Un’altra strage nel silenzio

سعودي ينشر صورا لمدنيين سوريين على تويتر تفاخر بقتلهمLa cosiddetta “rivolta” siriana fin dalla sua apparizione mostra un elemento inquietante: l'eliminazione di quanti vi si oppongono, ora politicamente ora fisicamente. E sono migliaia i siriani che hanno osato opporsi a queste bande ad essere stati assassinati in questi quasi 2 anni e mezzo.

In queste settimane, però, sembrano susseguirsi con una frequenza che rischia di diventare allarmante notizie di stragi di natura settaria ed etnica: crimini particolarmente efferati per la tipologia e il numero di vittime innocenti.

Dall'inizio di agosto le notizie hanno raccontato di massacri di curdi (di cui si è già parlato in precedenza), sciiti (15 uccisi tra i comitati locali nelle città di Noubbol e Zahra da oltre un anno sotto assedio delle bande jihadiste) e cristiani (è il quotidiano britannico Telegraph a denunciare il fatto che nelle aree abitate da migliaia di anni dai cristiani a Deir Ezzor e Hassaké molti sono stati costretti a fuggire altrove, a convertirsi forzatamente o a “pagare per la rivoluzione").

Ma, ancora una volta, la sorte peggiore sembra essere quella toccata agli alawiti.

Nella provincia di Lattakia, la notte tra il 4 e il 5 agosto, le bande stragiste di Jabhat al-Nusra, i Liberi del Levante, la Brigate dei Mouhajirin, le Aquile del Levante, le Aquile della dignità e la Brigata dei libici hanno dato vita alla "Battaglia del grande figlio di Aisha, madre dei credenti" in 10 villaggi abitati tradizionalmente da alawiti, tra Kafrayya, Talla, Barmasse, Anbaté e Beit Shokouhi.

Il quotidiano al-Akhbar e fonti locali raccontano che, sorpresi nella notte, gli abitanti dei villaggi hanno cercato di fuggire ancora in pigiama, senza nemmeno aver tempo e modo di mettere in salvo i loro pochi beni verso la città di Lattakia, tuttavia la maggior parte è finita nelle mani delle milizie criminali.

Il quotidiano libanese Assafir parla di 200 donne e bambini il cui destino è attualmente sconosciuto.

I pochi sopravvissuti hanno raccontato le atrocità subite: uomini, donne e bambini uccisi e un gran numero di persone scomparse, famiglie completamente decimate.

Tra coloro che sono stati rapiti figura anche un noto religioso alawita, l'anziano sheikh Bader Ghazal, del villaggio di Talla.

Secondo il sito d'informazione SyriaTruth, sempre in prima linea nella denuncia di estremismi ma non filogovernativo, questi attacchi sarebbero da ricondurre alle esternazioni di elementi di Jabhat al-Nusra che insistono nel voler cacciare "i negazionisti nassiriti" (termine utlizzato dai wahabiti salafiti per descrivere gli alawiti).

Le testimonianze raccolte dagli inviati entrano nei particolari più terribili di questa nuova strage settaria, spiegando che quanto diffuso non rappresenta che “la punta d'iceberg … di quanto di spaventoso e terribile è successo."

Una fonte anonima delle forze dell'ordine e un dipendente di un hotel della zona hanno rivelato che migliaia di militanti verso le quattro del mattino da diverse direzioni hanno attaccato quattro villaggi con mitragliatrici e granate a razzo, risvegliando gli abitanti dal sonno che, in preda al panico, sono usciti nei vicoli. Molti di loro hanno trovato così la morte, si trattava di circa 150 tra uomini, donne e bambini.

Secondo le informazioni riportate alcuni villaggi si trovano ora completamente disabitati o sono rimasti vivi solo pochi abitanti. E' il caso, ad esempio, di Nabata, dove sono sopravvissute solo 12 persone. Tutti gli abitanti di sesso maschile, giovani, bambini, ragazzi sono stati assassinati, molti corpi presentavano ferite da arma da taglio; mentre le donne, considerate “infedeli” in quanto alawite, sono state rapite come “prigioniere di guerra”. Al momento 13 vittime sono state identificate, tra cui un ottantaquatrenne e 5 minori, e 23 sembrano essere i rapiti (tra loro figurano anche 10 minori).

Nel villaggio Baruda, invece, si è registrato il massacro di 33 persone, tra cui 13 bambini e 9 donne, tutte uccise con coltelli, mentre il resto degli abitanti è riuscita a fuggire, ancora in pigiama, attraverso la boscaglia intorno e risultano ancora dispersi.

Fonti informate confermano che decine dei fuggiaschi sono deceduti in seguito alle ferite riportate.

Nel villaggio di al-Kharrata, un piccolo centro agricolo con una quarantina di abitanti, sono stati tutti massacrati.

Nel villaggio Balluta, dove viveva anche un ufficiale in pensione, tutta la popolazione è stata radunata, prima sono stati uccisi tutti i giovani e i bambini con coltelli di fronte alle loro famiglie, quanti hanno tentato di fuggire anno ricevuto colpi di arma da fuoco, solo 15 residenti sono riusciti a fuggire nonostante le ferite. Cinque di loro non sono riusciti a sopravvivere.

Al momento sono 18 le vittime confermate, tra cui 2 bambini con meno di un anno e intere famiglie sterminate, ma il paese è attualmente in una situazione catastrofica e non è possibile identificare con esattezza numero di vittime e rapiti.

Nel villaggio Abu Mecca, sono stati sgozzati tutti gli abitanti, nessuno è morto con colpi d'arma da fuoco.

Nel centro agricolo di Bramtha tutti gli abitanti sono stati assassinati, erano circa 200 e non risultano superstiti al momento.

Anche dal villaggio Aubin nessuno è riuscito a fuggire e non esistono testimoni capaci di raccontare quanto accaduto.

Ma è il villaggio Istarba, a quanto pare, che ha subito la sorte peggiore: gli abitanti sono stati sgozzati come animali, mentre le bande jihadisti recitavano la preghiera rituale. Poi le abitazioni sono state deliberatante incendiate.

Informazioni successive dicono che anche il villaggio di 'Aramu ha subito un destino simile, ma non è stato possibile contattare nessuno dei superstiti per scoprire cosa sia esattamente accaduto.

Nel villaggio Al-Hambushia figurano 33 vittime, tra cui una donna incinta e 19 bambini con meno di 10 anni, e 9 rapiti.

Le vittime sono state tutte assassinate a colpi di mitragliatrici o macellate con coltelli.

Sulla base dei dati rivelati, risulta plausibile immaginare che anche il numero delle giovani e delle donne “bottino di guerra” non è di un centinaio, ma molte di più.

E' ancora SyriaTruth nei giorni successivi al massacro di pulizia etnica a pubblicare un dettagliato elenco con i nomi delle vittime e dei dispersi villaggio per villaggio.

La lista, ancora non definitiva (alcuni villaggi risultano completamente distrutti o ancora isolati), comprende i nomi di 263 martiri tra donne, bambini e anziani e 141 donne e ragazze rapite come “prigioniere di guerra”.

Il predicatore kuwaitiano salafita Shafi Al-Ajami, responsabile del finanziamento in aumento ai “liberi del Levante”, ha rivelato – secondo Assafir – che l'attacco contro Lattakia era stato deciso già due mesi fa, quando 40 milizie si sono consultate e 26 di loro hanno stabilito il comando del cosiddetto “libero esercito” ai “liberi del Levante” e il leader dell'EIL in persona, Abu Mohammad Adnani, aveva annunciato un cambio di direzione nella guerra contro gli alawiti in Siria, affermando che la fase di "distruzione di barriere" era finita e quella della "raccolta degli armati" era stata innescata nel momento dell'assalto della cittadina alawita di Aqrab, nella provincia di Hama.

Anche il noto carnefice saudita conosciuto come “Najmedine Azad” o “Adel al-Outeibi” ha detto la sua, pubblicando sul suo profilo twitter le foto dei civili siriani uccisi e mutilati (qui alcune immagini del massacro) e vantandosi di aver supervisionato lui stesso la loro macellazione per motivi religiosi.

Mentre George Sabra, leader del cosiddetto “consiglio nazionale”, ha descritto l'accaduto come "vittorie clamorose contro il regime siriano."

Pierangela Zanzottera

 

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