I GOLPISTI DI KIEV: FUORI LEGGE IL PARTITO COMUNISTA

ukrajina-doneckIl Presidente provvisorio dell’Ukraina Turchinov, insediatosi da pochi mesi in seguito al colpo di stato  attuato a Kiev con l’aiuto dei servizi segreti statunitensi e tedeschi, in una recente lettera diretta al proprio Ministro della Giustizia Petrenko ha chiesto il bando del Partito Comunista dell’Ukraina per “plateali” violazioni della Costituzione del paese e violazioni della “Legge sui Partiti Politici in Ukraina”.

Naturalmente nessun accenno viene fatto nella lettera al fatto, certamente anch’esso “plateale”, che il potere del Presidente Turchinov e dell’attuale governo installatosi a Kiev derivano da un processo assolutamente incostituzionale ed illegale promosso da potenze straniere ed attuato da alcune formazioni naziste locali organizzate militarmente come il gruppo Svoboda (che ha ottenuto anche la nomina di alcuni ministri nell’attuale governo di Kiev) ed il gruppo “Pravi Sektor”, cioè “Settore Destro”, che hanno occupato militarmente per settimane la Piazza Maidan.

Nessun cenno viene fatto alle azioni squadristiche  condotte da squadracce naziste contro lo stesso segretario del Partito Comunista Shimonenko, aggredito, malmenato, e costretto a ritirarsi dalla competizione elettorale indetta per l’elezione del nuovo Presidente, né al tragico “pogrom” di Odessa dove decine di militanti comunisti e attivisti sindacali sono stati uccisi nella sede del Sindacato. I filmati diffusi, ad esempio, nel sito di Giulietto Chiesa dimostrano chiaramente che tutte le vittime di questo massacro (tra cui una sindacalista incinta uccisa nel suo ufficio ed un’altra donna violentata prima dell’uccisione) sono stati massacrati a freddo e poi cosparsi di benzina per simulare una morte accidentale dovuta ad un incendio (che, secondo un’infame versione di parte, sarebbe stato appiccato dagli stessi militanti comunisti e sindacalisti!).

Ricordiamo, a scanso di equivoci, che la partecipazione statunitense al colpo di stato è stata rivendicata apertamente dalla vice-ministra degli Esteri statunitense sig.ra Nuland, già prima dell’inizio dei disordini a Kiev, in una telefonata (intercettata) al proprio ambasciatore a Kiev, e che la partecipazione tedesca alla preparazione del golpe è stata oggetto di un’interrogazione parlamentare presentata al Parlamento Tedesco dalla formazione di sinistra Linke.

Nella lettera citata all’inizio, Turchinov, dopo aver definito “attività terroristiche” la rivolta  in corso nelle regioni sud-orientali dell’Ukraina e dopo aver parlato di una presunta “aggressione della Russia” (di cui non si dà alcuna prova), afferma che “le recenti attività del Partito Comunista dell’Ucraina e la posizione politica dei suoi dirigenti sia a livello centrale che locale hanno un carattere platealmente incostituzionale”. I Comunisti sono accusati di “occupazione di edifici amministrativi, ostruzione di attività legali di altri partiti politici ed organi della società civile” (cioè, in pratica, di essersi opposti ai partiti e ai gruppi golpisti); ed inoltre di essersi opposti alle “operazioni antiterroriste” nelle regioni dell’Est (cioè di essersi opposti al tentativo del governo golpista di Kiev di riconquistare con la forza delle armi le regioni in rivolta); ed infine di aver collaborato alla preparazione del referendum popolare dell’11 maggio indetto nelle regioni in rivolta a favore dell’autonomia, e di dare appoggio logistico ai “terroristi” delle autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk ed alle “forze speciali russe” (la cui presenza non è stata mai provata).

Alcune delle accuse risultano grottesche, come quella di aver organizzato una manifestazione nella città di Dnepropetrovsk in cui si criticava il Fondo Monetario Internazionale (sic!) e quella secondo cui i dirigenti del P.C. “prestano sistematicamente attenzione alla TV centrale ed ai canali radio russi, coinvolte in trasmissioni sulla situazione in Ukraina, che davano giudizi negativi sull’Ukraina”. Un’altra gravissima accusa è quella di aver trafugato un certo numero di divise da un magazzino militare.

La conclusione della lunga lettera è che “la Costituzione dell’Ukraina (Art. 37) e la Legge dell’Ukraina sui Partiti Politici (Art. 5) proibisce ai partiti politici e ad organizzazioni pubbliche di violare la sovranità e l’integrità territoriale, di mettere in pericolo la sicurezza dello stato, di compiere occupazioni illegali del potere statuale”. La stessa Legge (Art. 15) “proibiva la fondazione di partiti politici da parte di istituzioni ed organizzazioni possedute da non-residenti, stati stranieri e loro cittadini”. In definitiva, sulla base dell’Art. 37 della carta Costituzionale veniva richiesta la messa al bando del Partito Comunista.

Questa richiesta appare certamente grottesca alla luce del fatto che i golpisti di Kiev sono stati i primi a violare la Costituzione abbattendo il governo democraticamente eletto diretto dal presidente Janukovic, e per di più su mandato di potenze straniere quali Stati Uniti e Germania.

Purtroppo i golpisti non si sono limitati a chiedere la messa al bando dei comunisti, ma stanno di fatto alimentando un sanguinosa guerra civile scatenando l’attacco militare contro le regioni dell’Est in rivolta. Mentre viene scritto questo articolo giungono tragiche notizie di decine di morti negli attacchi dell’esercito e delle milizie di estrema destra contro le città di Donesk e Sloviansk. Anche un giornalista italiano ed il suo interprete russo sono caduti sotto il fuoco indiscriminato delle truppe inviate da Kiev nel villaggio di Andreevskka (anche se la stampa nostrana parla genericamente di una situazione confusa o di fuoco incrociato, manipolando al solito la realtà dei fatti).

Intanto il popolo ukraino, nella parte centro-occidentale del paese in cui si è riusciti a votare il 25 maggio, ha indicato un nuovo presidente, il miliardario Poroschenko, che appare su posizioni più moderate rispetto all’ex-pasionaria della fallita “rivoluzione arancione” Julia Timoschenko e ad altri candidati di destra. Poroschenko si è dichiarato disponibile ad una trattativa con Putin, che chiede però la fine dell’intervento militare contro il popolo in rivolta nel Sud-Est ukraino. E’ auspicabile, ma non si sa quanto probabile, che Poroschenko riesca a resistere alle pressioni degli estremisti ultranazionalisti e fascistoidi, e delle cancellerie statunitensi ed europee, e possa aprire un dialogo che salvi l’Ukraina dal disastro ed allontani i pericoli di una gravissima crisi internazionale.

 

Enzo Brandi

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