Siria, le notizie della settimana dal 28 ottobre al 3 novembre 2012

Siria, le notizie della settimana dal 28 ottobre al 3 novembre 2012

a cura di Marco Palombo

GLI USA RIDISEGNANO L’ OPPOSIZIONE SIRIANA, NASCERA’ ANCHE UN GOVERNO IN ESILIO?  

        Il portavoce del Ministero degli Esteri russo: “Gli USA, lavorando per un governo di opposizione in esilio, aiutano la guerra civile a diventare irreversibile”. Non sono esattamente queste le parole di Lukashevich, portavoce del ministero, ma il senso della sua dichiarazione lo interpreto in questo modo. Il diplomatico ha criticato infatti con decisione gli Stati Uniti perche’ stanno spingendo l’ opposizione siriana a formare un governo in esilio e, con la supervisione della Clinton, vorrebbero influire sulla sua fisionomia suggerendo anche qualche nome. Proprio come stanno facendo con il nuovo coordinamento dell’ opposizione che sta nascendo in questi giorni in Qatar. L’ annuncio della nuova sigla, che nelle intenzioni riunira’  tutti gli oppositori, era previsto per il 7 novembre subito dopo le elezioni presidenziali statunitensi, ma ieri la notizia dell’incontro in Qatar e’ stata diffusa in tutto il mondo. Il nuovo organismo prendera’ il posto del CNS come interlocutore siriano dei paesi Nato pero’ i rappresentanti  del Consiglio Nazionale Siriano nel nascente coordinamento  dovrebbero rimanere molti, 14 delegati. A questi si dovrebbero aggiungere 3 delegati curdi ( anche se l’ organizzazione piu’ rappresentativa dei curdi siriani e’ indipendente dai “ribelli”e attualmente in conflitto con loro), altri esponenti dell’ opposizione, personalita’ religiose e rappresentanti dai comitati territoriali.

Il CNS, egemonizzato dalla Fratellanza Musulmana e guidato da persone residenti da molto tempo all’ estero, non e’ mai stato popolare in Siria, neanche tra i combattenti anti-Assad, ma non ha gradito questo attivismo statunitense che punta a ridimensionare il suo ruolo ed ha accusato Hillary Clinton di avere abbandonato la rivoluzione siriana. In questa occasione ha fornito anche alcuni dati sulla propria composizione e soprattutto sui finanziatori. Nell’ ultimo anno ha ricevuto circa 40 milioni di dollari, la meta’ dalla Libia e il resto da Qatar e Emirati Arabi Uniti. La quasi totalita’ di questo denaro sarebbe stata spesa per  l’ assistenza umanitaria ai profughi della guerra siriana. Nei prossimi giorni capiremo meglio cosa cambiera’ davvero nell’ opposizione. Anche Russia e Cina hanno incontrato piu’ volte esponenti antigovernativi, soprattutto laici e di sinistra, e a fine settembre furono i diplomatici russi, secondo le Monde, a prenotare la sala per l’ incontro degli oppositori definito “Conferenza per la salvezza della Siria”.

Quindi, riassumendo, si prospetta una nuova composizione dell’ opposizione, la probabile formazione di un governo provvisorio in esilio e Stati Uniti e Francia hanno dichiarato in piu’ occasioni di voler riconoscere subito questo eventuale nuovo esecutivo, come e’ accaduto l’ anno passato in Libia.

 

 VISITA DI BRAHIMI A MOSCA E PECHINO, A NOVEMBRE INTERVERRA’ DI NUOVO ALLE NAZIONI UNITE         

Nei recenti incontri con Brahimi, Russia e Cina hanno esposto le loro proposte per una soluzione politica alla crisi siriana. La Russia ritiene sempre valido il percorso approvato il 30 giugno 2012 alla Conferenza di pace di Ginevra ed ha tentato anche di farne una risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU ma non ha avuto il consenso degli Stati Uniti. Questo piano prevede un governo di transizione composto da forze di opposizione e forze che invece attualmente appoggiano Assad. Mosca, se la violenza dovesse diminuire, vorrebbe anche che l’ ONU riprendesse la sua missione di 300 osservatori disarmati che ha operato in Siria da aprile ad agosto.

La Cina ha proposto invece a Brahimi un piano di pace in 4 punti che prevede anch’ esso una tregua e un periodo di transizione. Per ovviare alle difficolta’ ormai sperimentate per realizzare una tregua, vorrebbe lavorare con modalita’ diverse nelle varie regioni.

Brahimi entro novembre presenterà le sue proposte alle Nazioni Unite. E sembra proprio che, passate le elezioni presidenziali statunitensi, la comunità internazionale tenterà di sbloccare la situazione. Il 12 novembre e’ prevista anche una riunione di urgenza dei ministri degli esteri della Lega Araba. Semplificando, a livello internazionale le strade indicate sono sostanzialmente due. Una vede l’ uscita di Assad come condizione preliminare non negoziabile di una trattativa. L’ uscita di Assad vuol dire la sua sconfitta militare o comunque il suo abbandono del territorio siriano. L' altro percorso vorrebbe una trattativa ed una transizione immediate senza condizioni definite pregiudizialmente .

RICORDIAMO CHE, MENTRE LA DIPLOMAZIA DISCUTE, IN SIRIA SI CONTINUA A MORIRE   

       Nelle passate settimane mi sono soffermato poco sugli scontri armati in Siria perche’, prima, l’ assalto dell’ 11 settembre all’ ambasciata di Bengasi aveva fatto passare in secondo piano le vicende siriane, dopo, l’ avvicinarsi delle presidenziali statunitensi faceva pensare che niente di importante sarebbe successo in questo periodo. Ma la guerra non ha mai diminuito la sua intensita’ e non si e’ fermata neanche nei giorni della tentata tregua. Questa settimana era iniziata con un’ autobomba in un quartiere di Damasco abitato in prevalenza da Drusi che ha causato 10 morti. Nello stesso giorno veniva denunciato dall’ opposizione un bombardamento aereo ad Aleppo che avrebbe fatto 15 vittime, comprese donne e bambini. I ribelli hanno attaccato a fine settimana l’ importante base aerea di Taftanaz da dove partono gli elicotteri che agiscono nell’ area di Aleppo. Secondo il governo siriano l’ attacco sarebbe stato respinto nonostante il grande dispiegamento di forze dei ribelli. Sempre alta tensione alle frontiere, con la notizia di un nuovo colpo vagante sparato dal territori siriano verso la Turchia e voci di movimenti dell’ esercito di Damasco vicino al Golan, altopiano siriano occupato da Israele. A fine settimana in una sola giornata sono stati uccisi 78 militari in attacchi ai cheakpoint, in uno di questi attacchi sono stati catturati alcuni soldati governativi poi giustiziati sul posto, quando erano ormai disarmati e inoffensivi. L’ episodio e’ stato ripreso e il relativo video messo in rete su Youtube. L’ esecuzione di prigionieri ha fatto un certo clamore e si e’ pronunciato anche l’ Alto Commissario ONU per i diritti umani annunciando l’ ennesima indagine. Ma episodi del genere da parte dei ribelli sono denunciati da mesi e le notizie di questi crimini regolarmente ignorate. Sabato e’ stato poi diffuso un video che mostra militari governativi mentre mutilano cadaveri. L’ attendibilita’ del documento non e’ facilmente verificabile ma la tempistica dell’ uscita del video, il giorno dopo le altre immagini che mostrano crimini dei ribelli, assolutamente sospetta. C’ e’ indubbiamente anche una guerra mediatica. Per fare un esempio, fonti governative hanno denunciato che il 4 novembre sono stati uccisi da terroristi 30 civili nella zone di Harem, la strage e’ stata filmata e inviata ad emittenti amiche per addossare la colpa alle forze “regolari”. La fonte indica anche i nomi degli autori della strage.

ALEPPO, DURISSIMO SCONTRO NEI GIORNI DELLA TREGUA  TRA RIBELLI E CURDI: 30 MORTI E 200 RAPITI        

  Nei giorni del cessate il fuoco, miliziani del battaglione ribelle “Salahedin”, dove sono presenti anche curdi e jihadisti del Nusra, vicini ad Al Qaeda, hanno tentato di accerchiare alcune postazioni strategiche governative ad Aleppo. Per fare questo sono entrati nei territori controllati dal Pyd, Partito curdo siriano vicino al PKK, violando un accordo che prevedeva per i ribelli di non entrare nelle aree curde. I durissimi scontri hanno provocato 30 morti, decine di feriti e 200 rapimenti di curdi ad opera dei ribelli.  I sequestrati sono stati rilasciati dopo una tesa trattativa. Scrive M.Giorgio sul Manifesto che ”un civile curdo sarebbe stato torturato a morte dai suoi carcerieri” e che esiste una  “diffidenza sempre piu’ simile a rancore” tra ambienti dell’ Esl e del Pyd, partito che rappresenta la maggioranza dei curdi siriani ed e’ora accusato dal filo occidentale Consiglio nazionale curdo di essere diventato alleato di Assad. La crisi e la successiva guerra siriana hanno sconvolto gli equilibri nei territori curdi e ampie zone sono in questo momento sotto il controllo diretto degli indipendentisti. Qualsiasi direzione prendera’ la vicenda siriana sara’ difficile riportare questi territori alla situazione precedente.

MONTI A NOVEMBRE IN QATAR. DIRA’ ANCORA DI AVERE SULLA SIRIA LE STESSE POSIZIONI DELL’ EMIRO ?      

    Nel mese di novembre il Presidente del Consiglio Monti incontrera’ l’ Emiro del Qatar a Doha, restituendo la visita ricevuta a Roma nella primavera scorsa. In quell' occasione Monti, nella conferenza stampa congiunta a Villa Panphili, dichiaro’ che l’ Italia “si muove in stretto collegamento per esempio con il Qatar con il quale abbiamo sempre avuto unita’ di vedute sulla crisi siriana”. In questi mesi e’ emerso che il Qatar finanzia l’ opposizione siriana anche nella sua componente armata, pagando gli stipendi ai combattenti e fornendo le armi e altri servizi e, in occasione dell' inaugurazione della sessione dei lavori dell’ Assemblea ONU, l’ Emiro Al-Thani ha sostenuto che i paesi arabi dovrebbero intervenire militarmente in Siria, naturalmente per portare la pace sconfiggendo Assad.

Il presidente Monti dichiarera’ anche questa volta di essere d’ accordo con tutte le posizioni del ricco emirato relative alla crisi siriana ? Qualcuno fara’ questa domanda a Monti e ai partiti che lo sostengono in Parlamento ? Naturalmente no. E i politici italiani non si interessano assolutamente della Siria nonostante che istituzioni guidate dal potere politico agiscano nella vicenda siriana.

Monti invece si esprime sulla guerra siriana in occasione di ogni suo incontro internazionale, ultimamente dopo il colloquio con Peres in Israele e dopo l’ incontro con il primo ministro spagnolo Rayoi. La sua opinione e’ sempre che l’unica strada per riportare la pace nel paese e’ l’ uscita di Assad. Pazienza se perseguire questo obiettivo fara’ continuare ancora la guerra e potrebbe farla diventare ancora piu’ sanguinosa e distruttiva. Forse si fida troppo del suo ministro degli esteri Terzi che a fine agosto affermo’ che la sconfitta di Assad era imminente e tenne una riunione interministeriale ufficialmente dedicata alla ricostruzione della Siria dopo Assad.

 

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