Siria, notizie dal 21 al 27 maggio 2013 – Tolto l’embargo alle armi.

ribelli-siria-terrorismo-nusra-jihadUltim’ora, a Bruxelles: tolto l’embargo UE alle armi per le milizie anti Assad, Gran Bretagna e Francia: “non forniremo armi fino ad agosto”.

a cura di Marco Palombo

A Bruxelles dopo una giornata di accese discussioni è arrivata la decisione peggiore, sono state confermate per un anno le sanzioni alla Siria ma non l’ embargo alle armi. Ora chi vorrà potrà inviare armi alle milizie anti Assad, anche se Gran Bretagna e Francia hanno dichiarato di non volerlo fare almeno fino ad agosto per non danneggiare la Conferenza di Pace di Ginevra.

 

Dopo notizie contradditorie che sono arrivate per tutta la giornata di lunedì, martedì mattina si è finalmente capito che Francia e Gran Bretagna hanno vinto la loro battaglia. Sono arrivate sempre notizie confuse, ma l’ ultima versione data è questa che vi ho riportato.

 

CONFERENZA DI PACE DI GINEVRA. QUALE RUOLO PER L'ONU ?

 

GINEVRA 1, la Conferenza che si tenne a Ginevra il 30 giugno 2012, fu organizzata da Kofi Annan allora incaricato da ONU e Lega Araba per la crisi siriana. Parteciparono i paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell' ONU (USA, Russia, Francia, Gran Bretagna, Cina) e alcuni paesi mediorientali. Tra questi furono esclusi Iran e Qatar, un compromesso per ovviare a veti incrociati.

 

GINEVRA 2, prevista per questo giugno, è stata annunciata invece da Stati Uniti e Russia e il ruolo dell' ONU non è al momento chiaro. A metà maggio, in occasione del viaggio a Mosca di Ban Ki moon, il ministro degli esteri russo Lavrov ha auspicato un maggior coinvolgimento delle Nazioni Unite nella crisi siriana e Ban si è espresso a favore di una presenza dell' Iran alla Conferenza, cosa non gradita a Stati Uniti e Francia e questione che a questo momento divide sempre USA e Russia. L'incontro svizzero dovrebbe avere, secondo alcuni media, l' egidia dell'ONU, richiesta da Lavrov sempre in occasione del viaggio moscovita di Ban, ma la sua gestione sembra in mano a Stati Uniti e Russia.

 

Brahimi, mediatore incaricato per la crisi siriana di ONU e Lega Araba, non è mai stato citato nelle ultime settimane se non per la sua minaccia di dimissioni. Viene il dubbio che in sostanza sia dimissionario ma che non venga detto per salvare le apparenze (soprattutto dei paesi occidentali).

 

PROBABILE ALLA CONFERENZA UNA PRESENZA SIRIANA, ASSENTE A GINEVRA 1

 

A Ginevra in linea di massima sarà presente il governo siriano, non si sa ancora con quale delegazione ma i vari paesi dovrebbero essere tutti rappresentati dai ministri degli esteri.

 

Più incerta la partecipazione dell' opposizione della Coalizione Siriana che sarà presente, a quanto ha dichiarato fino a lunedì ma ha discusso una settimana, prima a Madrid poi dal 23 maggio ad Istanbul, di un possibile allargamento della sua delegazione ad altri ambienti dell' opposizione al momento fuori da questa aggregazione.

 

Da Stati Uniti ed Arabia Saudita sono arrivate forti pressioni per allargare il consiglio della Coalizione da 62 a 90 consiglieri allo scopo di inserire un' area definita liberale e democratica che farebbe riferimento allo storico oppositore Kilo e, nello stesso tempo, ridimensionare l' influenza dei Fratelli Musulmani appoggiati invece dal Qatar. Ma l' allargamento non è passato nelle dimensioni richieste e vedremo che effetti avrà nei rapporti tra Occidente ed Coalizione. 

 

Kilo, descritto come il riferimento di una opposizione liberale e filoccidentale, ha una storia di sinistra ed estranea ad una cultura liberale come è intesa in occidente. Il suo orientamento attuale, se vero (ed è verosimile che si sia accordato con l' Occidente), è sicuramente molto recente.

 

La prolungata discussione sulla composizione della delegazione a Ginevra e del consiglio della Coalizione ha fatto saltare l' elezione di un nuovo leader in sostituzione del dimissionario Khatib. Mentre sembra completamente fermo il progetto di costituire un governo dell' opposizione dentro i territori dalle milizie anti Assad, nonostante sia stato nominato da tempo a capo di questo esecutivo Hitto, manager siriano che lavora negli USA da 25 anni.

 

22 MAGGIO, RIUNIONE DEI PAESI "AMICI DELLA SIRIA" AD AMMAN. SVOLTA VERSO LA GUERRA ?

 

I partecipanti all' incontro di Amman del 22 maggio sono stati undici come nelle ultime occasioni: alcuni paesi occidentali (e appartenenti alla Nato), USA, Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania; tre monarchie assolute del Golfo (Qatar, Arabia saudita, Emirati Arabi Uniti); due paesi mediorientali a prevalenza sunnita (Egitto e Turchia, quest'ultima appartenente alla Nato); l'ultimo paese dovrebbe essere stato la Giordania che ha ospitato il summit (qualcuno però ha indicato la Siria, rappresentata dalla Coalizione Siriana, presente mercoledì 22 ad Amman con il leader a interim Sabra). Secondo alcuni osservatori l'appuntamento di Amman avrebbe ridimensionato le aspettative di pace per la prossima Conferenza di Ginevra e sancito una svolta in direzione di un intervento militare occidentale in Siria.

 

Il motivo di questo cambiamento di strategia potrebbe essere stato il momento favorevole all' esercito governativo negli scontri armati, in particolare i territori riconquistati nella regione di Qusayr. A questo scontro hanno partecipato combattenti Helzbollah provenienti dal Libano che confina con questa regione siriana. Nel paesi dei cedri sono presenti, oltre agli sciiti Helzbollah, sunniti alleati dell' opposizione siriana antigovernativa e alawiti alleati di Assad. Da mesi nel territorio libanese ci sono scontri armati, con numerosi morti, e rapimenti legati alla crisi della vicina Siria. Inoltre nel Libano che ha quattro milioni di abitanti sono presenti in questo momento un milione di profughi siriani, un numero sproporzionato dovuto anche alla volontà, vecchia di molti mesi, di drammatizzare la crisi di Damasco e giustificare l' intervento straniero che non è necessariamente solo militare.

 

MUSSALAHA (RICONCILIAZIONE), UNICA STRADA PER UNA SIRIA CHE CONTINUI AD OSPITARE TUTTI I SIRIANI

 

Persino il gesuita Dall'Oglio, schieratissimo per un percorso che porti alla sconfitta militare di Assad, prevede la continuazione degli scontri armati tra le comunità sunnite e alawite anche in un eventuale Siria senza più Assad. Altre minoranze, come la cristiana, sono colpite dalla violenza delle milizie sunnite più radicali (soprattutto da quelle straniere che ignorano le profonde radici siriane di queste comunità). Ricordo che due vescovi sono ancora sequestrati da milizie anti Assad, sconosciute ma in contatto con la Coalizione Siriana che ha assicurato che stanno bene e che sono stati visitati da un medico. Nello stesso tempo alcuni ambienti sunniti sono favorevoli alla riconciliazione tra le diverse anime siriane e contrari allo scontro armato con l'attuale governo. La pensava così anche Al Buti, un religioso sunnita di 90 anni ucciso in una moschea da un attentato che ha causato decine di morti.

 

Data questa situazione, la strada per avere una Siria pacificata non è la sconfitta militare di Assad, che porterebbe ad uno scenario di violenza continua come in Irak ed Afghanistan, e non è neanche verosimile, soprattutto in certe zone del paese, la scomparsa completa delle milizie antiAssad per la reazione dell' esercito governativo. L' unica strada percorribile per chi davvero vuole la pace è la riconciliazione dei siriani e la non ingerenza dei paesi stranieri. In Siria lavorano a questo gli attivisti dell' iniziativa Mussalaha (riconciliazione), spesso appartenenti a confessioni religiose, che si impegnano per il disarmo dei ribelli e la riconciliazione tra diversi ambienti con incoraggianti successi parziali. Insieme all' impegno dal basso c'e' anche l'azione del governo siriano che ha un ministro, appartenente all' opposizione ad Assad, che si dedica esclusivamente a questo obiettivo.

 

Per capire meglio l'ampia zona di società civile siriana che sta tra Assad e l'opposizione armata al governo potete leggere questo articolo http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1511  . Nel mese di maggio si è recata in Siria una missione internazionale guidata dalla premio Nobel irlandese Maired Maguire per sostenere e conoscere meglio Mussalaha, su www.sibialiria.org  troverete molti articoli che raccontano questo viaggio di pacifisti provenienti da tutto il mondo.

 

PROSSIMI APPUNTAMENTI

 

29 MAGGIO A ROMA – Audizione dei ministri Mauro (difesa) e Bonino (esteri) davanti alle commissioni difesa ed esteri riunite di Camera e Senato sulle missioni militari all' estero. Si parlerà soprattutto di Afghanistan ma sarebbe auspicabile una discussione sull’ azione dei governi italiani (Monti e Letta) nella guerra siriana. Magari senza le falsità ("..ad Amman con gli Amici della Siria anche la Russia") e le omissioni (mai citato l’ importantissimo incontro di Bruxelles di lunedì 27 maggio) della Bonino in occasione di una audizione del 15 maggio davanti alle commissioni esteri di Camera e Senato.

 

8 GIUGNO MANIFESTAZIONE A MILANO-L' 8 giugno alle ore 17.00 a Milano in Largo Donegani, davanti al Consolato degli Stati Uniti, manifestazione contro l' aggressione alla Siria da parte della Nato e dei suoi alleati, organizza il Comitato contro la guerra di Milano, l' appello nel sito comitatocontrolaguerramilano.wordpress.com .

 

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luigi a. ha detto:

Settimane decisive per la Siria: è urgente mobilitarsi. 

Sono settimane decisive per le sorti della Siria come Stato Sovrano, e per le politiche aggressive della Nato e dei paesi imperialisti che le stanno dietro. Per  quello che alcuni analisti considerano il primo campo di battaglia della terza guerra mondiale, o comunque per quella che è attualmente una prova di forza tra Nato/Fronte capitalista occidentale da una parte e Brics e Stati Sovrani non controllati da Usa/UE, le prossime settimane saranno determinanti. Stati Uniti ed UE devono decidere se proseguire nell'avventura militare di aggressione, finanziando ufficialmente mercenari e ribelli, ripetendo su scala più ampia lo schema di alleanza con le monarchie del golfo e attivato in Afghanistan contro l' Unione Sovietica  (al qaida ne rappresentava e rappresenta solo uno strumento esecutivo). E' la strada che porterebbe poi ad estendere la guerra all'Iran, per arrivare nel Caucaso a ridosso della Russia e nell'Asia centrale a ridosso della Cina (il cui tentativo di accerchiamento sta già avendo luogo nei mari dell'Asia orientale)  Oppure Usa ed UE, preso nota dei mutati rapporti di forza internazionali, cominciano a organizzare la ritirata, accettando una soluzione poltica e non militare (che veda comunque Assad capo dello Stato); ritirata che rappresenterebbe l'inizio della rinuncia ad un mondo unipolare a dominio Usa per un nuovo mondo multipolare, con un maggior ruolo dei Brics e dei popoli sovrani. Le forze in campo giocano nelle prossime settimane carte importanti: il finanziamento ai ribelli, la soluzione politica nella conferenza, mentre l'Esercito Siriano sta procedendo con successo alla liberazione del territorio, con Turchia Qatar e Arabia saudita disorientate dalle indecisioni occidentali. Anche il procedere della crisi economica o il suo precipitare in occidente possono essere tentazioni o freni a far precipitare la situazione di guerra in Siria e in medio oriente, secondo uno schema collaudato da oltre un secolo di imperialismo occidentale. La guerra sarebbe un disastro per le popolazioni del mondo e per le stesse d'Occidente: economico, politico, morale. Gran parte della sinistra occidentale e dei pacifisti oggi sono alla deriva, o in silenzio o , peggio, si ritrovano a richiedere l' intervento della Nato, sulle stesse posizioni di MC Cain, il capo oltranzista repubblicano erede di Bush che chiede l'intervento militare immediato degli Usa in Siria a difesa dei propri "interessi nazionali" (come ha appena deliberato il Senato Usa). Triste fine per un vasto schieramento che si era ampiamente mobilitato contro i bombardamenti su Belgrado o contro la guerra all'Irak; nessuna riflessione su come è stata trasformata la Libia e la Tunisia e sulle peggiorate condizioni di vita dei lavoratori e delle donne. Si indossa fraternamente il mantello della NATO con sempre minor imbarazzo.Si fa finta di non leggere quanto trapela dalla stessa informazione mainstream: gli Usa inviano armi da tempo ai ribelli, molti dei ribelli sono mercenari provenienti da altri Stati, le peggiori monarchie feudali del golfo li finanziano e li orientano ideologicamente, Israele interviene a favore dei ribelli, ufficiali inglesi e francesi operativi militarmente vengono catturati in territorio siriano. Silenzio, si preferisce non parlarne, è meglio pensare alla prossima guerra, dalla Siria all'Iran, a quanto è dittatore Putin, il tutto immerso in una melassa razzista anticinese. Una sinistra a braccetto con la Nato,in un occidente passato dal decennio islam-fobico anti alqaida a quello Cina/BRICS-fobico con alleato alqaida.   Effetto della crisi? Oggi sempre più la discriminante tra amici e nemici dei popoli del mondo è, in essenza, in ultima analisi: con la Nato o contro di essa!

Per chi non ci sta,e non sta in silenzio, segnalo la proposta del Comitato contro la guerra di Milano di fare della giornata dell' 8 giugno una giornata di mobilitazione con il popolo Siriano e contro la Nato. A Milano davanti il consolato USA, Largo Donegani, alle ore 17. Per adesioni inviare email a: comitatocontrolaguerramilano@gmail.com

 

Aiutateci a diffondere il seguente appello/locandina:

 

 

 

 

GIU' LE MANI DALLA SIRIA!

 

JUGOSLAVIA, IRAQ, AFGHANISTAN, LIBIA CI HANNO INSEGNATO CHE LE “GUERRE UMANITARIE” ALTRO NON SONO CHE MASSACRI PER INTERESSI ECONOMICI E GEOPOLITICI.

 

LE POTENZE IMPERIALISTE DELLA NATO (ITALIA COMPRESA), ALLEATE CON L’ARABIA SAUDITA, IL QUATAR, LA TURCHIA HANNO ARMATO E STANNO SOSTENENDO, COME IN LIBIA, UNA GUERRA DI AGGRESSIONE, SEMINANDO MORTE E TERRORE IN SIRIA.

 

L’Italia ripudia la guerra come strumento d’offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”

 

QUESTO RECITA L’ART. 11 DELLA NOSTRA COSTITUZIONE NATA DALLA RESISTENZA

 

AL GOVERNO LETTA, CHE PROSEGUE CON LA POLITICA CONTRO I LAVORATORI, AUMENTANDO LE SPESE MILITARI,

AI PARTITI CHE LO SOSTENGONO, DICIAMO:

NON UN SOLDO PER LA GUERRA !

 

CHIAMIAMO ALLA MOBILITAZIONE CONTRO LA MINACCIA DI GUERRA APERTA ALLA SIRIA E ANCHE ALL’ IRAN, CON GRAVI PERICOLI DI ESTENSIONE DEL CONFLITTO, pOIché LA GUERRA è CONTRO I LAVORATORI TOCCA A LORO FERMARLA.

Comitato contro la guerra – Milano

 

Per info:  comitatocontrolaguerramilano@gmail.com – comitatocontrolaguerramilano.wordpress.com – cell. 3383899559

 

È IN CORSO LA RACCOLTA ADESIONI, ad ora sono pervenute: Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli; Ass.ne “La Casa Rossa”;  Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia; Alternativa Politica (nazionale); Comunisti Proletari Sez. Milano; Rete No War; Sito SibiaLiria.org; Partito dei Comunisti Italiani (Nazionale); Redazione Marx21.IT;