La Francia neocolonialista e le relazioni pericolose di Enrico Letta

Parigi, Letta incontra HollandeAbbiamo tutti amato la Francia della grande Rivoluzione Repubblicana del 1789, della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo nella notte del 26 agosto dello stesso anno, della rivoluzione del 1848, della Comune di Parigi, primo tentativo di stato democratico avanzato; ma quella Francia non esiste più. Oggi la Francia (non importa che al potere vi sia la “destra” di Sarkozy o la presunta “sinistra” del socialista Hollande) è uno stato guerrafondaio e neocolonialista.

Nonostante le sconfitte subite ad opera del movimento di liberazione vietnamita, con la battaglia di Dien Bien Phu del 1954, e quella subita ad opera del Fronte di Liberazione Nazionale algerino nella guerra di indipendenza algerina (1954-1962), la Francia ha continuato negli ultimi 60 anni ad esercitare una forma di interferenza e dominio di stampo neocolonialista nei confronti delle sue ex-colonie africane, e di altri paesi africani come l’ex-Congo belga, l’Egitto ed il Ruanda, non rinunciando peraltro a tentare di interferire nella politica interna dei suoi ex-protettorati asiatici della Siria e del Libano.

Questa politica si è tradotta spesso in vere e proprie aggressioni armate, come quella perpetrata ai danni dell’Egitto nel 1956, insieme a Israele e Gran Bretagna. Sono seguite una serie di altri interventi armati via terra, bombardamenti, destituzioni “manu militari” di governi locali, cui si accenna solo brevemente:

 

-interventi in Gabon nel 1964 e 1990;

-in Ciad nel 1972 e 2008;

-nell’ex-Congo Belga nel 1978, 1991, 1994 e 2003;

-nella Repubblica Centroafricana nel 1979 e 1996;

-nella guerra del Niger nel 1983-1984;

-nelle Isole Comore nel 1989 e 1995;

-a Gibuti nel 1991;

-nel Ruanda nel 1994;

-nella Costa d’Avorio nel 2002 e 2004.

 

Venendo direttamente agli episodi più recenti:

 

-Libia 2011:

 

La Francia il 19 marzo 2011 iniziò unilateralmente l' intervento militare contro la Libia di Gheddafi. Solo successivamente intervenne tutta la Nato, servendosi come pretesto di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che prevedeva l’istituzione di una “no fly zone” e genericamente azioni atte a “salvare i civili”.

 

In occasione dell' assassinio di Gheddafi, ottobre 2011, "voci" ricorrenti, riprese anche dal Corriere della Sera, indicavano che l' uccisione di Gheddafi, dopo che era stato catturato, era stata eseguita da un agente francese.

 

-Costa d’Avorio 2011:

 

Nel 2011, durante le guerra in civile in Costa d'Avorio, le forze militari francesi intervennero a favore di Alassane Ouattara, ex funzionario della Banca Mondiale. La guerra civile era scoppiata dopo il rifiuto da parte del presidente Laurent Gbagbo (indipendentista inviso a Parigi) di dimettersi e accettare il verdetto delle elezioni, da cui Alassane Ouattara (sostenuto dalla Francia e collegato ad importanti aziende francesi) sarebbe risultato Presidente (a meno di brogli).

 

-Mali 2013:

 

La Francia l'11 gennaio 2013 annunciò di avere iniziato operazioni militari in Mali contro i ribelli islamici in gran parte infiltratisi dalla “nuova” Libia post-Gheddafi. La presenza di truppe francesi è tuttora attiva.

 

Il 10 gennaio 2011 il Consiglio di Sicurezza ONU aveva deliberato che in Mali doveva intervenire una forza multinazionale a guida africana; i militari dell' UE avrebbero dovuto fornire solo aiuti logistici.

 

Solo dopo "il fatto compiuto" francese, ONU e UE approvarono l' intervento militare del paese occidentale. Questa eventualità, prima l' intervento poi l' approvazione ONU, non rientra in quello che è previsto dal Cap. VII della Carta ONU.

 

-Siria 2012-2013:

 

Sarkozy nel febbraio 2012 fonda il gruppo "Amici della Siria" che coordina gli interventi dei paesi occidentali e del Golfo in aiuto all' opposizione siriana armata da loro sostenuta finanziariamente e militarmente.

 

30 agosto 2012: in Consiglio di Sicurezza la Francia cerca di fare passare la proposta di zone cuscinetto e “corridoi umanitari” presidiati militarmente, ma la cosa non viene approvata per l’opposizione di Russia e Cina.

 

31 agosto 2013: Hollande aveva già ordinato ai suoi cacciabombardieri di colpire in Siria, ma viene fermato all’ultimo momento dall’accordo USA-Russia.

 

– Nucleare, Iran ed Israele 2013

 

La Francia nel novembre 2013 blocca l' accordo tra Iran e i paesi (5 + 1) che trattano sul nucleare iraniano.

 

La settimana successiva Hollande in Israele dichiara che terrà ferma la sua posizione contro l'accordo, aprendo inquietanti scenari di tensione internazionale e di guerra.

 

Il 20 novembre, mentre si stava discutendo in Parlamento, e poi in Senato, sul rifinanziamento delle missioni militari italiane all’estero spacciate per “missioni di pace”, si è svolto a Roma l’incontro tra Enrico Letta ed il Primo Ministro francese Hollande. L’incontro non ha riguardato solo la riconferma della decisione comune di portare avanti la costruzione della TAV, la faraonica ed inutile opera che dovrebbe sconvolgere la Val di Susa, assicurando ingenti profitti a grandi gruppi capitalistici italiani e francesi, nonostante le inascoltate e represse proteste popolari nella Valle e nella stessa Roma.

Certamente un altro argomento di discussione è stato quello degli interventi militari di stampo neo-coloniale, non solo in Libia, dove l’Italia si prepara a finanziare ed addestrare un esercito di mercenari per riportare “ordine” in quel paese sconvolto e nel caos, ma anche in Siria. Infatti Francia ed Italia continuano a far parte del gruppo di “amici della Siria”, ovvero un gruppo di paesi che sostiene finanziariamente e militarmente i cosiddetti “ribelli” che stanno tentando di distruggere anche quel paese.

Il completamento di questo disegno sarà il programmato incontro – il 2 dicembre prossimo a Roma – tra lo stesso Letta e Netanyahu, primo ministro di uno stato colonialista come Israele, che continua a praticare l’apartheid nei confronti dei Palestinesi. Si parlerà di accordi militari e della vendita di armi ad Israele. Si prenderanno gli ultimi accordi per una grande esercitazione militare congiunta tra Italia ed Israele, già programmata da tempo, in cui è simulata una minaccia esterna contro il territorio israeliano. Gli stati “canaglia” della regione, Iran e Siria, già sottoposti ad embargo e messi sotto accusa soprattutto da Francia, Israele e petromonarchie, sono nel mirino. Tutto torna: il quadro è completo.

 

Enzo Brandi,

 in collaborazione con Marco Palombo

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Tony Akmel ha detto:

Durante la crisi post elettorale (dal 28 novembre 2010 all’11 aprile 2011), si sono verificati omicidi e soprusi, principalmente dovuti agli scontri tra sostenitori di Alassane Dramane Ouattara (riconosciuto vincitore dalla Commissione Elettorale indipendente) e di Laurent Koudou Gbagbo (proclamato Presidente dalla Corte Costituzionale Ivoriana) ma non possiamo attribuire direttamente la responsabilità ai due uomini politici, perché nessuno è in grado di affermare che siano stati loro ad aver ordinato le violenze. A parere mio, bisognerebbe, quando civili intendono protestare sia a nome proprio che per qualche leader politico, evitare di scendere nelle piazze compiendo atti di vandalismo e di violenza. Ci sono altri modi per chiedere giustizia e legalità senza lo scontro fisico e senza causare danni a cose e persone.
La sicurezza in una nazione rientra nelle competenze del Presidente in carica ed era legittimo che le forze dell’ordine, sotto la direzione di Gbagbo, controllassero le città e gli eventuali nascondigli di armi, per garantire la protezione a persone e beni. Ricordo che secondo la Corte Costituzionale, il vincitore della consultazione elettorale è Gbagbo e di conseguenza era nelle sue prerogative la difesa della sovranità e del territorio e – a tale fine – era necessario il dispiegamento della polizia, della gendarmeria e dell’esercito allo scopo di tutelare i cittadini. Purtroppo ci sono stati contrasti con alcuni sostenitori di Ouattara. Una cosa è certa: le forze dell’ordine hanno il dovere di invitare la cittadinanza al rispetto delle regole!
L’ex Presidente è detenuto nelle carceri olandesi perché ritenuto colpevole di crimini avvenuti durante la crisi post elettorale (dal 28 novembre 2010 all’aprile 2011), ma perché né Alassane Ouattara né Guillaume Soro (attuale Presidente de l’Assemblea nazionale ed ex portavoce dei ribelli) vengono, a loro volta interpellati dalla Corte Penale Internazionale, visto che invitarono i loro sostenitori ad insorgere, affrontando le forze dell’ordine, con le relative conseguenze che ne seguirono? Non solo, durante il tentativo di colpo di stato del 19 settembre 2002, i loro ribelli armati insieme ai cacciatori Dozos hanno fatto più di tremila vittime tra morti e sparizioni… Perché i riflettori vengono solamente accesi sui danni commessi dai sostenitori di Gbagbo? INOLTRE SAREBBE OPPORTUNO PORTARE AL TRIBUNALE DELL’AIA, OLTRE A OUATTARA E SORO, I MANDANTI DEL TENTATIVO DI COLPO DI STATO AI DANNI DI GBAGBO IN QUEL FAMIGERATO 19 SETTEMBRE 2002. IN EFFETTI, CHI SONO QUESTI SIGNORI CHE HANNO FORNITO AI RIBELLI UN ARMAMENTO E UN EQUIPAGGIAMENTO LOGISTICO SUPERIORI A QUELLO DELL’ESERCITO REGOLARE IVORIANO?
Per quanto riguarda l’eventuale rilancio dell’economia ivoriana ad opera di Ouattara, se è vero che si sta verificando è cosa buona, però bisogna riconoscere che il Presidente Gbagbo non ha avuto la possibilità di lavorare serenamente: due anni dopo la sua regolare salita al potere (in seguito alle elezioni presidenziali di ottobre 2000), è stato vittima di un tentativo di colpo di stato e di conseguenza non ha potuto attuare i punti del suo programma, “la Rifondazione”. La nazione di fatto è rimasta divisa in due! Perciò non possiamo sapere se avrebbe potuto fare meglio di Ouattara!
Una cosa certa è che la Rifondazione prevedeva:
-la scuola obbligatoria e gratuita (nel 2001 i manuali scolastici furono distribuiti ai bambini della prima elementare, nel 2002 anche a quelli della seconda elementare; il provvedimento fu sospeso in quanto queste risorse finanziarie furono destinate ad armare l’esercito per fronteggiare la ribellione armata del 19 settembre 2002),
-l’assistenza sanitaria di base accessibile a tutti,
-la liberalizzazione delle filiere caffè-cacao per dare la possibilità agli agricoltori e ai contadini di poter vendere direttamente i loro prodotti, senza intermediari. E ciò avrebbe portato maggiori introiti a una delle categorie sociali più deboli,

-la diversificazione delle relazioni economiche e diplomatiche, ad esempio stabilendo rapporti di cooperazione con il Giappone, il Brasile, la Cina, gli USA ecc…. Questo punto del programma, che non è mai stato gradito alle multinazionali francesi e alla classe politica di allora (governo Chirac-De Villepin) è, senza ombra di dubbio, la causa del tentativo di rovesciamento di Gbagbo compiuto il 19 settembre 2002.
In ogni caso, stando a quanto molte fonti riferiscono in loco, le fasce più deboli del tessuto sociale non percepiscono, almeno per ora, i benefici del risanamento economico compiuto ad opera di Ouattara.
Le prove portate davanti alla Corte penale saranno pur “inequivocabili” come sostiene qualcuno… però non credo sia stato Laurent Gbagbo ad aver ordinato alle forze dell’ordine di commettere atti di brutalità contro i civili, benché è doveroso da parte di qualsiasi governo proteggere i luoghi istituzionali del potere della Repubblica: palazzo presidenziale, basi militari, radio, televisione, ecc… Quando la residenza bunker che ospitava Gbagbo fu bombardata dalle forze francesi ed Egli fu arrestato dai pro Ouattara, furono rinvenute casse di armi e munizioni mai aperte e quindi mai usate… Chissà perché l’ex Presidente non ne fece uso? Credo sia stata la sua grande fede cristiana ad avergli impedito di far spargere il sangue dei suoi simili.
Per quanto riguarda la detenzione di Gbgabo, credo che sarebbe giusto considerare la possibilità di metterlo agli arresti domiciliari visto che tuttora la CPI non riesce a dimostrare la sua implicazione nei crimini avvenuti. Ci sono tanti Stati africani pronti ad accoglierlo e quindi penso che una personalità conosciutissima come lui è, non svanirebbe nel nulla! Perciò si potrebbe tranquillamente farlo ospitare dove si ritiene giusto e convocarlo tutte le volte in cui ci saranno le udienze.
Non vorrei che l’uomo politico continuasse ad essere trattenuto nelle carceri olandesi per dare la possibilità a Ouattara di finire il suo mandato. In ogni caso, non credo che sia nell’intenzione di Gbagbo tornare al potere con l’uso della forza visto che in tutta la sua vita ha prediletto la via della democrazia e del consenso tramite modi pacifici e non con l’uso delle armi. Non credo inoltre che abbia i mezzi sia economici che logistici per poter aspirare ad un colpo di stato. Potrebbe essere opportuno assegnarlo agli arresti domiciliari, in uno Stato diverso dalla Costa d’Avorio.
Infine vorrei soffermarmi su alcuni punti che potrebbero aiutare ad avere un quadro generale della situazione perché occorre conoscere il passato per parlare del presente:
-Durante il colpo di settembre 2002, i ribelli di Ouattara (autoctoni del nord e stranieri provenienti da nazioni confinanti alla Costa d’Avorio) si giustificarono sostenendo di essere vittime di esclusione, anche se va ricordato che si cominciò a parlare di xenofobia quando Ouattara (dal 1990 al 1993 allora Primo Ministro imposto dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale a Félix Houphouet Boigny) instaurò il possesso del documento più inviso alle comunità straniere: la “carta di soggiorno”. Oltre ad essere una tassa indiretta, rappresentava al contempo il documento d’identità; la carte de séjour ha generato, negli anni novanta, forme di discriminazione in un Paese in cui quasi un terzo della popolazione è considerato di “origine straniera”.
– Per quanto riguarda l’impossibilità di Ouattara a candidarsi, questa esclusione non è comunque avvenuta ad opera di Gbagbo, ma fu dapprima Bedié (oggi alleato con Ouattara nel Rassemblement des Houphouetistes pour la Paix -RHDP) nel 1995, allorché, dopo la morte di Boigny, aveva assunto l’interim di Presidente della Repubblica, ad opporsi e nel 2000, fu il Presidente della Corte Costituzionale, un uomo vicino al Generale Guei (autore del colpo di Stato che spodestò Bedié) a respingere il dossier di Ouattara, per non comprovata cittadinanza ivoriana in quanto suo padre sarebbe risultato originario del Burkina Faso! Fu inoltre Gbagbo, in un atto di generosità e di patriottismo, compiuto dopo la sua elezione, nell’ottobre 2000 (il secondo turno lo contrapponeva a Guei), a far annullare il mandato di arresto internazionale che Bédié aveva lanciato contro Ouattara per usurpazione della cittadinanza ivoriana e di conseguenza ad invitarlo a rientrare in Costa d’Avorio!
-Ed è sempre stato Gbagbo, su proposta dei ribelli (durante gli accordi di Linas-Marcoussis, gennaio 2003) a far candidare Ouattara, ad aver usato le sue prerogative di Presidente della Repubblica per permettere a tutti i postulanti che, non adempissero alle condizioni richieste, di essere ammessi dalla Corte Costituzionale. Tra questi Alassane Ouattara, che fino ad ora, non è riuscito a dimostrare la cittadinanza ivoriana di ambedue i genitori, condizione che preclude l’accesso alla carica di capo dello stato. Approfitto dell’occasione per ricordare che questa condizione, molto criticata soprattutto dai cittadini stranieri che risiedono in Costa d’Avorio, è in vigore in numerose nazioni dell’Africa.
Una cosa appare certa: la classe politica francese di allora (Jacques Chirac e il suo governo), le multinazionali francesi ed i poteri forti d’oltralpe non hanno mai avuto simpatia per Gbagbo…e capire il perché sarebbe auspicabile! Forse un giorno lo sapremo, quando egli scriverà le sue memorie.
L’astio di Bedié e Ouattara, nei confronti Gbagbo può essere dovuto al fatto che sia stato l’unico ad aver affrontato apertamente e lealmente Felix Houphouet Boigny, colui, che ha preparato loro la strada. Gbagbo ha mantenuto fermamente le sue posizioni affinché il multipartitismo venisse instaurato da Boigny, in una realtà dove per 30 anni, il partito dello stesso Boigny (P.D.C.I.) era l’unico autorizzato. Con l’avvento della democrazia nel 1990, la lotta pacifica di Gbagbo durata quasi trent’anni e la sua integrità intellettuale venivano premiate!
Faccio due esempi di compagni di lotta di Gbagbo che, abbandonando la lotta per l’attuazione della democrazia e la libertà di espressione, si sono messi al servizio di Boigny:
-Alphonse Djedjé Mady (attuale sfidante dell’ormai ottantenne Bedié alla guida del P.D.C.I.), ricompensato nel 1983 da Boigny con la carica di ministro della sanità.
-Bernard Ehui Koutouan (attuale ambasciatore su nominazione di Ouattara della Costa d’Avorio in Ghana), ricompensato nel 1983 da Boigny con la carica di ministro dell’industria.
Nel 1990, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, per fornire aiuti economici alla Costa d’Avorio, in seguito alla grave crisi che colpiva il Paese, imposero ad un Felix Houphouet Boigny ormai vecchio, affaticato e stanco di nominare come Primo Ministro Alassane Dramane Ouattara!
La decisione delle Istituzioni di Bretton Woods furono sostenute fortemente da Michel Camdessus, all’epoca Direttore del FMI e quindi collega di Ouattara nella stessa istituzione nonché suo amico.
Per la prima volta, dopo trent’anni di “regno” Boigny, nominò un Primo Ministro: Ouattara che rimase in carica dal 1990 al 1993.
Alla morte di Boigny, iniziò la lotta tra Bedié e Ouattara per la successione al loro “padre politico”…
Da quanto previsto dalla Costituzione, Bedié, in quanto Presidente dell’Assemblea assunse l’interim fino alla fine del mandato di Boigny. Ed è durante questa gestione provvisoria del potere che Bedié approfittò per lanciare il concetto sbagliato di “ivoirité” (la Costa d’Avorio ai veri Ivoriani) allo scopo di sbarrare la strada a Ouattara.
Alla scadenza naturale del mandato di Boigny che era stato portato a termine da Bedié, furono organizzate, nell’ottobre 1995, le elezioni presidenziali, alle quali non parteciparono Gbagbo ed altri personaggi politici perché ritenevano che non vi fossero le condizioni per una sfida corretta. Come già specificato, il Presidente della Corte costituzionale respinse la candidatura di Ouattara e quindi Bedié vinse!
Nel dicembre 1999, il generale Robert Guei con un colpo di stato spodestò Bedié. Il golpe, del resto fu salutato positivamente sia dalla comunità internazionale, per via dell’incompetenza di Bedié, che dal popolo ivoriano che finalmente si liberava del Parti Démocratique de Cote d’Ivoire – PDCI (33 anni sotto Boigny, dal 1960 al 1993 e 6 anni sotto Bedié dal 1993 al 1999). Inoltre si deduceva dai discorsi di Bedié che egli intendeva rimanere al potere fino alla morte come Boigny! In effetti in molti suoi comizi, faceva progetti a lungo termine senza nemmeno preoccuparsi di sapere se avrebbe vinto le elezioni o no!!! Del resto, le premesse per un “Boigny bis” sembravano chiare: stesso partito politico, stesso gruppo etnico e così via…
Durante i suoi dieci mesi di presidenza (dicembre 1999 a ottobre 2000), il Generale Guei disse “Je suis venu balayer la maison – sono venuto a pulire la casa e non mi candiderò alle elezioni presidenziali”.
Purtroppo, nell’ottobre 2000, rimangiò le proprie parole e si candidò. Ouattara non poté partecipare perché era in esilio su decisione di Bedié, mentre lo stesso Bedié era a sua volta rifugiato in Francia dopo essere stato cacciato da Guei.
Il secondo turno oppose Gbagbo a Guei ed è chiaro che il popolo non scelse il generale perché non mantenne la promessa fatta dieci mesi prima ma premiò Gbagbo perché aveva dimostrato determinazione e coraggio nell’essere il padre del pluralismo politico.
In effetti, tengo a ricordare che se il multipartitismo è stato applicato in Costa d’Avorio, nel 1990 dal primo presidente, il “dittatore illuminato” Felix Houphouet Boigny, è merito di Laurent Gbagbo, che non è voluto scendere a compromessi, in altre parole, non ha voluto farsi “comprare” e non ha avuto paura di finire due volte in prigione (nel 1969 e nel 1971) su ordine di Boigny ed una terza volta (nel 1992 su ordine di Alassane Ouattara, all’epoca Primo Ministro di Boigny).
Oltre a queste qualità, Gbagbo ha mostrato di essere un uomo di una onestà rara sconosciuta a tanti: durante i suoi sei anni e mezzo di esilio in Francia (ospite di alcuni amici mitterandiani), ogni mese gli veniva accreditato sul proprio conto corrente in Costa d’Avorio, il suo stipendio di docente universitario in storia, di cui né lui, né la moglie rimasta in patria fecero uso. Bensì, al suo rientro nel 1988, restituì l’intera somma allo Stato ivoriano e quindi risulta chiaro che il generale Guei non lo poteva battere alle urne.
Credo che molti politici africani, italiani e non solo potrebbero imparare qualcosa da Laurent Koudou Gbagbo.
Probabilmente l’onestà intellettuale di Gbagbo deriva dagli insegnamenti che egli ha ricevuto in famiglia: quando era adolescente. Suo padre fu arrestato in sua presenza su ordine di Boigny ed egli, rivolgendosi ai figli disse: “se io Paul Koudou, sono accusato di complotto, allora sono tutte balle perché non mi è mai passato per la testa l’idea di augurare la caduta di chicchéssia…” Effettivamente, negli anni sessanta e settanta, Boigny aveva questa grande capacità di inventare dei complotti allo scopo di liberarsi fisicamente di eventuali oppositori, ricorderei il massacro dei Guebié (gruppo etnico del centro della Costa d’Avorio) oppure l’eliminazione di Ernest Boka (primo Presidente della Corte suprema). Segnalo il presente testo: Les faux complots d’Houphouet Boigny di Samba Diarra.
Guardando le immagini dell’arresto di Gbagbo, della sua famiglia e dei suoi fedeli, sono rimasto scioccato davanti alle brutalità e alle umiliazioni che hanno subito! Però oggi capisco che Laurent Gbagbo ha dato una grande lezione di coraggio agli Africani. In effetti, appena erano iniziati i bombardamenti francesi, vari Paesi africani tra i quali il Gambia e il Sudafrica, avevano garantito asilo a lui e alla sua famiglia. Considerando che non devono essere la Francia e la Comunità internazionale a stabilire le regole nelle nostre Nazioni, ma le nostre Istituzioni, allora non dobbiamo arrenderci davanti alle minacce che vengono dall’occidente. Visto che la vittoria di Laurent Gbagbo era stata riconosciuta dalla Corte Costituzionale ivoriana, egli ha fatto bene a non scappare davanti alle intimidazioni della “sedicente” comunità internazionale. Del resto, vita natural durante, l’ex Presidente non si è mai tirato indietro e, a differenza di tutti i suoi avversari politici, scendeva in strada con i suoi sostenitori durante le marce e le rivendicazioni pacifiche. Invece, i suoi rivali politici istigavano i loro simpatizzanti a protestare pubblicamente mentre rimanevano al sicuro nelle loro ville ad Abidjan o in Francia…

Questo non vuole essere una diatriba tra ivoriani, ma sono alcuni elementi degli ultimi sviluppi della vita socio-politica dell’ex Svizzera dell’Africa e quindi è STORIA!!!

 

Tony Akmel

Luca ha detto:

La deputata siriana Maria Saadeh in visita a Roma per accompagnare il Patriarca greco-ortodosso Gregorio Laham ha incontrato i giornalisti presso il Centro culturale Averroè. Al centro del dibattito la guerra in Siria, la distruzione dello stato siriano, uno stato con una costituzione che tutela i diritti delle minoranze e delle donne. La Siria è uno stato laico ed indipendente.

il video: http://www.youtube.com/watch?v=T_-Cy1c7KsE

Interessante il confronto che fa con "l'amico della Siria" Arabia Saudita, lo definisce paese dalla "dittatura Totale, senza Costituzione, senza diritti delle donne".

In Siria dice il 12% dei parlamentari sono donne (da noi non è che sia meglio), il Vicepresidente è donna, un Presidente di Partito è donna, diversi Ministri sono donne, lei cristiana ha avuto oltre la metà di voti da parte dei musulmani (interessante, i Siriani possono scegliere i parlamentari, e gli italiani no ).

Insomma Libia il 60%, degli universitari era donna, si preparava a grandi mutamenti in senso democratico, viene spazzata via, la Siria sulla stessa via e si cerca di raderla al suolo.

Tra i più ostili l'Arabia Saudita con USA, Francesi e Inghilterra. Non sarà che certi regimi, tipo Arabia Saudita, hanno paura di essere contagiati e perdere il trono, e i tre amici Occidentali temono di perdere privilegi sia economici che stragegico-militari ? 

Il Gruppo degli Amici della Siria è un collettivo diplomatico internazionale convocato periodicamente sul tema della Siria al di fuori del Consiglio di Sicurezza. È stato creato in risposta al veto di Russia e Cina a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che condannava la Siria. Il gruppo è stato proposto dall'allora presidente francese Nicolas Sarkozy e la sua prima riunione si è tenuta il 24 febbraio 2012 a Tunisi. La seconda riunione si è tenuta il 1º aprile 2012 a Istanbul. La terza riunione ha avuto luogo a Parigi all'inizio a partire dal 6 luglio 2012. La quarta riunione si è tenuta a Marrakech il 12 dicembre 2012. Sempre i francesi in prima linea, comunque, alle prime 4 riunioni hanno partecipato ben 88 Nazioni.

Alla quinta riunione del 22 giugno 2013 tenutasi a Doha si sono presentati soltanto in 10: Arabia Saudita, Stati Uniti, Turchia, Qatar, Regno Unito, Italia, Francia, Emirati Arabi Uniti, Germania, Giordania.  fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Amici_della_Siria  

Luca ha detto:

La testimonianza di una parlamentare siriana in visita al Santo Padre:
Maria Saadeh, architetto, deputata cristiana del Parlamento siriano eletta come indipendente nel Parlamento siriano nel 2012.
“Sono venuta in Italia per spiegare che in Siria è in atto una guerra contro lo Stato, non contro il governo. Per distruggerlo, paesi stranieri fomentano il conflitto sociale, etnico e religioso”.
Radio Vaticana, 8 dicembre 2013, Ascolta l'intervista audio a Maria Saadeh: http://media01.radiovaticana.va/audiomp3/00403252.MP3

da: http://oraprosiria.blogspot.it/2013/12/monache-di-maaloula-perche-colpire-la.html

La Parlamentare siriana denuncia che da oltre un anno aspettava il visto d'ingresso per potersi recare in Italia. Ritengo questo assai grave, si da voce a tutti e non si permette ai diretti interessati di esprimere la propria voce. E' proprio vero che siamo sotto tutela, che la nostra Democrazia è soltanto di facciata, senza questo nuovo Papa credo che questa coraggiosa donna siriana stava ancora in Siria, ad aspettare. Certe cose l'occidente non le vuole ascoltare.