Siria, notizie dal 5 al 10 giugno 2013: Ginevra 2 – Qusayr

Milano 4Siria, notizie dal 5 al 10 giugno 2013: Ginevra 2 – Qusayr

A cura di Marco Palombo

 

Ginevra2: un rinvio prima delle prossime elezioni in Iran? Lo scontro passa da Qusayr alla provincia di Aleppo.

Il 5 giugno a Ginevra Brahimi, incaricato da ONU e Lega Araba per la guerra siriana, e diplomatici russi e statunitensi si sono incontrati per discutere della prossima Conferenza di pace. Non è stato trovato un accordo sulle questioni ancora da definire ed è stato fissato un prossimo incontro il 25 giugno. La mia opinione è che il rinvio fosse scontato e già deciso prima del summit dato che nei dieci giorni precedenti si sono incontrati il ministro russo Lavrov, lo statunitense Kerry e il ministro francese Fabius ed anche la commissaria UE agli affari esteri Ashton ha avuto un colloquio con Lavrov in un vertice Russia-UE dedicato al prossimo G-20 e alla guerra siriana.

Io collego lo slittamento dell'appuntamento svizzero alle elezioni previste in Iran in questo fine settimana. La partecipazione di Teheran alla Conferenza è una delle questioni dove le posizioni sono diverse ed era improbabile una decisione sulla presenza iraniana una settimana prima del voto. Le elezioni del 2009 furono seguite da settimane di forti tensioni in Iran e probabilmente Stati Uniti e Francia preferiscono un braccio di ferro sulla partecipazione iraniana a Ginevra dopo il voto quando il governo di Teheran potrebbe essere contestato anche all’interno del paese.

Speriamo che queste elezioni siano superate senza troppo scosse, a questo punto sarebbe difficile escludere l’Iran dal negoziato e la presenza di Teheran al tavolo sulla Siria è auspicata anche da Ban Ki moon e da Emma Bonino.

Sono però davvero troppi venti giorni di stallo in attesa del prossimo vertice sulla Conferenza e favoriscono certamente chi lavora per il fallimento del negoziato.

 

L'Esercito Libero Siriano al NYT: alla Conferenza di Ginevra solo se prima arriveranno nuove armi e munizioni.

Il capo dell'Alto Comando dell'Esl Salim Idris domenica 9 giugno ha dichiarato al New York Times che l’opposizione siriana parteciperà alla Conferenza di pace di Ginevra solo se prima arriveranno dall’estero nuove armi e munizioni. La dichiarazione di Idris ufficialmente non è a nome dell’intera Coalizione Nazionale Siriana, il coordinamento che riunisce molti (ma non tutti) gruppi dell’opposizione, ma è significativa perché dimostra come la galassia dei gruppi armati, divisa su molte questioni, sia poco disposta a negoziati anche nelle componenti legate all’opposizione politica riconosciuta dall'Occidente.

La direzione della Coalizione Nazionale Siriana è stata ultimamente allargata a esponenti dei gruppi armati e ad ambienti dell’opposizione finora fuori dal coordinamento ma negli stessi giorni una componente laica (la Cgrs) ha ritirato l’appoggio alla CN sostenendo tra le altre cose che, nonostante l’allargamento della direzione, è rimasta invariata la Commissione Generale, un gruppo più ristretto “che prende le decisioni che contano” egemonizzato dai Fratelli Musulmani.

Segnalo questa notizia, ma quando scriviamo di sigle e ambienti dell’opposizione siriana o dei sostenitori del governo è sempre molto difficile capire la loro dimensione e la loro reale influenza sulla popolazione siriana. La Siria è una realtà più complessa di quanto comunemente viene detto, sono presenti molte confessioni religiose e vari orientamenti politici, i sunniti sono stimati il 70% della popolazione ma hanno tra loro posizioni politiche diverse, ci sono inoltre ambienti laici, i rifugiati dalla Palestina e Iraq e la minoranza curda.

Il 12 giugno la Coalizione si riunirà per eleggere il nuovo leader in sostituzione del dimissionario Khatib, l’elezione era prevista a Istanbul a fine maggio ma la discussione, che durò più giorni, fu monopolizzata dalla composizione della direzione della CN e dalla partecipazione a Ginevra2. Mercoledì potrebbe essere discusso anche il governo di opposizione per l’amministrazione dei territori occupati dalle milizie anti Assad, esecutivo che da tempo ha un presidente, Hitto, ma che non riesce a nascere. Potrebbe spuntare nell’occasione anche una mozione di sfiducia a Hitto stesso, giudicato troppo vicino al Qatar.

 

La presa di Qusayr, l’arrivo del conflitto armato nel Golan e l’annuncio di un attacco nella provincia di Aleppo.

Mercoledì 5 giugno è stato annunciata la ripresa da parte dell’esercito governativo della città di Qusayr. La regione omonima, confinante con il Libano, ha una grande importanza strategica per il passaggio di armi dall’estero verso le milizie armate in Siria ed anche per l’uscita del petrolio e gas dalle zone orientali controllate dai gruppi armati anti Assad. Come reazione a questa sconfitta gruppi armati dell’opposizione hanno attaccato nel Golan il valico di Quneitra nell’attuale “linea di fuoco” con Israele (il Golan è territorio siriano rimasto dopo il 1967 sotto l’occupazione israeliana), la posizione è stata tenuta un solo giorno e il valico è stato subito ripreso dall’esercito siriano. Negli scontri sul Golan sono rimasti feriti caschi blu ONU di nazionalità filippina e l’Austria ha annunciato il ritiro dei suoi 380 militari impegnati nella regione spiegando che i propri militari sono in un pericolo “immediato e incontrollato”.

La mossa di Vienna viene però collegata anche alla decisione franco-inglese di non prorogare l’embargo UE alle armi per i ribelli siriani, presa a Bruxelles il 27 maggio e giudicata dall’Austria una scelta che cambia anche la situazione nel Golan. La defezione dell’Austria mette in grossa difficoltà la missione ONU di mille militari che vigila nella regione sulla tregua tra Israele e Siria in vigore dal 1967. Putin ha offerto l’apporto di militari russi per sostituire i colleghi austriaci ma il Consiglio di Sicurezza non ha accettato la richiesta.

Intanto un esponente del governo siriano ha annunciato un prossimo attacco nella provincia di Aleppo per riconquistare città e villaggi ora sotto il controllo dell’opposizione armata. Concentramenti di militari governativi e gruppi alleati nella zona erano segnalati da giorni.

Susan Rice, appena arrivata nel ruolo di consigliere alla sicurezza di Obama, starebbe studiando una no fly zone proprio sulla regione di Aleppo. E su quest’area, come è successo spesso, si giocherà probabilmente un nuovo e importante scontro.

 

Non c’ é trasparenza nell’azione dei governi italiani sulle questioni di politica militare ed estera, è necessaria per l’Afghanistan ma anche per la Siria.

In occasione del consiglio Nato a Bruxelles del 5 giugno il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Hegel ha ringraziato l’Italia per la disponibilità a partecipare alla missione Resolute Support che dal gennaio 2015 sostituirà l’attuale missione Nato Isaf in Afghanistan. La notizia riferita da G. Battiston su Il manifesto non è stata ancora comunicata al parlamento. La nuova missione dovrebbe essere rivolta all’addestramento dell’esercito afghano ma non è sicuramente un disimpegno dell’esercito italiano da Kabul. I ministri Mauro e Bonino in interviste varie hanno parlato di un impegno che riguarderà solo poche decine di militari ma la Germania che avrà un compito analogo ha dichiarato che saranno coinvolti da 600 a 800 suoi soldati ed anche l’analista militare G. Gaiani e M. Caprara sul Corriere della Sera hanno ipotizzato l’impiego di alcune centinaia di militari italiani.

Mercoledì i ministri Bonino e Mauro riferiranno davanti alle commissioni riunite esteri e difesa di Camera e Senato sulle missioni militari e speriamo che i parlamentari presenti chiedano dettagli precisi sull’impegno preso dal ministro Mauro con la Nato.

I governi italiani dal 2011 ad oggi sulle guerre libiche e siriana hanno proceduto con molte omissioni e bugie in un parlamento dove l’unica opposizione su questi temi era del partito di Di Pietro che non ha certo una cultura antimilitarista. Nella legislatura attuale il vento potrebbe cambiare, a cominciare dal voto del 24-25 giugno sulle mozioni relative ai cacciabombardieri Lokeed Martin F-35. Ma i parlamentari devono pretendere dal governo informazioni precise e veritiere, incalzandolo soprattutto sui temi dove l’esecutivo preferisce sorvolare.

A quasi quattro mesi dalle elezioni politiche di febbraio aspettiamo ancora un dibattito parlamentare dedicato alla guerra siriana.

 

Immagini dalla manifestazione di Milano

Sabato 8 giugno a Milano davanti al Consolato USA si è svolta una manifestazione contro l’aggressione alla Siria, potete vedere qualche immagine in questo video. Io le ho trovate incoraggianti, si vedono abbastanza persone e molte bandiere rosse. Aspettiamo le bandiere arcobaleno. Nella foto che correda questo articolo la manifestazione di Milano

 

Ultim'ora: Ansa, 10 giugno ore 17.13

Gli Stati Uniti potrebbero decidere entro la settimana se armare o meno i ribelli in Siria. Lo riferiscono fonti ufficiali.

 

Conferenza di Ginevra: prima delle elezioni in Iran un rinvio è comprensibile ma la pausa fino al 25 giugno è troppo lunga e rischiosa per il tentativo di costruire un percorso di pace.

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Marco Palombo-Aggiornamenti ha detto:

La Casa Bianca ha dichiarato che ha prove di uso di armi chimiche da parte del governo siriano e quindi fornirà aiuti diretti ai "ribelli". La dichiarazione ufficiale del vice consigliere per la sicurezza Rhodes è arrivata dopo poche ore da una dichiarazione di Bill Clinton che ha accusava Obama di attendismo sulla questione siriana. Il Pentagono è più interventista della Casa Bianca e ha proposto una no fly zone al confine tra Giordania e Turchia usando aerei in partenza da basi giordane. La no fly zone "non comporterebbe la distruzione delle batterie aeree siriane" ci informa Avvenire. Ma porterà inevitabilmente alla guerra, aggiungo io.La Russia ha dichiarato che Obama segue le orme di Bush, ha quindi preso sul serio questa nuova posizione statunitense. Si parlerà di Siria al prossimo G-8 il 17-18 giugno.Il prossimo mio  notiziario sarà pubblicato lunedì.

cassandra ha detto:

Come è possibile che vengano introdotte enormi quantità di armi senza che l'esercito siriano si accorga di niente. Come è possibile, inoltre, istituire un NO FLY ZONE in Siria quando l'esercito di Assad è dotato di numerosi S-300. C'è qualcosa che non quadra.