Siria. notizie (e manipolazioni) sulle diverse stime dei morti. E reportage di religiosi

Siria. notizie (e manipolazioni) sulle diverse stime dei morti. E reportage di religiosi

Marinella Correggia

Sulla triste conta dei morti in Siria il punto continua a essere “chi uccide chi” e “chi dice cosa”.  La narrazione dei media è a senso unico. Ecco come la Reuters (importantissima agenzia stampa, le cui “notizie” sono riprese senza verifiche da moltissimi altri media) manipola le stesse fonti dell’Onu che già attingono da fonti di parte, come l’opposizione, i rifugiati all’estero, i “disertori”.

 

Reuters: metti in bocca all’Onu un frase e farà il giro del mondo

Il 27 marzo, l’inviato Onu per il Medio Oriente Robert Serry riferiva al Consiglio di Sicurezza che secondo “fonti credibili” (mai precisate) novemila persone sarebbero state uccise nelle violenze dall’inizio della crisi. Non indicava i responsabili. (Settimane prima il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon parlava di ottomila vittime. Intanto i Comitati di coordinamento locale, organo dell’opposizione, parlano di undicimila morti e ovviamente li imputano tutti al regime).

Ma ecco come pochi giorni dopo le parole di Serry vengono travisate dalla Reuters, con ripercussioni a catena su moltissimi media: “Le Nazioni Unite dicono che le forze di Assad hanno ucciso oltre novemila persone dall’inizio del conflitto” (http://www.reuters.com/article/2012/04/05/syria-idUSL6E8F5AAH20120405). Dunque , tutti i morti sono imputati all’opera del regime.  Non è quel che affermano gli onusiani, pur di parte.

La stessa agenzia stampa dedica poi una frasetta sibillina(e così fanno anche tutti gli altri media) alla conta dei morti resa nota dal governo siriano: “La Siriaha detto alla comunità internazionale che sono morte in un anno 6.044 persone e fra queste 2.566 fra soldati e poliziotti”. Nulla è detto del contesto di questa comunicazione governativa, e non si specifica a chi il governo attribuisca questi morti. Riferita così, si potrebbe anche intendere che il governo ammette: ok, di questi seimila moti noi abbiamo ucciso i civili, ma gli armati ci hanno ucciso i soldati e i poliziotti).

 

La conta dei morti diffusa dal governo siriano (ovviamente ignorata)

La conta dei morti divulgata dal governo siriano è riferita con precisione solo dalla venezuelana Telesur (poi ripresa da molti media ispanofoni antagonisti alle potenze occidentali) e dalla russa RT. Ecco qua. Il rappresentante permanente del governo siriano presso l’Onu, Bashar Jaafari, il 30 marzo ha mandato al presidente di turno del Consiglio di Sicurezza Mark Lyall Grant con copia a Ban Ki Moon una lettera (qui il link per il testo: http://un-report.blogspot.it/2012/03/syrian-government-armed-groups-killed.htm) nella quale spiega 6.143 persone (non 6.044 come scritto dalla Reuters) sono state uccise nel paese fino al 15 marzo 2012, “a causa degli atti commessi da gruppi terroristi armati”. Ecco il dettaglio: “Civili morti: 3.211. Poliziotti morti: 478. Soldati e forze di sicurezza: 2.088 (fino al 21 marzo). Donne: 204. Bambini uccisi: 156. Persone rapite: 1.560, di cui 931 scomparse. Persone direttamente assassinate: 106”. Dunque, il governo sembra distinguere fra civili uccisi perché presi in mezzo negli scontri e civili direttamente assassinati.  Cosa che la conta dell’opposizione non fa.

Quotidianamente l’agenzia governativa  Sana fornisce il bollettino delle violenze: ad esempio il 4 aprile fra notizie di ordigni disinnescati o sequestrati e riparazioni di oleodotti sabotati riferisce della morte di due minori, Sabbar e Khaled al Sabbar morti – feriti il padre e un fratello – nello scoppio di una bomba piazzata dietro una scuola e di due massacri nella località di Dseir Bablba a Homs, nei quali sarebbero rimasti uccisi diversi civili fra cui quattro donne rapiti in precedenza.

Ora, entrambe le conte dei morti non sono corredate (né lo potrebbero) di indicazioni che le corroborino. Ma è significativo che una conta, quella dell’opposizione, sia presa come verità, l’altra sia ignorata o travisata. Per i “due pesi due misure” applicati dai media, i dati non verificabili forniti dall’opposizione sono sempre considerati veritieri; i dati non verificabili  forniti dal governo sono sempre considerati falsi.

Il sito di Telesur riferisce di un’altra lettera mandata dal governo siriano, stavolta alla Commissaria Onu per i diritti umani Navi Pillay che si comporterebbe ormai come pubblico ministero contro i paesi nel mirino degli occidentali, comela Siria. Il Ministero degli Esteri sostiene che il governo si è impegnato a indagare su tutte le accuse di violazione dei diritti umani, ma chela Commissaria non ha mai fatto parte al governo di nessuna delle denunce che avrebbe ricevuto e non appare certo impegnata per una soluzione pacifica.

Anche il Presidente dell’Assemblea dell’Onu, qatariota, è stato accusato dalla Siria di violazione dei suoi doveri d’ufficio, a servizio degli interessi delle petromonarchie.

 

Lo Spiegel intervista uno sgozzatore

Eppure, che le forze dell’opposizione armata uccidano parecchio è un fatto ormai noto che traspare talvolta dalla stessa stampa mainstream. La corrispondente da Beirut (Libano) dello Spiegel Ulrike Putz (http://www.spiegel.de/politik/ausland/0,1518,823382,00.html) ha incontrato in ospedale nella città libanese di Tripoli un certo Hussein, un 24enne che faceva parte dei “plotoni di esecuzione” di Homs e aveva ucciso sgozzandoli parecchi soldati caduti nelle mani del cosiddetto “esercito siriano libero”.

Hussein, ferito alle spalle nella fase finale dell’offensiva governativa su Baba Amro, Hussein precisa che invece torturare non era compito suo bensì di una “brigata interrogatori”, e rivendica la sua appartenenza alla “brigata Faruk”, una delle unità più “mediatizzata” fra i gruppi armati. Secondo uno dei “superiori”, Abu Rami, la brigata di Hussein avrebbe ucciso almeno duecento “traditori” (sunniti “spioni” o “cittadini di Homs che non stavano con la rivoluzione”), dopo un brevissimo processo.

Del resto, come abbiamo già riferito, anche a un corrispondente della Bbc embedded a Homs, i “rivoluzionari” avevano mostrato via cellulare scene di decapitazioni ai danni di “miliziani del regime”.

Va detto che ogni tanto qualche breccia nell’informazione si vede. La stessa Reuters dà voce alla denuncia di Mussa Ahmed, ex redattore di Al Jazeera a Beirut, secondo il quale la tivà qatariota fabbrica le notizie sulla Siria: “I fatti sono totalmente diversi dai servizi televisivi”.

 

Un rapporto sulla pulizia etnica e sulle violenze dei gruppi armati a Homs e Kusayr

La madre superiora del convento di San Giacomo di Qara, Agnès-Mariam de la Croix, ha diffuso il 31 marzo il rapporto Ultime notizie da Homs e Kusayr (http://www.legrandsoir.info/dernieres-nouvelles-de-homs-et-de-kusayr.html). Già mesi fa il monastero ha divulgato una sua conta delle vittime delle bande armate (http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=15). Scopo dell’ultimo rapporto: “far sì che l’opinione pubblica prema per la protezione della popolazione siriana, perché non si rompa il patto nazionale e si fermino le violenze interconfessionali” perché “i nobili obiettivi dell’opposizione sono stati fagocitati dall’islamismo”. Il monastero è “aperto a ricevere rifugiati e sinistrati”, per esempio i bambini di Baba Amro i cui genitori non sono ancora stati trovati. La madre superiora dà notizie gravi: una pulizia etnica in atto a danno delle minoranze ritenute filogovernative e violenze di cui lei stessa è testimone oculare da mesi.

A Homs il 90% dei cristiani sarebbero fuggiti per rifugiarsi in aree più sicure (anche il monaco italiano padre Paolo Dall’Oglio residente in Siria parla di 150mila cristiani scappati da Homs). I quartieri di Bab Sbah, Warcheh e una parte di Hamidiyeh sono svuotati e gli appartamenti invasi da bande armate che li saccheggiano e li distruggono dando poi la colpa all’esercito. Gli stessi armati avevano preso di mira i quartieri abitati dalle minoranze confessionali, con mortai, razzi e ordigni Lau israeliani. “Non è giusto dire che la popolazione civile è unicamente presa fra i due fuochi. Spesso i quartieri cristiani sono stati proprio il bersaglio di un bombardamento sistematico”.

“Quando l’esercito è entrato nel quartiere Baba Amro, i terroristi hanno radunato tutti gli ostaggi – cristiani e alauiti – in un palazzo a Khalidiyeh che poi hanno dinamitato perpetrando un massacro terribile che hanno attribuito alle forze governative”.

Nei villaggi non va meglio: “la famiglia Al Amoura, ad Al Durdak, è stata sterminata da terroristi wahabiti, 41 membri sgozzati in un giorno. E “14 membri di una famiglia alauita sono stati uccisi ad Hasibiyeh dal cosiddetto Esercito siriano libero che si ritirava da Baba Amro”.

Anche a Kusayr, non lontano da Homs, molti cristiani sono andati via e altri sono in pericolo. L’estesa famiglia cristiana dei Kasouha ha perso molti membri uccisi a sangue freddo. I quartieri cristiani sono stati bombardati da mortai (distrutta anche la chiesa di padre George Louis) e non in scontri con l’esercito ma così, gratuitamente.  Sempre da bande armate “che i media internazionali cercano di presentare come valorosi resistenti mentre hanno applicato la legge della giungla, cercando di fomentare una guerra interconfessionale. Ma non ci sono riusciti: le minoranze non hanno preso le armi e hanno aspettato che arrivasse l’esercito a difenderli”. I cristiani di Kusayr affermano di aver sentito gli islamisti dire che i comitati di coordinamento locale (sempre citati come fonte credibile dai media) hanno già assegnato i beni dei cristiani alle famiglie sunnite.

In queste bande, «ci sono salafiti e wahabiti, le formazioni paramilitari degli islamisti più radicali.

Quanto alle violenze dell’esercito, il rapporto di madre Agnès afferma: «Ringraziamo tutte le istanze che da un anno chiedono all’esercito siriano, anche se spesso accusato a torto e a partire da informazioni false, di farla finita con le violenze sui civili. Ma che dire delle violenze dell’opposizione?».

 

A chi ritiene che l’interesse della «comunità internazionale» in Siria sia davvero umanitario perché la Siriaha poco petrolio, il giornalista investigativo Russ Baker  (http://whowhatwhy.com/2012/04/02/how-war-reporting-in-syria-makes-a-larger-conflict-inevitable/) si incarica di spiegare chela Siria non solo è un alleato essenziale dell’Iran e un ostacolo a chi pianifica un indebolimento dell’influenza regionale di Tehran, ma è anche collocata in un’area cruciale che la rende un luogo ideale per basi militari, tanto più che gli americani si ritirano dall’Iraq ma occorre mantenere nell’area una presenza militare per proteggere gli investimenti.

 

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Redazione ALBA scrive:

Siamo convinti che oggi, più che mai, chi sostiene il governo del Fronte Nazionale Progressista siriano e chi non lo sostiene dovrebbero essere più che mai uniti contro coloro che stanno seminando morte e distruzione, bande di mercenari armati dalle peggiori petro-monarchie assolutistiche e con il beneplacito delle principali potenze militari ed economiche mondiali, appoggiate con un fuoco di copertura mediatico puramente terroristico, le cosiddette armi di distrazione di massa che hanno il compito di precedere quelle di distruzione massiva, come è d’altronde storicamente nello stile del capitalismo imperialista. La storia insegna ma sfortunatamente sembra non avere scolari, per parafrasare un comunista che ha pagato sulla propria pelle le sue posizioni e la sua coerenza. Cose che la ormai putrida sinistra borghese in Europa fa finta di non vedere, anzi, come sempre è in prima linea quando si tratta di massacrare popoli sovrani. Fortunatamente i Partiti Comunisti del mondo condannano senza appello, denunciano le menzogne di guerra e avanzano le proprie proposte, come fanno i comunisti siriani nel documento ‘Proposte di riconciliazione del Partito comunista siriano’. Cara Marinella non ti ringrazieremo mai abbastanza per il tuo lavoro serio, impegnato e disinteressato.

Ciro Brescia scrive:

L’Esercito Siriano Libero? Un’altra bella invenzione dell’imperialismo! Bande di mercenari e paramilitari, fanatici e tagliagole islamici al soldo della destabilizzazione che di libero non hanno assolutamente nulla. Criminali che come tali vanno trattati, asserviti ai genocidi interessi USA, UE e dei sionisti, se vogliamo parlare di repressione e terrorismo, bhé, sono questi ultimi i primi responsabili da sanzionare. Sostenere questi governi e le loro misure, sul piano interno come nelle loro aggressioni internazionali, militari ed economiche significa rendersi complici di questa feccia.

1836595@aruba.it scrive:

Per de Angelis (e poi la chiudo qui)
Certo che hai risposto chiaramente. È la stessa logica che ha portato alla “guerra umanitaria” contro Iugoslavia, alla “guerra umanitaria” contro l’Afganistan, alla “guerra umanitaria” contro l’Iraq, alla “guerra umanitaria” contro la Libia… E che sono servite a liberarne le popolazioni dai feroci dittatori che le dominavano. Che altro c’è da dire?

Enrico De Angelis scrive:

Cara Aruba, ti rispondo subito (poi chiudo qui prometto):
1) Il consiglio nazionale siriano è stato riconosciuto molto tardi e con riluttanza (contrariamente a quanto successo in Libia, a testimonianza delle profonde differenze tra i due casi). Anche io sono diffidente nei suoi confronti, ma nella situazione complicatissima all’interno del paese, dove è impossibile costruire un’opposizione forte e unita e che possa rappresentare i siriani, meglio che niente. L’espressione “unico rappresentante del popolo siriano” è un errore, quindi la mia risposta sarebbe no, ma è sicuramente un attore con cui si deve parlare. Se il regime fermasse bombardamenti, incarcerazioni e uccisioni sarà possibile finalmente costruire una opposizione all’interno che sia una migliore espressione del popolo siriano (dico migliore perché vera è una parola grossa, per quella si dovrebbero attendere le elezioni e vedere come si svolgono).
2) La chiusura dell’ambasciata a Damasco. Si sono completamente d’accordo. Dovrebbero farlo in altri casi, come con Israele, ma in Siria dove i morti sono arrivati a centinaia a settimana mi sembra il minimo. Se interromperanno i massacri e ritireranno l’esercito, si negozierà e si riapriranno le ambasciate. è un mezzo di pressione come un altro, niente di più.
3) La questione dell’esercito libero siriano è molto complicata. Per ora l’appoggio sarebbe (perché ancora non avvenuto) limitato, come dicevi tu, a supporti logistici per migliorare gli spostamenti e conoscere meglio quelli dell’esercito siriano (oltre che a beni di prima necessità e aiuti umanitari). Io sono contro la militarizzazione della rivolta, ma ritengo che se i gruppi armati aderissero a una strategia unicamente difensiva, per proteggere le manifestazioni, come facevano in un primo tempo, sarei d’accordo col supporto. La difficoltà di questa scelta però sta nel fatto che non esiste un comando unico dell’esercito siriano libero: sono innumerevoli piccoli gruppi che si muovono disconessi gli uni dagli altri. Alcuni sostengono una strategia unicamente difensiva, altri anche offensiva. Comunque fin quando il supporto non è in armi ma è solo logistico il problema è meno grave di quanto potrebbe essere altrimenti. Non dimenticare, in ogni caso, che dall’altra parte Iran e Russia continuano a inviare armi (oltre al supporto logistico) all’esercito di Bashar al-Assad (la Russia lo ha detto pubblicamente, l’Iran figuriamoci). La militarizzazione della rivolta sarebbe un errore, ma questo piccolo particolare non va dimenticato. La risposta quindi è si sarei per il supporto logistico, fin quando dovesse avvenire entro certi limiti e a certe condizioni (questo lo vedremo tra poco, dopo il 10 aprile).
Unione Europea e sanzioni: si sono d’accordo. purché colpiscano soprattutto membri del regime e non la gente. bisognerebbe quindi vedere di quali nuove sanzioni si tratti. Per ora sono ridicole e poco efficaci. La situazione economica in Siria è tragica perché il regime sta spendendo tutto per la repressione, non certo per le sanzioni imposte fino a oggi. Fino a ora la rivolta ha coinvolto più che altro classi subalterne medio-basse, è la ricca borghesia di Damasco e Aleppo che ancora non si sono mosse, perché hanno di più da rischiare. Se queste sanzioni serviranno a smuovere anche loro, e a convincerli definitivamente, allora è un mezzo da prendere in considerazione.
Spero di aver risposto chiaramente alle tue domande.

1836595@aruba.it scrive:

Credo che tutti coloro che dall’Italia appoggiano la “rivolta” in Siria, sognandola come un’altra “primavera araba”, dovrebbero, come persone che vivono in Italia, rispondere ad alcune domande:
Il governo Italiano ha riconosciuto il Consiglio Nazionale Siriano come “unico rappresentante del popolo siriano”. Siete d’accordo o no?
Il governo italiano con la chiusura della ambasciata a Damasco ha rotto le relazioni diplomatiche con la Siria. Siete d’accordo o no?
Il ministro degli esteri italiano ha quessta settimana dichiarato che appoggerà, anche con “supporti logistici” l’Esercito di Liberazione Siriano. Siete d’accordo o no?
La Comunità Europea ha dichiarato che inasprirà le sanzioni alla Siria. Siete d’accordo o no.

Enrico De Angelis scrive:

Caro/a @aruba.it. L’intervista l’avevo già letta diverso tempo fa. Come ho detto, la situazione in Siria purtroppo è degenerata e gli atti di violenza vengono commessi anche da gruppi dell’opposizione. Ma non bisogna mai dimenticare che ciò che ha permesso a dei gruppi salafiti di entrare nel paese, o che ha convinto gente normale a imbracciare le armi e a eseguire vendette, è stata la repressione brutale del regime per molti mesi dall’inizio della rivolta. Lei ha letto l’intervista: è un oppositore, la sua condanna del regime è netta, lui stesso afferma che la rivolta all’inizio era pacifica e autentica. Quindi usare alcune delle cose che dice anche se lui stesso dice di essere contro il regime è un po’ scorretto o comunque dovrebbe far pensare. Nonostante le infiltrazioni e le ambiguità che in quella regione inevitabilmente emergono, la maggior parte della rivolta resta autentica. Si possono criticare tante cose dell’opposizione e delle proteste, di come potenze esterne cercano di sfruttare la cosa. Ma queste critiche non devono diventare strumentali per capovolgere la realtà: un regime autoritario che ha represso brutalmente un tentativo di rivoluzione e che ha preferito gettare il paese nel caos piuttosto che fare un passo indietro. Questo, ripeto, per chiunque studi da vicino e da tempo la Siria, abbia accesso a un numero sufficiente di fonti (da entrambe le parti) e abbia anche visitato il paese nell’arco di quest’anno (e degli anni scorsi) è evidente. Poi mi rendo conto che non posso convincervi con un post su un blog. Volevo solo esprimere la mia condanna per la copertura che Marinella Correggia fa da tempo sulla questione che, ripeto, finisce per distorcere la realtà sul terreno. Ed è a Marinella Correggia che volevo rivolgermi prima di tutto, sperando che lei capisca quanto sia irresponsabile quello che sta facendo. Criticare la rivolta è necessario, costruttivamente, cercando per esempio di evitare la possibilità di un intervento armato straniero. Questo dovremmo fare. Ma la nostra solidarietà verso i rivoltosi dovrebbe essere chiara. Se aveste molti amici siriani da tempo molti di loro sarebbero in prigione, probabilmente qualcuno sarebbe morto, e capireste quello che intendo. La mia solidarietà non nasce da ragioni ideologiche, nasce da ragioni personali: quando la rivolta è scoppiata ho semplicemente visto che la maggior parte delle persone che conoscevo era dalla sua parte, e molti di loro sono stati per questo imprigionati e torturati (molti sono ancora in prigione). Alcuni sono morti. Alcuni dei miei amici sono attivisti comunisti, anti-americani da tempo, atei, eppure continuano ad appoggiarla. I pro-regime che conosco invece non hanno subito alcun danno, continuano a fare la propria vita normale, con molti sono ancora in contatto, perfino alcuni di loro sono pro-rivoluzione. Solo, sono spaventati per una guerra civile. Insomma capite che la realtà è ben diversa da quella che trapela da un articolo come quello più sopra…

1836595@aruba.it scrive:

Al sig, Enrico De Angelis che accusa il sito di “articoli deliranti” e che accomuna i tagliagole dell’Esercito Siriano di Liberazione ai nostri Partigiani, consiglierei di leggere la bellissima intervista fatta ad un attivista scappato dalla Siria per capire come e perchè l’Occidente abbia operato per fare abortire la “primavera” siriana
http://karim-metref.over-blog.org/article-intervista-a-un-attivista-scappato-dall-inferno-siriano-102399062.html

Patrizio scrive:

Senza più giudizio. Il giudizio è qualcosa che non è di casa in molti luoghi. Incapaci di vendere tutto quello che si ha, tutto quello che si sa, e credere ai propri occhi, ed essere protagonisti della vita. Si ricorre agli esperti in tempi di illusione e di menzogna, mentre occorrerebbe seguire il proprio cuore. Riappropriarsi della propria vita, della propria umanità.
Sappiamo chi sta condannando un paese intero.

Questo egoismo, per questa cecità che giustificazione può trovare, con che giustificazione si rivestirà?

Padre Dell’Oglio, Madre Agnese della Croce, i Patriarchi cattolici e ortodossi, Human Rights, lo hanno detto ma i media lo ignorano , si sa ormai tutto su quello che accade in Siria ma si continua a fare un gioco delle parti non più credibile. Perché?

Ed ancora: chi è chiede nella Lega Araba più democrazia in Siria? Arabia Saudita, Qatar… ma ci rendiamo conto del livello di democrazia che vige in questi paesi?

La ragione è che non c’è giudizio. Chi pilota queste cose si confida che la gente comunque è troppo disattenta e impaurita per occuparsi d’altro.

Qui non stiamo costruendo la pace, perciò non la portiamo da nessuna parte.
Occorrerebbe chiedersi perché non riusciamo più a portare la pace, le nazioni, gli organismi internazionali, più nessun contraddittorio dei media, tutto allineato, unanime.

Il nemico in Siria è esterno e si sta facendo perdere un’occasione per un vero processo democratico. Stanno aiutando l’opposizione armata e non i moderati. Chi è così bravo a fare le tavole rotonde sulle dimissioni di Bossi, gli intellettuali, i politologi di professione , nessuno si è chiesto perché l’opposizione siriana non ha più richieste da fare che non sono state accettate , nessuno si chiede perché questa opposizione armata mercenaria, (di cui noi intervistiamo i terroristi, gli sgozzatori), ha voluto anche cambiare la bandiera della Siria.

Grazie Marinella! E buona Pasqua!

Ivana Ferrari scrive:

grazie Marinella Correggia per tutte queste informazioni..

Enrico De Angelis scrive:

Un altro articolo delirante. Non solo come al solito lei dimostra una completa ignoranza di quello che succede in Siria e della sua storia. Ignoranza perché la posizione della Siria nello scacchiere internazionale è sempre stata assolutamente ambigua ed è evidente che la comunità internazionale non ha alcun interesse a intervenire militarmente. Ignoranza perché se lei conoscesse bene la Siria e i siriani, se ci fosse stata per lunghi periodi (e parlasse l’arabo, che immagino non parli), e fosse in contatto con chi la rivolta la sta portando avanti, saprebbe che è una rivolta autentica, tra l’altro appoggiata dai palestinesi, dagli egiziani e da tutti gli altri popoli che hanno portato avanti le rivolte recenti nella regione.
Ma quello che più lascia sconcertati è la sconsiderata leggerezza con cui affronta certi argomenti. Mi limito a due osservazioni relativi a questo post (volendo discutere altri articoli ci vorrebbero diversi libri e lezioni universitarie, ma immagino che comunque non servirebbe).
Primo: lei afferma di dover prendere in considerazione sullo stesso piano entrambe le fonti, SANA e al-Jazeera, o The Guardian, o tanti altri media occidentali, anche di sinistra, sullo stesso piano. Ma come fa a dire una cosa del genere??? Da una parte c’è un regime che ha vietato l’ingresso ai giornalisti (molto strano) e usa da sempre i media come armi di propaganda che non hanno neanche un minimo di credibilità, dall’altro attivisti che rischiano la vita pur di dare certe informazioni. è vero che ci sono esagerazioni, ma mettere in dubbio quello che sta accadendo sulla base di queste esagerazioni equivale alla propaganda israeliana che mostra immagini di mercati affollati a Gaza per dimostrare che lì si vive benissimo. I morti potranno essere 7000 invece che 10000, non vedo la differenza. è chiaro che c’è una repressione in corso con metodi violenti e questo chiunque studi attentamente la questione e la segua da tempo (non è il suo caso naturalmente) è semplicemente evidente.
Secondo, lei continua a dire che è una guerra civile e che l’opposizione è armata. è vero, lo è diventata. Lo è diventata a causa di una repressione brutale, con centinaia, poi migliaia di uccisioni, incarcerazioni, torture. Se lei avesse avuto amici siriani prima della rivoluzione, lo saprebbe. Avrebbe parlato con loro, gente anti-americana il giorno prima, e le avrebbero detto come stavano le cose. Ma lei ovviamente queste conoscenza non le ha e può continuare a scrivere assurdità. A maggio ero ancora stupito come la maggior parte della rivolta fosse rimasta ancora pacifica, figuriamoci oggi. Ma sostenere che siano due fazioni che lottino con la stessa forza e commettendo lo stesso livello di nefandezze è un’affermazione non solo falsa, ma eticamente ingiustificabile. è come incolpare i partigiani durante la guerra contro i nazisti di essere dalla parte del torto. E sappiamo che anche i partigiani hanno compiuto azioni discutibili. La degenerazione della situazione c’è, e se ne deve discutere, ma non in modo superficiale e ignorante come fa lei. Altrimenti vada in Siria, come hanno fatto alcuni giornalisti (ma non come minders del governo siriano). Forse capirà qualcosa. Per chi ha passato molto tempo in Siria, l’ha studiata, conosce bene la situazione, leggere articoli come questo è una vera tortura. Non troverà un solo accademico o persona informata realmente dei fatti che non la pensi come me. Neanche uno. Il suo è un completo ribaltamento della verità. Fortunatamente molti, anche di estrema sinistra (e anche io lo sono, tra parentesi) lo sanno e l’hanno capito. I suoi articoli servono solo a gente pro-regime che si augura la sconfitta della rivolta, a qualunque prezzo. Veramente imperdonabile. Oggi leggevo un bellissimo articolo di un anarchico palestinese in favore della rivolta in Siria, si vada a leggere queste fonti, che ne sanno più di lei, per capire che falsità madornali lei continua a scrivere. Ecco il link: http://www.dimakhatib.com/2012/04/syrian-uprising-through-palestinian.html