Siria: la Bonino, la Conferenza di Ginevra, il rischio di allargamento del conflitto

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di Marco Palombo

 

Emma Bonino: “destituire Assad”, ma senza intervento militare?

 Emma Bonino dopo l’incontro del 27 maggio ha espresso delusione soprattutto per il mancato accordo tra i paesi europei ma ha anche dichiarato che è sbagliato inviare altre armi in Siria, marcando una differenza sostanziale con la posizione anglo-francese. Chiederà quindi al governo di non fornire armamenti ai gruppi dell’opposizione, cosa che, ci sarebbe da aggiungere, andrebbe anche contro la legislazione italiana oltre che internazionale.

Dicendosi favorevole ad una presenza dell’IRAN alla Conferenza si è differenziata ancora da Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti, ma anche lei punta ad una destituzione di Assad e definisce il governo siriano “un regime che da l’assalto al suo popolo” e per spiegare il percorso che suggerisce ricorda l’esperienza nella ex Jugoslavia, dove la Serbia era prima al tavolo delle trattative e poi finì sotto accusa davanti a un tribunale internazionale. Un precedente non proprio incoraggiante per la pace. Bonino avrà (o meglio, in questo momento ha intenzione di avere) anche un ruolo mediatico nella crisi siriana che inizierà con una sua prossima visita in un campo profughi della Giordania.

 Il 15 maggio si è detta a favore ad una no fly zone e questa è una dichiarazione che non sembra coerente con la sua strategia di destituire Assad per via diplomatica e non bellica. Forse non ha seguito attentamente la vicenda libica dove la no fly zone è stata per la Francia una scusa per iniziare la guerra con una azione non concordata con gli altri paesi.

 Ma e’coerente quello che propone la Bonino con l’assidua presenza dell'Italia al tavolo dei paesi cosiddetti “amici della Siria”?

 Nel 2013 il gruppo dei paesi cosiddetti “Amici della Siria” si è riunito con questa formula: un decina di paesi, tra questi: Qatar, Arabia saudita, Emirati arabi: monarchie assolute che finanziano i gruppi armati in Siria; Egitto e Turchia, dove, oggi in Turchia, nelle settimane passate in Egitto, i governi sono oggetto di fortissime contestazioni da parte dell’opinione pubblica; Francia e Gran Bretagna che da sole hanno imposto all’Unione Europea la fine dell’embargo per le armi in Siria; gli altri paesi sono Italia, USA e Germania, con Stati Uniti e Germania che in questo contesto hanno il ruolo di moderati, un ruolo che in altre situazioni proprio non hanno. Sicuramente la presenza dell’Italia in questa vera e propria “alleanza” (come altro definire il gruppo dei paesi “Amici della Siria”) meriterebbe una attenzione maggiore da parte dell’opinione pubblica..

 Sembrerebbe fiancheggiare l’impostazione dell’esponente radicale un articolo sull’Unità di Pino Arlacchi ex direttore dell’ufficio delle Nazioni Unite per il controllo delle droghe, già parlamentare europeo Italia dei Valori e ora parlamentare italiano del PD.

 

 

Un nuovo Rapporto COI sulla Siria

 Pinheiro, presidente della commissione indipendente che indaga per l’ONU sui crimini nella guerra siriana ha annunciato che martedì 4 giugno sarà presentato un nuovo rapporto che contiene denunce di atrocità compiute da entrambe gli schieramenti impegnati nel conflitto armato. Aspettiamo il rapporto, intanto possiamo leggere un approfondito articolo al quale fa seguito un altro che Marinella Correggia ha pubblicato su Sibialiria a proposito del voto a Ginevra su un precedente rapporto COI.

 

Verso la Conferenza di pace di Ginevra

 

Mercoledi’5 giugno diplomatici della Russia, delle Nazioni Unite e degli USA si incontrano a Ginevra per discutere della prossima Conferenza di Pace. La data dell’iniziativa dedicata alla guerra siriana è ancora incerta, inizialmente sembrava dover precedere il G-8 nell’Irlanda del Nord del 17-18 giugno, il 2 giugno il ministro francese Fabius invece ha indicato come probabile una data nei primi giorni di luglio. Se ne parlerà in un incontro tra Russia e Unione Europea che inizierà la sera di lunedì 3 giugno e che riguarderà il prossimo G-20 ma soprattutto la guerra siriana. Saranno presenti agli incontri sulla politica estera il ministro degli esteri russo Lavrov e la commissaria europea per gli affari esteri Ashton.

 Assad ha già annunciato la sua presenza a Ginevra, mentre la cosiddetta “Opposizione siriana” sembra confermare la posizione abituale: nessuna trattativa senza la condizione preliminare dell’uscita di Assad dalla vita politica siriana. La Coalizione Nazionale aggiunge negli ultimi giorni la richiesta dell’uscita dal conflitto dei combattenti libanesi di Helzbollah. La Coalizione Nazionale Ha accettato parzialmente la richiesta di USA e Arabia Saudita di allargare il suo consiglio di 62 persone a esponenti laici (impropriamente definiti “liberali”), a rappresentanti di alcuni gruppi armati (impropriamente definiti dell’Esercito Libero Siriano che è solo un nome che non rispecchia affatto la situazione reale della lotta armata siriana) e a rappresentanti di comitati locali. La Russia ha segnalato che esiste anche una opposizione siriana “seria” che non pone condizioni preliminari. In effetti la società civile siriana è molto più varia e vasta di quanto la propaganda di questi mesi abbia detto, farla emergere nell’informazione occidentale favorirebbe il processo di pace.

 A proposito della Conferenza la ministro degli esteri Emma Bonino si è detta favorevole alla presenza dell’Iran, partecipazione a cui si oppongono invece Stati Uniti e Francia. Il 15 giugno si svolgeranno le elezioni politiche a Teheran e non sono escluse nelle prossime settimane nuove tensioni diplomatiche tra Iran e Stati Uniti con ripercussioni anche nella vicenda siriana. Bonino ha aggiunto che l’incontro internazionale “non deve durare solo un giorno, il negoziato è un processo che ha bisogno di tempo” ma Fabius ipotizzando una data per Ginevra ai primi di luglio ha ammesso che deve essere ancora definito un percorso da discutere nell’appuntamento svizzero.

 

Alcuni dettagli dell’incontro di Bruxelles del 27 maggio che ha abolito l’embargo alle armi

 L’Unione Europea non ha trovato una posizione comune sull’embargo alle armi in Siria ma Gran Bretagna e Francia hanno ottenuto quello che volevano: la possibilità di armare i gruppi armati anti Assad in modo legale. E’stata concordata un’intesa che impegna i paesi dell’Unione Europea a non fornire armi almeno fino al 1 agosto e a ridiscutere prima di quella data la possibilità di trovare nuovamente una posizione comune. Queste condizioni sono state introdotte per limitare l’influenza negativa della fine dell’embargo sulla Conferenza di Ginevra, però Gran Bretagna e Francia non ritengono vincolante l’intesa che abbiamo descritto, anche se la rottura palese dell’accordo avrebbe comunque un significato politico non piccolo.

I PAESI CONTRARI ALL’ABOLIZIONE DELL’EMBARGO POTEVANO OPPORSI IN MODO PIU’DECISO. La discussione è durata tredici ore ma nonostante questo i paesi contrari alla richiesta di Gran Bretagna e Francia avrebbero potuto opporsi in modo ancora più deciso. Come? Potevano non approvare subito le altre sanzioni alla Siria che invece hanno approvato con l’indispensabile unanimità. Potevano bloccarle almeno fino a quando le due grandi potenze europee non avessero ridimensionato le loro richieste sulla fornitura di armi alle milizie armate.

 MA IL 27 MAGGIO E’UN CAMPANELLO D’ALLARME PER FRANCIA, GRAN BRETAGNA, USA Però l’andamento del consiglio esteri del 27 maggio è ugualmente un campanello d’allarme molto chiaro per Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti e dimostra che l’appoggio degli altri paesi dell’UE non è scontato in caso di nuovo intervento militare, soprattutto se avvenisse come in Libia e Mali senza preavviso, mettendo l’Europa davanti al fatto compiuto. Comportamento abituale della Francia negli ultimissimi anni.

 

Notizie sul conflitto armato sempre più minaccioso per l’intera regione

 Nel fine settimana c’é stata un’incursione in Libano di gruppi armati siriani contro Helzbollah con scontri che hanno causato quindici morti, ma nel paese dei cedri nei mesi scorsi si sono verificati molti rapimenti e episodi cruenti legati alla guerra siriana e il parlamento libanese ha rinviato di 17 mesi le elezioni previste a giugno, un rinvio che il presidente Sulemein avrebbe voluto di soli sei mesi. Prosegue con la presenza di combattenti Hezbollah la battaglia a Qusayr, regione vicina al Libano, con 25.000 persone bloccate dagli scontri. Damasco ha dichiarato che la Croce Rossa non potrà entrare in città fino alla sua riconquista. Lo scontro ha una enorme importanza strategica ed è difficile valutare quanto siano strumentali queste richieste di aiuto ai civili, che sicuramente ne hanno bisogno ma che talvolta sono usati come veri e propri ostaggi.

 Altri scambi di dichiarazioni contrapposte attorno alle forniture della Russia all’esercito governativo, secondo Mosca relative a vecchi contratti. I missili M-300 dovrebbero essere attivi solo tra qualche mese e sono definiti armi difensive o offensive a seconda di chi ne parla. Israele ha minacciato di colpire questi sistemi di armamenti una volta installati in Siria, denunciando che potrebbero raggiungere anche lo spazio aereo israeliano. In Siria arriverebbero dalla Russia anche dieci caccia Mig, insolitamente la notizia della fornitura è stata data dalla impresa costruttrice.

 

Manifestazione a Milano l'8 giugno contro l’aggressione alla Siria

Davanti al consolato USA di Milano in Largo Donegali, sabato 8 giugno si terrà una manifestazione contro l’aggressione alla Siria della Nato e dei suoi alleati, organizza il Comitato contro la guerra di Milano.

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Presidio sabato 8 giugno ore 17.00, Largo Donegani, Milano.
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