti affinché non escano di casa il giorno delle elezioni:

"Temendo per la vita del nostro popolo nelle regioni occupate dalle forze del regime nella città di Aleppo, li esortiamo a rimanere a casa il giorno delle elezioni annunciate dal regime illegittimo per il 03/06/2014", si legge in un comunicato firmato dagli uffici del “coordinamento della rivolta”.

Mentre un altro estremista ha diffuso in rete un'immagine con il "cannone delle elezioni" (una bombola di gas), promettendola in “dono” agli abitanti di Aleppo che decideranno di recarsi alle urne per eleggere la guida del Paese per i prossimi sette anni.

Nelle ultime settimane, si era diffusa la voce era queste bande avrebbero alzato il tiro contro i quartieri residenziali per fare pressione sullo governo e impedire lo svolgimento delle elezioni, una volta tanto sembra che abbiano deciso di mantenere la parola a spese di innocenti. Purtroppo.  

Pierangela Zanzottera 

 

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