I cosiddetti paesi ” Amici della Siria”, costruttori di guerra

459-0-20130523_073248_BDEE8CBFMentre pubblicavamo questo articolo, alla radio, il resoconto dell’incontro odierno degli Amici della Siria a Doha. Un lungo inconcludente comunicato conclusivo che cerca di mediare le posizioni ultraguerrafondaie di Kerry ("Usa e amici qui presenti aiuteranno opposizione politica e militare") o dell’ Emiro del Qatar: ("L' unica strada per portare la pace è armare l' opposizione siriana") con quelle dettate dall’evidenza di una sconfitta militare e politica dei “ribelli” (e dalle, se pur tardive, prese di distanza dei mass media occidentali verso coloro che si sono rivelati essere null’altro che banditi animati da ferocia  religiosa). Intanto, la Bonino si arrabatta come può con una sua davvero surreale dichiarazione stampa.

 

I cosiddetti paesi " Amici della Siria", costruttori di guerra Un tavolo alternativo alle Nazioni Unite. Chi sono i suoi paesi guida , quali i loro obiettivi e quali i risultati? Ecco perché per il bene della pace e dell’autodeterminazione dei siriani, l’Italia dovrebbe uscirne,. Un parallelo con gli “Amici della Libia”.

 Marinella Correggia, Marco Palombo

I paesi cosiddetti "Amici della Siria" si riuniscono dall' inizio del 2012 come risposta ad un veto russo-cinese alla risoluzione sulla Siria nel Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite. Il primo incontro avviene su iniziativa dell' allora presidente francese Nicolas Sarkozy.

Luoghi e partecipanti (in calo verticale)

In totale dal febbraio 2012 i loro incontri ufficiali sono stati sette, quattro nel 2012 e tre nel 2013. Questo l' elenco dei quattro appuntamenti del 2012: il 24 febbraio a Tunisi, il 1 aprile a Istanbul, il 6 luglio a Parigi, il 12 dicembre a Marrakech. Questi i vertici del 2013: il 28 febbraio a Roma, il 20 aprile a Istanbul, il 22 maggio a Amman.

Secondo i media internazionali, il numero dei paesi partecipanti agli incontri ha avuto questa evoluzione: oltre 70 nazioni a Tunisi secondo Al Jazeera. Oltre 70 anche a Istanbul. Addirittura, i paesi sarebbero saliti a 100 alla conferenza di Parigi e a 114 (secondo la Xinua cinese) più 15 Ong a Marrakech. Tuttavia, nel comunicato del ministero degli esteri italiano relativo all' incontro di Parigi del 6 luglio 2012, i paesi partecipanti venivano già definiti " occidentali ed arabi" nonostante il numero dei partecipanti fosse sempre indicato in cento link.

Ma nel 2013 gli “Amici della Siria” precipitano in numero. Cambia la formula degli incontri: ai tre vertici partecipano solo undici paesi o anche meno. Sfrondati dei paesi accessori, si riducono al nucleo essenziale di un pugno di manovratori e mandanti. Alla riunione a Roma il 28 febbraio (oggetto fra parentesi della contestazione – dentro e fuori – da parte della nostra Rete No War), viene comunicata la presenza di nove ministri degli esteri.

A Istanbul la dichiarazione finale – con tanto di bandiera siriana dell’epoca francese sullo sfondo – è sottoscritta da 11 paesi: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia (paesi occidentali appartenenti alla Nato) e Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia saudita, Turchia, Egitto, Giordania – – Paesi mediorientali a prevalenza islamica sunnita, alleati tradizionali soprattutto degli Stati Uniti.

Altri importanti paesi, come Russia, Cina, Iran e i paesi dell’Alba in America Latina, non fanno parte degli “Amici della Siria” e li criticano fortemente come sabotatori dei piani di pace e fomentatori della guerra.

 

Temi martellanti e sospette coincidenze temporali

Dal febbraio 2012 gli incontri hanno quasi sempre avuto dei temi precisi e i vertici spesso sono stati coincidenti con momenti in cui l' ONU tentava un negoziato. Un tavolo diverso da quello delle Nazioni Unite ma che discute gli stessi passaggi cruciali.

Così dopo il primo incontro di Tunisi nel febbraio 2012, il secondo summit del primo aprile anticipava di dieci giorni l' inizio della attuazione del piano Annan (10 aprile 2012).

L' appuntamento del 6 luglio 2012 a Parigi è il più ambiguo: tenuto dopo neanche una settimana dalla Conferenza di Ginevra del 30 giugno (ora ribattezzata Ginevra1), anticipa di tre giorni un incontro a Damasco tra Annan e Assad (9 luglio) e propone una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. A questo link il comunicato del Ministero degli esteri.

Dunque dopo meno di una settimana da Ginevra, mentre Annan sta per incontrare Assad, viene indicato un percorso alternativo. A molti non è sembrato un grande aiuto al tentativo di Kofi Annan, incaricato da ONU e Lega Araba per la crisi siriana. In quel momento venivano segnalati 16mila morti dall' inizio della crisi siriana, 15 mesi prima. Oggi, 11 mesi dopo quella data, i morti sarebbero 80mila.

L' appoggio da parte degli “Amici della Siria” all’opposizione armata ha prodotto una escalation della guerra, appoggiando politicamente una delle due parti e in buona sostanza armandola anche in barba alle leggi internazionali.

Il 12 dicembre a Marrakech i partecipanti riconobbero la neonata Coalizione Nazionale Siriana come unico legittimo rappresentante della Siria.

Gli ultimi incontri del 20 aprile e 22 maggio sono stati dedicati a discutere una strategia per questa fase che vede il tentativo di una Conferenza di Pace, promossa questa volta da Stati Uniti e Russia. Una proposta che la Russia ha ripetuto più volte nell' ultimo anno e che ha subito accettato quando Kerry ha indicato la possibilità di questo appuntamento.

Il ruolo attuale

Mentre ci si avvia ad un tentativo di negoziato, gli undici “Amici della Siria” remano contro.

Gran Bretagna e Francia affossano l' embargo UE alle armi per i gruppi armati.

Qatar e Arabia saudita continuano ad armare le milizie armate dell’opposizione siriana (non tanto siriana).

La Turchia da mesi chiede un intervento militare occidentale in Siria.

Gli Stati Uniti stanno studiando una no fly zone e non vogliono la presenza dell' Iran alla Conferenza di pace.

Il governo italiano è d' accordo con queste posizioni? La ministra Emma Bonino dice di non essere d' accordo, dichiara che in Siria non devono entrare altri armi e che l' Iran deve partecipare alla Conferenza di pace, mentre si è detta favorevole ad una no fly zone salvo poi smentire.

Siamo sicuri che il tavolo dei paesi cosiddetti "Amici della Siria" sia il posto giusto per le posizioni espresse dalla Bonino ? La sinistra che rimane, l' associazionismo pacifista, il movimento cinque stelle, la Chiesa cattolica, non hanno niente da dire sulla partecipazione a questa "alleanza"?

Ricordiamo gli “Amici della Libia”!

Dagli amici mi guardi Iddio, si dice. E in effetti, anche nel caso della Libia, gli “amici” internazionali due anni fa inventarono il casus belli, la notizia di un “genocidio di manifestanti pacifici” mai avvenuto. La loro guerra (Nato e petromonarchica) ha portato al disfacimento di un paese, il quale assiste adesso a violazioni dei diritti umani ben maggiori di quelle imputate al regime precedente.

All’inizio si chiamavano Libya Contact Group e anche International Contact Group for Libya. Nascono dopo la Conferenza di Londra sulla Libia, il 29marzo 2011, pochi giorni dopo l’avvio dei bombardamenti, prima anglofrancesi poi Nato. C’erano paesi della Nato, paesi della Lega araba e – illegittimamente – il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon.

Gli incontri successivi furono a Doha (aprile 2011), Roma (il 5 maggio 2011), Abu Dhabi. A Istanbul nel luglio 2011, al quarto incontro, gli amici della Libia annunciano ufficialmente che il Cnt (Consiglio nazionale di transizione) è il loro referente nel paese, come “legittima autorità di governo” (in realtà il governo di Tripoli era tuttora un altro). Ma già da mesi tanti paesi avevano riconosciuto il Cnt. Prima fu la Francia, pichi giorni dopo l’inizio delle “proteste”.

Il quinto incontro avrebbe dovuto svolgersi a New York in settembre ma gli eventi in Libia lo anticiparono a fine agosto per stabilire la road map della costruzione di una “nuova Libia”.

All’incontro del 1 settembre a Parigi, il Contact Group si rinomina “Amici della Libia”. La seconda riunione è a New York, il 20 settembre.

Dettaglio sui partecipanti: gli stati membri erano una trentina, appunto occidentali (compresa l’Europa dell’Ovest e dell’Est), e monarchie del Golfo, più la Turchia. Ma vari altri paesi parteciparono di volta come osservatori invitati: fra questi India, Cina, Brasile, Algeria e alcuni paesi africani. La Lega araba, il Consiglio di cooperazione del Golfo e l’organizzazione per la cooperazione islamica diventarono membri a pieno titolo nel luglio 2011. Organizzazioni internazionali partecipanti: Onu (!), Nato, Ue. Osservatori: Unione africana, Banca mondiale (!).

All’incontro a Roma in piena guerra nato parteciparono (oltre alle stesse organizzazioni internazionali o blocchi regionali suindicati) : Australia, Bahrain, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Giappone, Giordania, Kuwait, Libano, Malta, Marocco, Paesi bassi, Polonia, Qatar, Spagna, Turchia, Emirati arabi uniti, Regno Unito, Usa.

All’incontro del 1 settembre a Parigi, Sarkozy invitò altri paesi fra i quali Russia, Iraq, Svizzera, Arabia Saudita. E soprattutto Niger, Ciad, Gabon, Nigeria, Mauritania, Mali, nel tentativo di incorporare i riluttanti africani (riluttanti visto il ruolo che aveva avuto Gheddafi nella creazione e nel finanziamento dell’Unione africana).

Ma parteciparono solo i sauditi e il Niger. 

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alexfaro scrive:

La lettrice che si firma Lina Miele si è dimenticata di dire che anche la bandiera dei cd"ribelli"Siriani è quella,ma tu guarda che coincidenza uguale a quella che fu la bandiera del protettorato Francese in Siria,prima della rivoluzione che portò al potere il partito Baath Siriano,il quale dopo un pò di tempo adottò la bandiera attuale,cioè la cd"Pan-araba,simile a quella dei maggiori stati,arabi confinanti e non(Egitto,Iraq,Sudan e Yemen)

ps

X capirci quella a 3 strisce orizzontali rossa-bianca-nera con al centro(x quella Siriana 2 stelle verdi)

mentre quella dei cd"ribelli"è così:3 strisce orizzontali verde-bianca-nera con al centro 3 stelle rosse.

un saluto

Alexfaro

lina miele scrive:

Cara Paola, può esserti, forse, utile, dare un'occhiata alla sezione – in questo sito – nella quale si spiega "perché sibialiria". Ti copio-incollo il testo, qui di seguito.

 

Questo è un sito dedicato a un po’ di verità contro le guerre occidentali; per prevenire le prossime. Nel 1991 nacque il “Comitato Golfo per la verità sulla guerra”. Perché senza menzogne e scuse umanitarie, le guerre dei paesi “democratici” non sono possibili.

Due Paesi tra loro assai diversi da un anno condividono una sorte comune. Libia e Siria. Un’ingerenza esterna da parte delle potenze occidentali e petromonarchiche che ha alimentato nel primo caso una devastante guerra diretta (con bombardamenti Nato) e nel secondo una devastante guerra per procura (con la fornitura di finanziamenti, armi, combattenti, consiglieri e appoggio diplomatico):; ecco perché quando dicono “Ma in Siria la Nato non c’è”, dimenticano che ci sono tanti modi di insanguinare un paese.Con pretesti umanitari.

Sibia e Liria; possiamo mescolare le sillabe di Siria e Libia. Perché due paesi così diversi da un anno hanno molto in comune. Poco importano le responsabilità dei due governi nazionali. Il copione internazionale ne prescinde. Così come le agende geopolitiche delle potenze esterne coinvolte.

Sibia e Liria. Il corto circuito è questo: le menzogne e le fonti unilaterali demonizzando una parte sola rendono legittima l’ingerenza esterna “per ragioni umanitarie”. L’ingerenza esterna alimenta la guerra. La guerra alimenta il disastro umanitario.

Sibia e Liria. Due sollevazioni che hanno richiesto e richiedono un’incredibile operazione di demonizzazione dei due governi e santificazione degli oppositori, da parte dell’Onu, di tanti governi e dei media, con menzogne e omissioni così da spacciare per “protezione dei civili e dei diritti umani” quella che è un’operazione politico-militare di cambio di regime. In Libia una vera congiura fra più attori – interni e internazionali, governativi e non governativi – radicò nell’inconscio dell’opinione pubblica mondiale la convinzione che Gheddafi e i suoi “mercenari” avessero fatto seimila o diecimila morti civili nei primi giorni di scontri; erano stati in realtà poco più di cento come riconobbe la stessa Amnesty, e distribuiti fra le due parti (con atti efferati da parte dei “ribelli”). Nel caso siriano la conta dei morti e le notizie di ogni genere di massacri e atrocità proviene da fonti di parte (“attivisti dei diritti umani” dell’opposizione, “disertori” ecc.) che i rapporti Onu e i media prendono per buoni, con corredo di video, nomi e circostanze spesso verificatisi falsi e perfino grossolanamente “copiati”, a un minimo controllo.

Sibia e Liria. Due sollevazioni armate, violente ed eterodirette, incuneatesi nella “primavera araba”. Le loro componenti maggioritarie sembrano eterodirette: appoggi internazionali (vedi oltre), ruolo degli espatriati nell’avviare la protesta (e nel dirigerla quanto al caso del Consiglio nazionale siriano), perfino presenza di combattenti stranieri, dai jihadisti libici a quelli che giungono dall’Iraq (come ha affermato il ministro dell’interno iracheno), direttamente ad Al Qaeda secondo quanto riferito al Congresso Usa dal direttore della National Intelligence Usa James Clapper. L’Occidente si prepara a fare da aviazione ad Al Qaeda come in Libia? Come nel caso libico e in precedenza in Afghanistan, in Siria Occidente/petromonarchie e Al Qaeda/islamisti lavorano insieme ognuno contro il comune nemico (Bashar al Assad), sperando di avere la meglio gli uni sugli altri in seguito. I gruppi armati sono responsabili di uccisioni di molti civili e militari e di sabotaggi. Sgozzamenti stile Al Qaeda sono stati mostrati in un video dai combattenti anti-governativi all’inviato della Bbc a Homs.

Sibia Liria. Due sollevazioni le cui componenti maggioritarie chiedono (e nel caso della Libia hanno ottenuto) l’intervento armato estero diretto. “Se il mondo ci abbandona dichiareremo la Jihad” ha dichiarato un ufficiale del cosiddetto Esercito siriano libero Abdel Razzak Atlas a Jonathan Littell di Le Monde.

Sibia e Liria. Due sollevazioni le cui componenti maggioritarie hanno goduto e godono del totale appoggio da parte dell’Occidente e delle petromonarchie del Golfo, con il pretesto del sostegno alla democrazia e della protezione dei civili. Nel caso libico ci fu un’alleanza armata diretta, con bombardamenti Nato/Qatar e invio di armi e commandos. Nel caso siriano (per ora) c’è un sostegno indiretto tramite finanziamenti, forniture di armi e consiglieri all’opposizione. Mentrela Turchiaoffre la base logistica alla Free Syrian Army, sembrano confermate le indiscrezioni circa il ruolo delle forze speciali britanniche, francesi, giordane e del Qatar che nella base turca di Iskenderun addestrano i combattenti dell’ELS insieme ai militari di Ankara. Da tempo l’opposizione siriana ottiene quotidianamente partite di armi. Il sospetto di eterodirezione è più che un sospetto. L’ingerenza esterna ha fomentato gli scontri e impedito la riconciliazione e l’avvio di un percorso di pace senza interferenze.

Sibia e Liria. Due sollevazioni di fronte alle quali la frase “manifestanti inermi uccisi da un regime che massacra il suo stesso popolo” accomuna il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon con l’ultimo militante della “sinistra umanitaria” occidentale. Uniti ieri nella demonizzazione di Gheddafi, oggi nel biasimare Cina e Russia che in sede di Consiglio di Sicurezza dell’Onu hanno posto due volte il veto a una risoluzione proposta dall’Occidente e dai petromonarchi e fatta apposta per permettere un intervento armato “umanitario” in Siria sulla falsariga di quello in Libia. Il 16 febbraio una nuova alleanza si è delineata: all’Assemblea dell’Onu, Russia e Cina e altri 9 paesi – i cinque paesi dell’Alleanza Bolivariana per l’America-Alba, Venezuela, Cuba, Ecuador, Bolivia, Nicaragua, e poi Iran, Bielorussia, Zimbabwe, Corea del Nord – oltre ovviamente alla Siria sono stati gli unici al mondo a votare contro una risoluzione proposta dall’Arabia Saudita, che condanna le sole violenze governative e propone l’appoggio all’opposizione siriana in nome della protezione della popolazione. Ricordiamo che i paesi dell’Alba sono stati protagonisti, sia nel caso della Libia che in quello della Siria, di proposte di pace e mediazione, accettate anche dai due governi interessati ma del tutto boicottate dalle opposizioni armate libica e siriana e dalla “comunità internazionale”.

Sibia e Liria. Due sollevazioni in grado di frammentare i rispettivi paesi e farli piombare in un inferno armatissimo governato di fatto da milizie e gruppi contrapposti. In Libia è già successo.

Sibia e Liria. Due sollevazioni contro due governi laici e tradizionalmente non allineati, nel contesto di un mondo arabo completamente islamizzato (un islam che sul piano economico e politico è alleato dell’Occidente).

Sibia e Liria. Due sollevazioni la cui parte maggioritaria vuole smantellare lo stato, cambiando financo la bandiera stessa del paese (Libia: da quella verde della Jamahiryia a quella a strisce rosso, verde e nero con stella e mezzaluna della monarchia pre-1969. Siria: dal bianco-rosso-nero con due stelle al verde-bianco-nero con tre stelle).

 

 

paola slaviero scrive:

mi sembra che per quanto riguarda la Libia l'elenco del parallelismo con gli eventi siriani va bene ma andrebbe arrichito con qualche commento sul come e perchè. Nell'articolo non si fa menzione invece della dichiarazione, di Stati uniti? Francia? ONU? non ricordo, praticamente appena iniziata la guerra, di Gheddafi come criminale internazionale e da deferire alla Corte dell'Aia, stroncando ogni possibilità di conciliazione di paesi terzi, mi pare che Unione Africana e sud Africa ci provarono. Fa il paio preciso con " con Assad non si tratta"