Venezuela, guerre, pace, noi

Venezuela, guerre, pace, noi

Marinella Correggia

Con un respiro di sollievo il piccolissimo popolo dei partigiani della pace sopravvissuto in Occidente ringrazia quella maggioranza del popolo venezuelano che ha rieletto Hugo Chavez, permettendo così alla rivoluzione bolivariana di continuare il suo cammino, così importante per il mondo. E per la pace. Negli stessi giorni, in Libia una città torna a essere assediata, mentre diversi dei 20mila e passa prigionieri senza processo e sovente in celle clandestine stanno facendo lo sciopero della fame. E la Nato afferma il proprio obbligo di difendere la Turchia, quando è questo paese a offendere per primo, ingerendosi in tutti i modi nella crisi siriana.

Non è corretto dire che le elezioni in Venezuela hanno avuto una portata continentale.

Hanno avuto una portata mondiale.

Così dall’Italia (le cui elezioni non hanno portata mondiale) ci siamo fatti promotori di un appello elettorale indirizzato agli italiani che vivono e votano in Venezuela. Questa nostra “ingerenza” negli affari interni di un altro popolo è più che giustificata, crediamo! In un contesto internazionale dove gli istinti e gli interessi di governi belligeranti trovano pochi ostacoli, il Venezuela si è coraggiosamente impegnato nelle sedi internazionali per la pace e la riconciliazione, contro le violazioni di sovranità e le ipocrisie umanitarie, contro le bombe dirette o per procura. Una non belligeranza attiva.

Chi, negli ultimi due anni – diciamo dall’inizio della guerra Nato alla Libia – ha sperimentato la difficoltà dell’impegno per la pace, nell’assordante silenzio della sinistra occidentale e del fu movimento pacifista, è al Venezuela (e a Cuba e a pochi altri) che fa riferimento. Infatti è a questi non belligeranti attivi che i movimenti occidentali contro le guerre potrebbero fare da “gruppo di supporto” come ha provato a fare la minuscola Rete No War a più riprese. Abbiamo scritto e telefonato alle missioni venezuelane presso l’Onu (a New York e Ginevra) per appoggiare la loro azione di resistenza anche con la nostra analisi della disinformazione attuata dagli stessi esperti dell’Onu e di certe Ong (pensiamo al caso libico e a quello siriano). Abbiamo telefonato alla missione venezuelana presso l’Onu di Ginevra. Ci siamo aggrappati a Telesur. E prima, nel marzo 2011, sperammo invano in un appoggio popolare internazionale – come chiedeva Fidel Castro – alla proposta negoziale di Hugo Chavez e dell’Alba che avrebbe evitato la guerra Nato in Libia.

Venezuela, Cuba, la Bolivia e il Nicaragua hanno mantenuto costante una posizione contrapposta a quella delle petromonarchie, dell’Occidente e degli stessi paesi arabi extraGolfo. Incredibile, vista la demonizzazione a senso unico che mai come dal 2011 ha lavorato così massicciamente per legittimare ogni ingerenza militare. Perfino esperti dell’Onu attingono a fonti di parte e senza prove presentano rapporti che accusano in pratica una parte sola di ogni genere di crimini (vedi il famoso rapporto COI). Ebbene, il Venezuela come Cuba non cascano nella trappola, nel timore di essere additati ad “amici del demonio” di turno.

Forse perché sulla disinformazione la sanno lunga? In Venezuela la stragrande maggioranza dei media è avversa a Chavez. Eppure, il presidente ha vinto. Vuol dire che quando la realtà si impone, la propaganda mediatica anche ossessiva non ce la fa.

Ieri un militante della Repubblica democratica del Congo (Rdc) che si impegna per la fine di un conflitto che ha fatto almeno cinque milioni di morti ha scritto che i popoli africani devono ispirarsi a quelli dell’America Latina e al loro cammino di liberazione. Ma sarà molto difficile se le ingerenze di numerosi stati, piccole potenze regionali fomentate da interessi sterni (pensiamo al Ruanda) continueranno la loro nefasta guerra per procura. Se anche la voce del Venezuela si fosse allineata a questi ultimi, come sarebbe successo con la vittoria dell’opposizione, la fine delle atrocità anche in Africa avrebbe una chance in meno (non che ne abbia molte).

Il Venezuela non è nel Consiglio di Sicurezza come membro di turno né vi è Cuba. Purtroppo. E non è stata accettata la proposta dell’Iran di inserire il paese bolivariano nel quartetto di potenze regionali che malamente si consultano sulla Siria (Egitto, Iran, Arabia Saudita, Iraq).

Solo dal prossimo anno il Venezuela sarà membro del Consiglio dei diritti umani a Ginevra. Promette di dare “battaglia”: per introdurre il concetto di pace come diritto umano. Potremo  e dovremo – continuare a fare da gruppo occidentale di appoggio.

 

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