Unione Europea: il movimento libanese Hezbollah nella lista dei gruppi terroristi. Punito un paese che ospita un milione di profughi siriani.

hezbollahMikali, premier dimissionario di Beirut, aveva chiesto all' Unione Europea di non compiere questo passo e aveva definito il movimento sciita Hezbollah “…un componente essenziale della società libanese”. Il “partito di Dio” Hezbollah partecipa al governo del Libano dal 2011 e svolge nel paese dei cedri un' intensa attività politica ed assistenziale che unisce all’ impegno per la difesa armata del territorio nel sud del paese, difesa che nel 2006 tenne testa al potente esercito israeliano. Ma i ministri dell' Unione hanno posto ugualmente la componente militare di Hezbollah nella lista dei gruppi terroristi, una scelta con numerose incongruenze e forzature che molti paesi dell’Unione non avrebbero voluto ma hanno accettato, secondo dichiarazioni più o meno ufficiali, solo per non sancire ancora una volta divisioni tra i 28 paesi UE su temi che riguardano il Medio Oriente.

 

Il Libano è un paese di quattro milioni di abitanti, ha vissuto una lunghissima guerra civile ed attualmente ha trovato un equilibrio molto precario tra le molte comunità religiose che lo abitano. Sono presenti sul suo territorio oltre al movimento Hezbollah, alleato di Assad, gruppi armati integralisti alleati delle milizie anti Assad; i rifugiati siriani nel paese in questo momento sono circa un milione, in prevalenza cristiani. Uccisioni, rapimenti e attentati legati allo scontro siriano sono stati numerosi negli ultimi due anni, nonostante queste tensioni la convivenza tra diverse comunità ha tenuto in modo sorprendente tanto che Benedetto XVI ha fatto il suo ultimo viaggio ufficiale all’ estero proprio a Beirut e in un momento di particolare tensione.

 

La decisione dell'UE è stata giustificata con il coinvolgimento di Hezbollah in attentati sul territorio europeo, soprattutto in quello avvenuto nel luglio 2012 in Bulgaria, a Burgas, dove rimasero uccise sette persone tra le quali cinque giovani di nazionalità israeliana. Tutti però attribuiscono al provvedimento dell’ Unione una funzione punitiva per l'appoggio militare ad Assad fornito dal movimento sciita negli ultimi mesi.

In realtà non ci sono prove delle responsabilità di Hezbollah negli attentati anche se nelle dichiarazioni dei politici occidentali si da per scontato il contrario. Subito dopo l'attentato di Burgas Israele affermò che nell'azione erano presenti caratteristiche tipiche del movimento libanese e nel febbraio il governo bulgaro dette per sicura la presenza di prove sulla partecipazione di Hezbollah all’ episodio. Ma a giugno il nuovo ministro socialista degli esteri Vighenin dichiarò che non c'erano prove ma solo indizi indiretti ed espresse perplessità su un possibile passo dell' UE contro gli sciiti libanesi. 

 

In questo passaggio europeo ci sono molti punti controversi, dovremo però fare attenzione soprattutto ai rischi più gravi che la decisione potrebbe favorire. Per esempio, Nasrallah, leader del movimento sciita, ha affermato che Israele ora potrebbe ritenersi legittimata a colpire Hezbollah in territorio libanese, avendo la giustificazione della sua difesa dal terrorismo. Il provvedimento europeo dovrà essere comunque verificato tra sei mesi, ed è bene sapere in caso di eventuali incidenti che in quel momento potrà essere confermato solo dal consenso unanime di tutti i 28 paesi dell’Unione.

 

Il Movimento5Stelle ha presentato una mozione sulla “condanna” di Hezbollah e la missione ONU Unifil che vede impegnati mille militari italiani nel sud del Libano, territorio controllato dal movimento sciita. In questo articolo si può leggere anche il testo della mozione, un documento che non condivido negli argomenti, ma la sua discussione in Parlamento sarà almeno un’ occasione per parlare anche in Italia di questo passaggio europeo che altrimenti sarebbe scivolato via come una vicenda completamente estranea al nostro paese.

 

Le commissioni Intelligence di Senato e Camera degli Stati Uniti hanno dato il via libera alla fornitura di armi ai gruppi anti Assad e le forze armate USA hanno presentato al Congresso anche altre opzioni di intervento militare in Siria.

 

I fondi per le armi alle milizie anti Assad e per il loro addestramento sono già stati stanziati e sarà la Cia a gestire le operazioni di consegna del materiale bellico. Per il solo addestramento dei combattenti anti Assad sono stati messi a disposizione 500 milioni di dollari.

Ma sono sempre in campo anche altre possibilità di intervento militare. Il generale Martin Dempsey, capo di stato maggiore delle forze armate statunitensi, ha presentato al Congresso le diverse opzioni militari che potrebbero essere applicate dagli USA verso la Siria. Sono cinque le possibilità presentate. Oltre alla fornitura di armi ed all’ addestramento per i gruppi anti-Assad, provvedimenti già deliberati, sono considerati possibili interventi militari veri e propri, anche con la presenza di militari USA nel territorio siriano, ufficialmente per assumere il controllo delle armi chimiche. Di ciascun piano sono state spiegate le modalità di intervento e l’ impegno finanziario. L’ analista militare G.Gaiani in questo articolo sul Sole24ore illustra la presentazione di Dempsey e commenta:

 

”……Tornando alle opzioni militari presentate dal Pentagono il generale Dempsey ha ammonito che «una volta decisa e messa in atto un'iniziativa, arriveranno le conseguenze e un coinvolgimento sarà difficile da evitare». Non a caso il generale sottolinea……..che «a decidere non sono i militari ma i leader civili». Una frase interpretabile anche come un'espressione di contrarietà dei vertici militari statunitensi all'ipotesi di un attacco alla Siria considerato da molti ambienti militari come una guerra senza prospettive che porterebbe il gelo nei rapporti con Mosca e Pechino, potrebbe forse far cadere il regime di Assad ma consegnerebbe il Paese al caos o agli estremisti islamici ingigantendo la destabilizzazione del Medio Oriente……. “

 

Unione Europea 2 – Francia e Gran Bretagna potrebbero armare dal primo agosto i gruppi dell’ opposizione? Sarebbe giusto che l’UE chiarisse questo punto.

 

Il 27 maggio, in un consiglio esteri dell' UE durato più di dodici ore, non fu trovato un accordo sul rinnovo dell' embargo per le armi in Siria. Quindi il pacchetto di sanzioni è stato aggiornato senza includere l' embargo alle armi ed è stata firmata un' intesa tra i ventisette (oggi sono ventotto) paesi dell' Unione dove tutti si sono impegnati a non fornire comunque armi fino al primo agosto in modo da non indebolire la Conferenza di Pace di Ginevra che si prevedeva entro giugno luglio. Inoltre, una volta svoltasi la Conferenza, i paesi UE avrebbero esaminato di nuovo la questione nel tentativo di ritrovare una posizione comune.

Ma la Conferenza è slittata almeno a dopo agosto e in questo momento non sono previsti neanche incontri tra ONU, Russia e USA per discutere dei suoi dettagli. Rimane valida la data del primo di agosto per il via libera a eventuali forniture di armi ai gruppi anti-Assad ? Oppure, essendo slittata la Conferenza, è slittato anche questo termine e le eventuali  forniture rimarranno ancora bloccate ?

Parigi e Londra hanno per ora congelato la loro intenzione di armare i ribelli a causa della ingombrante presenza dell’ integralismo islamico nei gruppi armati anti Assad, divenuta ormai evidente anche all’ opinione pubblica occidentale. Ma gli Stati Uniti hanno deliberato ufficialmente la loro fornitura di armi ai gruppi dell’opposizione e stanno valutando anche altre opzioni militari per la guerra siriana. Se questo è il contesto, l' Unione europea dovrebbe precisare la propria posizione. Nelle ultime settimane ha discusso più volte della guerra siriana e dovrebbe informare coloro che rappresenta su come si muoverà in un quadro che ora è molto diverso dalla situazione del 27 maggio.

 

Ancora feroci scontri tra Curdi e jihadisti nel nord est della Siria e la Russia denuncia la minaccia integralista che interessa anche il suo territorio.

 

Nei mesi passati si erano verificati più volte durissimi scontri armati tra i gruppi curdi che controllano zone del nord della Siria e il Fronte al Nusra, la principale formazione armata islamica operante in Siria. Attualmente questo sanguinoso duello ha assunto forme più crudeli e i gruppi jihadisti usano decine di civili curdi come ostaggi e scudi umani, con esecuzioni eseguite in modo impressionante, si parla di decapitazioni. Questa volta la Russia ha denunciato con forza gli episodi di violenza sottolineando come la minaccia terrorista, se lasciata crescere e incoraggiata in Siria, in futuro opererà anche in zone che la interessano direttamente, come la Cecenia. Questo allarme russo è un atteggiamento di normale prudenza; irrazionale, più che cinico, è il comportamento di chi continua a gettare benzina sul fuoco in una regione dove abbondano integralismo, ampie sacche di povertà e ingenti risorse finanziarie indirizzate agli ambienti religiosi radicali ed armati.

 

In Egitto, USA e tutto l’Occidente decisamente con Morsi e contro l’esercito, una situazione inedita e rischiosa per la pace in Medio Oriente da non sembrare vera.

 

Dopo la prudenza dei primi giorni, i paesi occidentali, e di conseguenza i media occidentali sempre megafono dei loro governi, non perdono occasione per sottolineare il comportamento autoritario dell’ esercito siriano, la repressione nei confronti di Morsi e dei Fratelli Musulmani e i rischi di una guerra civile (che per il momento è poco probabile). Non entro nel merito della questione, segnalo solo un articolo di Giuliana Sgrena che affronta la vicenda egiziana con un taglio diverso.

Voglio sottolineare però alcuni particolari della situazione. L'esercito egiziano ha un grande legame con il suo popolo, è molto forte e coeso (almeno all'apparenza) ed ha sempre avuto un’ intensa collaborazione con gli Stati Uniti. Inoltre è bene ricordare che l’Egitto con i suoi 80 milioni di abitanti non è un paese marginale nella regione. Insomma uno scenario siriano per l’ Egitto sembra impossibile, ma i gruppi jihadisti, che secondo alcuni stanno spostandosi in questi giorni dalla Siria verso il Nilo, lavorano proprio a creare un copione simile a quello andato in scena nel paese di Damasco e collaudato anche in altre situazioni. L’ appoggio acritico degli USA ai Fratelli Musulmani egiziani, e soprattutto all' azione politica di Morsi (non sono esattamente la stessa cosa), sarebbe quindi preoccupante. Il precedente dell’ assassinio dell’ ambasciatore USA in Libia Stevens da parte di milizie jihadiste (e non compiuto, come detto in un primo momento, da dimostranti infuriati per un film su Maometto) dovrebbe suggerire prudenza agli USA.

 A complicare il rapporto tra nuovo governo e Stati Uniti è arrivata anche la dichiarazione del nuovo corso egiziano che l'Egitto potrebbe riesaminare la sua posizione diplomatica nei confronti della Siria, i rapporti ufficiali tra i due paesi erano stati interrotti nelle ultime settimane. Una ulteriore dimostrazione che la guerra siriana è in questi anni il nodo centrale degli equilibri in Medio Oriente e il sue esito influirà molto sul futuro della regione e non solo della regione.

 

Marco Palombo

 

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