LA HOMS DI CUI NON SI PARLA

homsbombardamentiuChe Homs sia la città siriana che ha fatto più parlare di sé in questi ultimi tre anni è fuori dubbio, ma oltre ai quartieri che hanno subito per mesi l'assedio delle bande takfiriste e si sono visti prima svuotati degli abitanti e poi distrutti o semi-distrutti dai combattimenti, ce ne sono altri che in questi anni hanno sofferto e subito più silenziosamente.

I quartieri adiacenti di al-Zahra e al-Arman a Homs si trovano a est della Città Vecchia e sono tradizionalmente abitati per la maggior parte dalle minoranze alawite e cristiane.

Si tratta di zone residenziali filogovernative, finora mai occupate direttamente dalle bande estremiste che combattono contro l'esercito arabo siriano, ma più volte circondate e che negli ultimi tre anni si sono ritrovate a veder incrementato il numero degli abitanti, ospitando siriani in cerca di rifugio in fuga da quartieri e villaggi vicini.

Sebbene da tempo i takfiristi minaccino gli abitanti di queste aree, nelle ultime settimane gli attacchi sembrano essersi fatti più intensi e frequenti.

Solo dalla metà di aprile si ricordano: colpi di mortaio lanciati contro la moschea di al-Arman – il 15 aprile – che hanno ucciso una donna e il figlio che stavano passando dalla via; il giorno successivo un razzo che è piobato su al-Zahra colpendo un'auto con all'interno padre e figlio. Il primo grevemente ferito e amputato agli arti inferiori, il secondo morto arso vivo all'interno della vettura. Una vera e propria pioggia di razzi si è abbattuata sulla zona tra il 18 e il 19 aprile con vittime e feriti. Il 22 aprile un razzo ha colpito una scuola ad al-Zahra uccidendo il giovane studente Issa Ali Khaddour. Il 27 nuovamente una pioggia di mortai è caduta su entrambi i quartieri con diverse vittime e feriti, oltre ai notevoli danni materiali. Ma è sicuramente il 29 aprile la giornata peggiore per gli abitanti di al-Zahra, anzi per tutta Homs. Due autobombe sono esplose a breve distanza l'una dall'altra provocando una vera strage: il bilancio finale sembra essere di 140 vittime e oltre un centinaio di feriti. Un doppio attacco, immediatamente rivendicato dal gruppo alqaedista di Jabhat al-Nusra, che ricorda molto gli attentati in Iraq: una prima vettura esplode nel mezzo della rotonda Abbassiye nel cuore di un quartiere residenziale altamente frequentato. La gente accorre per soccorrere come può i feriti, spegnere gli incendi, arginare i danni e subito esplode una seconda auto a poca distanza dalla prima, incrementando notevolmente il numero degli innocenti colpiti.

La prima automobile era guidata da un afgano suicida, in base ai rinvenimenti del corpo carbonizzato. La maggior parte delle vittime non aveva ancora 15 anni. Molti corpi erano talmente sfigurati e smembrati che risultava impossibile effettuare un riconoscimento. “I cadaveri giacevano … ovunque … l'odore del sangue era pregnante”, racconta un testimone di quello che è stato definito uno dei peggiori attentati che ha colpito la Siria.

Ma già dal giorno successivo, gli abitainti si sono affrettati a ripulire la scena delle tracce di sangue e fuoco dell'attacco: "Questo è un messaggio ai terroristi: siamo persone pacifiche, che hanno rifiutato la discordia fin dall'inizio. Abbiamo sostenuto il presidente perché non vogliamo che il Paese raggiunga questo livello di terrorismo, perché è l'obiettivo sionista e americano", ha detto un residente.

Eppure, andando più indietro nel tempo, si può notare che la vita degli abitanti di al-Zahra e al-Arman era già stata più volte guastata dalle bande takfiriste con colpi di mortaio, autobombe e, prima ancora, rapimenti e uccisioni mirati, torture, massacri, rendendo gli abitanti costantemente divisi tra desiderio di quotidianità e timore di attacchi terroristici  improvvisi.

Era il luglio 2011 (2011, quando qui da noi tutti i media ripetevano ancora la storia delle manifestazioni pacifiche di massa per la “libertà e democrazia” appoggiate dalla popolazione!) quando tre giovani alawiti, attivisti filogovernativi, furono trovati con i corpi fatti a brandelli e le mani ancora legate dietro la schiena sul ciglio di una strada della zona risvegliando la rabbia della popolazione.

Nell'agosto di quello stesso anno, in concomitanza con il mese di Ramadan, gli “squadroni della morte” connessi alle frange radicali estremiste rapivano continuamente giovani e adulti da questi quartieri e in settembre, poco prima della festa dell'Eid, in un clima di grande tensione, le forze dell'ordine erano riuscite a liberare 60 ostaggi, destinati a venir sacrificati al posto degli agnelli secondo l'ordine di qualche religioso squilibrato. Era la mattina del 5 settembre 2011 quando un pulmino adibito al trasporto di ingegneri dell'azienda petrolifera di Homs dalle loro abitazioni ad al-Zahra e al-Arman al luogo di lavoro in periferia della città veniva attaccato, ucidendo 4 persone e ferendone 6.

Alla fine di quell'anno, il 5 dicembre, ben 40 corpi sono stati fatti trovare sulla piazza nella zona di al-Zahra, massacrati in un'esecuzione di gruppo.

E quando in aprile, dopo la liberazione del quartiere di Bab 'Amr sono stati ritrovati quasi 200 corpi senza vita e appartenenti a ostaggi e liberati più di un centinaio, si trattava per lo più di alawiti rapiti da queste aree.

Una situazione talmente tesa che già nel 2012 si parlava della città siriana come di un “laboratorio di guerriglia urbana” per i gruppi radicali, che spingono al limite la provocazione, per innescare una repressione, rendendo Homs quotidianamente teatro a cielo aperto di rapimenti, omicidi, massacri, violenze raccapriccianti, torture e terribili mutilazioni concentrate soprattutto nelle zone filogovernative abitate proprio dalle minoranze.

commerciantreUna strategia della tensione alla quale gli abitanti hanno sempre risposto coraggiosamente senza fuggire o rassegnarsi al peggio. Come quel giovane negoziante che, dopo gli ultimi attacchi terroristici, ha deciso di applicare un cartello scritto a mano sulla vetrina del suo negozio: “Per favore, non fate esplosioni vicino al mio negozio, perché metà della merce è a credito. Grazie”. Saranno questa forza di volontà e questo spirito a vincere l'oscurantismo terrorista.

Pierangela Zanzottera

Potrebbero interessarti anche...