Nati i primi figli del “jihad al-nikah” in Siria, il matrimonio ad ore per i miliziani islamici.

SIRIA-PROFUGHI-MATRIMONI-GIORDANIANati i primi figli del “jihad al-nikah” in Siria, il matrimonio ad ore che in alcuni casi rende lecito ai devoti anche lo stupro.

La notizia del ritorno del matrimonio a ore (jihad al-nikah) nella guerra siriana era già presente sul Manifesto del 5 aprile in un articolo di Giuliana Sgrena :

 “……Ma i combattenti non devono più aspettare la morte per avere donne. Un religioso saudita, Mohamed al Arifi, ha, infatti, emesso una fatwa per rendere religiosamente compatibile il «matrimonio jihadista», ovvero un matrimonio di piacere (può durare solo qualche ora) che permetta ai combattenti di soddisfare i loro appetiti sessuali. È stata stabilita anche l'età delle ragazze: dai 14 anni in su. Lo sfruttamento sessuale è stato scoperto dopo che numerose famiglie tunisine avevano denunciato la scomparsa di ragazze giovani. Poi un rapporto diffuso dalla stampa araba ha confermato l'esistenza delle «schiave del sesso». Quando non bastano le tunisine i jihadisti si rifanno con le ragazze rifugiate nei campi profughi siriani in Giordania, le rapiscono e le stuprano, come ha rivelato un reportage della tv britannica Channel 4…….”

Ora, secondo il sito “African manager”, sarebbero già nati i primi figli delle ragazze tunisine al seguito dei combattenti anti-Assad in Siria per soddisfare le loro esigenze sessuali. I bambini e le bambine nati da questi matrimoni temporanei non avranno neanche un cognome e spesso le madri sono ripudiate anche dalle loro famiglie.

Il jihad al nikah lo troviamo in questi giorni anche su Repubblica che ha riportato la denuncia di un miliziano tunisino al quotidiano Assarih. Il giovane, che combatteva ad Aleppo insieme all' opposizione siriana, ha dichiarato di aver incontrato almeno tredici giovani schiave del sesso. Mauro Pompili continua il suo articolo riportando le parole di Naada Gibrihil, portavoce di una associazione di donne islamiche:

“……I requisiti richiesti sono drammaticamente semplici: devono essere praticanti, devono portare il velo, meglio se integrale, devono avere almeno 14 anni e se già sposate devono essere state ripudiate……lo Sceicco wahabita Mohammed al-Arifi – dice Naada Gibrihil – ha fatto un appello per l'arruolamento delle donne per la jihad in Siria, e contemporaneamente ha emanato una fatwa (sentenza in materia di diritto religioso ndr) dal titolo: la jihad attraverso il matrimonio in Siria. In questo modo dal punto di vista religioso è stata concessa liceità ai rapporti sessuali dei combattenti sul suolo siriano……Soddisfatte le proprie necessità al miliziano sarà sufficiente ripetere per tre volta la formula rituale del ripudio per annullare le nozze. Così un altro combattente potrà sposare la stessa donne……Per di più non è necessario che la donna acconsenta al matrimonio temporaneo……Grazie alla stessa fatwa, si possono stuprare le donne siriane. Basta sposarle temporaneamente anche contro la loro volontà. Sappiamo poco dalla Siria, quel poco ci fa pensare a migliaia di donne che hanno subito questo stupro religiosamente lecito……”

Aumenta l’ influenza dell’Arabia Saudita nel Medio Oriente e arretra il Qatar. Nel prossimo futuro capiremo meglio, intanto vediamo alcuni particolari delle cronache mediorientali delle ultime settimane.

QATAR – Il 25 giugno l’ emiro del Qatar Sceikh Hamed Bin Khalifa al Thani ha lasciato il posto al giovane figlio di 33 ann Sceikh Tamim al Thani. Ha terminato il proprio impegno anche il premier Hamed Bin Jasem al Thani abbandonando oltre la guida del governo quella del Fondo Sovrano dell’ Emirato.

EGITTO – Con la transizione iniziata in Egitto il 30 giugno Morsi, leader dei Fratelli Musulmani che governavano ignorando le opinioni anche di chi aveva contribuito alla loro elezione, è stato estromesso dalla presidenza in un modo che definirei almeno“ molto discutibile” e il potere al Cairo della Fratellanza, qualsiasi sarà l’esito della crisi, uscirà sicuramente ridimensionato. Con questa nuova situazione ha perso terreno nel grande paese nord africano anche il Qatar, il maggior appoggio politico della Fratellanza in tutto il Medio Oriente in questi ultimi anni, che aveva aiutato anche con prestiti il governo di Morsi. Il nuovo governo, molto provvisorio, ha avuto invece subito la promessa di un prestito da Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti per un importo complessivo di 8 miliardi di dollari.

SIRIA – Il 6 luglio è stato eletto presidente della Coalizione Nazionale Siriana Ahmed al Jarba, proposto di fatto dall’Arabia Saudita.  Ha preso 55 voti nel consiglio politico, tre in più dell’altro candidato Sabbagh sostenuto dal Qatar e probabilmente votato anche dal CNS e dai Fratelli Musulmani Siriani, un particolare questo che non ha interessato nessuna cronaca da Istanbul e non ho potuto verificare.

IN SIRIA ED EGITTO RIENTRANO IN GIOCO AMBIENTI POLITICI LAICI – Ambienti laici hanno partecipato al recente cambio di vertici politici, al Cairo nel governo, per ora  molto provvisorio, in Siria nell’ opposizione. Il loro ruolo non è ancora chiaro ed hanno posizioni politiche confuse. A Damasco Kilo e Saita, definiti fino ad alcuni mesi fa di formazione marxista, hanno sostenuto il candidato vincente dell’Arabia Saudita. Mentre in Egitto hanno appoggiato i militari nel loro golpe-non golpe gli ambienti moderati di al Baradei e Mousa, laici decisi oppositori di Morsi, e giovani che si sono definiti “ribelli”(Tamarrod), dal linguaggio considerato moderno ma poco precisi e attenti in dettagli politici importanti.

ESITI ANCORA INCERTI NEI DUE PAESI MA IL CAMBIO DEGLI EQUILIBRI NEL MEDIO ORIENTE SEMBRA NETTO – Le vicende politiche dell’Egitto e della Siria sono ancora apertissime ad esiti molto diversi ma sembra fondato il giudizio di un ridimensionamento del ruolo del Qatar nella regione dopo l’attivismo e il protagonismo nelle primavere arabe dal 2010. Nello stesso momento l’Arabia Saudita è più presente e si muove con una attenzione particolare a non destabilizzare troppo l’area. Una attenzione e un cambiamento di strategia che non appare ancora nelle grandi potenze occidentali, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, nonostante gli esiti disastrosi della loro politica nella regione dalla guerra libica ad oggi.

Sarà guerra aperta tra i Jihadisti e l’Esercito libero siriano? Per ora sembra evidente solo la loro stretta collaborazione, sempre negata dall’Occidente sponsor dell’ESL.

L’uccisione di Kamal Hamami, importante comandante militare dell’Esercito libero siriano (Els), da parte di milizie di al-Qaeda presso Latakia, indica l’ inizio di uno scontro armato tra le diverse anime dei gruppi anti-Assad che operano in Siria ? Una dichiarazione di esponenti salafiti sembrerebbe confermarlo, ma io non vedo scontata questa contrapposizione armata tra l’Esercito libero siriano e le maggiori milizie integraliste, Fronte Al Nusra e quelle dello Stato islamico dell’ Iraq e del Levante. Il comandante dell’ ESL ucciso era a Latakia per discutere una strategia militare comune con questi gruppi islamici armati e la collaborazione tra le due aree è stata sempre stata stretta, negata solo dall’occidente e dai suoi media. Mi sembra che l’episodio dell’uccisione di Hamami da parte di Al Qaeda sia importante soprattutto perché dimostra  questa stretta collaborazione, sempre negata, tra le due aree invece che anticipare un prossimo scontro armato all’interno dell’ opposizione. Kerry nei prossimi giorni tornerà in Medio Oriente per discutere di Palestina e Siria con la Lega Araba e verrà disegnata una nuova strategia comune in tutta l’ area.

Autobomba “contro Hezbollah” nel quartiere Beir al Abed nella periferia di Beirut. 50 feriti, 10 gravi. Il terrorismo e la guerra della Siria continuano a coinvolgere anche il Libano.

Martedì 10 luglio nel quartiere di Beir al Abed a sud di Beirut è esplosa una autobomba imbottita di 40 chili di Tnt provocando 50 feriti di cui 10 ricoverati in ospedali con gravi ferite. In questo quartiere Hezbollah ha numerosi uffici, attività commerciali e vi abitano numerosi esponenti. L’ attentato è una ritorsione per l’ impegno dell’ organizzazione libanese sciita al fianco dell’ esercito di Damasco nella guerra siriana. L’azione non è stata rivendicata ma Liwa Moqtad portavoce dei “ribelli” siriani, pur smentendo ogni coinvolgimento dei gruppi legati all'ESL nell’ attentato, ha espresso “piena soddisfazione” per una tragedia che Hezbollah si è “ampiamente cercata”.

Nati i primi figli del “jihad al-nikah” in Siria, il matrimonio ad ore che in alcuni casi rende lecito ai devoti anche lo stupro.

La notizia del ritorno del matrimonio a ore (jihad al-nikah) nella guerra siriana era già presente sul Manifesto del 5 aprile in un articolo di Giuliana Sgrena :

 “……Ma i combattenti non devono più aspettare la morte per avere donne. Un religioso saudita, Mohamed al Arifi, ha, infatti, emesso una fatwa per rendere religiosamente compatibile il «matrimonio jihadista», ovvero un matrimonio di piacere (può durare solo qualche ora) che permetta ai combattenti di soddisfare i loro appetiti sessuali. È stata stabilita anche l'età delle ragazze: dai 14 anni in su. Lo sfruttamento sessuale è stato scoperto dopo che numerose famiglie tunisine avevano denunciato la scomparsa di ragazze giovani. Poi un rapporto diffuso dalla stampa araba ha confermato l'esistenza delle «schiave del sesso». Quando non bastano le tunisine i jihadisti si rifanno con le ragazze rifugiate nei campi profughi siriani in Giordania, le rapiscono e le stuprano, come ha rivelato un reportage della tv britannica Channel 4…….”

Ora, secondo il sito “African manager”, sarebbero già nati i primi figli delle ragazze tunisine al seguito dei combattenti anti-Assad in Siria per soddisfare le loro esigenze sessuali. I bambini e le bambine nati da questi matrimoni temporanei non avranno neanche un cognome e spesso le madri sono ripudiate anche dalle loro famiglie.

Il jihad al nikah lo troviamo in questi giorni anche su Repubblica che ha riportato la denuncia di un miliziano tunisino al quotidiano Assarih. Il giovane, che combatteva ad Aleppo insieme all' opposizione siriana, ha dichiarato di aver incontrato almeno tredici giovani schiave del sesso. Mauro Pompili continua il suo articolo riportando le parole di Naada Gibrihil, portavoce di una associazione di donne islamiche:

“……I requisiti richiesti sono drammaticamente semplici: devono essere praticanti, devono portare il velo, meglio se integrale, devono avere almeno 14 anni e se già sposate devono essere state ripudiate……lo Sceicco wahabita Mohammed al-Arifi – dice Naada Gibrihil – ha fatto un appello per l'arruolamento delle donne per la jihad in Siria, e contemporaneamente ha emanato una fatwa (sentenza in materia di diritto religioso ndr) dal titolo: la jihad attraverso il matrimonio in Siria. In questo modo dal punto di vista religioso è stata concessa liceità ai rapporti sessuali dei combattenti sul suolo siriano……Soddisfatte le proprie necessità al miliziano sarà sufficiente ripetere per tre volta la formula rituale del ripudio per annullare le nozze. Così un altro combattente potrà sposare la stessa donne……Per di più non è necessario che la donna acconsenta al matrimonio temporaneo……Grazie alla stessa fatwa, si possono stuprare le donne siriane. Basta sposarle temporaneamente anche contro la loro volontà. Sappiamo poco dalla Siria, quel poco ci fa pensare a migliaia di donne che hanno subito questo stupro religiosamente lecito……”

Aumenta l’ influenza dell’Arabia Saudita nel Medio Oriente e arretra il Qatar. Nel prossimo futuro capiremo meglio, intanto vediamo alcuni particolari delle cronache mediorientali delle ultime settimane.

QATAR – Il 25 giugno l’ emiro del Qatar Sceikh Hamed Bin Khalifa al Thani ha lasciato il posto al giovane figlio di 33 ann Sceikh Tamim al Thani. Ha terminato il proprio impegno anche il premier Hamed Bin Jasem al Thani abbandonando oltre la guida del governo quella del Fondo Sovrano dell’ Emirato.

EGITTO – Con la transizione iniziata in Egitto il 30 giugno Morsi, leader dei Fratelli Musulmani che governavano ignorando le opinioni anche di chi aveva contribuito alla loro elezione, è stato estromesso dalla presidenza in un modo che definirei almeno“ molto discutibile” e il potere al Cairo della Fratellanza, qualsiasi sarà l’esito della crisi, uscirà sicuramente ridimensionato. Con questa nuova situazione ha perso terreno nel grande paese nord africano anche il Qatar, il maggior appoggio politico della Fratellanza in tutto il Medio Oriente in questi ultimi anni, che aveva aiutato anche con prestiti il governo di Morsi. Il nuovo governo, molto provvisorio, ha avuto invece subito la promessa di un prestito da Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti per un importo complessivo di 8 miliardi di dollari.

SIRIA – Il 6 luglio è stato eletto presidente della Coalizione Nazionale Siriana Ahmed al Jarba, proposto di fatto dall’Arabia Saudita.  Ha preso 55 voti nel consiglio politico, tre in più dell’altro candidato Sabbagh sostenuto dal Qatar e probabilmente votato anche dal CNS e dai Fratelli Musulmani Siriani, un particolare questo che non ha interessato nessuna cronaca da Istanbul e non ho potuto verificare.

IN SIRIA ED EGITTO RIENTRANO IN GIOCO AMBIENTI POLITICI LAICI – Ambienti laici hanno partecipato al recente cambio di vertici politici, al Cairo nel governo, per ora  molto provvisorio, in Siria nell’ opposizione. Il loro ruolo non è ancora chiaro ed hanno posizioni politiche confuse. A Damasco Kilo e Saita, definiti fino ad alcuni mesi fa di formazione marxista, hanno sostenuto il candidato vincente dell’Arabia Saudita. Mentre in Egitto hanno appoggiato i militari nel loro golpe-non golpe gli ambienti moderati di al Baradei e Mousa, laici decisi oppositori di Morsi, e giovani che si sono definiti “ribelli”(Tamarrod), dal linguaggio considerato moderno ma poco precisi e attenti in dettagli politici importanti.

ESITI ANCORA INCERTI NEI DUE PAESI MA IL CAMBIO DEGLI EQUILIBRI NEL MEDIO ORIENTE SEMBRA NETTO – Le vicende politiche dell’Egitto e della Siria sono ancora apertissime ad esiti molto diversi ma sembra fondato il giudizio di un ridimensionamento del ruolo del Qatar nella regione dopo l’attivismo e il protagonismo nelle primavere arabe dal 2010. Nello stesso momento l’Arabia Saudita è più presente e si muove con una attenzione particolare a non destabilizzare troppo l’area. Una attenzione e un cambiamento di strategia che non appare ancora nelle grandi potenze occidentali, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, nonostante gli esiti disastrosi della loro politica nella regione dalla guerra libica ad oggi.

Sarà guerra aperta tra i Jihadisti e l’Esercito libero siriano? Per ora sembra evidente solo la loro stretta collaborazione, sempre negata dall’Occidente sponsor dell’ESL.

L’uccisione di Kamal Hamami, importante comandante militare dell’Esercito libero siriano (Els), da parte di milizie di al-Qaeda presso Latakia, indica l’ inizio di uno scontro armato tra le diverse anime dei gruppi anti-Assad che operano in Siria ? Una dichiarazione di esponenti salafiti sembrerebbe confermarlo, ma io non vedo scontata questa contrapposizione armata tra l’Esercito libero siriano e le maggiori milizie integraliste, Fronte Al Nusra e quelle dello Stato islamico dell’ Iraq e del Levante. Il comandante dell’ ESL ucciso era a Latakia per discutere una strategia militare comune con questi gruppi islamici armati e la collaborazione tra le due aree è stata sempre stata stretta, negata solo dall’occidente e dai suoi media. Mi sembra che l’episodio dell’uccisione di Hamami da parte di Al Qaeda sia importante soprattutto perché dimostra  questa stretta collaborazione, sempre negata, tra le due aree invece che anticipare un prossimo scontro armato all’interno dell’ opposizione. Kerry nei prossimi giorni tornerà in Medio Oriente per discutere di Palestina e Siria con la Lega Araba e verrà disegnata una nuova strategia comune in tutta l’ area.

Autobomba “contro Hezbollah” nel quartiere Beir al Abed nella periferia di Beirut. 50 feriti, 10 gravi. Il terrorismo e la guerra della Siria continuano a coinvolgere anche il Libano.

Martedì 10 luglio nel quartiere di Beir al Abed a sud di Beirut è esplosa una autobomba imbottita di 40 chili di Tnt provocando 50 feriti di cui 10 ricoverati in ospedali con gravi ferite. In questo quartiere Hezbollah ha numerosi uffici, attività commerciali e vi abitano numerosi esponenti. L’ attentato è una ritorsione per l’ impegno dell’ organizzazione libanese sciita al fianco dell’ esercito di Damasco nella guerra siriana. L’azione non è stata rivendicata ma Liwa Moqtad portavoce dei “ribelli” siriani, pur smentendo ogni coinvolgimento dei gruppi legati all'ESL nell’ attentato, ha espresso “piena soddisfazione” per una tragedia che Hezbollah si è “ampiamente cercata”.

Marco Palombo

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