Jarba eletto presidente della Coalizione Siriana, con l’appoggio dell’Arabia Saudita

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Marco Palombo
 
 
L’elezione di Jarba a nuovo leader della Coalizione Nazionale Siriana nel ballottaggio con Sabbagh, candidato appoggiato dal Qatar.
 
Sabato 6 luglio a Istanbul è stato eletto presidente della Coalizione Nazionale Siriana Ahmad Jarba, leader della tribù Shamar. Jarba,  proveniente dalla Siria orientale e sostenuto dall’Arabia Saudita, nel ballottaggio con Sabbagh, uomo d’affari appoggiato dal Qatar, ha preso 55 voti dai 115 consiglieri della direzione della Coalizione contro le 52 preferenze andate all’altro candidato. Il nuovo presidente succede a Khatib dimissionario nel mese di marzo e appartiene al gruppo politico che fa riferimento a Kilo, uno scrittore, dissidente storico, definito “marxista” fino alla sua recente entrata nella Coalizione siriana.
Alcuni esponenti della Coalizione sostengono che la nuova dirigenza del coordinamento porterà ad una discontinuità nell’azione dell’opposizione. Questo lo vedremo nei prossimi mesi, intanto Jarba nelle prime dichiarazioni da presidente ha annunciato l’arrivo di armi più sofisticate dall’Arabia Saudita ed ha proposto una tregua nella provincia di Homs in occasione del Ramadan. Ha confermato la scelta della Coalizione di non partecipare alla Conferenza di Ginevra almeno fino a quando non ci sarà un maggior equilibrio tra la forza militare delle due parti e la superiorità delle armi in dotazione all’esercito sarà meno schiacciante.
 
 
Brevissime notizie su Kilo, riferimento del gruppo a cui appartiene il nuovo leader dell’opposizione siriana.
 
Le poche righe che hanno informato sull’elezione di Jarba a presidente della Coalizione Siriana lo hanno definito anche appartenente al gruppo politico di Kilo. Quasi sicuramente non esiste alcun gruppo politico di Kilo ma un coordinamento che raggruppa posizioni diverse ed entrato, identificato da una unica sigla, nel nuovo consiglio della Coalizione solo a fine maggio 2013. Kilo invece ha una lunga storia politica alle spalle e nel 2012 è venuto almeno due volte in Italia. Nel luglio a Roma presso la Comunità di San Egidio per un incontro dell’opposizione siriana che rifiutava la lotta armata e in quella occasione è stato definito dalle cronache come intellettuale di formazione marxista. Mentre nel dicembre a Firenze in occasione del decennale del Forum sociale europeo ha partecipato a un dibattito invitato da un coordinamento di cui fa parte anche il Campo Antimperialista. Questa ultima partecipazione la scrivo a memoria senza poterla verificare, sono quindi pronto a correggermi.
Vedremo se e quale ruolo avrà Kilo nelle prossime vicende siriane, ma è giusto sapere che non è arrivato alla politica solo a fine maggio 2013 e che ha avuto rapporti in Italia sia con ambienti pacifisti sia con ambienti, se non sbaglio, “rivoluzionari”.
 
 
Il 2 luglio l’incontro Kerry-Lavrov rinvia la Conferenza di Ginevra a dopo agosto, per il momento non sono previsti altri incontri in preparazione dell’appuntamento.
 
Martedì 2 luglio Kerry e Lavrov si sono incontrati in Brunei e nel loro colloquio, durato due ore, la guerra in Siria è stata l’argomento principale. Dal 7 maggio, quando a Mosca Kerry propose una Conferenza di pace a Ginevra, la situazione siriana è molto cambiata. E’iniziata un’offensiva dell’esercito governativo, aiutato dai combattenti Helzbollah libanesi, che ha messo in grossa difficoltà i gruppi armati dell’opposizione siriana e le milizie dei jahidisti arrivati in migliaia da paesi stranieri e ha riconquistato zone strategiche che i gruppi armati anti Assad controllavano da mesi. Questa nuova situazione ha provocato un cambio di strategia degli Stati Uniti che hanno annunciato la fornitura diretta di armi ai gruppi dell’opposizione. La Conferenza di pace, che avrebbe dovuto tenersi in Svizzera entro la prima quindicina di giugno, non è stata ufficialmente annullata ma è escluso un suo svolgimento prima di settembre e per ora non sono previsti altri incontri tra ONU, Russia e USA per la sua preparazione. I motivi del rinvio dell’appuntamento non sono stati spiegati all’opinione pubblica ma l’opposizione siriana non ha mai dato la sua disponibilità ad un negoziato con il governo di Assad e ci vorrà qualche settimana per capire se con la nuova dirigenza, più in sintonia con gli Stati Uniti, cambierà qualcosa nel suo atteggiamento.
 
 
A Homs lo scontro più duro e importante di queste settimane
 
In queste settimane l’esercito siriano ha sferrato un’offensiva nella città e provincia di Homs e sta riconquistando i territori controllati da mesi dai gruppi armati anti Assad. Negli ultimissimi giorni è entrato nel quartiere Khaldiyeh e l’opposizione denuncia bombardamenti massicci sulla città. I gruppi anti Assad tentano di bloccare l’avanzata governativa in tutti i modi e vengono proposte tregue anche da chi per mesi ha lavorato unicamente per rendere irreversibile lo scontro armato contro il governo siriano (uno di questi il gesuita Dall’Oglio). L’ultima proposta è del neo presidente Jabra che “ha offerto”(questa l’espressione usata dai media italiani) una tregua in occasione del Ramadan solo nella provincia di Homs,
Gli avvenimenti di questa nuova lunga battaglia nella provincia di Homs sono molto simili agli scontri che qualche settimana fa hanno consentito alle forze governative di riprendere il controllo della città e provincia di Qusayr. Una provincia in posizione strategica, un’offensiva massiccia, la resistenza dell’opposizione nelle zone urbane, le denunce di bombardamenti da parte dell’esercito siriano, l’allarme per l’emergenza umanitaria dei civili e le richieste di tregua e intervento delle ONG cercando di coinvolgere anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il governo siriano prosegue senza tentennamenti nella sua offensiva militare che, come tutte le guerre, porta con sé morte, violenza e distruzione. In tutta la Siria sarebbe necessaria una tregua immediata ma non trovo assolutamente credibile chiedere una tregua limitata solo alla provincia dove i gruppi armati dell’opposizione stanno arretrando sensibilmente.
 
 
Una cronaca della breve vita della Coalizione Nazionale Siriana
 
L’elezione di Jarba alla presidenza della Coalizione Nazionale Siriana è un nuovo passo del percorso che l’opposizione siriana ha iniziato nel novembre 2012 su iniziativa di Hillary Clinton. Fino a quel momento il Consiglio Nazionale siriano (CNS), egemonizzato dai Fratelli Musulmani, era l’unica opposizione riconosciuta dai paesi occidentali e dalla Lega Araba. Ecco le tappe principali della vita della Coalizione.
 
Novembre 2012, nascita della Coalizione Nazionale Siriana
Dopo la rielezione di Obama, Qatar e Stati Uniti spinsero per la creazione di un nuovo coordinamento dell’opposizione che fosse più rappresentativo del CNS e avesse una maggior autorevolezza. A Doha nasce allora la Coalizione Nazionale Siriana che comprende il CNS con i Fratelli Musulmani ma che, nelle intenzioni della Clinton, avrebbe dovuto avere una dirigenza indipendente dalla organizzazione islamica. L’operazione non riuscì e dopo alcuni giorni di acceso dibattito fu trovato un compromesso che affidò la presidenza della Coalizione a Khatib e le due aree principali del coordinamento, quella del Cns e quella più gradita agli Stati Uniti, ebbero ciascuna una vice-presidenza con Sabra (Cns) e Sielf che la Clinton avrebbe voluto nuovo leader dell’opposizione.
 
La presidenza di Khatib e le sue dimissioni nel marzo 2013
Inizia così il periodo che ha visto Khatib presidente e gli obiettivi che si era posta la Coalizione alla sua nascita molto spesso sono rimasti sulla carta. Il governo provvisorio per le zone occupate dall’opposizione non è ancora nato anche se da mesi ha ufficialmente un premier, il manager Hitto, siriano che da 25 anni lavora negli Stati Uniti. I rapporti tra opposizione politica fuori della Siria e gruppi armati sono difficili o completamente assenti e la situazione dei territori occupati dall’opposizione è completamente fuori controllo. Khatib è sempre stato un leader dimezzato e anche prima delle dimissioni alcune sue proposte erano state poi smentite dalla Coalizione. Le dimissioni a inizio marzo non sono state quindi una sorpresa, quello che non era previsto invece è il lungo periodo, quattro mesi, senza una dirigenza designata ufficialmente.
 
Doha, 22 maggio, allargamento della direzione della Coalizione su richiesta saudita (con il consenso statunitense)
Dopo la proposta di una Conferenza di pace a Ginevra la Coalizione si riunisce a Doha (Qatar) per discutere di questo appuntamento e per eleggere un nuovo presidente. La richiesta dell’Arabia Saudita di allargare ad altre forze il consiglio direttivo della Coalizione provoca invece una discussione di alcuni giorni solo su questo argomento, come sempre del dibattito che si è svolto sappiamo pochissimo. Il vecchio consiglio di 62 persone alla fine arriva a 115 componenti ed entrano gruppi politici nuovi come quello del conosciutissimo dissidente Kilo, rappresentanti dei gruppi armati e esponenti dei comitati locali. Gli altri temi in agenda sono rinviati, e non sono risolti neanche in una nuova riunione annunciata attorno a metà giugno e della quale non si saprà più niente.
 
Istanbul, dal 4 al 6 luglio, Jarba eletto nuovo presidente
Si arriva così all’incontro di Istanbul di questa settimana e, dopo una prima votazione dove erano presenti alcuni candidati, al ballottaggio tra i due più votati prevale Jarba. Il nuovo presidente è stato eletto dunque a maggioranza e non sono riuscito a trovare notizie sull’atteggiamento tenuto in questa scelta dal CNS e dai Fratelli Musulmani. Probabilmente nel primo scrutinio era candidato per il CNS l’ex vicepresidente Sabra e nel ballottaggio i loro voti sono andati a Sabbagh, sostenuto dal Qatar. Dopo l’elezione comunque il CNS ha, come sempre, chiesto armi unendosi nel tema preferito al nuovo presidente che ha annunciato l’arrivo di armi più sofisticate dall’Arabia Saudite che secondo lui potrebbero cambiare i rapporti di forza nella guerra.
I prossimi mesi ci diranno se con la nuova dirigenza cambierà davvero qualcosa di importante nel conflitto siriano.
 
 
In arrivo un nuovo incontro degli “Amici della Siria” ?
 
Io penso che entro poche settimane ci sarà un nuovo incontro del gruppo dei paesi “Amici della Siria” che rimodulerà la strategia dell’Alleanza dopo l’elezione di Jarba. Questo appuntamento non è assolutamente sicuro, gli incontri del gruppo, che io definisco Alleanza, ”Amici della Siria” non hanno mai avuto una frequenza regolare. Segnalo però ugualmente questa possibilità perché le date dei vertici degli “Amici” sono sempre conosciute solo pochissimi giorni prima del loro svolgimento (l’ultimo di sabato 23 giugno è stato annunciato solo mercoledì 20) e chi vuole la pace dovrebbe fare di tutto per accendere i riflettori su questi vertici e contestarli apertamente.

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