Foto dalla Siria. Anche “Caesar” per far fallire “Ginevra 2”

cnn6Di medici forensi  abbindolati dai Signori della Guerra sono pieni gli annali. Forse, il caso più famoso è il massacro di “inermi civili”, a Racak, in Jugoslavia nel 1999, attestato in prima battuta da autorevoli medici forensi chiamati dall’ONU; poi, un team di medici meno allocchi attestò inequivocabilmente che, le anonime persone uccise (a bruciapelo) potevano pure essere dei “civili” (anche se la loro comune robusta corporatura lasciava spazio ad altre ipotesi) ma di certo non potevano dirsi “inermi” considerato che l’esame con il guanto di paraffina (assurdamente non effettuato dal primo team di medici) rivelava tracce di polvere da sparo sulle loro mani.

Ma, allora, almeno c’erano indagini sul campo, appassionanti dibattiti su controverse “prove” o su circostanze che potevano dimostrare una cosa o un’altra… Niente di tutto questo nel, davvero sbalorditivo, “Rapporto sulla credibilità di alcuni elementi di prova relativi a tortura ed esecuzione di persone incarcerate dal regime siriano” firmato, oltre che da tre “giuristi” (capitanati dall’ineffabile Sir Geoffrey Nice, ex Procuratore Capo del Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia) da due, finora autorevoli, medici forensi inglesi: Stuart Hamilton e Susan Black. Uno strampalato Rapporto, già preso come oro colato (oltre che da organizzazioni ex umanitarie)  dai media, e che – al pari dell’appello di Avaaz per “salvare i neonati torturati da Assad” – viene usato oggi per sabotare “Ginevra 2”: la conferenza internazionale che, si spera, serva a far finire l’aggressione alla Siria. Un “classico” considerata una analoga bufala che fu portata avanti per sabotare, nel luglio 2012, “Ginevra 1”.

Ma inoltriamoci nella analisi del Rapporto che – come assicura “Caesar” – documenta le torture e le uccisioni di oppositori siriani effettuate dagli sgherri di Assad. E chi è “Caesar”? <<Caesar (pagg, 4-5 del Rapporto) è un disertore dalla Siria. Prima della sua defezione, era in servizio presso la Polizia militare come fotografo. In tale ruolo (,,,) con lo scoppio della guerra civile, al pari dei suoi colleghi, doveva fotografare i cadaveri dei prigionieri, portati dai loro luoghi di detenzione in un ospedale militare. (…) Nel corso del suo lavoro ha nascosto decine di migliaia di immagini di cadaveri fotografati dai suoi colleghi e da se stesso. Altre immagini simili sono state contrabbandate da altre persone. In tutto, circa 55.000 immagini; (mediamente) quattro o cinque fotografie scattate di ciascun corpo per circa 11.000 detenuti uccisi.>>

Un vero album degli orrori, quindi; anche se i membri della Commissione (che ci assicurano aver visionato ben 5.500 foto) alla fine accludono nel loro Rapporto solo dieci foto (“le più rappresentative”). Sulle quali ci si soffermerà.

Intanto una domanda. Perché mai la Polizia militare di Assad avrebbe dovuto trasportare in un ospedale militare i prigionieri, ammazzarli, fotografarli e realizzare così questa macabra collezione? <<La ragione per fotografare persone giustiziate (pagg. 6-7) era duplice: in primo luogo per permettere un certificato di morte da prodursi senza che le famiglie necessitassero di vedere il corpo, evitando così alle autorità di dover dare un resoconto veritiero della loro morte; in secondo luogo per documentare che gli ordini da eseguire erano stati effettuati.>> Ma per quale assurdo motivo le autorità avrebbero dovuto esibire un certificato di morte (“per problemi cardiaci e attacchi respiratori”, pag. 13) alle famiglie degli 11.000 oppositori che sarebbero scomparsi nelle carceri siriane? Per spingerle ad avere indietro il corpo del loro caro e constatare così i segni delle torture? E poi, quale regime conserverebbe una documentazione così dettagliata sui propri crimini? Da sempre, dai lager nazisti a Pinochet, gli oppositori scompaiono e basta. Desaparecidos, appunto. Altro che certificato di morte alle famiglie o immensi archivi fotografici a disposizione di qualche sadico satrapo di regime o di qualche inaffidabile dipendente della Polizia militare.

 Ma, visto che nessuna delle dieci foto specifica chi sia la vittima, (ma su questo ci ritorniamo) vuole almeno dire il Rapporto chi sia veramente questo “Caesar”? No. Non lo si può rivelare “per motivi di sicurezza”, nonostante “Caesar”, da tempo, (pag. 12) “viva fuori dalla Siria insieme alla sua famiglia”. E meno male che il Rapporto, invece, rivela che per 13 anni “Caesar” ha lavorato come fotografo nella Polizia militare siriana. Certo, con tanti suoi colleghi impegnati a fotografare decine di migliaia di cadaveri martoriati, forse può ancora sperare di mimetizzarsi.

Altre cose ci sarebbero da aggiungere sulla buona fede di “Caesar” attestata in un baleno – l’ultimo suo esame da parte degli esperti della Commissione di indagine risale (pag. 6) al 18 gennaio; il file “version to print” del Rapporto postato sul sito della CNN riporta la stessa data: 18 gennaio -; o su quella del suo (anonimo) parente (pag. 15), garante dell’identità di “Caesar”, che, “stando fuori dalla Siria e militando nell’Opposizione siriana”, avrebbe ricevuto da lui (che, allora, stava in Siria, custode di una documentazione così sconvolgente e, per di più, parente di un oppositore) “decine di migliaia di immagini”. Forse qualche altro sistema per accertare chi fosse e che mestiere facesse davvero “Caesar” poteva essere tentato: ad esempio, interrogare alcuni tra i numerosi poliziotti (anche della Polizia militare) che disertando, sono scappati fuori dalla Siria. Ma con questa ricerca finanziata dal Quatar  e con l’acume investigativo degli esperti della Commissione (che si fidano di due documenti di identità ad essi mostrati da “Caesar” – vedi pag. 12), era chiedere troppo.

Ma occupiamoci delle foto. Essendo state scattate dal “regime di Assad” per realizzare il macabro data-base dei prigionieri uccisi, è ovvio che nella “cinquina” di foto che documentava la tortura e la morte di ogni vittima avrebbe dovuto essercene almeno una raffigurante la faccia del malcapitato. In realtà, se si analizzano le foto inserite nel Rapporto, si evidenzia che non solo nessuna tra queste permette una identificazione del condannato ma che, addirittura, nelle foto più pregnanti per dimostrare l’avvenuta tortura IL VISO È CELATO DA RETTANGOLI NERI. Perché? Il Rapporto ha la sfacciataggine di asserire (nota a pag. 19) che <<Per motivi di sicurezza e privacy facce o altre caratteristiche potenzialmente identificativi nelle foto sono state rimosse.>> Motivi di sicurezza e di privacy? Per persone la cui identificazione avrebbe significato, un inequivocabile atto di accusa per i carnefici? Per delle famiglie che certamente avrebbero diritto di conoscere la sorte toccata ai loro cari? Per i condannati stessi, che in questa rivelazione avrebbero potuto esternare la loro ultima testimonianza? Niente. “Motivi di sicurezza e di privacy”. E così nulla si può dire sull’’identità delle persone martoriate e uccise.

Ma gli innumerevoli rettangoli neri che celano, oltre ai visi, alcuni dettagli delle foto non sono l’unica bizzarria del Rapporto. Soffermiamoci, ad esempio, sulla foto 4. Mostra i segni di uno strangolamento effettuato, presumibilmente, con la striscia di plastica raffigurata nella foto 5. Ma chi ha messo sul corpo quella striscia? E perché? Di certo non può essersela dimenticata la “Polizia militare” che lo avrebbe torturato in prigione (altrimenti, risulterebbe anche nella foto 4). E allora? È arbitrario parlare di una messa in scena? E le foto 6, 7, 8? Mostrano delle garze; la 6 sul polso, addirittura, si direbbe i resti di una fasciatura al braccio (vedi anche foto 7). In Siria medicano i torturati prima di ammazzarli? E perché? E poi la foto 3. Mostra, in alto a sinistra, l’unghia di un dito di qualcuno che si direbbe tenga il cadavere in bella mostra per essere meglio fotografato. E questo per una delle tante “foto di archivio”?

Il Rapporto pretende di cancellare ogni dubbio sulle foto dichiarando di essersi servito della consulenza di tale Stephen Cole, esperto forense in trattamento di immagini e Direttore dell’ Acume Forensics Institute. Ma la questione non è se le foto siano state manipolate, ma cosa esse rappresentano. Chi sono i torturati? E torturati da chi? Il Rapporto non ha dubbi annunciando già nel suo titolo la responsabilità del regime siriano. Ancora più spavaldo David Crane, uno degli autori del Rapporto <<Le prove raccolte sono decisive. Questa è una pistola fumante. Qualsiasi procuratore vorrebbe avere questo tipo di prove. Questa è la prova diretta della macchina omicida del regime di Assad.>>

E perché del “regime di Assad”? E se i cadaveri fotografati fossero, invece, persone cadute in mano ai “ribelli siriani”? Intendiamoci in Siria le detenzioni arbitrarie, al pari delle torture, complice la ferocia della guerra, sono, certamente praticate da entrambe le parti in lotta. Ma quali prove ci sono che le foto mostrano prigionieri del regime di Assad? La parola di “Caesar”? Tutto qui? Allora, si dia a Cesare quello che è di Cesare. Tanto, paga l’Emiro del Quatar.

Francesco Santoianni

 

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valeria scrive:

La foto a cui mi riferisco nelle mie osservazioni la trovate qui:

http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2014/01/in-francese2.jpg

valeria scrive:

Mi scuso in anticipo per le mie imprecisoni, a me non rimane molto tempo per la dovuta correzione del testo purtroppo.

Vorrei che daste un'occhiata a questa foto per favore:

Fa parte dello stesso dossier finanziato dal Katar e in cuo pare sia coinvolto anche Erdogan ( leggi articolo da link a fondo commento ).

 

Innanzitutto grazie dell'articolo, per fortuna esiste ancora qualcuno che preferisce pensare con la  propria testa. Vorrei aggiungere alcune osservazioni alla foto qui esposta, perchè il  corpo del ragazzo ha alcune caratteristiche che mi colpiscono:

1) Le sue gambe sono malformate. A mio modesto parere è una malformazione che risale alla nascita, se non antecedente. Sospetto che questo ragazzo non abbia mai  potuto camminare in vita sua per quanto sono curve le sue gambe. Dubito abbia mai trovato una stabilità in posizone eretta. Non credo di sbagliare di molto e per questo mi chiedo come può aver combattuto, corso, camminato, anche solo essersi alzato questo ragazzo?

 

2) Tutto il corpo è completamente  senza muscolatura. Mi sbaglierò, forse, ma non credo abbia mai potuto muoversi perchè ad esempio i polsi oltre che magrissimi non hanno alcun segno di ribellione a una legatura. E' possibile secondo voi che durante la prigionia non abbia mosso le braccia per tentare di slegarsi o di ripararsi da chi  l'ha torturato o abbia anche solo riportato segni di decubito della contenzione ai polsi ? Io purtroppo  temo che non si tratti di un combattente, temo che si tratti di un ragazzo tetraplegico e che per questo non ci sia stato bisogno di legarlo ai polsi.

4) Lo penso anche perchè sul petto ha  quei brutti ematomi che gli ricoprono il tronco in precise striscie parallele. Io credo che sia stato mantenuto su un piano orizzontale legandolo con una cintura o una corda da cui il ragazzo ha tentato di liberarsi urtandovi addosso il tronco ripetutamente forse spingendosi con la  testa. Immagino questo perchè gli ematomi sono tutti uguali e paralleli e per questo non possono corrispondere a delle frustate. Sembrano piuttosto appunto il frutto di un movimento stereotipato da stato di agitazione o da lucidi ma vani tentativi di liberarsi dalla cintura. Oppure una lucida espressione di protesta e di rifuto di fronte a una situazione tragica a cui ha assistito inerme. Sono lesioni notevoli tali che dovrebbero perdere sangue, sangue di cui invece non c'è traccia, come se il corpo  fosse stato lavato.Lavato per nascondere che cosa?

5) Inoltre altre caratteristiche ancora indicano un'emorragia interna. Infatti il colore dei tessuti imbibiti di sangue dall'interno dicono chiramente questo, a mio modesto avviso. Li si vede: ha avuto un' emorragia interna, probabilmente dovuta alla lacerazione di un organo vitale che contiene molto sangue come potrebbe essere il cuore.  Durante la lacerazione  mi viene da pensare che ci fosse stato qualcuno accanto a lui perchè il ragazzo è stato slegato e  girato sul fianco dx, forse addirittura gli sono state alzate le  gambe. Mi spiego meglio: penso questo perchè il sangue dell'emorragia interna ha riempito solo il tronco nella parte alta e sopratutto nella parte dx.  La chiazza chiara che riporta sulla spalla destra non ha permesso il passaggio del sangue nei tessuti nel punto in cui il ragazzo vi era appoggiato. Ipotizzo che  sia  stato lacerato il cuore ( con uno sparo o con un arma da taglio ) anche perchè ditemi voi cosa  potrebbe mai nascondere quella fascietta nera proprio in quel punto.  Penso perciò che chi l'ha colpito l'abbia subito dopo slegato e girato sul fianco alzandogli anche le gambe perchè immagino che l'emorragia   si sarebbe distribuita in altra maniera nelle diverse parti del corpo.  Forse il pigiama è stato abbassato perchè non si baganasse nè di sangue nè dell'acqua con cui è stato lavato il corpo.

6) Forse il viso è stato coperto perchè di colore troppo blù dovuto alla fine corsa dell'emorragia e della posizione fatta assumere subito dopo. Forse è per nascondere il colore del viso che è stato nascosto?

7) I ragazzi fotografati in questa foto non hanno dei pantaloni, hanno dei pigiami con una fascia elastica.

 

Io sospetto che i ragazzi ripresi in questa foto abbiano non mai combattuto e forse nemmeno corso o camminato. Io credo che i ragazzi di questa foto siano state persone con disabilità motorie. Il tono muscolare completamente assente, la ripetizione degli ematomi tutti uguali probabilmente dovuti a una legatura al petto,  l'assenza di segni di colluttazione, l' assenza di segni sui polsi di un'instintiva ribellione fisica per proteggersi o a movimenti di sfoghi di rabbia,  le gambe malformate, i pigiami … l'emorragia interna probabilmente occultata dalle fascie nere sulla foto su parti del corpo precise mi fanno pensare che ci sia qualcosa di molto strano e ulteriormente inquietante dietro a quel dossier.Spero di sbagliarmi, e non mi sento di commentare  tanta crudeltà perpetrata probabilmente su persone inermi.

 

Inoltre come può essere che queste foto facenti parte di un dossier finanziato dal Katar contro il regime siriano sia diventato così famoso e invece il dossier presentato, analogamente all'ONU  da parte dell'Associazione di Turchi per la Pace e un da un gruppo di avvocati, dossier che testimonia  crimini di guerra contro popolo siriano, non abbia nessun seguito? Eccovi questo importante  quanto sconosciuto dossier da divulgare:

http://www.barisdernegi.org/files/War%20Crimes%20Committed%20Against%20the%20People%20of%20Syria.pdf

War crimes commited aganist the people of Syria, Report of Peace Association of Turkey and Lawyers of Justice – December  2013

Il link qui sopra da accesso al dossier che vi prego di divulgare il più possibibile.

Nel  link sotto invece troverete ulteriori informazioni sul famoso dossier finanziato dal Katar, in cui pare sia coinvolto anche Erdogan: http://mediawerkgroepsyrie.wordpress.com/2014/01/27/erdogan-klant-van-het-advocatenkantoor-dat-martelfotos-syrie-onthulde/

Da divulgare per favore. Grazie.

 

vale

Grazie della segnalazione. Anche percchè  fa veramente piacere scoprire letttori così attenti.

PS. Nel testo lascio il refuso  a perenne memoria della sua graditissima collaborazione.

F.S.

PSPS. Ovviemente “letttori” e uno scherzo. So benissimo che si scrive con una “t”. 

Mauro Murta scrive:

Qatar per favore, non Quatar! Sappiamo tutti che una piccola inesattezza non mette in discussione lo smascheramento delle balle imperiali, ma i nemici della verità e dell'umanità non aspettano altro che un nostro passo falso, anche insignificante, per vomitarci addosso il loro livore.

Se vogliamo colpire l'obiettivo dobbiamo essere precisi.

Mauro Murta

alexfaro scrive:

Isomma,questa ennesima bufala riproduce pari pari,quella sulla cd"strage"di Timisoara nel 1989 in Romania,dove ci raccontarono i cd media occidentali,vennero "sterminati"ben(si fa x dire!)circa 4.000 persone da parte della"famigerata"Securitate di Ceausesco,peccato che qualche tempo dopo l'esecuzione dei coniugi Ceausesco si scoprì che tale strage non era mai esistita,ma era stata montata dai servizi segreti occidentali(CIA;MI6,DGSE,ecc…)di concerto con il KGB(pare su espresso ordine di Gorbaciov)x obbligare la Romania ad accettare le cd"glasnost e perestroika"e passare poi più tardi nel"campo"occidentale(lgs NATO)detti servizi erano purtroppo supportati anche da una parte della forze armate Rumene di qui la breve guerra civile del dicembre 1989(culminata poi con l'esecuzione di Ceausesco e consorte)

Quante vittime ha causato tale"operazione"di destabilizzazione,forse la prima del suo genere in Europa,ad oggi non si sà!

Comunque alcuni anni dopo i giornalisti che lanciarono la notizia(mi pare Francesi)i quali nel frattempo avevano indagato più approfonditamente sul fatto si scusarono con i loro lettori,dichiarando che erano stati ingannati(da chi però non seppero o non vollero dirlo)mostrandogli sì dei cadaveri straziati,ma presi,dopo l'autopsia(da qui i corpi straziati)dagli obitori della città,Timisoara(ed anche,forse,dsa altre città)quindi nulla di nuovo sotto il sole,vale a dire:

Se una"balla"ha funzionato così bene già una prima volta,perché non riproporla pari pari,dopo parecchio tempo,tanto il pubblico ha come suol dirsi la memoria corta!

un saluto

Alexfaro

Dopo aver pubblicato l’articolo mi frullava una domanda nella mente: ma se i rettangoli neri nelle foto servono a celare il viso (e quindi l’identità) delle vittime, perché ne sono stati apposti altri su altre parti del corpo? Una convincente risposta mi sembra essere: per celare/simulare possibili fori di proiettile.

Cioè qualcuno tra le vittime raffigurate nelle dieci foto è stato sparato, qualche altro è morto per altra causa (tra l’altro, sempre più, mi convinco che le foto  – forse escludendo quella dell’uomo strangolato – sono state scattate nei pressi di una banalissima morgue).

Ma questa disparità della causa di morte sarebbe stata incompatibile con la bufala delle “esecuzioni nell’ospedale” teorizzata da “Caesar”. Allora, via con la pioggia di rettangoli neri sulle aree del possibile impatto di proiettile/i . Altri rettangoli, poi, sono stati posti apposti a casaccio per confondere le idee.

Francesco Santoianni

alexfaro scrive:

Sono totalmente d'accordo con questo articolo,infatti non appena ho saputo da dove erano saltate fuori le fotografie in questione(cioé dal Qatar)ho subito pensato ad una cd operazione di false flag x sabotare la conferenza di Montreaux,coma ho già detto nel mio precedente post!

un saluto

Alexfaro