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	<title>SibiaLiria</title>
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	<description>Guerra notizie false, Siria Libia fake</description>
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		<title>Dichiarazione dell&#8217;Arcivescovo di Siria Gregorius III Laham</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 21:03:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sibialiria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mussalaha]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/1o0OfQNwQiQ?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>HOMS E ALTROVE, ESPERIMENTI DI MUSSALAHA (5)</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 19:19:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sibialiria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[HOMS E ALTROVE, I TENTATIVI DELLA MUSSALAHA Marinella Correggia, Homs Come funzionano in Siria gli esperimenti di mussalaha, la riconciliazione nazionale per la quale &#232; stato nominato un ministro &#8211; il parlamentare dell&#8217;opposizione Ali Haydar? Ne abbiamo sperimentato le difficolt&#224; e le speranze in una breve visita a Homs della delegazione internazionale di sostegno alla <a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1395"><b>Continua la lettura</b></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/hanin-sfollato-ad-al-huar-homs.jpg"><img alt="hanin, sfollato ad al huar, homs" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1396" height="150" src="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/hanin-sfollato-ad-al-huar-homs-150x150.jpg" width="150" /></a><span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>HOMS E ALTROVE, I TENTATIVI DELLA MUSSALAHA</strong></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><em>Marinella Correggia, Homs</em></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Come funzionano in Siria gli esperimenti di <em>mussalaha</em>, la riconciliazione nazionale per la quale &egrave; stato nominato un ministro &#8211; il parlamentare dell&rsquo;opposizione Ali Haydar?</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Ne abbiamo sperimentato le difficolt&agrave; e le speranze in una breve visita a Homs della delegazione internazionale di sostegno alla pace in Siria. Homs, una delle citt&agrave; che l&rsquo;anno scorso i media occidentali e arabi definivano enfaticamente &ldquo;<em>martire</em>&rdquo;, come fecero in Libia con Misurata (i cui combattenti, per&ograve;, hanno POI deportato tutti i neri della vicina cittadina Tawergha). Prima di arrivarci passiamo, uscendo da Damasco, ad Harasta e Duma, aree calde; sentiamo colpi e ci diranno poi che l&rsquo;auto della scorta (con vetri antiproiettile) &egrave; stata presa di mira, in un punto dove vediamo varie automobili &ndash; non blindate &ndash;&nbsp; danneggiate a bordo strada. Chi&nbsp;</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">I quartieri che attraversiamo non hanno segni di distruzione, semmai di costruzioni lasciate in sospeso, interrotte dall&rsquo;emergenza. Ci aspettano padre Michel Naaman, prete greco-cattolico (&ldquo;<em>sono rifugiato anche io, da Khalidiya a Zeidal</em>&rdquo;), molto impegnato nella riconciliazione insieme allo sheikh Naimi, la cui trib&ugrave; &ndash; 4 milioni di persone &ndash; &egrave; divisa fra il sostegno al governo e &nbsp;quello all&rsquo;opposizione: molto utile per negoziare scambi di prigionieri e restituzione di rapiti. Il lavoro della Mussalaha consiste nel convincere i&rdquo;ribelli&rdquo; a deporre le armi. E il governo a rimuovere posti di blocco e rispettare chi smette di far la guerra. Padre Michel &egrave; tranquillamente arrabbiato: &ldquo;<em>La Siria sta sprofondando o forse non c&rsquo;&egrave; gi&agrave; pi&ugrave;, uccisa dalle armi, dalle colpe di tutti e dagli interessi di altri, piani di divisione. Adesso ci sono armi ovunque, in tanti entrano con i ribelli o invece con i comitati di difesa popolare</em>&rdquo;.&nbsp; La Siria che non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave;, &egrave; anche una foto di padre Michel insieme a una ragazza truccata all&rsquo;occidentale e a uno sceicco con la kefia.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Il governatore di Homs collabora ma insiste sulla non ingerenza: &ldquo;<em>Lasciate che la Siria risolva da s&eacute; i suoi problemi.&nbsp; Ogni siriano ucciso &egrave; un martire che ha pagato il prezzo della stabilit&agrave; della nostra patria. Sono fiducioso, qui a questo tavolo sono rappresentate tutte le fazioni. E spero che alla fine l&rsquo;esercito siriano e l&rsquo;opposizione combatteranno insieme contro il nemico esterno, i mercenari estremisti che arrivano da mezzo mondo</em>&rdquo;. Un membro della delegazione chiede &ldquo;<em>Quale parte della citt&agrave; &egrave; controllata dal regime?</em>&rdquo; Risposta seccata: &ldquo;<em>Ogni cittadino di Homs riceve gli stessi servizi dallo stato, l&rsquo;elettricit&agrave;, l&rsquo;acqua e il carburante sovvenzionati. Non ha senso parlare di controllo o non controllo da parte del governo</em>&rdquo;.</span></span>
</p>
<p>
	&nbsp;
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong><em>Ad Al&nbsp; Wuar- Homs fra sfollati e propaganda(quella che il mondo accetta)</em></strong></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">La mediazione con i &ldquo;ribelli&rdquo; si fa ad Al Wuar, considerata una roccaforte degli oppositori . Ha 750mila abitanti, ora diventati un milione per l&rsquo;afflusso di sfollati da altri quartieri fra i quali Khalidiya, ancora molto caldo. Dopo un posto di blocco non c&rsquo;&egrave; traccia di esercito fra i grandi palazzi in spazi aperti. I quattro soldati che ci hanno fatto da scorta da Damasco &nbsp;non entrano. Sono gli accordi. Del resto i &ldquo;ribelli&rdquo; lasciano entrare per gli aiuti solo membri locali della Red Crescent (Mezzaluna siriana), schierati con loro; cos&igrave; ci dice un fedele ortodosso impegnato nella Mussalaha. &nbsp;</span></span>
</p>
<p>
	&nbsp;
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Nella chiesa di Boutros, fra icone ortodosse e donne musulmane velate fino agli occhi arrivate per l&rsquo;occasione, si alternano le parole di pace. L&rsquo;invito dei negoziatori di Mussalaha &egrave;:&ldquo;<em>Pensiamo che la Siria &egrave; una, un bene prezioso di tutti. Semmai prepararsi alle elezioni, non c&rsquo;&egrave; bisogno di uccidere e dividere</em>!&rdquo; Ma il compito &egrave; difficile . Ci si avvicina Bassam, si dichiara dentista e membro dell&rsquo;opposizione armata, nel &ldquo;gruppo di Allah&rdquo; o qualcosa del genere. Ma non siete un po&rsquo; in imbarazzo per l&rsquo;appoggio ben poco rivoluzionario che vi danno Qatar, Arabia Saudita, Usa, Turchia? &ldquo;<em>Non sono nostri amici veramente, ci mandano poche armi</em>&rdquo;. Non volete il dialogo? &ldquo;<em>Ci armiamo per difendere i civili</em>&rdquo; &egrave; la classica risposta, dalla Libia in poi.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">E si capisce quanto la riconciliazione sia difficile subito dopo, con la visita ai duemila sfollati da altri quartieri di Homs. Il primo centro che li ospita &egrave; un ex orfanotrofio sunnita per bambini, il secondo &egrave; una ex scuola di diritto (o simili). Sul portone il simbolo della Red Crescent e dell&rsquo;Alto Commissariato. Bambini urlano tutto il tempo: &ldquo;Il <em>popolo vuole la caduta del governo</em>&rdquo; (l&rsquo;uso dei minori &egrave; continuo, non solo nella propaganda ma nelle violenze,). Mentre una donna mostra il suo neonato Hanin e molti sfollati del campo fotografano e filmano la &ldquo;delegazione dell&rsquo;Onu&rdquo; (come tale sar&agrave; spacciata sui sito pro-opposizione), altri indicano fuori dalla finestra i palazzi circostanti: da l&igrave;, dicono, cecchini tirano sul campo. Un&rsquo;accusa improbabile tanto pi&ugrave; che nessun foro viene mostrato, n&eacute; si danno notizie sulle vittime. Come far loro comprendere che con la propaganda giustificano le ingerenze che prolungano la guerra, dove tutti hanno da perdere?</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Nei due palazzi le condizioni sono quelle di un centro per sfollati, con stanze ricavate sui piani grazie a tende che separano una famiglia dall&rsquo;altra. Ma sono puliti e nettamente migliori dei campi in Libano. Questo ci ricorda le parole di un giovane funzionario della Red Crescent, a Damasco: &ldquo;<em>I donatori dovrebbero aiutare il ritorno dei rifugiati dai paesi vicini, possiamo avere meglio cura di loro qui</em>&rdquo;. Ma i rifugiati all&rsquo;esterno sono usati come arma mediatica.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Torniamo nella chiesa di Boutros per l&rsquo;assemblea fra rappresentanti di Mussalaha e sostenitori degli armati. I quali insistono in modo non verificabile sui cecchini, sul fatto che Assad uccide tutti, che ogni giorno c&rsquo;&egrave; una bomba, che le forze di sicurezza rapiscono, violentano e uccidono, che ci sono novemila bambini morti in Siria, che da Zahra, area alauita e cristiana, continuano a sparare. &nbsp;Non una parola sulle violenze commesse dai gruppi armati, anzi, &ldquo;<em>siamo armati per difendere donne e bambini</em>&rdquo;, contro le forze di sicurezza e dagli &ldquo;shabbiha&rdquo;, come sono chiamati i comitati anti-opposizione.&nbsp; Insomma, &egrave; la propaganda. Tutte le parti in guerra fanno propaganda, ma il mondo dei potenti belligeranti ascolta solo quella che gli conviene. Questa.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">I membri locali di Mussalaha sostengono che per&ograve; i leader dell&rsquo;opposizione armata accettano di negoziare con il governo la deposizione delle armi.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">&ldquo;<em>E&rsquo; sbagliato prendere Al Wuar come unico scorcio di Homs che ha milioni di abitanti</em>&rdquo; ci dir&agrave; poi un funzionario di un&rsquo;organizzazione che deve restare imparziale e non pu&ograve; esporsi. Come non ha potuto andare a Baba Armo per ragioni di sicurezza, la delegazione non ha potuto andare a Zahra, altrimenti avremmo sentito molte accuse, di assedi e atrocit&agrave;, a carico dell&rsquo;opposizione. Da Zahra gli abitanti non sono mai andati via, malgrado ogni tanto arrivino i razzi dell&#39;opposizione; &egrave; la zona cristiana e alauita per tradizione e l&#39;opposizione non &egrave; mai riuscita ad entrarci. L&igrave; si trovano anche i rifugiati di al-Hamidiya, quartiere cristiano in pieno centro storico, sfollato all&rsquo;arrivo di gruppi armati. &nbsp;</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>Gli opposti: Marza e &ldquo;Tora Bora&rdquo;, Sweda e Jaramana</strong></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Fuori Homs, un po&rsquo; paese un po&rsquo; periferia, ecco Mazr&rsquo;a, abitata soprattutto da sciiti. Ciuffi di rose e pergolati di viti al di l&agrave; dei muretti di pietra che proteggono i cortili. Le zone in pace, senza scoppi n&eacute; tensione, fanno uno strano effetto in questo paese in guerra, ma sono ancora numerose in Siria. A Mazr&rsquo;a ci sono stati attacchi dall&rsquo;esterno circa quindici giorni fa ma adesso &egrave; tutto calmo. Molte donne con abiti e foulard colorati, bambini con la bandiera siriana e di Hezbollah, e appesi qui e l&agrave; i ritratti del presidente. Ripartiamo dopo i dolci e il t&egrave;, negozianti e muratori salutano lungo le stradine. Come se fossimo davvero portatori di pace.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Molte aree, in pace vivono tuttora. Come Maalula &ndash; l&rsquo;antica cittadina dove si parla ancora l&rsquo;aramaico e dove non si sono mai fatti la guerra. O come Sweda, capitale dei drusi, area di dolci colline verdi a ulivi e aranci. L&agrave; gli unici colpi che abbiamo sentito erano di un martello di falegname e di qualche tuono. Ma sulla strada da Damasco l&rsquo;autista ci indica a destra quella che chiama la &ldquo;<em>Tora Bora della Siria</em>&rdquo;: montagne che avrebbero basi di combattenti, il confine giordano &egrave; vicino.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">A Sweda i leader drusi sottolineano il rifiuto di un cammino settario e religioso frutto di un complotto. Jumana, giovane giornalista, conferma che le comunit&agrave; locali vivono intelligentemente in pace ma non riesce a spiegare perch&eacute; questo non succeda altrove.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Nella Old City di Damasco, in un bellissimo antico centro usato come luogo per incontri pubblici, giovani e adulti presentano le loro iniziative per la mussalaha. &nbsp;Il loro si chiama Forum per l&rsquo;armonia nazionale : &ldquo;<em>Non vogliamo che diventa un&rsquo;altra Beirut, la nostra Damasco. Cos&igrave; il nostro slogan &ndash; davanti agli inviti di certi imam di prendere le armi contro il governo &ndash; &egrave; stato &ldquo;lottare dentro la citt&agrave; &egrave; un peccato&rdquo;. Abbiamo visto qualcuno con le armi a Shakkur Street, ma altre persone li hanno convinti a deporle&rdquo;</em>.&nbsp; Marwa, una imprenditrice, dal canto suo &egrave; riuscita a convincere una sessantina di ragazzi a non fare la guerra.&nbsp; Ci sono dei gruppi che negoziano la liberazione di rapiti o detenuti. Nel chiostro del palazzo, due ragazzi hanno una maglietta con i colori della bandiera siriana.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Sempre nel centro storico di Damasco, fra turbanti musulmani e turbanti ortodossi, il patriarca greco cattolico Gregorius II Laham per l&rsquo;ennesima volta chiede pace: &ldquo;<em>Il popolo della Siria &egrave; per la riconciliazione, le armi non sono la via, non bisogna vincere con le armi, si fanno solo tragedia e vittime. La chiamata a nome del popolo e delle vittime &egrave; la pace. Basta con le armi e la violenza. Andiamo tutti al dialogo. Mandare qualunque arma all&rsquo;opposizione indica una volont&agrave; di fare pi&ugrave; vittime, niente altro. Ormai la Siria &egrave; una fiera, con le armi si fa denaro, grazie ai rapimenti e ai furti. Si rischia il caos, ma occorre evitarlo. Sappiamo che il governo &egrave; pronto per la pace e la riconciliazione. Bisogna convincere chi &egrave; restio</em>&rdquo;.&nbsp;</span></span>
</p>
<p>
	&nbsp;
</p>
<p>
	Per dare una occhiata alle foto che ho fatto in Siria, clikkate sul link qui sotto:
</p>
<p>
	<a href="http://www.flickr.com/photos/36876993@N02/sets/72157633512961432/show/">http://www.flickr.com/photos/36876993@N02/sets/72157633512961432/show/</a></p>
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		<title>Appello della Premio Nobel Mairead  Maguire all’Italia: “Non boicottate la pace” (4)</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 14:04:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sibialiria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[Appello della Premio Nobel Mairead &#160;Maguire all&#8217;Italia: &#8220;Non boicottate la pace&#8221; Marinella Correggia, &#160;Damasco La nord-irlandese Mairead Maguire, premio Nobel per la pace nel 1976, ha guidato una delegazione internazionale a sostegno del movimento siriano Mussalaha (Riconciliazione). Occhi come il cielo d&#8217;Irlanda e sorriso buono, al termine della missione Mairead &#232; lieta di rivolgere un <a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1391"><b>Continua la lettura</b></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/la-premio-nobel-maguire-con-padre-michel-e-lo-sceikh-Noaimi.jpg"><img alt="la premio nobel maguire con padre michel e lo sceikh Noaimi" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1392" height="150" src="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/la-premio-nobel-maguire-con-padre-michel-e-lo-sceikh-Noaimi-150x150.jpg" width="150" /></a><span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>Appello della Premio Nobel Mairead &nbsp;Maguire all&rsquo;Italia: &ldquo;Non boicottate la pace&rdquo;</strong></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>Marinella Correggia, &nbsp;Damasco</strong></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">La nord-irlandese Mairead Maguire, premio Nobel per la pace nel 1976, ha guidato una delegazione internazionale a sostegno del movimento siriano Mussalaha (Riconciliazione). Occhi come il cielo d&rsquo;Irlanda e sorriso buono, al termine della missione Mairead &egrave; lieta di rivolgere un appello all&rsquo;Italia, mentre i tamburi di guerra della no-fly zone risuonano da Roma a Doha, da Istanbul a Parigi e rischiano di ipotecare la prossima conferenza internazionale sulla Siria.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>Finora l&rsquo;Italia si &egrave; mossa nell&rsquo;ambito del gruppo cosiddetto degli &ldquo;Amici della Siria&rdquo;, con altri paesi della Nato e del Golfo. Cosa dovrebbe fare invece?</strong></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Qui abbiamo visto le sofferenze del popolo siriano, ma anche il suo impegno per il dialogo fra tutte le parti, e la pace. Vi chiediamo di non ostacolarlo, anzi di incoraggiarlo. Chiediamo agli stati di rimuovere le sanzioni economiche che aumentano le sofferenze di una popolazione colpita dalla guerra. Chiediamo di evitare interventi esterni diretti&nbsp; o indiretti: da fuori non devono arrivare armi o addestramento a combattenti spesso stranieri che uccidono cittadini siriani. Questa ingerenza &nbsp;impedisce la Mussalaha. La comunit&agrave; internazionale ha il compito di spingere le parti a un processo di pace, non di soffiare sulla guerra. La Lega araba deve riaccogliere la Siria fra i suoi membri, e i paesi che hanno interrotto le relazioni diplomatiche dovrebbero riavviarle.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>L&rsquo;Italia ha riconosciuto come unico rappresentante del popolo siriano la cosiddetta &ldquo;Coalizione nazionale della rivoluzione siriana e delle forze d&rsquo;opposizione&rdquo; che a dispetto del nome &egrave; nata sotto le ali del Qatar e continua a chiedere appoggi militari esterni.</strong></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">In questi giorni abbiamo incontrato tanti cittadini e politici siriani, di diverso orientamento, di diverse comunit&agrave;. E tutti, tutti sono molto amareggiati per questo riconoscimento mondiale alla &ldquo;Coalizione di Doha&rdquo;: persone che non rappresentano nessuno. Sono un gruppo illegale, eterodiretto, non eletto. Non possono parlare a nome del popolo siriano.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>Quali sono i rischi di un allargamento della crisi, in questa guerra per procura?</strong></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">La delegazione ha incontrato, a Baalbek in Libano, molti rifugiati dalla Siria, fra i quali tanti palestinesi che abitavano l&agrave; da decenni. La tragedia siriana non mette solo in pericolo l&rsquo;integrit&agrave; di questo paese e la sua pluralit&agrave; culturale e religiosa, ma pu&ograve; destabilizzare anche il piccolo Libano, che accoglie un numero di rifugiati pari a un terzo della sua popolazione. Quanto a Israele, il suo attacco aereo sulla Siria &egrave; un atto criminale. <em>Enough is enough</em>, dico a Usa e Israele: abbiamo visto abbastanza guerre!</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>Come si pu&ograve; fare affinch&eacute; il popolo siriano possa decidere del proprio destino?</strong></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Nessuno da fuori pu&ograve; dettare nulla ai siriani. Bashar al-Assad &egrave; finora il presidente, e nessuna potenza da fuori pu&ograve; deciderne la rimozione finch&eacute; non saranno i siriani a pronunciarsi, con le elezioni. Riconosciamo le legittime aspirazioni al cambiamento, ma le riforme richiedono mezzi nonviolenti.&nbsp; Abbiamo visto cos&rsquo;&egrave; successo in Iraq: con la disinformazione, con la demonizzazione, si &egrave; arrivati a una guerra che ha distrutto il paese. Chiedo al presidente Obama di onorare il suo premio Nobel per la pace, di smettere l&rsquo;appoggio finanziario e militare ai gruppi armati. Ho&nbsp; incontrato privatamente anche alcuni &ldquo;ribelli&rdquo; che con la Mussalaha hanno deposto le armi. Ho speranza, se cessano le ingerenze.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">E il mondo guarda alla Siria: se riesce a trionfare qui, la pace, sar&agrave; un esempio per tanti altri casi. Pensiamo alla tragedia degli interventi bellici in Iraq, dell&rsquo;Afghanistan, della Libia. Che non si ripetano.</span></span>
</p>
<p style="font-size: 13px;">
	Per dare una occhiata alle foto che ho fatto in Siria, clikkate sul link qui sotto:
</p>
<p style="font-size: 13px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/36876993@N02/sets/72157633512961432/show/">http://www.flickr.com/photos/36876993@N02/sets/72157633512961432/show/</a></p>
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					</a>
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		<title>MUSSALAHA E ALTRI PICCOLI SASSI NELL’INGRANAGGIO DEL TERRORE (3)</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 20:17:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sibialiria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[MUSSALAHA E ALTRI PICCOLI SASSI NELL&#8217;INGRANAGGIO DEL TERRORE (3) &#160; Marinella Correggia Damasco &#160; Se non si smette di usare la fiamma ossidrica da fuori contro la Siria sar&#224; inutile lo sforzo di tanti cittadini siriani che dall&#8217;interno cercano di innaffiare le speranze di pace. E&#8217; il senso della dichiarazione finale della delegazione di attivisti <a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1388"><b>Continua la lettura</b></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/images1.jpg"><img alt="images1" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1389" height="150" src="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/images1-150x150.jpg" width="150" /></a><span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>MUSSALAHA E ALTRI PICCOLI SASSI NELL&rsquo;INGRANAGGIO DEL TERRORE (3)</strong></span></span>
</p>
<p>
	&nbsp;
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Marinella Correggia</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Damasco</span></span>
</p>
<p>
	&nbsp;
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Se non si smette di usare la fiamma ossidrica da fuori contro la Siria sar&agrave; inutile lo sforzo di tanti cittadini siriani che dall&rsquo;interno cercano di innaffiare le speranze di pace. E&rsquo; il senso della dichiarazione finale della delegazione di attivisti giunti in Siria in appoggio al Movimento Mussalaha, in cinque giorni di incontri molto diversificati.</span></span>
</p>
<p>
	&nbsp;
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>Embarghi e illegalit&agrave;</strong></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Alla delegazione il Ministro della giustizia ha annunciato che giuristi siriani stanno preparando denunce internazionali per la violazione della stessa carta dell&rsquo;Onu.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">&nbsp;E ieri il governo austriaco ha espresso lo stesso concetto: in una lettera ai 26 partner dell&rsquo;Ue ha scritto che rifornire di armi gli anti-governativi sarebbe &ldquo;una violazione del diritto internazionale e delle leggi di base dell&rsquo;Unione Europea&rdquo; nonch&eacute; dei &ldquo;principi della Carta delle Nazioni Unite riguardante il non intervento e l&rsquo;uso della forza&rdquo;. Per non dire della violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza riguardanti Al Qaeda, visto che il Fronte al Nusra, che ne &egrave; alleato, agisce fra i &ldquo;ribelli&rdquo;.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">I ministri degli Esteri dell&rsquo;Ue discuteranno circa le sanzioni alla Siria alla fine di maggio. Sulla linea dell&rsquo;Austria anche Svezia, Finlandia, Lettonia, Estonia Lituania. E l&rsquo;Italia?</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Non suscita invece preoccupazione fra i governi Ue l&rsquo;embargo commerciale alla Siria, che ne peggiora la paralisi economica con i suoi effetti a cascata. E sembrano tutti d&rsquo;accordo nel mantenere l&rsquo;embargo sulle armi all&rsquo;esercito siriano. Ma Susan, una dei partecipanti alla delegazione in sostegno alla Mussalaha, si chiede: &ldquo;Sarebbe bello fare a meno di tutte le armi. Ma la popolazione siriana sarebbe avvantaggiata se all&rsquo;esercito nazionale non arrivassero pi&ugrave; armi? Gli Usa distrussero l&rsquo;esercito iracheno perch&eacute; secondo loro era legato al partito baaath, ma cosa &egrave; successo poi? Come farebbe l&rsquo;esercito a resistere di fronte ad aggressioni terroriste o statali esterne?&rdquo;.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Al tempo stesso appare sempre pi&ugrave; contraddittoria la posizione della Francia che da un lato insiste per la possibilit&agrave; di armare direttamente i gruppi in Siria, dall&rsquo;altro chiede all&rsquo;Onu di considerare terrorista il fronte Al Nusra per differenziarlo dagli altri gruppi. Peccato che in contemporanea si stia diffondendo l&rsquo;accusa di atrocit&agrave; a carico del comandante della brigata &ldquo;Omar Farouq&rdquo; che combatte a Homs e che non &egrave; del fronte qaedista ma fa piuttosto parte della galassia del cosiddetto Libero esercito siriano, beniamino anche dei francesi. Il comandante del gruppo, lo stesso che in aprile ha bombardato i villaggi sciiti libanesi di al-Qasr e Hawsh al-Sayyed, &egrave; stato ripreso in un video mentre tagliava a pezzi il cuore e il fegato di un soldato siriano ucciso, chiedendo una sorte analoga per tutti gli alauiti.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Human Rights Watch (Hrw) diffonde parti del video e l&rsquo;atrocit&agrave;, chiedendo il ricorso alla giustizia della Corte penale internazionale per tutte le parti coinvolte nel conflitto (ma non chiedendo &ndash; e lo stesso non chiede la competitor di Hrw, Amnesty International &#8211; l&rsquo;embargo alle armi destinate ai gruppi dell&rsquo;opposizione, solo a quelle verso l&rsquo;esercito). &nbsp;Anche la Commissaria Onu per i diritti umani Navi Pillay condanna l&rsquo;atrocit&agrave; (come se non ne circolassero da tempo molte altre&hellip;). E precisa in una nota: &ldquo;Continuo a chiedere al Consiglio di Sicurezza Onu il deferimento di tutte le parti alla Corte penale internazionale&rdquo;.&nbsp;</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Se si considera che le accuse degli umanitari contro l&rsquo;opposizione armata sono infinitamente circoscritte a singoli ed episodi, mentre l&rsquo;altra parte &egrave; sistematicamente accusata, e in blocco (esercito, governo ecc.) di tutto il possibile, e se si considera che appunto l&rsquo;embargo sulle armi viene chiesto solo nei confronti del governo, c&rsquo;&egrave; da avanzare qualche dubbio rispetto alla natura strumentale e sbilanciata del modus operandi di questi attori del poligono della bont&agrave;.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Dal canto suo la Lega Araba ha puntualizzato che senza un proprio governo, tuttora inesistente, il seggio spettante alla Siria in seno alla Lega Araba e vacante dal novembre 2011 non &egrave; e non pu&ograve; essere assegnato alla Coalizione Nazionale Siriana.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Intanto l&rsquo;Ufficio europeo di polizia (Europol), ha riferito che gli scontri in Siria potrebbero creare una futura ondata di terrorismo che potrebbe minacciare i membri dell&rsquo;Unione europea: <em>&ldquo;</em><em> Un certo numero di cittadini dell&rsquo;UE &egrave; stato arrestato in Belgio, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito in viaggio da o per la Siria</em><em>&rdquo;.</em></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Crescono in Turchia le proteste &ndash; domenica scorsa in diverse grandi citt&agrave; &#8211; per il ruolo del governo nella guerra in Siria, dopo l&rsquo;esplosione che l&rsquo;11 maggio a Reyhanlı, nella provincia frontaliera dello Hatay, ha ucciso cinquanta persone ferendone molte altre. Ankara ha messo la censura sul caso e ha accusato Damasco di aver agito attraverso un piccolo gruppo di estrema sinistra fondato da un alauita turco operante in Siria (non in Turchia), e gi&agrave; additato dai pro-ribelli come responsabile di un massacro nella citt&agrave; di Banias, giorni fa. Il gruppo ha respinto con sdegno e punta il dito sule &ldquo;forze oscure che operano anche in Siria&rdquo;, come i salafiti. E molti abitantidi Reyhanlı, l&rsquo;associazione turca per la pace, il partito comunista, il Comitato contro l&rsquo;attacco alla Siria accusano dell&rsquo;esplosione gli stessi armati che combattono in Siria contro Assad, e dunque accusano Ankara, che permette il passaggio di terroristi e li ospita fra gli autentici rifugiati. Reyhanlı &egrave; il principale hub per chi combatte nel nord della Siria.</span></span>
</p>
<p>
	&nbsp;
</p>
<p style="font-size: 13px;">
	Per dare una occhiata alle foto che ho fatto in Siria, clikkate sul link qui sotto:
</p>
<p style="font-size: 13px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/36876993@N02/sets/72157633512961432/show/">http://www.flickr.com/photos/36876993@N02/sets/72157633512961432/show/</a>
</p>
<p>
	&nbsp;</p>
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		<title>Mussalaha per la pace e l’autodeterminazione in Siria (2)</title>
		<link>http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1384</link>
		<comments>http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1384#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 11 May 2013 17:50:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sibialiria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[Mussalaha per la pace e l&#8217;autodeterminazione in Siria Marinella Correggia Damasco Una delegazione internazionale di pacifisti guidata dalla premio Nobel per la pace irlandese Mairead Maguire sta visitando Damasco e altri luoghi del paese per sostenere il movimento di riconciliazione nazionale Mussalaha e chiedere alla comunit&#224; internazionale, spiega Maguire, di rispettare la sovranit&#224; della Siria <a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1384"><b>Continua la lettura</b></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Damascus-depth.jpg"><img alt="Damascus-depth" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1385" height="150" src="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/Damascus-depth-150x150.jpg" width="150" /></a><span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Mussalaha per la pace e l&rsquo;autodeterminazione in Siria</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Marinella Correggia</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Damasco</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Una delegazione internazionale di pacifisti guidata dalla premio Nobel per la pace irlandese Mairead Maguire sta visitando Damasco e altri luoghi del paese per sostenere il movimento di riconciliazione nazionale Mussalaha e chiedere alla comunit&agrave; internazionale, spiega Maguire, di rispettare la sovranit&agrave; della Siria e l&rsquo;assoluto bisogno di pace e autodeterminazione del popolo siriano, smettendo dunque di alimentare i gruppi armati e la destabilizzazione,&nbsp; e rimuovendo le sanzioni economiche che aggravano l&rsquo;emergenza.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Anche una delegazione di giornalisti dell&rsquo;America Latina &egrave; in Siria per denunciare la &ldquo;manipolazione mediatica&rdquo;.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Gli&nbsp; incontri diplomatici in corso a livello internazionale, soprattutto fra russi e statunitensi, suscitano speranze e scetticismo a Damasco, insieme al sollievo per la mancata risposta del governo all&rsquo;attacco di Israele. La capitale &egrave; stata colpita da autobombe fino a pochi giorni fa (gli sbarramenti di cemento a protezione di strade e aree sensibili sono ormai ovunque, dipinti con i colori della bandiera), e che convive con il tuono dei colpi di mortaio o artiglieria notte e giorno (secondo il governo mirano solo ad aree occupate da &ldquo;terroristi&rdquo; e senza la presenza di civili). La crisi economica dovuta anche alle sanzioni si somma all&rsquo;afflusso di sfollati in una citt&agrave; che conta gi&agrave; centinaia di migliaia di rifugiati iracheni degli ultimi anni, e palestinesi da lunga data (la delegazione aveva gi&agrave; incontrato in Libano i palestinesi che invece sono scappati dalla Siria, soprattutto dal campo di Yarmuk, a lungo teatro di scontri fra gruppi armati infiltrati e appoggiati da Hamas e residenti del campo capitanati dal Fronte popolare per la liberazione della Palestina &ndash; Central Commando).</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">La delegazione in appoggio alla Mussalaha ha denunciato la manipolazione mediatica che &egrave; al centro della tragedia siriana, con organi d&rsquo;informazione, Ong internazionali e governi che ascoltano solo fonti di parte (locali o estere) e le rendono verit&agrave; contribuendo, con la demonizzazione di una delle parti, a giustificare le ingerenze internazionali a favore dei gruppi di opposizione, e boicottando il dialogo. Un esempio recente &egrave; l&rsquo;uccisione di civili a Bania, citt&agrave; costiera nella provincia di Lattakia.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">L&rsquo;opposizione armata giorni fa ha accusato dell&rsquo;ultima strage di civili, appunto a Banias, la milizia Mouqawama Souriyy (Resistenza siriana), comandata da Mihra&ccedil; Ural, di Antiochia, gi&agrave; militante rivoluzionario marxista contro il governo turco. La sua milizia &egrave; impegnata sul terreno a combattere i gruppi armati antigovernativi e islamisti. Ural, contattato dal giornalista belga Bahar Kimyongur, si dice oltraggiato dall&rsquo;accusa, rivendica la sua storia di militante della sinistra rivoluzionaria e accusa gruppi armati salafiti che avrebbero voluto vendicarsi per il rifiuto di uomini del posto di prendere le armi con loro.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Anche oppositori antibaathisti di Banias, come Ahmad Ibrahim e il blogger Ahmad Abou Al-Khair scagionano Ural e accusano gruppi terroristi.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Mairead Maguire e la delegazione hanno visitato ospedali e quartieri, incontrato esponenti religiosi della Mussalaha (che continuano a ottolineare l&#39;eterna natura aica e tollerante del paese, messa a durissima prova), vittime civili degli scontri e delle esplosioni, e diversi esponenti dell&rsquo;opposizione non armata, parlamentare ed extraparlamentare.</span></span>
</p>
<p>
	&nbsp;
</p>
<p style="font-size: 13px;">
	Per dare una occhiata alle foto che ho fatto in Siria, clikkate sul link qui sotto:
</p>
<p style="font-size: 13px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/36876993@N02/sets/72157633512961432/show/">http://www.flickr.com/photos/36876993@N02/sets/72157633512961432/show/</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Siria. Mussalaha contro musallahin ( Reportage1 )</title>
		<link>http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1379</link>
		<comments>http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1379#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 May 2013 05:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sibialiria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1379</guid>
		<description><![CDATA[Siria. Mussalaha contro musallahin (1 puntata) Marinella Correggia (dalla Siria) Nei giorni in cui Israele attacca la Siria con raid aerei, in cui il magistrato Carla Del Ponte membro della Commissione d&#8217;inchiesta dell&#8217;Onu sulla Siria (Coi) a sorpresa dichiara che le famigerate armi chimiche &#8211; nella fattispecie il gas sarin- sono state probabilmente usate in <a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1379"><b>Continua la lettura</b></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/syria_war.jpg"><img alt="syria_war" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1380" height="150" src="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/syria_war-150x150.jpg" width="150" /></a><span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>Siria. Mussalaha contro musallahin (1 puntata)</strong></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Marinella Correggia (dalla Siria)</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Nei giorni in cui Israele attacca la Siria con raid aerei, in cui il magistrato Carla Del Ponte membro della Commissione d&rsquo;inchiesta dell&rsquo;Onu sulla Siria (Coi) a sorpresa dichiara che le famigerate armi chimiche &ndash; nella fattispecie il gas sarin- sono state probabilmente usate in Siria dai gruppi armati antigovernativi, e in cui il Pew Research Centre statunitense rende noto che da sondaggio la maggioranza della popolazione nei paesi del Medio Oriente &egrave; contro l&rsquo;appoggio militare e finanziario dei gruppi armati antigovernativi in Siria da parte di paesi arabi e occidentali, il gruppo Isteam internazionale di sostegno al movimento siriano Mussalaha (Riconciliazione) sta lavorando in Libano, in attesa di entrare in Siria.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">La Rete No War e Sibialiria fanno parte della delegazione formata da attivisti di diversi paesi (a dire il vero quasi solo anglosassoni&hellip;dal Canada all&rsquo;Australia), impegnati per la pace e la risoluzione nonviolenta dei conflitti. Guida la delegazione la Premio Nobel per la pace del 1976, l&rsquo;irlandese Mairead Maguire. Qui di seguito un breve resoconto &ndash; con approfondimenti successivi &#8211; di alcune delle molte visite e incontri effettuati a Beirut il 5 e 6 maggio. Nei giorni precedenti la delegazione ha incontrato molti esponenti religiosi cristiani e musulmani, tutti impegnati per la fine della guerra.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong><em>Appello di Mairead Maguire</em></strong></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Speriamo di poter presentare ai politici, all&rsquo;opinione pubblica e ai media italiani l&rsquo;appello che Mairead Maguire ha ripetuto in molte situazioni, in questi giorni. Eccone un riassunto: &ldquo;<em>Andiamo in Siria senza voler insegnare nulla. Siamo, con i nostri governi, parte del problema. Sulla via di Damasco, andiamo a dire che crediamo in loro, ad ascoltarli. Il popolo siriano ha bisogno di poter decidere in pace del proprio destino. Le persone vogliono&nbsp;diritti e cambiamenti ma in modo pacifico, invece per colpa di tutti la Siria &egrave; piombata nella tragedia, con il rischio di destabilizzare anche i paesi vicini, come il Libano. Noi diciamo basta. Abbiamo visto distruggere l&rsquo;Iraq, la Libia e l&rsquo;Afghanistan, usando anche una terribile propaganda. In Siria occorre un negoziato per la pace fra tutte le parti, ma non avverr&agrave; se tante potenze al mondo non&nbsp; smetteranno di soffiare sul fuoco appoggiando mercenari in armi. Chiediamo a tutti quelli che stanno destabilizzando la Siria di smetterla. Israele che ha attaccato la Siria deve farla finita con atti di guerra. E Barack Obama, che tante speranze aveva suscitato alla sua elezione, onori finalmente il Premio Nobel per la pace che ha ricevuto, e la sua promessa di un mondo di pace. </em></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong><em>Nei campi dei rifugiati dalla Siria, a Beirut e a Baalbek: &ldquo;Non sappiamo perch&eacute;&rdquo;</em></strong></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Il Libano ha accolto almeno 400mila siriani (pi&ugrave; i tanti non registrati) in fuga dagli scontri. Vivono in condizioni di fortuna spesso estreme, con pochissimo aiuto internazionale. Per un paese con poco pi&ugrave; di quattro milioni di abitanti, un simile massiccio afflusso &egrave; un potenziale fattore di destabilizzazione. A Beirut, il primo gruppo che visitiamo, a Makesset, &egrave; costituito da centinaia di persone &ndash; provenienti soprattutto dai dintorni di Aleppo &ndash; accampate in tende nel cortile di un liceo retto dallo sceicco di una enclave sunnita al centro di un&rsquo;area soprattutto sciita. Bagni chimici, acqua intermittente (quando c&rsquo;&egrave; <em>karaba</em>, la corrente elettrica). Molti bambini giocano nella polvere del cortile spelacchiato e sorridono chiedendo <em>sura</em> (foto). Mentre gli uomini dichiarano al cameraman australiano che ci accompagnava il loro sostegno all&rsquo;opposizione richiamando la lotta dei palestinesi contro Israele (che per&ograve; appunto proprio in quelle ore bombardava la Siria&hellip;), parliamo con le donne, alcune con bambini molto piccoli, nati a Beirut. Ad esempio Fatima, mamma di Ahmed di un mese soltanto e le sue amiche che vengono da Aleppo. Alla domanda: ma perch&eacute; non vi siete spostati in aree dove non ci sono scontri, rimanendo all&rsquo;interno della Siria?&rdquo; hanno risposto: &ldquo;<em>Perch&eacute; ci hanno detto che qui saremmo stati aiutati di pi&ugrave;</em>&rdquo; (ma non &egrave; successo). E perch&eacute; questa guerra, che cosa chiedono i combattenti? &ldquo;<em>Non lo sappiamo</em>&rdquo;. Carmel, una suora che ci accompagna, fa loro notare che in Siria la sanit&agrave; e l&rsquo;educazione erano ben pi&ugrave; garantite che in Libano, e le donne confermano.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Un altro campo &egrave; al centro di Baalbek. In realt&agrave; ospita da sempre rifugiati palestinesi, senzaterra da decenni. Ma nei piccoli appartamenti, negli spazi forniti dai Comitati popolari palestinesi e nei tendoni allestiti da un&rsquo;organizzazione umanitaria locale nei locali di un ex centro sportivo disabilitato e perfino a ridosso del cimitero, si ammucchiano adesso oltre 4mila scappati dalla Siria. Sono in gran parte palestinesi provenienti da Yarmuk, teatro di scontri fra opposti schieramenti. Come gli iracheni che si erano rifugiati in Siria, i palestinesi di Yarmuk (che essi chiamano Jalil, Galilea, la loro vera patria)&nbsp; conoscono un secondo esodo. Con aiuti pari praticamente a zero &ndash; mancanza di fondi &#8211; da parte dell&rsquo;Unrwa, organismo Onu per i rifugiati palestinesi, gli abitanti del campo si soccorrono da s&eacute;. Anche l&rsquo;Alto commissariato Onu per i rifugiati &egrave; praticamente assente. E&rsquo; normale che in una stanza (per quelli che abitano in case) una famiglia gi&agrave; numerosa ne ospiti un&rsquo;altra, palestinese o siriana, generosamente. Lo stesso nei s&eacute;par&eacute;s creati con pareti di juta nei tendoni. Miracolosamente gli spazi appaiono puliti, a terra i tappeti (si entra senza scarpe), la cucina gestita a turno. L&rsquo;acqua arriva con la cisterna. La povert&agrave; &egrave; assoluta. Tutti sono disoccupati. I Comitati popolari non vogliono parlare di politica, &ldquo;qui non stiamo a guardare chi &egrave; pro-opposizione o pro-governo, &egrave; un lavoro umanitario il nostro&rdquo; dice Usama Atwani. Le donne sono sorridenti e ordinate, alcune scherzano chiamando guerrigliero il fotografo dell&rsquo;associazione locale. Alla domanda: &ldquo;Ma in Siria ci sono tanti guerriglieri, di vari paesi, che dite?&rdquo;. &ldquo;Che &egrave; <em>haram</em>, vietato&rdquo;, dice una di loro.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Se le donne comandassero&hellip;</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Fadi, palestinese non proveniente dalla Siria, osserva: &ldquo;Certo, sappiamo bene che la guerra &egrave; alimentata dall&rsquo;esterno con uomini e mezzi. Ma noi non possiamo fare nulla. Siete voi semmai, voi dell&rsquo;Occidente, a poter e dover chiedere che finisca&rdquo;.</span></span>
</p>
<p>
	&nbsp;
</p>
<p style="font-size: 13px;">
	Per dare una occhiata alle foto che ho fatto in Siria, clikkate sul link qui sotto:
</p>
<p style="font-size: 13px;">
	<a href="http://www.flickr.com/photos/36876993@N02/sets/72157633512961432/show/">http://www.flickr.com/photos/36876993@N02/sets/72157633512961432/show/</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Villaggi assediati e altre tragedie ignorate</title>
		<link>http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1376</link>
		<comments>http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1376#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 May 2013 16:45:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sibialiria</dc:creator>
				<category><![CDATA[La guerra]]></category>

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		<description><![CDATA[Villaggi assediati e altre tragedie ignorate di Pierangela Zanzottera Mentre le potenze internazionali si divertono a giocare a Risiko con la Siria, il sangue continua a scorrere. Questi ultimi giorni sono stati particolarmente dolorosi, con attentati stragisti. Tre hanno colpito la capitale siriana in tre giorni consecutivi: luned&#236; 29 aprile nel distretto di al-Mazzeh, quando <a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1376"><b>Continua la lettura</b></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/942978_445907618826269_100269367_n.jpg"><img alt="942978_445907618826269_100269367_n" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1377" height="150" src="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/05/942978_445907618826269_100269367_n-150x150.jpg" width="150" /></a><strong>Villaggi assediati e altre tragedie ignorate</strong>
</p>
<p>
	di Pierangela Zanzottera
</p>
<p>
	Mentre le potenze internazionali si divertono a giocare a Risiko con la Siria, il sangue continua a scorrere.
</p>
<p>
	Questi ultimi giorni sono stati particolarmente dolorosi, con attentati stragisti. Tre hanno colpito la capitale siriana in tre giorni consecutivi: luned&igrave; 29 aprile nel distretto di al-Mazzeh, quando sono morte 5 persone; il pi&ugrave; terribile, marted&igrave; 30 aprile nel quartiere di al-Marjeh, dove sono state uccise 13 persone e ferite 145; mercoled&igrave; 1 maggio nuovamente ad al-Mazzeh un ordigno posto su una bicicletta ha ucciso 2 persone e ferite 10.
</p>
<p>
	E intanto, nell&#39;assoluta ignoranza da parte del mondo, prosegue un assedio lunghissimo a due cittadine. Nubbol e Al-Zahraa, nella provincia di Aleppo, abitate da oltre 60.000 siriani, soprattutto alawiti e sciiti, sono assediate da ormai 10 mesi dalle bande armate che si oppongono al governo siriano e gli abitanti sono giunti allo stremo.
</p>
<p>
	Il direttore del centro medico di Nubbol, Hussein Najjar, ha avvertito di una crisi umanitaria imminente nelle citt&agrave; assediate: &quot;<em>Le citt&agrave; stanno soffrendo per la mancanza di servizi essenziali, si trovano senza acqua o elettricit&agrave; e in un assedio che non permette di far arrivare nemmeno cibo o latte per bambini all&#39;interno &#8230; Molte malattie si sono diffuse, come febbre maltese, leishmaniosi cutanea e scabbia per via della mancanza di acqua e di forniture mediche &#8230; i residenti di Nubbol e Alzahraa sono costretti a sopravvivere con una dieta a base di erbe selvatiche a causa della mancanza di cibo. Se l&#39;assedio non termina, almeno 60.000 vite sono in pericolo</em>&quot;.
</p>
<p>
	La scorsa settimana 2 bambini, di 6 e 8 anni, sarebbero addirittura morti per la fame (http://www.syrianews.cc/2-children-die-starvation-nobol-aleppo-countryside/)
</p>
<p>
	Per far fronte a questa emergenza, un gruppo di residenti ha deciso di tentare di avventurarsi all&#39;esterno per portare cibo e medicinali.
</p>
<p>
	Una trentina di persone (all&#39;inizio Sham Fm parlava di 16 corpi, ma nei giorni immediatamente seguenti la cifra &egrave; salita tra i 20 e i 30 e ora la maggior parte delle fonti locali concorda sulla trentina di vittime) sono state catturati e uccise a sangue freddo. Le loro teste, come racconta Sham Fm e come gi&agrave; accaduto in diversi altri episodi similari, sarebbero state appese all&#39;ingresso delle citt&agrave; per fare da monito a quanti vorranno ancora rompere l&#39;assedio, mentre i corpi saranno resi unicamente alle famiglie che pagheranno un riscatto di circa 100.000 lire siriane.&nbsp;
</p>
<p>
	Gi&agrave; il 25 aprile in rete era stata diffusa una registrazione vocale nella quale si sentivano questi miliziani confrontarsi tra di loro nell&#39;atto dello sgozzamento, che dimostrava il coinvolgimento della brigata Al-Nasr nel crimine (http://www.facebook.com/photo.php?v=368237423285924).
</p>
<p>
	Il giorno seguente diverse pagine Facebook salafite hanno pubblicato le agghiaccianti immagini della strage contro gli &quot;sciiti infedeli&quot;:
</p>
<p>http://www.facebook.com/photo.php?fbid=606143939414620&#038;set=a.560474417314906.137301.560463237316024&#038;type=1&#038;ref=nf</p>
<p>
	<a href="https://www.facebook.com/photo.php?fbid=336740533096337&amp;set=a.283516508418740.46351.281960851907639&amp;type=1&amp;theater">http://www.facebook.com/photo.php?fbid=336740533096337&amp;set=a.283516508418740.46351.281960851907639&amp;type=1&amp;theater</a>
</p>
<p>
	<a href="https://www.facebook.com/salafi.revolution4/posts/606250146070666">http://www.facebook.com/salafi.revolution4/posts/606250146070666</a>
</p>
<p>
	Inoltre, fonti locali hanno fatto sapere che le bande di Jabhat Al-Nusra e del cosiddetto &quot;Libero esercito siriano&quot; hanno recentemente posto d&#39;assedio anche i villaggi circostanti, per un totale di 13.
</p>
<p>
	A queste notizie ferali si aggiunga che Syria Truth il 28 aprile ha confermato anche un altro massacro di 25 innocenti a sangue freddo per mano di armati provenienti dalla citt&agrave; di Deir ez-Zor e, in particolare, dalla zona di Mo Hassan avvenuto il 17 aprile scorso nel villaggio di Umm Al-Khair per rappresaglia contro gli abitanti che volevano impedire alle bande del &quot;libero esercito&quot; di derubarli dei silos situati vicino al loro villaggio (<a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=AvsK6lkPhBk">http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=AvsK6lkPhBk</a>).
</p>
<p>
	In Siria oggi si muore anche cos&igrave;, nell&#39;indifferenza generale di quanti che, per non &quot;macchiarsi la reputazione&quot;, preferiscono tacere apaticamente, guardare altrove e fingere di non sapere.
</p>
<p>
	<span style="color: rgb(0, 0, 0); font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: normal;">&nbsp;P.S. La foto &egrave; in memoria dell&#39;attentato con autobomba&nbsp;&nbsp;a Damasco del 30 aprile</span></p>
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		<item>
		<title>Jdayet Al Fadel (Siria), l’ultimo “massacro”: cosa e’ successo secondo cinque fonti della zona</title>
		<link>http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1373</link>
		<comments>http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1373#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 08:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sibialiria</dc:creator>
				<category><![CDATA[<]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1373</guid>
		<description><![CDATA[Jdayet Al Fadel (Siria), l&#8217;ultimo &#8220;massacro&#8221;: cosa e&#8217; successo secondo cinque fonti della zona &#160; Da Syriatruth &#160; Il &#34;massacro&#34; avvenuto 3 giorni fa (il 22 aprile) nel sobborgo di Jdayert al-Fadel, a circa 15 km a sud-ovest di Damasco, secondo alcune fonti &#232; il pi&#249; grande dall&#39;inizio della crisi siriana, due anni fa, ma <a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1373"><b>Continua la lettura</b></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/Free-Syrian-Army-soldiers-008.jpg"><img alt="Free Syrian Army soldiers in Idlib" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1374" height="150" src="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/Free-Syrian-Army-soldiers-008-150x150.jpg" width="150" /></a><span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>Jdayet Al Fadel (Siria), l&rsquo;ultimo &ldquo;massacro&rdquo;: cosa e&rsquo; successo secondo cinque fonti della zona</strong></span></span>
</p>
<p>
	&nbsp;
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>Da Syriatruth</strong></span></span>
</p>
<p>
	&nbsp;
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Il &quot;massacro&quot; avvenuto 3 giorni fa (il 22 aprile) nel sobborgo di Jdayert al-Fadel, a circa 15 km a sud-ovest di Damasco, secondo alcune fonti &egrave; il pi&ugrave; grande dall&#39;inizio della crisi siriana, due anni fa, ma ci sono molte divergenze circa il numero di morti, la dinamica e i responsabili.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Se l&rsquo;&quot;Osservatorio siriano per i diritti umani&quot; di Londra inizialmente parla di circa 80 persone, il suo &quot;coordinatore&quot; in zona documenta 127 nomi di morti e afferma che 28 corpi sono stati trovati pi&ugrave; tardi (ma la ricerca &egrave; ancora in corso). I &quot;Comitati di coordinamento locali&quot; (Lcc), da parte loro, hanno parlato di 476 persone.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Ma, a differenza della maggior parte degli episodi precedenti, in questo caso mancano quasi del tutto video e immagini. Ne &egrave; stato diffuso uno, suddiviso in tre parti, da fonti dell&#39;opposizione, e notizie che circolano senza prove in grado di fornire un quadro preciso e oggettivo sull&#39;accaduto.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Dopo tre giorni di controllo e revisione, il sito <em>SyriaTruth </em>ha ricostruito i fatti i sulla base di cinque fonti indipendenti della zona.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">La storia &egrave; iniziata lo scorso luned&igrave; 15 aprile, quando, in concomitanza con l&#39;avvicinarsi della fine dei combattimenti nel vicino sobborgo di Daraya, diversi gruppi armati antigovernativi si sono diretti verso la zona di Jdaydet al-Fadel.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">La citt&agrave; &egrave; stata quindi circondata dall&#39;esercito, in modo che l&#39;uscita fosse consentita unicamente attraverso il passaggio da posti di blocco militari (in particolare la barriera Faour in direzione di Damasco), mentre al contrario l&#39;ingresso per gli armati era lasciato libero, in modo da creare una vera e propria trappola.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Una fonte locale ha dichiarato: &quot;Abbiamo avuto la sensazione che qualcosa di grosso stava per accadere, ma non sapevamo cosa. Al di l&agrave; dei movimenti sospetti in citt&agrave;, soprattutto nelle zone occidentali e nord-occidentali&quot; e ha parlato di centinaia di militanti che hanno occupato la zona e le abitazioni private e la zona vicino all&#39;ambulatorio.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Secondo le informazioni disponibili, l&#39;esercito aveva saputo che centinaia di armati avevano iniziato a indirizzarsi verso la citt&agrave;, in vista di dichiararla &quot;liberata&quot;. Alcuni erano parte dei gruppi fuggiti da Daraya nei giorni precedenti. L&#39;intenzione dei militanti era occupare la zona per attaccare il vicino posto militare di Youssef al-Asma.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">L&#39;esercito, dal canto suo, attendeva intorno alla citt&agrave;, in attesa di attirare il maggior numero di militanti nell&#39;imboscata, tra cui elementi di Jabhat al Nusra e dell&#39;affiliata Brigata Forkan. Nel frattempo, i militari appostavano pi&ugrave; di 700 tiratori sulle colline che dominano la zona.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Lo scorso luned&igrave; 15 aprile, due ore prima dell&#39;annunciata &quot;ora zero&quot; per l&#39;attacco delle bande armate, le unit&agrave; militari hanno avviato un primo attacco sui luoghi di concentrazione degli insorti, utilizzando diversi tipi di armi, con l&#39;eccezione degli aerei.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Durante i quattro giorni di scontri, sono caduti quasi 600 armati, colpiti soprattutto dal tiro dei cecchini (come mostrano le poche immagini diffuse), i superstiti &#8211; secondo le fonti quasi nessuno &#8211; sono fuggiti verso i monti di Khan Sheikh (da cui erano arrivati), Doursha, Dar Khabye e altre zone limitrofe.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Un testimone oculare ha descritto quello che ha visto nella zona che si estende da via Sikka all&#39;ambulatorio dicendo che era un &quot;campo di cadaveri&quot; e che dal suo balcone era riuscito a contare sulla strada pi&ugrave; di settanta corpi di militanti.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Una fonte del Partito Democratico del Popolo ha detto che il numero di morti era di circa 550 morti, un&#39;altra che erano oltre 600. Ma la cosa pi&ugrave; importante &egrave; che il numero di civili innocenti che hanno perso la vita, secondo le fonti, non ha superato i 17, tra cui tre donne e un bambino.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">In particolare una famiglia &egrave; stata utilizzata come scudi umani da militanti, secondo una fonte di quel quartiere.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Le fonti hanno confermato che le bande hanno anche bruciato una cinquantina di cadaveri durante i primi due giorni (pratica gi&agrave; utilizzata e documentata in altre zona del Paese, in particolare a Homs e Idleb). Stessa accusa era stata rivolta all&rsquo;esercito dalle fonti dell&rsquo;opposizione.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Tutte le fonti hanno confermato che la situazione nella citt&agrave;, che racchiude in s&eacute; rappresentanti delle diverse religioni ed etnie che compongono il territorio siriano, &egrave; tornata alla normalit&agrave; due giorni fa: gli abitanti hanno ripreso possesso delle loro abitazioni, le famiglie hanno ripreso la loro quotidianit&agrave;, l&#39;assedio si &egrave; concluso e la popolazione pu&ograve; muoversi liberamente, ripristinati i servizi telefonici e l&#39;elettricit&agrave; nella regione, anche se non completamente, a causa di danni alla rete di comunicazione terrestre e alla rete elettrica.</span></span></p>
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		</item>
		<item>
		<title>SIRIA: JDAYET AL FADL, OPPOSTE VERSIONI SU UN “MASSACRO”</title>
		<link>http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1364</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 20:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sibialiria</dc:creator>
				<category><![CDATA["Notizie", rapporti e loro fonti]]></category>

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		<description><![CDATA[Domenica 21 aprile, alla vigilia dell&#8217;incontro a Bruxelles nel quale i ministri degli Esteri dell&#8217;Ue&#160; discutevano di Siria, i Comitati di coordinamento locale siriani e l&#8217;Osservatorio siriano dei diritti umani da Londra, organi d&#8217;informazione dell&#8217;opposizione armata, denunciano con tempismo: a Jdayet al Fadl, vicino a Damasco, ci sarebbe stato un bombardamento, ma poi centinaia di <a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1364"><b>Continua la lettura</b></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/526506_445508315534387_1194503643_n.jpg"><img alt="526506_445508315534387_1194503643_n" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1365" height="150" src="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/526506_445508315534387_1194503643_n-150x150.jpg" width="150" /></a><span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Domenica 21 aprile, alla vigilia dell&rsquo;incontro a Bruxelles nel quale i ministri degli Esteri dell&rsquo;Ue&nbsp; discutevano di Siria, i Comitati di coordinamento locale siriani e l&rsquo;Osservatorio siriano dei diritti umani da Londra, organi d&rsquo;informazione dell&rsquo;opposizione armata, denunciano con tempismo: a Jdayet al Fadl, vicino a Damasco, ci sarebbe stato un bombardamento, ma poi centinaia di persone sarebbero state giustiziate, in maggioranza civili, con donne e bambini Il Messaggero cita gli Lcc, i comitati locali anti-regime, che precisano di temere rastrellamenti e denunciano che molti corpi sono stati dati alle fiamme. Il Tg Com 24 che aggiunge: &ldquo;gli osservatori hanno confermato&rdquo;, ma chi sono gli osservatori? Il Tg Com 24 lo precisa poi: il famoso Osservatorio siriano per i diritti umani, da Londra! Per l&rsquo;Ansa: &ldquo;112 persone uccise sono state individuate ma finora sono stati ritrovati pi&ugrave; di 500 corpi&rdquo;. Per la Reuters, a seconda delle fonti le cifre variano da 109 a 500 (la cifra pi&ugrave; alta &egrave; fornita dall&rsquo;organizzazione di &ldquo;attivisti&rdquo; Sawasiah che avrebbe intervistato i residenti. Secondo gli &ldquo;attivisti&rdquo;, i civili sarebbero stati uccisi perch&eacute; solidarizzavano con i rifugiati da altre aree e con la resistenza armata.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>Ma quali riscontri ci sono di questa versione? </strong>Oltre alla grande confusione sui numeri dei morti e sulla dinamica, quali prove vengono date? Da un giro in rete, i video forniti non provano nulla sulle circostanze, sui colpevoli e sullo status o l&rsquo;et&agrave; delle persone uccise. Che sembrano essere tutti uomini e giovani. Non saranno piuttosto dei combattenti, uccisi in questa sanguinosa guerra? Il numero dei cadaveri mostrati, poi, &egrave; molto inferiore alle cifre fornite.&nbsp;</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>E la versione opposta</strong> degli eventi, che nessuno ascolta? Quella fornita dalla tiv&ugrave; siriana<strong> (</strong><a href="https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=k3YGN-jgGRk">https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=k3YGN-jgGRk#!</a>) mostra la popolazione del quartiere che sta riprendendo possesso delle case dopo l&rsquo;arrivo dei soldati, che camminano nelle strade applauditi, con testimoni che raccontano dell&rsquo;occupazione da parte di gruppi armati, che li avevano costretti a fuggire. Si vedono i corpi degli armati, legati a Jabhat al-Nusra; viene ridimensionato il numero degli uccisi (60-70) e il militare spiega che hanno cercato di portarli fuori dalla zona abitata per non mettere a rischio la vita degli abitanti ancora l&igrave;; si vedono le fosse comuni fatte dai &quot;ribelli&quot;; quelli intervistati verso la fine sono invece alcuni civili rapiti dalle bande e liberati dall&#39;esercito.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Insomma, tutta un&#39;altra storia.<strong> Padroni di non crederla, ma andrebbe riferita, insieme alle altre.&nbsp;</strong></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Un siriano la cui sorella abita in un quartiere adiacente, Yosef Al-Azmah, riferisce appunto che l&agrave; si erano rifugiati diversi abitanti di Jdayet al-Fadl, tornati poi a casa dopo gli scontri e la &ldquo;ripulitura&rdquo; del quartiere da parte dell&rsquo;esercito nazionale.</span></span>
</p>
<p>
	&nbsp;
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">La Redazione di Sibialiria</span></span></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Siria: crimini &#8220;scomodi&#8221;</title>
		<link>http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1357</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 09:51:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Sibialiria</dc:creator>
				<category><![CDATA["Notizie", rapporti e loro fonti]]></category>
		<category><![CDATA[La guerra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1357</guid>
		<description><![CDATA[Siria: crimini &#34;scomodi&#34; di Pieragnela Zanzottera Mentre l&#39;Occidente si affanna a stabilire se armare ufficialmente le bande d&#39;opposizione in Siria e quanto, sul terreno si continua a morire nel silenzio e indifferenza generale. Il numero di morti innocenti cresce e in parallelo aumentano le crudelt&#224; e le atrocit&#224; dei modi scelti per assassinarli. E alcuni <a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1357"><b>Continua la lettura</b></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<a href="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/syria-war39.jpg"><img alt="syria--war39" class="alignleft size-thumbnail wp-image-1358" height="150" src="http://www.sibialiria.org/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/syria-war39-150x150.jpg" width="150" /></a><span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>Siria: crimini &quot;scomodi&quot;</strong></span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">di Pieragnela Zanzottera</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Mentre l&#39;Occidente si affanna a stabilire se armare ufficialmente le bande d&#39;opposizione in Siria e quanto, sul terreno si continua a morire nel silenzio e indifferenza generale.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Il numero di morti innocenti cresce e in parallelo aumentano le crudelt&agrave; e le atrocit&agrave; dei modi scelti per assassinarli.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">E alcuni dei pi&ugrave; eclatanti, chiss&agrave; come mai, non sono stati ritenuti &quot;degni&quot; di venire denunciati sulla maggior parte dei nostri media.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Ad esempio, si &egrave; parlato del gravissimo attentato &#8211; sia in termini di vite umane (49 morti) che&nbsp; dal punto di vista simbolico (essendo avvenuto all&#39;interno di una moschea) &#8211; del 21 marzo scorso, costato la vita, tra gli altri, allo sheikh ultranovantenne Mohammad Said Ramadan al-Bouti, uomo di cultura, di religione e di pace.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Eppure non si trattava n&eacute; della prima violenza compiuta in un luogo sacro in questi mesi (basti ricordare sheikh Abdel Latif Al-Shami, torturato davanti alle videocamere e assassinato dopo essere stato rapito mentre si trovava in preghiera nella moschea di Aleppo insieme a una folla di fedeli all&#39;inizio del mese di Ramadan) n&eacute; tantomeno dell&#39;unico caso di religioso assassinato in Siria (finora se ne contano almeno 13, 2 dei quali di fede cattolica, oltre ai numerosi rapiti o aggrediti).</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Pochi giorni pi&ugrave; tardi, il 29 marzo, una sorte simile &egrave; toccata all&#39;imam della moschea di Al-Hassan, nella zona di Sheikh Maksoud ad Aleppo.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Sheikh Hassan Saif-Eddin, non solo &egrave; stato prelevato con la forza e malmenato (come testimoniato in questo video: <a href="https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=KHc1E3MC3pE">http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=KHc1E3MC3pE</a>), ma dopo la morte il suo corpo &egrave; stato trascinato per le vie del quartiere e la sua testa appesa al minareto della moschea, a fare da monito per la popolazione.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Raccontano testimonianze locali, che miliziani del cosiddetto &quot;libero esercito&quot; avevano invaso le vie di Sheikh Maksoud (zona a maggioranza curda, ma abitata anche da alawiti) e avevano ordinato a dipendenti pubblici, alawiti e tutti i filogovernativi di lasciare immediatamente la zona; &quot;in caso contrario, sapremo dove trovarvi&quot;, avevano minacciato dagli altoparlanti.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Uno di loro si &egrave; avvicinato al settantenne imam chiedendogli &quot;chi &egrave; il tuo leader?&quot; &quot;Dio onnipotente&quot;, ha risposto l&#39;imam; a quel punto l&#39;armato ha replicato &quot;il mio &egrave; sheikh Arour&quot; e lo ha colpito e costretto a baciargli le scarpe, chiedendogli di dar loro enormi somme di denaro.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Da tempo, sembra che queste bande non si accontentino di assassinare, ma che vogliano ledere profondamente anche la dignit&agrave; umana. Una sorte, questa, purtroppo simile a molte altre, oggi in Siria.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Come quanto accaduto il 13 aprile nella zona di Idleb: un elicottero militare stava sorvolando la zona di Marat al-Numa&#39;an quando &egrave; stato abbattuto da un gruppo ribelle (quelli sempre descritti scarsamente armati con mezzi di fortuna, per intenderci!). Gli 8 tra ufficiali e militari a bordo sono stati immediatamente catturati, assassinati e decapitati (per giorni in rete &egrave; circolata l&#39;immagine agghiacciante di uno di questi criminali fiero con in mano la testa del pilota posta sopra una griglia da campeggio).</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Nei video dell&#39;opposizione, ripresi anche dalla rete Orient Tv (<a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=iMsnOBTfYSQ">http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=iMsnOBTfYSQ</a>) si sostiene che l&#39;elicottero trasportava &quot;shabbiha nordcoreani&quot; (che non vengono mai mostrati) e che &egrave; stato colpito perch&eacute; intenzionato a bombardare la zona da tempo posta sotto assedio (anche se immediatamente dopo si precisa &#8211; come dimostrano anche le immagini &#8211; che era carico di viveri e pane). Pi&ugrave; realistica sembra essere la versione diffusa da fonti filogovernative: ovvero che il veicolo &egrave; stato colpito mentre sorvolava una zona assediata con l&#39;intenzione di far arrivare alla popolazione quanto necessario per la sopravvivenza.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Per aggiungere, poi, crimine a crimine, le bande hanno pensato di diffondere le immagini delle teste sulla graticola in alcune delle citt&agrave; e villaggi sotto il controllo dei &quot;combattenti per la libert&agrave;&quot; per creare ulteriore panico tra la popolazione.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Ma non sono solo religiosi e militari, come pi&ugrave; volte ricordato, le vittime predestinate dei &quot;pacifici rivoltosi&quot;.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Il 17 marzo le &quot;brigate Farouk&quot;, una delle pi&ugrave; note bande estremiste di Homs (gli stessi che per mesi avevano assediato il quartiere di Bab Amr), hanno diffuso un avviso per i cittadini di Homs (<a href="http://www.syriatruth.org/%D8%A7%D9%84%D8%A3%D8%AE%D8%A8%D8%A7%D8%B1/%D8%A3%D8%AD%D8%AF%D8%A7%D8%AB%D8%A7%D9%84%D8%B3%D9%80%D8%A7%D8%B9%D8%A9/tabid/93/Article/9426/Default.aspx">http://www.syriatruth.org/%D8%A7%D9%84%D8%A3%D8%AE%D8%A8%D8%A7%D8%B1/%D8%A3%D8%AD%D8%AF%D8%A7%D8%AB%D8%A7%D9%84%D8%B3%D9%80%D8%A7%D8%B9%D8%A9/tabid/93/Article/9426/Default.aspx</a>): da quel momento i colpi della loro artiglieria sarebbero caduti sui quartieri abitati dagli alawiti (non che fossero una novit&agrave;, dal momento che sono mesi che questi quartieri vengono colpiti, ma &egrave; la prima volta che si prendono la briga di &quot;preallertarli&quot;).</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">In effetti, il giorno seguente le zone di al-Zahra e al-Arman (entrambe tradizionalmente abitate da minoranze cristiane e alavate filogovernative) sono state colpite da razzi lanciati da proprio queste bande: 3 morti e 5 feriti solo nel ristretto quartiere di al-Arman (tra cui anche un bambino di 10 anni e un giovane diciassattenne).</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Il razzo, caduto a poca distanza dalla scuola elementare della zona residenziale densamente popolata, avrebbe potuto provocare una strage se fosse arrivato solo pochi minuti prima, nell&#39;orario dell&#39;uscita degli studenti. Commovente la reazione degli abitanti del quartiere che si sono stretti intorno alle famiglie colpite con la solidariet&agrave; innata dei siriani, tra genitori che non riuscivano a capacitarsi della morte dell&#39;unico figlio e non sapevano come staccarsi dai suoi indumenti fatti a brandelli dall&#39;esplosione e vicini smarriti dall&#39;afflizione improvvisa arrivata a spezzare un giorno di apparente quotidianit&agrave;.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Il 4 aprile gli abitanti di al-Arman sono stati nuovamente terrorizzati da una pioggia di colpi di mortaio caduti sulle abitazioni intorno a mezzogiorno. I residenti, disperati, sono fuggiti alla ricerca di rifugi di fortuna e le scuole hanno terminato in anticipo le lezioni.Tre civili sono rimasti uccisi, decine feriti e molti i danni materiali.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Poco distante da Homs, nel villaggio di Tal Kalakh, nei pressi del confine libanese, pochi giorni dopo, l&#39;8 aprile, invece si &egrave; consumato un terribile massacro nel quartiere di al-Borj operanti sempre dalle bande jihadiste (<a href="http://www.almanar.com.lb/french/adetails.php?eid=104879&amp;st=talkalakh&amp;cid=30&amp;fromval=3&amp;frid=18&amp;seccatid=37">http://www.almanar.com.lb/french/adetails.php?eid=104879&amp;st=talkalakh&amp;cid=30&amp;fromval=3&amp;frid=18&amp;seccatid=37</a>).</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Qualche giorno prima, era stata organizzata una manifestazione con la bandiera siriana per chiedere soccorso: &quot;Salva Tal Kalakh&quot; era scritto su uno degli striscioni dagli abitanti che chiedevano l&#39;allontanamento dei gruppi armati dalla loro citt&agrave;.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Sembra che le 19 vite spezzate siano stati vittima di una spedizione punitiva a causa delle posizioni favorevoli al governo siriano.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Tra le vittime, di cui molti donne e bambini (la vittima pi&ugrave; giovane aveva solo 3 anni), otto donne e tre uomini sono stati assassinati a distanza ravvicinata.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">E la carrellata di crimini agghiaccianti contro innocenti potrebbe proseguire a lungo.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Un degli ultimi, in ordine di tempo, &egrave; quello che si &egrave; consumato a Lattakia per mano dei &quot;combattenti per la libert&agrave;&quot;.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Mercoled&igrave; 10 aprile, Saeed Masoud si era recato, come ogni giorno, a prendere suo figlio, Mulham Masoud, di 10 anni, a scuola, quando un gruppo armato ha fermato e rapito entrambi.</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Il figlio &egrave; stato impiccato, mentre il padre &egrave; stato massacrato. Entrambi i corpi sono poi stati riposti nel bagagliaio dell&#39;auto avvolti dalla bandiera del governatorato francese (quella scelta a simbolo dai criminali &quot;rivoltosi&quot;).</span></span>
</p>
<p>
	<span style="font-size:16px;"><span style="font-family:arial,helvetica,sans-serif;">Altri due innocenti che hanno pagato con la vita il loro mancato supporto alla &quot;rivolta&nbsp;</span></span><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 16px; line-height: 1.6em;">pacifica&quot;, preferendo il sostegno al legittimo governo siriano, nel silenzio e indifferenza generale.</span>
</p>
<p>
	&nbsp;</p>
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